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RASSEGNA STAMPA
Da l'Arena del 26 luglio 1999
Molti applausi al gruppo Tabula Rasa a S. Maria in Organo
AMLETO, UNO PSICODRAMMA
Partendo da Shakespeare secondo Kenneth Branagh il regista Dalla Mura
riesce a fondere finzione e realtà
Del potere catartico delle rappresentazioni già parlavano gli antichi greci, e quando Kenneth Branagh ha realizza il film "Nel bel mezzo di un gelido inverno", ha voluto proporre una operazione di tal genere. Su questa strada lo ha seguito la compagnia Tabula Rasa, adattando la pellicola al palcoscenico del Chiostro di Santa Maria in Organo, dove ha debuttato l'altra sera, di fronte ad un discreto pubblico, con "$hakespeare" ($ barrata come fosse.. un dollaro).
Si tratta delle prove di un raffazzonato gruppo di attori, scritturati da un regista che intende rappresentare AMLETO in una chiese sconsacrata, che sta per essere trasformata in un centro commerciale. I proventi dello spettacolo la riscatteranno da tale fine. Renzo Gasparella ha riscritto il testo ispirato al film, costruendo una commedia che riesce a fondere brani di Amleto con brandelli della vita degli attori, i quali nell'interpretazione del loro personaggio troveranno motivi di liberazione da angoli oscuri della loro esistenza. Il punto di forza è nell'aspetto comico, nell'ironia di fondo che sdrammatizza i vari temi e nel ritmo ben cadenzato e sostenuto da tutta la compagnia, grazie alla regia spigliata di Giancarlo Dalla Mura.
I temi toccati non sono da poco: quello della morte, della perdita che tocca Nina-Ofelia, giovane vedova di un pilota d'aereo, impersonata da Laura Nicolini, che con sapienza varia i registri interpretativi. O quello dell'omosessualità nascosta di Beppe. Non potevano mancare le depressioni e le nevrosi di Victor-Amleto, interpretato con scioltezza e brio da Solimano Pontarollo e quelle della sorella Sara, di Laura Dal Bianco. E poi ci sono il cabarettista Tommaso, con la passione per gli accenti stranieri (il simpatico Giuseppe Brazioli), l'indecisa costumista Fanny (Cristina Bonani), l'insicuro Loris (Marco Piccoli) che tagliano l'aria con la disincantata ironia delle situazioni comiche che creano.
Le scene, che rappresentano i contorni di una chiesa dove prova la compagnia, sono pulite e funzionali e le musiche (che vanno dal Peer Gynt al tema di "Titanic") creano un commento sonoro azzeccato. Numerosi applausi, anche a scena aperta, nelle due ore di spettacolo.
Silvia Siena
Da RETE CIVICA VERONESE - SPETTACOLI - RECENSIONI - settembre 1999
Quanto Shakespeare! Ma questa volta l’Amleto, che un alquanto improbabile gruppo di attori cercano di mettere in scena all’interno di una chiesa sconsacrata, è diverso.
Amleto, dramma familiare, dramma dell’odio che uccide, dell’ambiguità e della pazzia, si trasforma in un mezzo terapeutico per narrare la storia di singoli personaggi che si incontrano su un palcoscenico e svelano se stessi. Pirandelliano, se non fosse anacronistico, eppure quello a cui si assiste è la storia di attori che nascondono uomini o forse il contrario.
Bravi, chi più chi meno, gli attori della compagnia Tabula Rasa, tra tutti Victor regista-Amleto impersonato da Solimano Pontarollo e Tommaso, un Giuseppe Brazioli convincente e coinvolgente; con loro altri otto personaggi affiatati e impegnati a rendere, ciascuno al meglio, il proprio ruolo. Strappa sorrisi l’interpretazione della regina Gertrude da parte di un uomo e la brava Cristina Bonani è riuscita a rendere la parte della scenografa un piccolo cammeo.
Buona la trovata finale del palco non palco, trasportando il pubblico vero in pubblico-spia da dietro le quinte.
Se fare teatro significa trasmettere emozione e passione la Tabula Rasa ci è riuscita, con buoni risultati.
Tiziana RCVR
22 OTTOBRE 2000 - Replica a Viterbo per la fase finale del Festival Nazionale del Teatro Amatoriale F.I.T.A. 2000
Recensione del quotidiano di Viterbo
“Cosa che veramente lascia il segno, è vedere con gli
occhi di uno di loro: un artista. Travolgente la dialettica delle scene, tanto
da non lasciare il tempo per accorgersi che la compagnia "Tabula Rasa"
di Verona ci aveva donato quegli occhi. Eravamo con loro, domenica 22 ottobre,
in un’impresa perseguitata dal destino, dove numerose microstorie, celate in
un intreccio di flashback, contrapponevano oggettività e soggettività,
mischiando al sogno la realtà più determinata e cinica. Li vedevamo soffrire
e, forse, abbiamo pianto con loro, nei momenti di inaspettato sconforto.È stato
un tiro alla fune; il lieto fine ha vinto, smascherando il vero protagonista: il
pubblico.
Attori veramente degni di
Shakespeare hanno reso viva la rappresentazione. Un risultato brillante, che ha
saputo porre nella giusta luce una storia fatta di slanci sentimentali non
indifferenti. Le gestualità, le intonazioni, le pose, unite ad un fraseggiare
elegante e raffinato, hanno attribuito all’opera uno stampo cinematografico,
così come la bravura dei tecnici, sempre puntualissimi. Mix perfetto come, del
resto, la riuscita dello spettacolo.
Difficile essere giurato in questi casi in cui le disparità sono praticamente inesistenti. I migliori rallegramenti alla compagnia "Tabula Rasa" di Verona, con "$hakespeare".
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