Newsgroups e censura: il caso IOL


Lettera Aperta di ALCEI a Marco Barbuti

(Amministratore Delegato di Italia On Line)

dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo:

ART.19 - Ogni individuo ha diritto alla liberta' di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.


Gentile Dott. Barbuti,

la rapida espansione della rete internet in Italia ha attirato prima l'attenzione dei media, e di recente anche quella del legislatore. I primi strumenti legislativi introducono principi giusti e necessari, come la riservatezza dei dati personali; ma spesso con modalita' che lasciano perplesso chiunque abbia una conoscenza anche minima della materia. Appare evidente la difficolta' del legislatore a regolamentare nel rispetto dei diritti fondamentali uno strumento cosi' libero e democratico di comunicazione interattiva tra gli uomini quale la rete internet.

Le aziende interessate a promuovere una sempre maggiore diffusione della tecnologia devono dunque, per raggiungere i loro obiettivi economici, farsi carico anche di informare correttamente, consigliare e armonizzare l'opera del legislatore. Limitarsi a temerla, come nel caso dichiarato da Italia On Line lo scorso 4 aprile, non puo' che condurre a effetti deleteri, per le aziende e per quanti a loro si rivolgono come utilizzatori.

La non responsabilita' oggettiva del SysOp

Dal 1994, quando Internet non aveva la diffusione di oggi, ALCEI affronta il problema mai risolto della "responsabilita' oggettiva" del SysOp. Poiche' chiunque puo' dall'esterno immettere su un sistema telematico materiale illegale, non esiste modo di sfuggire al reato di detenzione o peggio diffusione se non riconoscendo al gestore del sistema l'impossibilita' oggettiva di controllare il materiale in transito.

Sentiamo ancora una volta la necessita' di ribadire con fermezza a Lei, e a quanti proprio in questi giorni stanno predisponendo il futuro codice di autoregolamentazione degli operatori, che i sistemi telematici svolgono servizio di supporto delle attivita' dei singoli utilizzatori, che non vi e' alternativa di sviluppo telematico se non quella di affidarci in materia al dettato costituzionale della Repubblica.


dalla Costituzione della Repubblica Italiana:

ART.27 - La responsabilita' penale e' personale


Lasciar credere che sia anche solo ipotizzabile controllare la mole di materiale in transito significa assumersi responsabilita' di controllo che nessuno potra' assolvere senza incidere gravemente sulla privacy e sulla liberta' dei singoli; e con conseguenze assai negative per lo sviluppo della telematica.

Il controllore per operare il suo titanico lavoro dovrebbe ispezionare tutto cio' che passa sul suo servizio: arrogandosi un ruolo arbitrario, illegale e incivile di censore, e difficilmente sottraendosi al rischio di essere responsabile dell'agire altrui.

Un danno grave per tutti gli utenti, e tutt'altro che una tutela per le imprese che gestiscono servizi telematici.

Materiale illecito o pericoloso per chi?

In questo periodo, molta attenzione e' rivolta al problema del materiale illecito o pericoloso; e cosi' ci si attiva impulsivamente e confusamente su un problema vecchio quanto il mondo - che dal mondo entra in internet e non viceversa.

E' legittima l'esigenza di tutelare i deboli: come nel caso, che tanto eccita gli animi, di violenze verso i minori. Ma non e' con la censura, o con la riduzione dei servizi, che si risolvono problemi come questi. Nel tentativo di mettersi al riparo da critiche, di quali servizi un internet provider privera' i suoi clienti?

Si arrivera' ad immaginare che IOL possa essere denunciata perche' permette ai suoi utenti di esprimere le proprie opinioni contro questa o quella religione, partito politico, azienda?

Si possono temere rogatorie internazionali perche' quello che da noi si puo' dire in altri paesi con una democrazia piu' debole, o con una cultura diversa dalla nostra, e' vietato?

Come sa, Dott. Barbuti, non stiamo parlando di fantasie, di remote possibilita', ma di fatti gravi e concreti. In molti paesi ci sono forme pesanti di repressione e censura su tutti i mezzi di informazione, e specificamente sulla rete; perfino in Europa c'e' gia' chi ha dovuto affrontare tutti i gradi di giudizio previsti per vedere riconosciuto il diritto alla libera espressione di opinioni controverse.

Quando le autorita' tedesche hanno chiesto di oscurare un sito olandese perche' conteneva materiale politico "pericoloso", che cosa e' accaduto se non che quel materiale fosse piu' fortemente diffuso in tutto il mondo? Quando un importante sistema americano ha operato in modo automatico le censure sui contenuti, bloccando la parola "seno", ha escluso le aree in cui si dava supporto psicologico alle donne sottoposte a mastectomia... e si potrebbe continuare a lungo con esempi non meno grotteschi.

Alle volte le cure sono peggio delle malattie; la censura, in qualsiasi forma, fa molti piu' danni di quanti problemi possa risolvere.

Se ci sono comportamenti illegali e nocivi, diamo la massima collaborazione alle Autorita' costituite, perche' possano identificare i colpevoli ed applicare i rigori della legge. Provider, legislatori, magistrati e poliziotti facciano quello che meglio sanno fare, lo facciano bene, se necessario insieme. Ma ognuno nei ruoli assegnati.

Che accade sulla rete italiana?

Gli utenti di IOL vengono informati (con la trasparenza che da sempre contraddistingue una delle aziende leader in Italia) che dal 4 aprile si sospende la diffusione di alcuni degli oltre 4.350 gruppi di discussione tematica propagati; perche' i gestori del sistema temono coinvolgimenti nelle leggi di prossima emanazione (proposta di legge "Serafini" contro la "pedofilia" - che di fatto nulla aggiunge alle norme gia' in vigore se non equiparare i reati sessuali contro i minori al piu' grave reato previsto in tema di schiavitu').

*NON* ci uniamo al coro di chi urla "censura".

Come sa, e come tutti sappiamo, le informazioni che IOL ha deciso di non diffondere piu' rimangono disponibili sulla rete, in Italia o all'estero, gratuitamente o pagandole un prezzo equo. Ma rileviamo in questo comportamento un gravissimo precedente, che vanifica tutto il costrutto sulla responsabilita' penale personale; che non protegge i fornitori di servizi, ma al contrario li espone alla responsabilita' dei contenuti e quindi all'azione giudiziaria; che riduce il servizio offerto agli utenti e che puo' fornire al legislatore un'ispirazione distorta.

Ricordiamoci che una foto o un testo illegale puo' comparire all'improvviso sui vostri sistemi anche nell'area in cui si discute delle 'torte della nonna'. Che cosa potra' fare IOL, o qualsiasi altro fornitore di connessione? Chiudere tutte le aree di discussione in cui sia avvenuto un episodio del genere? Con quali conseguenze per i suoi utenti? E con quale tutela per l'azienda?

Dalla parte delle aziende, ma senza dimenticare l'utenza.

E' un dovere adeguarsi alle leggi dello Stato quando esse vengano emanate; e' un diritto tutelare i propri interessi economici. Ma la sua azienda, che e' una delle piu' importanti in Italia, ha deciso di operare un "taglio" arbitrario e unilaterale, riducendo da un giorno all'altro, senza una valida giustificazione, il servizio offerto ai vostri clienti.

Clienti che hanno accettato la vostra offerta, aspettandosi quell'eufemismo mai sufficientemente chiarito che e' "full-internet". Ci dispiace, Dott. Barbuti, ma questo modo di agire a nostro avviso concede a tutti i clienti IOL il diritto di recedere il contratto, come si conviene nel caso di un'offerta non onorata; e a noi lo sgradito dovere di denunciare il vostro comportamento come un pessimo esempio, lesivo per tutta la comunita' telematica italiana.

Ci auguriamo che venga immediatamente ripresa l'erogazione dei servizi soppressi il 4 aprile. E che si possa aprire un dialogo costruttivo, anche con lei, sui modi piu' efficaci e civili per favorire un sano sviluppo della comunicazione interattiva in Italia: e quindi il successo di imprese come la sua.

ALCEI EF Italia.


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La risposta di Marco Barbuti ad Alcei

Marco Barbuti (Amministratore Delegato di Italia On Line)
risponde alla lettera aperta di ALCEI, sulla chiusura di alcuni gruppi di newsgroup sui server di Italia On Line diffusa in rete il 18.05.97.

Ci scrive Barbuti:

ALCEI ha perfettamente ragione. Purtroppo la rapida evoluzione di Internet non ha consentito al Legislatore una efficace regolamentazione di questo settore, ed e' oggi compito delle Associazioni, degli Operatori e degli Utenti attivarsi per promuovere nuove leggi e se possibile una autoregolamntazione del settore, come già avvenuto nei principali Paesi Europei.

Nel caso di Italia Online, noi non intendiamo e non siamo in grado di operare alcun tipo di censura. Abbiamo semplicemente deciso di offrire ai nostri utenti un ampia gamma di servizi Newsgroups, che non comprende tuttavia i settori dedicati alla Pornografia e alla Pedofilia. Quindi non ospitiamo tali temi nell' interesse dei nostri Utenti, rinviando ad altri servizi gli Utenti che eventualmente fossero interessati a tali argomenti.

I piu' cordiali saluti.

Marco Barbuti
Amministratore Delegato
Italia Online s.p.a.



Ne prendiamo atto.

ALCEI EF Italia.


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Un commento del presidente di ALCEI

Il commento di Vittorio U. Orefice, presidente di ALCEI, alla risposta del Dott. Barbuti.

Leggo, non senza qualche perplessita' che ritengo doveroso esternare, la risposta del Dottor Barbuti alla nostra lettera aperta.

La scelta dei gruppi da chiudere implica da parte di IOL l'assunzione del diritto di decidere per i suoi Clienti, molto vicino trovo il concetto di censura.

La decisione di sottrarre qualcosa, qualunque cosa a Clienti che l'hanno acquistata non mi convince, se presa in modo unilaterale.

La possibilita' perdurante di raggiungere gli stessi contenuti per altre vie rende inutile questa azione, ma prendiamo atto dell'impegno che si e' assunto nei confronti dei suoi Utenti: IOL assicura che quanti si avvalgono dei suoi servizi non avranno da temere brutti incontri, ne pornografia ne pedofilia.

E non sono, questo e' il punto che sembra non volersi tenere nel dovuto conto, questi o quei contenuti il tema cio' che noi difendiamo e IOL calpesta.

Cio' che conta e' il diritto a vivere la telematica senza censura e soprattutto a non affidare la censura sulla stampa all'edicolante (mi perdonino questi rispettabilissimi esponenti della catena distributiva della stampa ma non a loro lascio decidere cosa posso leggere).

Ora dopo i danni, in molte accezioni del termine, fatti senza conseguire benefici, al richiamo di ALCEI si contrappone una risposta che dichiara l'intenzione di perseverare.

Proprio troppo, Dottor Barbuti mi creda, IOL non e' una "cosa" da condurre cosi', dietro alle apparecchiature c'e una Utenza da rispettare e un immagine leader cui questa arroganza non fa onore.

Auguro alle persone che fanno la telematica italiana un futuro migliore ed a IOL una miglior coscienza del proprio ruolo.

ALCEI EF Italia.
Il Presidente
Vittorio U. Orefice


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