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Di Renzo Gasparella Regia di Solimano Pontarollo e Renzo Gasparella
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“Quello che so è che ancor oggi si fa tutto in piazza. Forse perché la gente ama farsi i fatti degli altri non avendone di propri abbastanza interessanti… Si fa tutto in piazza, come allora, anche se l’abbiamo sostituita con un telecomando. E anche oggi, come 400 anni fa, come sempre, quando un processo arriva in piazza si fa presto, troppo presto.
Il criminale, il diverso, lo spostato. Non è importante se colpevole o innocente. L’importante è trovare un capro espiatorio che ci restituisca e difenda la nostra tranquilla normalità. Ed allora ecco: uccidiamo chi rappresenta i nostri fantasmi… non i nostri fantasmi. Perché questo erano il Piazza ed il Mora. Simboli, agnelli sacrificali offerti all’altare pagano dell’atavica lotta che l’uomo combatte contro se stesso.
Imparare a convivere con le ombre che sono dentro di noi: ecco la sfida. Solo così si può imparare a conoscerle e a gestirle, altrimenti l’oscuro, la paura, lo sconosciuto farà crescere la frustrazione e la rabbia e ci ritroveremo ancora una volta in piazza a cercare qualcuno su cui sfogarci, o a chiedere a qualcuno di farlo per noi…”
Il testo nasce da “La storia della Colonna Infame” di A. Manzoni, di cui segue il processo agli untori.
Ma approfondisce, con un notevole lavoro di ricerca testuale e documentaria, la situazione storica ed emotiva in cui si diffondeva la peste, calando lo spettatore in una realtà distante nel tempo, ma vicina nei contenuti.
Nasce un avvicinamento al procedimento d’accusa che espone fatti e azioni con lucidità e precisione, dai primi allarmi per “morti misteriose” all’ingresso della peste in città, alla denuncia contro Guglielmo Piazza, da cui parte il processo stesso.
L’idea di mettere in scena il processo agli untori nasce dalle impressionanti analogie con l’attualità di questa “storia dell’iniquità umana”.
Sembra che cambiando i tempi e i soggetti il risultato non cambi. La lettura ad anni di distanza del testo del Manzoni, l’incontro con l’amico Renzo Gasparella (che aveva già collaborato con la Tabula Rasa per l’adattamento di “Nel bel mezzo di un gelido inverno” messo in scena con il titolo $hakespeare nel 1999), l’approfondimento della situazione storica che precede quella maledetta estate milanese del 1630, sono stati il cocktail che ha innescato la miccia di questo monologo.
Rigore terminologico e trasporto emotivo si alternano in questo primo tentativo della Tabula Rasa di avvicinarsi alla “ORAZIONE CIVILE”.
Interprete: Solimano Pontarollo
Quadri realizzati da: Erica Brizzi
Ricerca musicale di: Giancarlo Dalla Mura
Disegno luci di: Alberto Costantini
Tecnico audio: Giancarlo Dalla Mura
Tecnico luci: Alberto Costantini
Tecnici di retro palco: Tiziano Dal Bianco - Giorgio Mafficini
REGIA DI: Renzo Gasparella e Solimano Pontarollo
Si ringrazia:
- Ermanno Rosso per aver messo a nostra disposizione la sua erudizione e il suo rigore intellettuale
- Carlo Gravina per le sue insopportabili, distruttive e umilianti critiche (probabilmente più che giustificate) -
Marco Faccio e Lia Camerlengo per il contributo documentario medico e storico senza il quale questo lavoro non avrebbe potuto nascere
- Marco Pegorari per la sua intelligente partecipazione al progetto
- Roberto, Marina ed Eugenio di Punto in movimento per aver sopportato l’occupazione dello spazio
- La Comunità “LA GENOVESA” per il tacito consenso all’utilizzo di spazi, mezzi e materiali nei momenti più improvvisi e impensabili.
Testo: italiano;
Atti: 1;
Durata: 1h 40m;
Attori in scena: 1;
Palco: adattabile a teatri come ad aule scolastiche;
Potenza elettrica necessaria: 15 KW. in teatro; 2 KW in aula.
Impianto audio e luci: autosufficienti;
Montaggio: 3 ore in teatro; 1/2 ora in aula.
Smontaggio: 1 ora in teatro.
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