RASSEGNA STAMPA 2001: cosa hanno scritto di noi ...


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RASSEGNA STAMPA

"Il peso soffocante di una piuma"

 


Giornale "L'Arena di Verona"

 

PRESENTAZIONE RECENSIONE
Venerdì 17 Agosto 2001

Da oggi a domenica, la compagnia Tabula rasa presenta «Il peso soffocante di una piuma», tratto dall’opera di uno psichiatra e di un magistrato che si soffermano sui pensieri di chi si è macchiato di un’orribile colpa

Storia di un matricidio

La compagnia Tabula rasa presenta al chiostro di Santa Maria in Organo da oggi sino a domenica (alle 21.15) «Il peso soffocante di una piuma», tratto da «I giorni dell'ira» di Paolo Crepet e Giancarlo De Cataldo. Il monologo, interpretato da Sara Callisto (musiche originali composte dal gruppo Single) e diretto da Giancarlo Dalla Mura è la storia di un matricidio. Scritto da uno psichiatra e da un magistrato racconta i pensieri del protagonista, il suo ripensare - mentre si trova agli arresti domiciliari - a quello che gli è successo. Giancarlo Dalla Mura ha scelto nei confronti della vicenda un atteggiamento di neutralità, che evita sia il giustizialismo che l'eccessiva comprensione e lascia la valutazione allo spettatore.
«La parola pronunciata sul palcoscenico non ha etica, né vuole averla», spiega, «e quindi non condanna né assolve. E' la "non intenzione" di voler prendere una posizione, non schierandosi però, con chi troppo facilmente ed affrettatamente vorrebbe solo condannare»
Siamo in epoca di carenze di valori oggi, dicono gli autori, perciò «abbiamo ancora bisogno dei mostri per rasserenarci» e «buona parte di una palpabile e disagevole inquietudine - di cui i più sensibili soffrono e che i più cinici rimuovono - risiede proprio in una progressiva incapacità a distinguere tra il bene ed il male: una forma devastante di carenza di norme sociali etiche che impedisce a molti perfino di comprendere il senso delle nostre relazioni affettive e dei nostri comportamenti individuali».
«Forse è anche per questo», concludono, «che psichiatri e magistrati si trovano sempre più spesso a interpretare e a giudicare atti che nascono e si mimetizzano in una silenziosa e patologica normalità».
Nessuna retorica dunque nello spettacolo dei Tabula rasa che affida l'intera messa in scena al potere evocativo ed epico della parola con una scenografia praticamente inesistente e musiche che se qualche volta paiono apparentemente fuori luogo, hanno la funzione di amplificare, appunto, solo la parola pronunciata. (s.a.)

 

 

 

 

 

Domenica 19 Agosto 2001

Teatro nei Cortili. Tabula Rasa a S.Maria in Organo

Un assolo femminile di violenza inesplosa
Sara Callisto nel drammatico monologo di una matricida

Il monologo di Sara Callisto, tratto dal testo I giorni dell'ira (Paolo Crepet e Giancarlo De Cataldo) parte brutalmente dal punto più basso della tragedia. Il peso soffocante di una piuma , in scena fino a oggi grazie alla compagnia Tabula Rasa nel Chiostro di S. Maria in Organo, s'apre già nella dolorosa meditazione di Simona sul matricidio commesso. Un violento flusso di coscienza che investe quello biografico preparando il discreto pubblico accorso alla tragedia finale. La biografia è la confessione di una esistenza malata, forzata da una epilessia che condanna alle protezioni ossessive della madre. Una donna «di porcellana» che soffoca le figlie e la libertà del marito, che si isola nelle sue manie, nell'iperprotettività e nella bulimia finale. Dove non si perde in una compiaciuta celebrazione delle attenuanti sociali, psichiche e giuridiche alla colpa, il testo figliocentrico dei due autori sembra allargare la desertica solitudine della protagonista a quella delle comparse ricordate nel soliloquio (il padre, la sorella, il fidanzato e la madre stessa).
Così il monologo di Crepet-De Cataldo con elucubrati "perché" copre la più interessante scia di "non-detti". Le spiegazioni professionali degli autori si contorcono pericolosamente su se stesse arrancando nei territori della giustificazione a tutti i costi. Acrobazie che rompono la lucida follia della protagonista tesa invece a costruire una sua normalità in conflitto.
Ma il ritmo diretto da Giancarlo dalla Mura rimane sostanzialmente da elettrocardiogramma: una crisi elettrica con picchi deliranti e abissi di un'apparente calma piatta che ci ricorda l'afa de Lo straniero di Camus.
La regia, che di tanto in tanto sdoppia la protagonista con una voce fuori campo, ha voluto innanzitutto una musica (composta appositamente dal gruppo Single) a tratti irrespirabile come la cappa soffocante della responsabilità insopportabile. E poi la scena, scatola nera di pinteriana memoria: asfissiante chiusura che rimpicciolisce l'attrice rannicchiata tra quattro sedie diverse.
Sara Callisto, mai completamente distesa se non qualche rara volta nella seconda parte, s'aggira acquattata tra le seggiole, schiacciata al suolo come una tarantola nera, ricolma di violenza inesplosa. Guata il pubblico con ambiguità ferina, tra stupore e paura. E nonostante l'interruzione forzata per un breve scroscio d'acqua, mantiene l'ansimare ansiogeno, quel sintomo cronico della fatica di resistere con l'autocontrollo tra i fantasmi del delitto e l'irrequietezza delle sue stesse specchiature. Un assolo tirato e furente, a stento sereno solo dopo un'ora di spettacolo per un sorriso forzato ai meritati applausi finali.
Simone Azzoni

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VERONA FEDELE

 

 

 

 

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Venerdì 19 ottobre 2001

 

L'ADIGE

Settimanale di VERONA e provincia
  MONOLOGHI ROSA  
  L'estate Teatrale Veronese delle compagnie scaligere ha visto la messa in scena di ben due monologhi al femminile, entrambi ispirati a vite realmente vissute e del pari emblematiche del caleidoscopico mondo delle donne.
G.T.V. Niù ha presentato "Notturno" di e con Lucia Barini, revisione drammaturgica di Andrea De Manincor, che cura anche la regia.
...
"Il peso soffocante di una piuma" tratto da "I giorni dell'ira" di P. Crepet e G. De Cataldo, presentato da Tabula Rasa con la regia di Giancarlo Dalla Mura, è invece la tragica storia di una vita segnata dalla malattia fisica e dal disagio psichico causati da un problematico rapporto con la figura materna, frigida e narcisista, bulimica e alcolista. Finirà nel peggiore dei modi: con un matricidio e un tentato suicidio.
I meccanismi che portano a tanto epilogo sono seguiti con la minuzia e la perizia degli esperti, quali sono gli autori, psichiatra l'uno, magistrato l'altro; con asettica obiettività che lascia allo spettatore ogni giudizio, evitando sia l'eccesso di comprensione sia il rigore giustizialista. I fatti si susseguono ai fatti, gli stati d'animo prendono corpo e si delineano in un terribile crescendo fino a formare quella soffocante ragnatela di cui la protagonista si sente prigioniera senza via di scampo.
Sara Callisto dà una interpretazione tesa e sofferta, dalla varia gamma espressiva e dai molteplici registri vocali. Ora rannicchiata a terra, ora avvinghiata a una sedia, quasi mai in posizione eretta. Costretta entro una sorta di claustrofobica scatola nera, dà sfogo alla rabbia e alla sofferenza di un'anima oberata di violenza inespressa con toni spaventati, sovraeccitati, esasperati; sempre scioccati e scioccanti. Bravissima, senza mai un calo di tensione, sul costante vibrare dell'affannoso respiro di un'ansia irrisolta.
Barbuggiani
 

 


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: Tabula Rasa.

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