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RASSEGNA STAMPA

"PESTE! Processo agli untori"

 


Giornale "L'Arena di Verona"

PRESENTAZIONE RECENSIONE
Martedì 20 Agosto 2002

Santa Maria in Organo. Due recite
Ora Tabula rasa processa gli untori
Si ispira a «Storia della colonna infame»

Stasera e domani al Chiostro di Santa Maria in Organo alle 21 la compagnia teatrale Tabula Rasa debutta nel nuovo spettacolo "Peste! Processo agli untori" diretto da Renzo Gasparella e Solimano Pontarollo. L'attore in scena protagonista di questo monologo che nasce da "La storia della colonna infame" di Alessandro Manzoni è Solimano Pontarollo, mentre le luci sono curate da Alberto Costantini, l'audio da Giancarlo dalla Mura e il retro palco da Tiziano Dal Bianco. «L'idea di mettere in scena il processo agli untori è frutto delle impressionanti analogie con l'attualità sulla base dell'iniquità umana», spiega Pontarollo. «Nonostante lo scorrere dei tempi e dei soggetti sembra proprio che il risultato non cambi. A distanza di anni, la lettura del testo di Manzoni e l'incontro con l'amico Gasparella (che aveva già collaborato con Tabula Rasa nell'allestimento di "Nel bel mezzo di un gelido inverno" messo in scena con il titolo Shakespeare nel 1999) sono stati il cocktail che ha innescato la miccia di questo lavoro nel quale il rigore terminologico e il trasporto emotivo si alternano nel nostro primo esperimento di avvicinarci all'orazione civile».
«L'approfondimento della situazione storica che precede quella maledetta estate milanese del 1630», continua Pontarollo, «è il motore della vicenda che mette in piazza l'oscuro e gli strumenti per gestirlo e combatterlo. Ne nasce un procedimento d'accusa e di sfida per gestire le ombre che sono in ognuno di noi, la paura e lo sconosciuto. L'obiettivo è analizzare fatti e azioni con lucidità e precisione dai primi allarmi per morti misteriose all'ingresso del fatale morbo in città, fino alla denuncia di Guglielmo Piazza da cui parte il processo stesso».

(Michela Pezzani)
 

 

 

 

 

 

 

 

Giovedì 22 Agosto 2002

L'acqua non ferma il pubblico che assiste alla "prima" riparandosi sotto al porticato
Recitando sotto la pioggia
La "Peste" della Tabula Rasa è ... contagiosa

Dopo il successo di pubblico nel “Cyrano de Bererac” nell’acqua con il Punto in Movimento a Villa Scopoli, l’attore e regista Solimano Pontarollo della compagnia Tabula Rasa ha una certa dimestichezza con l’elemento liquido. Non si è lasciato spaventare, perciò, dal maltempo che, l’altra sera, ha imperversato sul Chiostro di Santa Maria in organo dove,per la rassegna “Teatro nei cortili” è andato in scena il monologo “Peste! Processo agli untori”, la rievocazione storica in chiave universale de “La storia della colonna infame” di Alessandro Manzoni. Pontarollo non ha battuto ciglio e, imperterrito ha recitato sotto la poggia battente (quasi un segno di purificazione).
La perturbazione ha fatto capolino proprio alle 21, pochi istanti prima della recita e al pubblico che non manifestava alcuna intenzione di andarsene, Pontarollo ha detto “Ho un’idea. Se volete, potete portare le sedie sotto il porticato e io inizierò lo spettacolo”. E così è stato. La gente ha subito accolto la proposta e, sistemate le seggiole, ha assistito con emozione alla performance con Pontarollo impegnato nella recitazione sotto il rovescio incessante.
Sul palco gli elementi scenici erano pochi ma efficaci: la fatidica colonna fredda e subdola, un tavolinetto con gli strumenti di lavoro, un leggìo, una sedia, un candelabro a tre fiamme e un metronomo messo in funzione a diverse velocità e utilizzato come battito cardiaco e unità di misura dello scorrere degli eventi di quella maledette estate lombarda del 1630. Fu allora che Milano divenne drammatico palcoscenico del crudele morbo pestilenziale del quale furono accusati, condannati e uccisi barbaramente uomini innocenti, additati dall’ignoranza della gente e dalle maldicenze di essere “infami untori”, ossia spargitori, con tanto di pennello, del mortale bacillo sulle porte delle case.
Pontarollo ha firmato a quattro mani, insieme a Renzo Gasparella, la regia di questo interessante recital con i quadri scenici di Enrica Brizzi, la ricerca musicale di Giancarlo Dalla Mura e il disegno luci di Alberto Costantini. L’intenzione è quella di rendere un orrendo capitolo della nostra storia un motivo di riflessione sulla contemporaneità che, in quanto a esempi di iniquità umana, purtroppo si distingue, è riuscito in pieno, suscitando nel pubblico più di una chiave di lettura.
Un argomento non proprio dei più leggeri che sui banchi di scuola gli studenti hanno dovuto leggere per obbligo e che il teatro è riuscito a trasformare in libera scelta proponendo una pagina di letteratura “da interrogazioni ed esame di maturità” in moderno messaggio di libertà e di lotta contro l’ingiustizia.

(Michela Pezzani)

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Direttore: Raffaello Canteri

IL DIBATTITO

Idee per Verona

Rivista di attualità e di confronto politico

Luglio 2002

   

Peste! (processo agli untori)"
Il teatro didascalico di Solimano Pontarollo

di Raffaello Canteri

 
 

Visto, soprattutto ascoltato, e molto apprezzato, la sera del 21 agosto nello spazio del Chiostro di S. Maria in Organo. Solimano Pontarollo, attore della Compagnia Tabula Rasa, ha interpretato "Peste! (processo agli untori)", un atto unico scritto da Renzo Gasparella sulla base della "storia della Colonna Infame" di Alessandro Manzoni. Si tratta di un lungo monologo, che dura un’ora e venti e che Pontarollo esegue sostanzialmente come una partitura vocale. Cioè non ne fa partecipe il corpo, se non per piccoli tratti che servono a scandire le varie sequenze, come il camminare lento con un candelabro acceso, lo spostarsi verso un leggìo, il sedersi; ma adopera la voce variandone i timbri in un crescendo che costituisce a mio parere l'essenza di questa azione teatrale.

Il testo, per il quale non posso che complimentarmi con l’autore Gasparella, è concepito come una lectio intorno alla peste: dopo un’introduzione colloquiale sul senso della morte, si passa all’approfondimento scientifico del fenomeno in tutte le sue varianti biologiche e storiche con un excursus attraverso i secoli che si conclude con la grande catastrofe del 1630 e con il processo agli untori compiuto a Milano in quella occasione. I temi dominanti del racconto sono il senso della giustizia e dell’ingiustizia, la filosofia del potere e la sociologia dei comportamenti di massa. L’attore compare al centro di una scena occupata da pochi elementi – colonne, velo schermo, un tavolino, due scranni, un leggìo -, e nella sua interpretazione vocale segue molto fedelmente la partitura testuale: inizia sommessamente, quasi a dialogare con gli spettatori, per poi assumere un tono cattedratico e oratorio nelle spiegazioni scientifiche e nel racconto storico, con qualche spunto ieratico nella configurazione dei potenti, e infine "si moltiplica" nella convulsa concitazione del processo agli untori, interpretando con grande effetto drammatico gli accusati e gli accusatori, le folle e i giudici. L’uso dei semplici oggetti di scena è metaforico e allusivo: un sacco di sabbia appeso ad una colonna e pugnalato più volte per significare la tortura del condannato, il gioco dei dadi come gioco della vita e della morte, un metronomo per scandire l’incalzare del tempo e della malattia mortale. Anche questi elementi sono adoperati in modo molto parco all’inizio e invece con più frenesia nell’approssimarsi della soluzione finale. Dunque: testo, cose e voce in piena sintonia con un evento che si sviluppa come un temporale, con un cielo quasi terso all’inizio, poi l’addensarsi delle nubi, lo scoppio di tuoni e fulmini e lo scroscio finale di pioggia e grandine. Questa lettura dello spettacolo è una specie di vezzo che mi permetto dato che la sera prima la "Peste!" era stata rappresentata da Pontarollo in condizioni atmosferiche molto simili, sotto una pioggia battente e con gli spettatori in rifugio all’interno del chiostro, mentre il povero attore dipanava la sua crudele storia nell’infuriare degli elementi. Ne ha riportato una spossatezza, che ha pagato la sera dopo con qualche sbavatura qua e là, qualche lapsus, che in una partitura per sola voce sono un po’ come le stonature nell’esecuzione di un pezzo musicale: lanciano un’ombra anche sull’insieme. Così è il teatro, che si fa sera per sera nel suo unicum irripetibile. La "Peste!" per il momento non replica, ma confidiamo che l’università e le scuole superiori prendano in considerazione questo ottimo lavoro, essenzialmente didascalico. Solimano Pontarollo ha precedentemente offerto in questa stagione una bella prova d’attore nel Cyrano messo in scena da Roberto Totola alla Peschiera del Parco di Villa Scopoli di Avesa ed ora lascia la scena ai suoi compagni della Tabula Rasa che al Chiostro di S. Maria in Organo rappresenteranno "Le baruffe chiozzotte" di Carlo Goldoni fino al primo di settembre.

 

 

 


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