RASSEGNA STAMPA 2001: cosa hanno scritto di noi ...


L'Arena di Verona
(presentazione e recensione)

BARDOLATRY

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RASSEGNA STAMPA

"Othello"


 

 

Giornale "L'Arena di Verona"

PRESENTAZIONE RECENSIONE
Martedì 21 Agosto 2001
A S. Maria in Organo

Il dramma di Otello rivisto e corretto dai «Tabula Rasa»

Chiude il cartellone del chiostro di S. Maria in Organo la compagnia Tabula Rasa: da stasera alle 21 a martedì prossimo, in scena "Othello", libera riduzione dall'omonima opera. C'è infatti accanto alla tragedia "classica" della gelosia e del potere, il dramma di voler apparire ciò che non si è, rifiutando di accettarsi, sentendosi rifiutati dall'amata, dai compagni, dalla società. Otello è sì la storia del generale di Venezia sposato alla patrizia Desdemona, la storia di Jago che scavalcato dal nuovo luogotenente Cassio ingelosisce Otello fino a costringerlo all'uccisione della sposa per suicidarsi una volta scoperto l'inganno ma è anche il dramma della diversità. E la regia di Solimano Pontarollo si chiede allora: cercare di essere o apparire ciò che non si è, senza accettarsi. Sentirsi diversi e rifiutati. Fino a che punto può spingersi chi si sente rifiutato? Quanto è debole il diverso?
«Tutti i personaggi di Othello sono dei diversi», spiegano quelli di Tabula Rasa «Roderigo è un innamorato senza amore, Cassio è un rigoroso punito, Desdemona è l'amore puro nella strada sbagliata, Emilia è l'amore perso, Jago è un soldato senza guerra. E poi Othello, la diversità è identificata dal suo essere donna, al comando, nella società maschile della guerra. Una posizione che le impedisce di essere uno degli altri e che la obbliga a "portare la corazza" contro tutti, fino all'incontro con Desdemona, che la apre alla nuova esperienza dell'amore».
La regia, in questa lettura, esaspera quindi le inquietudini, il gioco della maschera e della diversità tra quello che si è e quello che si vorrebbe essere, ma anche tra ciò che si vorrebbe fare e quello che si fa.
In scena oltre al regista, Laura Nicolini, Elena Modugno, Elisabetta Turco, Andrea Caltran, Francesco Dalla Riva, Roberto Macchi e Claudio Castagnetti. Musiche di Patrick Girard, tecnico audio Anna Migliano, costumi Imperia e scene di Solimano Pontarollo. Disegno luci di Nicola Fasoli, tecnico luci Tiziano Dal Bianco
Simone Azzoni

 

 

 

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Lunedì 27 Agosto 2001
Teatro nei Cortili. Fa discutere la messa in scena dei Tabula Rasa

Un Othello didascalico da commedia dell’arte

Il nuovo Othello della compagnia Tabula Rasa, visto al chiostro di Santa Maria In Organo, forse farà discutere. Anche se quello che la regia di Solimano Pontarollo voleva dirci è fin troppo chiaro. Othello come azione, come fare teatro, gioco visibile, tema della diversità e delle maschere. Alcune delle premesse del pieghevole sono state lodevolmente rispettate, anzi. Ma a nostro giudizio si è forse «insegnato» un po' troppo. Pontarollo che si è ritagliato il ruolo di Jago, ha dato ampio spazio alla didascalia del fare teatro, della sua visibilità scenica.
Gli attori (Laura Nicolini, Elena Modugno, Elisabetta Turco, Andrea Caltran, Francesco Dalla Riva, Roberto Macchi, Claudio Castagnetti) indossano le maschere della commedia dell'arte che confondono, che amplificano per il numeroso pubblico le strade da percorre (vedi Brighella e Arlecchino personaggi aggiunti). A lato del proscenio, Jago stesso, come Demiurgo, creatore dei destini e quindi dello spettacolo (in senso lato) modella e manipola della creta da distendere sui corpi degli attori per trasmettere loro il fare drammaturgico. Con fischi secchi richiama gli attori sul palco, quasi marionette di cui riprendere le fila continuamente perdute.
Si introduce e si finisce la tragedia con una danza tra il samurai e il karatè per accentuare la creazione libera dello spazio in cui collocare eventi la cui portata simbolica li astrae verso il mito. Si sceglie una musica da acquario elettronico creando un asincrono tra testo e parola, parola e musica, gesto e scena con l'effetto finale di un vuoto aereo in cui galleggiano gli attori e l'ineluttabilità dei fatti. Tutto in una scena elegante e raffinata con tre pedane e tre pennoni per vele di nave o croci per la tragedia finale.
La trama in questa razionalità programmata si raffredda anche se la scelta di un Othello (Laura Nicolini) al femminile muove effettivamente le tensioni emotive dei personaggi. La sua gelosia (e con essa la lotta per il potere) non è il motore del testo che, questo sì, viene rimandato a qualcosa di non espresso. «Non sono quello che sono», «usa la ragione per soffocare... sapete quel che sapete» rimangono perni salienti del testo su cui la regia bene ci lascia intuire una vicenda inventata nella mente di Jago e tradotta in tragedia da Othello.
Jago stesso nel finale, e lo si sottolinea, rimane l'unico sconfitto, colui che non trova rifugio se non nella negazione della sua forza: la parola. Lui che non ha passioni, le suscita solamente, non persegue l'azione perché non ha guerre da combattere. Con sé ha solo l'invenzione come un autore che costruisce la trama che la richiama con i fischi o la rimpasta come creta.
Si replica fino a domani.
Simone Azzoni


 

 

Recensione per BARDOLATRY( www.bardolatry.it )

OTHELLO
CHIOSTRO DI S. MARIA IN ORGANO (VERONA) - 25 agosto 2001

Othello è donna. Amazzone, donna guerriera, ma anche dolce e condiscendente coniuge di Desdemona. Il rischio, nell'Othello di Tabula Rasa, stava nel ridurre il gioco scenico shakespeariano, crudele e inesorabile, alla "trovata", alla novità introdotta a forza nel tessuto del dramma. Ma la scommessa va in porto, l'azzardo si rivela fecondo. E il vissuto del testo s'impregna di un concetto chiave: quello di slittamento. Il personaggio Othello "slitta" da maschile a femminile e a questo punto, anche la caratura dei personaggi slitta: la "diversità" di Othello non sta più nell'essere, un negro rozzo e violento - nel copione, non compaiono cenni al colore della pelle di Othello - che sposa in segreto un bianco giglio dell'aristocrazia veneziana, ma nel suo essere donna e guerriero al tempo stesso. Gli altri personaggi si rivolgono a lei/lui con la deferenza e l'ammirazione che si rivolgono a un capo, ma con appellativi al femminile: "Mia signora. La mia padrona.". Lo slittamento, ufficialmente accettato, filtra sottotraccia, in queste specie di lapsus. Specularmente, Jago, che ormai la letteratura ufficiale denota come omossessuale represso e geloso, slitta ad amante inespresso e non corrisposto di Othello, invidioso di Desdemona, sposa-bambina innamorata di una donna-virago dominante. Jago, imperscrutabile cuore di tenebra, è il motore della vicenda, non a caso interpretato dall'attore-regista. Metteur en scene che dipana la vicenda ordinando a fischi gli spostamenti scenici, Jago appare come un Demiurgo malvagio, un manipolatore nel senso più concreto della parola. Manipola i destini dei personaggi impastando una creta grigia, color del cemento. Stregone voodoo, modella pupazzetti su cui scaricare il suo livore; negromante, imprime sui personaggi il suo marchio, spalmando loro addosso creta, come per congelarli nel grigio della tomba. Un gesto simbolico cui, non a caso, sfugge solo Emilia, colei che nel finale, con la sua confessione, lo rovinerà. Il tutto immerso in un'atmosfera rituale: dall'inizio, quando al proscenio tutti gli interpreti, mascherati, eseguono una serie di movimenti tipici delle arti marziali, ieratici e rituali. In questo Oriente favolistico, irreale, reso ancora più onirico dalla colonna sonora, "Othello" diventa così paradossalmente un dramma sacro in un mondo profano, svilito, ormai privo della presenza divina. Alla fine, quel che rimane è il silenzio di Jago, il suo negare ogni spiegazione, ogni teleologia: "Sapete quel che sapete. D'ora in avanti non dirò una parola" risponde a chi lo interroga sul 'perché' della sua macchinazione. Ancora una volta, il resto è silenzio.
Carlo Faricciotti per Bardolatry

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KARMA

che dire? sono appena rincasata e ho deciso di comunicarvi le mie emozioni ed impressioni, dopo un breve teatro-forum con altri spettatori. Mi è piaciuto moltissimo l'allestimento di regia: scabra la scenografia, eppure ricca di effetti che simulavano paesaggi lontani, si lontani forse immaginati solamente nella nostra fantasia....e quel Jago che con la creta plasmava il suo piano ed i suoi personaggi: tutti catturati nella sua rete, il vero regista del dramma, forse l'opera meriterebbe di intitolarsi Jago e non Otello!

Anche quella musica ipnotica è stata a mio avviso indovinata... è come la voce sibillina del sospetto che si insinua nell'animo umano....perfetta! ed anche un Otello - donna mi sta bene! Come dire che un'opera grande come quelle di Shakespeare non hanno epoca storica, non hanno età, sesso, nazione: sono esaltazione e narrazione dei sentimenti umani, dell'essere umano e quindi eterne

 Complimenti al regista, che se vorrà sorprendermi ancora con opere di questo livello, slegate da un realismo semplicistico, mi troverà sua complice tra il pubblico!

Grazie!

Carla 

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Ho-Otello-oh

Carissimi: che sia la volta buona?
Carte in tavola: a me è piaciuto ed ho anche la presunzione di dire che ho capito le intenzioni. Questo è ciò che allegramente ho colto subito, dal messaggio di Soli, e mi ha sorriso il fatto che, semplicemente, facendo parte di una mailing list si possano poi persino  percepire visioni di personaggi di cui conosci solo le intenzioni epistolari.
Perciò.
Ho apprezzato, ed anche amato, il connubio tra  testo e  arti marziali , che oltretutto in quel modo e in quella forma, ha aggiunto garbo e delicatezza al risultato e risolto ( ma questa è una sensazione assolutamente personale) e giustificato la parte guerriera, ma femminile, del protagonista. Ho addirittura ammirato la trovata, in Iago, dell'untore. Il fango come trasmissione del contagio e come effetto della plasmatura. Ho trovato gli interpreti misurati e coerenti, e ripensandoci, pure Desdemona non era così fuori tono come mi era apparsa dapprincipio. Otello è una brava attrice e ha trovato una dimensione così distesa e passiva da renderla credibile in un ruolo così profondamente maschile. E lei è maschile,e secondo me a ragione, e non lascia spazio alla sua femminilità che non troverebbe spazi opportuni in questo posto. E i pregi sono vistosi in questo allestimento. La cura, profondamente filologica, che giustifica e rende coerente questa dimensione è grande e partecipativa e per chi conosce l'opera e l'argomento è un gioire. Soli davvero. Non sono sviolinatrice per natura ma tanta solerzia gratifica veramente gli occhi e di questo ti sono grata. Cobelli non è altrettanto coerente, nella sua pazzia, e se fossi in te anzi lo inviterei a vedere il tuo lavoro.
Cosa mi lascia perplessa.
Non ho mai nascosto che non ci credevo in un Otello al femminile, anzi credo di essere stata la prima a dirlo. Non credo tuttora, nonostante la convincente presentazione, che l'anima di Otello possa abitare una donna che storicamente e socialmente non ha mai potuto lasciare esplodere la sua gelosia così come accade al Moro, e secondo me poi noi donne non ne siamo nemmeno capaci. Questo non significa che una donna non possa interpretare Otello e che non possa riuscire bene. 
Altro: questo non è solo il drammma di Otello e della sua gelosia ma è quello di Iago e della SUA assurda gelosia . Tutto questo fa bene al lavoro di Soli, cioè la messinscena, così intesa, rende più credibile ai miei occhi lo scambio di ruoli ma forse non rende onore alla poesia del testo, che cavoli, è un grande testo. Ma queste sono quisquilie.
Sono davvero contenta e, vi giuro, è valsa la pena far tutta quella strada per esserci. E Soli: complimenti. Perchè immaginando che tu non abbia avuto nè miliardi, ma neppure centinaia di milioni per realizzare il tutto hai dimostrato come il teatro, se animato e sostenuto da precise e ansiose credenze e ricerche, può fornire così buone immagine . E sei anche un bravo attore.
Felice di esserci stata. Anzi: tornerò.
Ombretta

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Re: Ho-Otello-oh


Anche a me è piaciuto, benchè avessi enormi dubbi sull'impostazione – già confessati al nostro amico - e benchè spesso non abbia capito esattamente dove volesse andare a parare con certe trovate. Ma a livello puramente di sensazione - o, più volgarmente, ascoltanto solo le viscere e la pelle, che spesso a teatro contano più della testa - mi è piaciuto molto. Mi sono trovata ipnotizzata, direi. E lo stesso è successo con lo stimato compagno della mia vita, che non ama Shakespeare soverchiamente e che si sobbarca l'onere di seguirmi nelle mie follie con sospiri di malcelata sopportazione...:))
Ho apprezzato, ed anche amato, il connubio tra  testo e  arti marziali
L'ho amata molto anche io. Credo abbia dato misura e vigore alla recitazione, accentuando molto la concentrazione necessaria alla resa del testo. Forse anche per gli attori dover delineare in modo così specifico lo spazio intorno a loro li ha aiutati a trovare il giusto tono, senza andare sopra le righe e senza dare interpretazioni caricaturali dei vari personaggi.
Devo dire che sarebbe stato facile dare una interpretazione di Othello donna come caricatura di virago lesbica sopra le righe; e di Desdemona come bambolina leziosa. Ambedue gli atteggiamenti sono stati evitati e questo è già un buon risultato: la misura è tutto, anche nel teatro...:)) .  Per altro il feeling tra Othello/Laura e Desdemona/Elena era perfetto e no, non avrei voluto più accentuato il carico erotico del loro rapporto: non per pudore ma proprio perchè essendo Elena piccolina ed infantile e Laura così forte e bella e guerriera, i loro rapporti possono essere improntati più su una grande ed irresistibile tenerezza che su una violentissima attrazione fisica. Se volevi dare una impronta più passionale ai loro rapporti avresti dovuto scegliere una Desdemona più sexy, ma allora avresti snaturato buona parte della tua interpretazione.
C'è poi tutta una letteratura critica che parla della possibilità che fra Othello e Desdemona addirittura non ci siano e non ci possano essere stati rapporti sessuali veri e propri, da cui una maggiore accentuazione dell'insicurezza di Othello ecc. ecc. Mi pare che proprio Serpieri ne abbia parlato nella sua conferenza.
Ho addirittura ammirato la trovata, in Iago, dell'untore. Il fango come trasmissione del contagio e come effetto della plasmatura.
Grande idea!!! Forse la migliore, insieme a quella di Arlecchino e Brighella che smontano e montano il palco a velocità record (facendo spesso grande casino, Soli, ma ripensandoci è bello anche che si veda il casino, con le vele che si attorcigliano senza volerlo, le candele che si spengono, gli effetti luce nei momenti sbagliati ..... fare teatro è anche questo.. (il bello della diretta, direi)
E i pregi sono vistosi in questo allestimento. La cura, profondamente filologica, che giustifica e rende coerente questa dimensione è grande e partecipativa e per chi conosce l'opera e l'argomento è un gioire.
Beh, il ragazzo ha studiato e tanto. Si vede. Darei un 30 e lode per la ricerca filologica, e un 27 all'interpretazione di Jago (tanto per restare in tema universitario) solo perchè sono sicura che sarebbe venuto meglio e più denso e sfaccettato se solo il Nostro avesse avuto più tempo per provare e studiare e compenetrare. Ma ci sarebbero voluti mesi, altro che settimane. Ad alcuni ci vogliono anche anni..:)) Baci, Cyn

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Otella?

ho aspettato qualche giorno prima di rilasciare qualsiasi dichiarazione ufficiale sullo spettacolo di solimano di sabato sera a verona -ebbene sì, c'ero anch'io!...-. adesso che il dibattito si è fatto fervido grazie soprattutto alla recensione non propriamente gratificante che abbiamo avuto modo di leggere, credo sia il momento opportuno per gettarmi nella mischia. la premessa è sempre la solita: di shakespeare non ci capisco una benemerita, ma ciò -ahimè- non è sufficiente a far scoppiare le mie usuali pustole criticomani...
confesso di trovarmi d'accordo quando si accenna ad uno jago che esce di scena privo di passioni dopo aver visto realizzarsi il suo diabolico scempio. naturalmente ciò non dipende dall'interpretazione di solimano (meno ambigua e perversa, magari, di quella di branagh nell'othello di oliver parker, ma proprio in virtù di questo più umana e verosimile), ma dalla scelta -di solimano!- di mettere in scena uno sperimentale othello femminile. cioè: non un personaggio maschile interpretato da una donna, bensì un personaggio femminile a tutto tondo nel vero senso della parola. ebbene: così facendo, bisognava -a mio modo di concepire il plot dell'opera- modellare tutti i parametri della storia in modo che quello stato di sfiancante impotenza emotiva di fronte al mistero del "ma si può sapere qual è il movente di jago?" rimanesse inalterato. in realtà questo non succede. non trovo traccia di tale osservazione nella recensione incriminata, eppure secondo me ruota tutto intorno a questo: se othello è donna e desdemona è donna, e si amano al punto da essere (consapevolmente nella loro 'diversità') marito e moglie, allora perchè mai desdemona dovrebbe poi dare adito ad othello di maturare una furiosa gelosia nei confronti di cassio, rimasto personaggio maschile (secondo logica naturalmente la diversità deve mantenersi tale, cioè: othello e desdemona sono due concreti 'diversi', non due trasformisti bisex)? e jago, a questo punto, di chi è velatamente innamorato per mettere in scena tutto il suo meschino progetto? nel dramma di shakespeare, oramai risaputamente, la critica concorda nel trovare in un latente amore tra jago ed il moro la chiave di volta dell'azione. Piuttosto verosimile, per non dire ufficiale. ma se othello è donna, e jago ne è velatamente innamorato (la dominante di tutta l'opera è l'allontanamento di otello da jago), ecco che quello che era il più angosciante tassello del 'dramma della diversità' viene a scomparire del tutto, e con esso anche la sagacia del costrutto maligno: perchè sceglie cassio come causa delle gelosie di othello, e non qualche altra bella in giro per cipro, magari? insomma, a me è sembrato che in quello che viene -correttamente- intentato come 'dramma della diversità- (a fronte del più canonico 'dramma della gelosia') manchi la coerenza lineare di arrivare fino in fondo, rinunciando a quella che è la travolgente diversità di fondo nel dramma originale (per l'appunto l'amore di jago -uomo- per othello -uomo-). pertanto, la sconfitta di un inerme jago nel finale fa sì che si abbia assistito ad una perversa macchinazione della malsana mente di un personaggio che non aveva motivo per procrearla. ma, ancora una volta, ci si allontana allora da quello che è il fascino dell'opera originale.
il resto, invece, TUTTO il resto è quantomeno affascinante. la scelta di unire all'immaginario shakespiriano l'estetica orientale funziona meravigliosamente in maniera assolutamente spontanea e sorprendente. Ne deriva che la scarna scenografia (che si rivela essere genialmente flessibile nella metamorfosi finale, quando da semplice quinta diventa l'abbracciata alcova della dannazione per otello e desdemona) e le musiche (probabilmente a mia insaputa adoro gli acquari elettronici) diventano non un semplice corollario, ma un vero e proprio plusvalore. la regia è emozionata ed emozionante, e laddove -per esempio- il film di parker rallenta la tensione emotiva sul finale con continue sviate, in questa circostanza la storia si imbuta direttamente verso il tragico epilogo: scelta saggia e convincente. poi se mi chiedessero di rispondere seccamente alla domanda 'ma, insomma: taglia corto. ti è piaciuto o no?' (benchè sia svilire la complessità di un progetto come questo), risponderei senza dubbio di sì. tuttavia le perplessità -che io definisco 'incoerenze'- alle quali ho accennato, non mi consentono di essere così spassionatamente entusiasta. Ma è un'occasione in più per vivacizzare il dibattito, e non certo un tiro al piattello.
buy buy nutello

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All'inizio ho detto Brecht

Cyn mi ha mandato il video del tuo Othello. Ti passo un po' le mie impressioni, anche se una visione in video non è mai come quella in teatro, io poi non sono un esperta (ne voglio esserlo).
Nel complesso mi è piaciuto. All'inizio non avevo capito il perché dei bastoni, poi vedendo meglio i costumi ci sono arrivata che erano dei samurai. E già questa idea mi ha colpita.Una figura che, almeno esteriormente (e a mio modesto parere), dà l'idea della guerra in primis, ma anche della fedeltà. Stando a quello che ho studiato il rapporto tra lo Shogun e i suoi Samurai era pari a quello di vassallaggio.
"L'impastaggio"  è perfetto, ma il fatto di passarglielo sul corpo man mano che Jago li plasma a suo piacere è ancora migliore.
Otello (a) è veramente notevole. Coinvolgente e intensa. Falle mille complimenti da parte mia. Leggendo l'opera il personaggio non mi era piaciuto niente e in quello di Parker ancora meno. Lei invece è riuscita a darci forza e passione. 
E poi ci sei tu che sei una perla di attore. E non sono ne esagerata ne di parte. Un ottimo Jago, che emana cattiveria e ingegno in ogni suo singolo muscolo.
Un personaggio che ti cattura e che non puoi fare a meno di ascoltare. 
Poi ... Desdemona.
Sicuramente mi sbaglio ma l'impressione che avevo mentre recitava era di non sentir parlare Desdemona, ma un altro personaggio.. Giulietta. Credo che se l'avessi vista in quella veste mi sarebbe piaciuta da morire (e lo sai che non impazzisco per quella tragedia). Non la trovavo convincente. A una voce così da.. bambina, forse per quello mi dà più l'idea di una tredicenne, ma forse è perché io Desdemona la immagino più grande, quindi può essere una mia falsa interpretazione.
Buona la scena
E qui mi fermo.
Ciao baciotti Carol

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