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L'Arena
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RASSEGNA STAMPA
"Othello"
Giornale "L'Arena di Verona"
| PRESENTAZIONE | RECENSIONE |
| Martedì 21
Agosto 2001 A S. Maria in Organo Il dramma di Otello rivisto e corretto dai «Tabula Rasa» Chiude il cartellone del chiostro di S.
Maria in Organo la compagnia Tabula Rasa: da stasera alle 21 a martedì
prossimo, in scena "Othello", libera riduzione dall'omonima
opera. C'è infatti accanto alla tragedia "classica" della
gelosia e del potere, il dramma di voler apparire ciò che non si è,
rifiutando di accettarsi, sentendosi rifiutati dall'amata, dai compagni,
dalla società. Otello è sì la storia del generale di Venezia sposato
alla patrizia Desdemona, la storia di Jago che scavalcato dal nuovo
luogotenente Cassio ingelosisce Otello fino a costringerlo all'uccisione
della sposa per suicidarsi una volta scoperto l'inganno ma è anche il
dramma della diversità. E la regia di Solimano Pontarollo si chiede
allora: cercare di essere o apparire ciò che non si è, senza
accettarsi. Sentirsi diversi e rifiutati. Fino a che punto può
spingersi chi si sente rifiutato? Quanto è debole il diverso?
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Lunedì 27
Agosto 2001 Teatro nei Cortili. Fa discutere la messa in scena dei Tabula Rasa Un Othello didascalico da commedia dell’arte Il nuovo Othello della
compagnia Tabula Rasa, visto al chiostro di Santa Maria In Organo, forse
farà discutere. Anche se quello che la regia di Solimano Pontarollo
voleva dirci è fin troppo chiaro. Othello come azione, come fare
teatro, gioco visibile, tema della diversità e delle maschere. Alcune
delle premesse del pieghevole sono state lodevolmente rispettate, anzi.
Ma a nostro giudizio si è forse «insegnato» un po' troppo. Pontarollo
che si è ritagliato il ruolo di Jago, ha dato ampio spazio alla
didascalia del fare teatro, della sua visibilità scenica. |
Recensione per BARDOLATRY( www.bardolatry.it )
OTHELLO
CHIOSTRO DI S. MARIA IN ORGANO (VERONA)
- 25 agosto 2001
Othello è donna. Amazzone, donna
guerriera, ma anche dolce e condiscendente coniuge di Desdemona. Il rischio,
nell'Othello di Tabula Rasa, stava nel ridurre il gioco scenico shakespeariano,
crudele e inesorabile, alla "trovata", alla novità introdotta a forza
nel tessuto del dramma. Ma la scommessa va in porto, l'azzardo si rivela
fecondo. E il vissuto del testo s'impregna di un concetto chiave: quello di
slittamento. Il personaggio Othello "slitta" da maschile a femminile e
a questo punto, anche la caratura dei personaggi slitta: la "diversità"
di Othello non sta più nell'essere, un negro rozzo e violento - nel copione,
non compaiono cenni al colore della pelle di Othello - che sposa in segreto un
bianco giglio dell'aristocrazia veneziana, ma nel suo essere donna e guerriero
al tempo stesso. Gli altri personaggi si rivolgono a lei/lui con la deferenza e
l'ammirazione che si rivolgono a un capo, ma con appellativi al femminile:
"Mia signora. La mia padrona.". Lo slittamento, ufficialmente
accettato, filtra sottotraccia, in queste specie di lapsus. Specularmente, Jago,
che ormai la letteratura ufficiale denota come omossessuale represso e geloso,
slitta ad amante inespresso e non corrisposto di Othello, invidioso di
Desdemona, sposa-bambina innamorata di una donna-virago dominante. Jago,
imperscrutabile cuore di tenebra, è il motore della vicenda, non a caso
interpretato dall'attore-regista. Metteur en scene che dipana la vicenda
ordinando a fischi gli spostamenti scenici, Jago appare come un Demiurgo
malvagio, un manipolatore nel senso più concreto della parola. Manipola i
destini dei personaggi impastando una creta grigia, color del cemento. Stregone
voodoo, modella pupazzetti su cui scaricare il suo livore; negromante, imprime
sui personaggi il suo marchio, spalmando loro addosso creta, come per congelarli
nel grigio della tomba. Un gesto simbolico cui, non a caso, sfugge solo Emilia,
colei che nel finale, con la sua confessione, lo rovinerà. Il tutto immerso in
un'atmosfera rituale: dall'inizio, quando al proscenio tutti gli interpreti,
mascherati, eseguono una serie di movimenti tipici delle arti marziali, ieratici
e rituali. In questo Oriente favolistico, irreale, reso ancora più onirico
dalla colonna sonora, "Othello" diventa così paradossalmente un
dramma sacro in un mondo profano, svilito, ormai privo della presenza divina.
Alla fine, quel che rimane è il silenzio di Jago, il suo negare ogni
spiegazione, ogni teleologia: "Sapete quel che sapete. D'ora in avanti non
dirò una parola" risponde a chi lo interroga sul 'perché' della sua
macchinazione. Ancora una volta, il resto è silenzio.
Carlo Faricciotti per Bardolatry
KARMA
che dire? sono appena rincasata e ho deciso di comunicarvi le mie emozioni ed impressioni, dopo un breve teatro-forum con altri spettatori. Mi è piaciuto moltissimo l'allestimento di regia: scabra la scenografia, eppure ricca di effetti che simulavano paesaggi lontani, si lontani forse immaginati solamente nella nostra fantasia....e quel Jago che con la creta plasmava il suo piano ed i suoi personaggi: tutti catturati nella sua rete, il vero regista del dramma, forse l'opera meriterebbe di intitolarsi Jago e non Otello!
Anche quella musica ipnotica è stata a mio avviso indovinata... è come la voce sibillina del sospetto che si insinua nell'animo umano....perfetta! ed anche un Otello - donna mi sta bene! Come dire che un'opera grande come quelle di Shakespeare non hanno epoca storica, non hanno età, sesso, nazione: sono esaltazione e narrazione dei sentimenti umani, dell'essere umano e quindi eterne
Complimenti al regista, che se vorrà sorprendermi ancora con opere di questo livello, slegate da un realismo semplicistico, mi troverà sua complice tra il pubblico!
Grazie!
Carla
Ho-Otello-oh
Carissimi: che sia la volta buona?
Carte in tavola: a me è piaciuto ed ho anche la presunzione di dire che ho
capito le intenzioni. Questo è ciò che allegramente ho colto subito, dal
messaggio di Soli, e mi ha sorriso il fatto che, semplicemente, facendo parte di
una mailing list si possano poi persino percepire visioni di personaggi di
cui conosci solo le intenzioni epistolari.
Perciò.
Ho apprezzato, ed anche amato, il connubio tra testo e arti marziali
, che oltretutto in quel modo e in quella forma, ha aggiunto garbo e delicatezza
al risultato e risolto ( ma questa è una sensazione assolutamente personale) e
giustificato la parte guerriera, ma femminile, del protagonista. Ho addirittura
ammirato la trovata, in Iago, dell'untore. Il fango come trasmissione del
contagio e come effetto della plasmatura. Ho trovato gli interpreti misurati e
coerenti, e ripensandoci, pure Desdemona non era così fuori tono come mi era
apparsa dapprincipio. Otello è una brava attrice e ha trovato una dimensione
così distesa e passiva da renderla credibile in un ruolo così profondamente
maschile. E lei è maschile,e secondo me a ragione, e non lascia spazio alla sua
femminilità che non troverebbe spazi opportuni in questo posto. E i pregi sono
vistosi in questo allestimento. La cura, profondamente filologica, che
giustifica e rende coerente questa dimensione è grande e partecipativa e per
chi conosce l'opera e l'argomento è un gioire. Soli davvero. Non sono
sviolinatrice per natura ma tanta solerzia gratifica veramente gli occhi e di
questo ti sono grata. Cobelli non è altrettanto coerente, nella sua pazzia, e
se fossi in te anzi lo inviterei a vedere il tuo lavoro.
Cosa mi lascia perplessa.
Non ho mai nascosto che non ci credevo in un Otello al femminile, anzi credo di
essere stata la prima a dirlo. Non credo tuttora, nonostante la convincente
presentazione, che l'anima di Otello possa abitare una donna che storicamente e
socialmente non ha mai potuto lasciare esplodere la sua gelosia così come
accade al Moro, e secondo me poi noi donne non ne siamo nemmeno capaci. Questo
non significa che una donna non possa interpretare Otello e che non possa
riuscire bene.
Altro: questo non è solo il drammma di Otello e della sua gelosia ma è quello
di Iago e della SUA assurda gelosia . Tutto questo fa bene al lavoro di Soli,
cioè la messinscena, così intesa, rende più credibile ai miei occhi lo
scambio di ruoli ma forse non rende onore alla poesia del testo, che cavoli, è
un grande testo. Ma queste sono quisquilie.
Sono davvero contenta e, vi giuro, è valsa la pena far tutta quella strada per
esserci. E Soli: complimenti. Perchè immaginando che tu non abbia avuto nè
miliardi, ma neppure centinaia di milioni per realizzare il tutto hai dimostrato
come il teatro, se animato e sostenuto da precise e ansiose credenze e ricerche,
può fornire così buone immagine . E sei anche un bravo attore.
Felice di esserci stata. Anzi: tornerò.
Ombretta
Re: Ho-Otello-oh
Anche a me è piaciuto, benchè avessi enormi dubbi sull'impostazione – già
confessati al nostro amico - e benchè spesso non abbia capito esattamente dove
volesse andare a parare con certe trovate. Ma a livello puramente di sensazione
- o, più volgarmente, ascoltanto solo le viscere e la pelle, che spesso a
teatro contano più della testa - mi è piaciuto molto. Mi sono trovata
ipnotizzata, direi. E lo stesso è successo con lo stimato compagno della mia
vita, che non ama Shakespeare soverchiamente e che si sobbarca l'onere di
seguirmi nelle mie follie con sospiri di malcelata sopportazione...:))
Ho apprezzato, ed anche amato, il connubio tra testo e arti
marziali
L'ho amata molto anche io. Credo abbia dato misura e vigore alla
recitazione, accentuando molto la concentrazione necessaria alla resa del testo.
Forse anche per gli attori dover delineare in modo così specifico lo spazio
intorno a loro li ha aiutati a trovare il giusto tono, senza andare sopra le
righe e senza dare interpretazioni caricaturali dei vari personaggi.
Devo dire che sarebbe stato facile dare una interpretazione di Othello donna
come caricatura di virago lesbica sopra le righe; e di Desdemona come bambolina
leziosa. Ambedue gli atteggiamenti sono stati evitati e questo è già un buon
risultato: la misura è tutto, anche nel teatro...:)) . Per altro il
feeling tra Othello/Laura e Desdemona/Elena era perfetto e no, non avrei voluto
più accentuato il carico erotico del loro rapporto: non per pudore ma proprio
perchè essendo Elena piccolina ed infantile e Laura così forte e bella e
guerriera, i loro rapporti possono essere improntati più su una grande ed
irresistibile tenerezza che su una violentissima attrazione fisica. Se volevi
dare una impronta più passionale ai loro rapporti avresti dovuto scegliere una
Desdemona più sexy, ma allora avresti snaturato buona parte della tua
interpretazione.
C'è poi tutta una letteratura critica che parla della possibilità che fra
Othello e Desdemona addirittura non ci siano e non ci possano essere stati
rapporti sessuali veri e propri, da cui una maggiore accentuazione
dell'insicurezza di Othello ecc. ecc. Mi pare che proprio Serpieri ne abbia
parlato nella sua conferenza.
Ho addirittura ammirato la trovata, in Iago, dell'untore. Il fango come
trasmissione del contagio e come effetto della plasmatura.
Grande idea!!! Forse la migliore, insieme a quella di Arlecchino e
Brighella che smontano e montano il palco a velocità record (facendo spesso
grande casino, Soli, ma ripensandoci è bello anche che si veda il casino, con
le vele che si attorcigliano senza volerlo, le candele che si spengono, gli
effetti luce nei momenti sbagliati ..... fare teatro è anche questo.. (il bello
della diretta, direi)
E i pregi sono vistosi in questo allestimento. La cura, profondamente
filologica, che giustifica e rende coerente questa dimensione è grande e
partecipativa e per chi conosce l'opera e l'argomento è un gioire.
Beh, il ragazzo ha studiato e tanto. Si vede. Darei un 30 e lode per la
ricerca filologica, e un 27 all'interpretazione di Jago (tanto per restare in
tema universitario) solo perchè sono sicura che sarebbe venuto meglio e più
denso e sfaccettato se solo il Nostro avesse avuto più tempo per provare e
studiare e compenetrare. Ma ci sarebbero voluti mesi, altro che settimane. Ad
alcuni ci vogliono anche anni..:)) Baci, Cyn
Otella?
ho aspettato qualche giorno prima di rilasciare qualsiasi
dichiarazione ufficiale sullo spettacolo di solimano di sabato sera a verona
-ebbene sì, c'ero anch'io!...-. adesso che il dibattito si è fatto fervido
grazie soprattutto alla recensione non propriamente gratificante che abbiamo
avuto modo di leggere, credo sia il momento opportuno per gettarmi nella
mischia. la premessa è sempre la solita: di shakespeare non ci capisco una
benemerita, ma ciò -ahimè- non è sufficiente a far scoppiare le mie usuali
pustole criticomani...
confesso di trovarmi d'accordo quando si accenna ad uno jago che esce di scena
privo di passioni dopo aver visto realizzarsi il suo diabolico scempio.
naturalmente ciò non dipende dall'interpretazione di solimano (meno ambigua e
perversa, magari, di quella di branagh nell'othello di oliver parker, ma proprio
in virtù di questo più umana e verosimile), ma dalla scelta -di solimano!- di
mettere in scena uno sperimentale othello femminile. cioè: non un personaggio
maschile interpretato da una donna, bensì un personaggio femminile a tutto
tondo nel vero senso della parola. ebbene: così facendo, bisognava -a mio modo
di concepire il plot dell'opera- modellare tutti i parametri della storia in
modo che quello stato di sfiancante impotenza emotiva di fronte al mistero del
"ma si può sapere qual è il movente di jago?" rimanesse inalterato.
in realtà questo non succede. non trovo traccia di tale osservazione nella
recensione incriminata, eppure secondo me ruota tutto intorno a questo: se
othello è donna e desdemona è donna, e si amano al punto da essere
(consapevolmente nella loro 'diversità') marito e moglie, allora perchè mai
desdemona dovrebbe poi dare adito ad othello di maturare una furiosa gelosia nei
confronti di cassio, rimasto personaggio maschile (secondo logica naturalmente
la diversità deve mantenersi tale, cioè: othello e desdemona sono due concreti
'diversi', non due trasformisti bisex)? e jago, a questo punto, di chi è
velatamente innamorato per mettere in scena tutto il suo meschino progetto? nel
dramma di shakespeare, oramai risaputamente, la critica concorda nel trovare in
un latente amore tra jago ed il moro la chiave di volta dell'azione. Piuttosto
verosimile, per non dire ufficiale. ma se othello è donna, e jago ne è
velatamente innamorato (la dominante di tutta l'opera è l'allontanamento di
otello da jago), ecco che quello che era il più angosciante tassello del
'dramma della diversità' viene a scomparire del tutto, e con esso anche la
sagacia del costrutto maligno: perchè sceglie cassio come causa delle gelosie
di othello, e non qualche altra bella in giro per cipro, magari? insomma, a me
è sembrato che in quello che viene -correttamente- intentato come 'dramma della
diversità- (a fronte del più canonico 'dramma della gelosia') manchi la
coerenza lineare di arrivare fino in fondo, rinunciando a quella che è la
travolgente diversità di fondo nel dramma originale (per l'appunto l'amore di
jago -uomo- per othello -uomo-). pertanto, la sconfitta di un inerme jago nel
finale fa sì che si abbia assistito ad una perversa macchinazione della malsana
mente di un personaggio che non aveva motivo per procrearla. ma, ancora una
volta, ci si allontana allora da quello che è il fascino dell'opera originale.
il resto, invece, TUTTO il resto è quantomeno affascinante. la scelta di unire
all'immaginario shakespiriano l'estetica orientale funziona meravigliosamente in
maniera assolutamente spontanea e sorprendente. Ne deriva che la scarna
scenografia (che si rivela essere genialmente flessibile nella metamorfosi
finale, quando da semplice quinta diventa l'abbracciata alcova della dannazione
per otello e desdemona) e le musiche (probabilmente a mia insaputa adoro gli
acquari elettronici) diventano non un semplice corollario, ma un vero e proprio
plusvalore. la regia è emozionata ed emozionante, e laddove -per esempio- il
film di parker rallenta la tensione emotiva sul finale con continue sviate, in
questa circostanza la storia si imbuta direttamente verso il tragico epilogo:
scelta saggia e convincente. poi se mi chiedessero di rispondere seccamente alla
domanda 'ma, insomma: taglia corto. ti è piaciuto o no?' (benchè sia svilire
la complessità di un progetto come questo), risponderei senza dubbio di sì.
tuttavia le perplessità -che io definisco 'incoerenze'- alle quali ho
accennato, non mi consentono di essere così spassionatamente entusiasta. Ma è
un'occasione in più per vivacizzare il dibattito, e non certo un tiro al
piattello.
buy buy nutello
All'inizio ho detto Brecht
Cyn mi ha mandato il video del tuo Othello. Ti passo un
po' le mie impressioni, anche se una visione in video non è mai come
quella in teatro, io poi non sono un esperta (ne voglio esserlo).
Nel complesso mi è piaciuto. All'inizio non avevo capito il perché dei
bastoni, poi vedendo meglio i costumi ci sono arrivata che erano dei
samurai. E già questa idea mi ha colpita.Una figura che, almeno
esteriormente (e a mio modesto parere), dà l'idea della guerra in primis,
ma anche della fedeltà. Stando a quello che ho studiato il rapporto tra
lo Shogun e i suoi Samurai era pari a quello di vassallaggio.
"L'impastaggio" è perfetto, ma il fatto di passarglielo
sul corpo man mano che Jago li plasma a suo piacere è ancora migliore.
Otello (a) è veramente notevole. Coinvolgente e intensa. Falle mille
complimenti da parte mia. Leggendo l'opera il personaggio non mi era
piaciuto niente e in quello di Parker ancora meno. Lei invece è riuscita
a darci forza e passione.
E poi ci sei tu che sei una perla di attore. E non sono ne esagerata ne di
parte. Un ottimo Jago, che emana cattiveria e ingegno in ogni suo singolo
muscolo.
Un personaggio che ti cattura e che non puoi fare a meno di
ascoltare.
Poi ... Desdemona.
Sicuramente mi sbaglio ma l'impressione che avevo mentre recitava era di
non sentir parlare Desdemona, ma un altro personaggio.. Giulietta. Credo
che se l'avessi vista in quella veste mi sarebbe piaciuta da morire (e lo
sai che non impazzisco per quella tragedia). Non la trovavo convincente. A
una voce così da.. bambina, forse per quello mi dà più l'idea di una
tredicenne, ma forse è perché io Desdemona la immagino più grande,
quindi può essere una mia falsa interpretazione.
Buona la scena
E qui mi fermo.
Ciao baciotti Carol
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