n° 10 - anno IV - GIUGNO 2002

IL BECCAFICO
OVVERO IL PUNTO D’INCONTRO DEI TABULA RASA
Associazione di Cultura teatrale TABULA RASA-COMEDIE VILLON THEATRE
Recapito: Pontarollo Solimano Via Trota, 2/a 37121 Verona Tel. 045/ 8011295
web: http:\\www.tabularasa.vr.it e_mail: info@tabularasa.vr.it
Direttore: Alessandra Adami ale_adami@libero.it – Caporedattore: Francesco Dalla Riva dalla_riva@libero.it


HOME PAGE

CHI SIAMO

Beccafico home page


SOMMARIO

 

Il nuovo Direttore dà il benvenuto a tutti i lettori della nuova versione del Beccafico.

CIAO A TUTTI!

di Alessandra Adami

Credevate che, «in qualità di Direttore» (e chi ha orecchie per intendere...), avrei solo usato il frustino per far lavorare il da Voi scelto Caporedattore, rimanendo nell’ombra, ma vi sbagliavate!

Non me ne resterò in disparte a guardare, ma dirò la mia sul mio giornale! Okay, mi sto facendo prendere da manie di grandezza, ma non capita mica tutti i giorni di essere il DIRETTORE GENERALE di una rivista che viene pubblicata in internet, nientemeno... Adesso comincio a capire il nostro Presidente!

Passiamo a cose serie: la presentazione della nuova edizione del Beccafico.

Non abbiamo ancora definito di preciso la struttura del giornale: lo faremo volta per volta, anche attraverso le vostre opinioni che ci perverranno dai sondaggi DOXA.

Per cominciare, vi proponiamo dei commenti tratti da fonti segrete delle due opere teatrali che la TR porterà nei cortili quest’estate. Poi ci saranno recensioni varie fatte da me, una ricetta, qualche gioco, il programma della stagione teatrale nei cortili e tanto altro ancora (forse...).

Un’iniziativa che vogliamo portare avanti è quella della partecipazione attiva dei lettori fedeli! Con recensioni di cose (opere teatrali, film, libri, dischi, etc.) che vi hanno colpito, con giochi, barzellette e chi più ne ha più ne metta! Mandate a me (ale_adami@libero.it) tutte queste cose ed io le pubblicherò

 

SOMMARIO


 

 

 

 

 

Il sex-gate travolge il presidente e crea polemica alla convention annuale della Compagnia!

È SCANDALO ALLA TABULA RASA

Leggete tutto nell’esauriente articolo del nostro inviato

di Francesco Dalla Riva

Doveva essere una pura formalità, risolversi in cinquanta minuti con la solenne investitura per gli alti comandi tabularasati e, invece, miei cari piccoli lettori, ancora una volta l’incredibile è divenuto realtà! Nonostante siano passati già alcuni giorni, non si sono ancora placate le polemiche e il polverone suscitato dall’annuale meeting/convention della Tabula Rasa non accenna a sedarsi. Le forze dell’ordine sono state allertate e mobilitate per evitare probabili insurrezioni.
L’Amministratore Generale, tale Solimano Pontarollo, in un primo momento ha tentato in maniera indecorosa di insabbiare l’intero procedimento di investitura, proponendo antidemocraticamente una votazione globale per tutte le cariche (e sottolineiamo tutte!... una votazione unica!!... che razza di ribaldo!!!) e, se non fosse stato per il provvido intervento di una frangia ristretta di strenui difensori dei sacrosanti diritti dei buoni e dei dritti, di muri e soffitti – scusate, abbiamo perso il filo – tutto sarebbe finito lì. Fortunatamente la successiva investigazione ha mandato all’aria le losche trame del Pontarollo e ha portato alla luce una situazione che assume sempre più i contorni di un vero e proprio sex-gate.

Come altro possiamo definire il nodo di potere che si è determinato nelle mani del Presidente uscente Dal Bianco Tiziano, già noto ai nostri lettori per passate squallide e oscure vicende che certo è superfluo richiamare? Il suddetto si vede infatti con la votazione odierna, riconfermato quale Presidente della Compagnia e si ritrova, allo stesso tempo, come “arcigno” e “imparziale” Revisore dei Conti e Arbitro delle Spese da lui decise, nientepopodimenoche... sua moglie!!! Non si vuole togliere nulla alla perizia e alla competenza della scrupolosa e dinamica Marinella, che già in passato ha salvato la baracca in più di una situazione, ma ammetterete che tutto ciò sa di losco!
Per fortuna, dopo ore di accesa discussione, l’amore ha trionfato e tutti sono tornati a volerse bene. Certo, ci sarebbero altre cose interessanti da scrivere sulla riunione, ma ormai è tardi e l’inviato inizia a rompersi e...insomma Marco non l’ha mai scritto un articolo così lungo, ecco!!! Per la cronaca, Soli è l’amministratore, il Gianca è il dir. artistico, Robertino ci mette il furgone, e la Anna spegne gli incendi. ...stavamo dimenticando i nuovi responsabili del Beccafico, i vostri reporter preferiti : io e la Ale!!! Ciao.

 

 

SOMMARIO


 

IN BOCCA AL LUPO!

di Solimano Pontarollo

Sono felice di sapere pronto alle stampe un nuovo numero del Beccafico, dopo lo stato di letargo criogenico degli ultimi tempi. Felice perché è uno strumento essenziale per tenere i contatti con chi, per lavoro o problemi personali, non sta lavorando con il "gruppo". Parole già sentite, ma che quest'anno l'aperta intenzione di coinvolgere tutti con uno spettacolo con così tanti interpreti come le Baruffe e il desiderio di essere di nuovo un insieme, acquistano ancora più significato.

In bocca al lupo allora al nuovo direttore, al nuovo redattore, augurandogli di far ritornare il beccafico alla periodicità con cui è nato; augurandogli di far ritornare il Beccafico ad essere strumento di coesione e di informazione.

E in bocca al lupo alla Tabula Rasa, che quest'anno gioca un'importante partita: il primo "Goldoni" della sua storia, in una stagione in cui nessun'altra compagnia amatoriale presenta Goldoni ai cortili. Una bella partita, a cui arrivare pronti e carichi, ma soprattutto con quello spirito di gruppo che ha sempre caratterizzato, fin dagli esordi, la compagnia. Anche perché bisognerà risollevare il morale degli spettatori che la "Peste" avrà provveduto a far scendere sotto i tacchi .... a proposito della Peste: Renzo sta sopportando con incredibile stoicismo lo stillicidio di prove a cui la stagione solimanesca ha portato (ci mancavano solo i legamenti...), ma è confermata a fine giugno l'anteprima alla Genovesa. Il giorno previsto è il 28 (se lo spazio, utilizzato in quel periodo per le finali del torneo di calcetto, è disponibile).

 

 

 

 

SOMMARIO


PENSIERI SCIOLTI:  che differenza c'è?

Ho visto cantanti prepararsi alla canzone, con una precisione estrema, con un'attenzione estrema, con un legame estremo alla musica. L'ascolto, fondamentale per essere in sintonia, per non "steccare", è al massimo.
Ho visto ballerini prepararsi al saggio o allo spettacolo con una precisione estrema, con un'attenzione estrema, con un legame estremo alla musica. L'ascolto, fondamentale per essere in sintonia con il resto del corpo di ballo, è al massimo.
Entrambi, ballerini e
cantanti, lavorano, studiano, svolgono attività diverse dalla loro passione. Eppure lì non possono permettersi l'approssimazione, non possono permettersi l'impreparazione, perché la voce e il corpo li tradirebbero, con conseguenze evidenti.
Ho visto attori prepararsi con approssimazione, ascoltando solo se stessi, imprecisi nell'agire in scena, stanchi delle tante ripetizioni, stanchi del lavoro o dello studio della giornata.

Attori, ballerini, cantanti: che differenza c'è?

 

di Solimano Pontarollo

 

 

 

 

SOMMARIO


 

PeppeSatan, PeppeSatan Aleppe!!

...l’angolo della poesia e del cinema

 

In questo numero del B. esordiamo con una poesiuola, che forse è più un pensierino; non che abbiamo nulla contro le poesie lunghe, ma quelle corte annoiano meno!

 

Pensando ad alta voce

 

Pensando ad alta voce

a come ci sentiamo oggi

ieri sera abbiamo sorseggiato un tramonto

la mia mano era tra i suoi capelli

e siamo la nostra unica salvezza

a cominciare dai nostri cuori

che infondono vita

l'uno nell'altro

 

Pensando ad alta voce

chissà se il tempo ci tratterà bene

mentre lei aleggia per la cucina

assaporo l'odore

del pane tostato con il burro che si scioglie,

poi torna a letto

sparge briciole ovunque

e scuoto la testa

ed è solo quel che dai

che ti rende ciò che sei.

 

Ian Anderson 1971

(Ian Anderson è nato nel 1947 in Scozia; dal 1968 è il cantante/flautista dei Jethro Tull

 

 

 

 

SOMMARIO


Il favoloso mondo di Amélie

La storia: Amélie, cameriera di Montmartre, si preoccupa di rendere felici tutte le persone che la circondano

Ci sono personaggi cinematografici così perfettamente integrati con la storia che li racconta e con l’attore che li interpreta da creare una sintesi armoniosa ed emblematica. Dicendo Blues Brothers, Neo o Dude Lebovski tutti sanno di chi si parla e quasi tutti hanno un moto di nostalgia (o di ripulsa) per una situazione e un volto ormai proverbiali. Si tratta in tutti i casi citati di protagonisti larger than life, ovvero non impastoiati da convenzioni realistiche, ma capaci di creare una propria realtà. Ai personaggi femminili non capita spesso di costruire un mondo a loro immagine e somiglianza, un mondo di invenzione ed eccentricità capace di sopravvivere ai ruoli tradizionali di amante, moglie e madre. Amélie Poulain/Audrey Tautou è una di queste rare simbiosi riuscite. Quel viso con i grandi occhi neri e i capelli corti, assolutamente affascinante perché non fa nulla di prevedibile per sedurre, è l’unico viso possibile per una ragazza che non è la fotocopia di nessun’altra. (da duel febbraio 2002)

Se non lo avete ancora visto, per favore noleggiatelo perché ne vale davvero la pena, almeno secondo me! È uno di quei film che vorresti che non finissero mai, perché ti sorprende in ogni momento con cose piccole ed insignificanti, come infilare la mano in una cesta piena di semi, che però possono davvero dare una felicità immensa! Dal punto di vista di un attore forse non è un film così significativo, ma la naturalezza interpretativa di Audrey Tautou ci può insegnare qualcosa e, se non lo fa, chissenefrega!! È bello e ne vale la pena!

 Alessandra Adami

 

 

 

SOMMARIO


Oggi parliamo di… “Le Baruffe Chiozzotte”

Cosa fare quando siete in bagno e non vi viene l’ispirazione? Ci pensa il Beccafico! proponendovi alcune letture critiche ed edificanti che riguardano i due prossimi allestimenti TR. Il primo testo proviene da una edizione prestigiosa delle “Baruffe” che non menzioniamo per non pagare i diritti d’autore. Il secondo testo proviene, invece, dal mio sussidiario delle medie, al capitolo “Manzoni”. Buona lettura... rigorosamente a braghe giù!

 

Letta insieme alle più celebri commedie del Goldoni, Le baruffe chiozzotte appare subito uguale e diversa dalle consorelle. Uguale perché tutta una serie di precise ragioni tematiche e di struttura la legano, come frase di un unico armonico discorso alla parte più valida dell’opera goldoniana: diversa perché quei temi e quelle strutture assumono in lei una schietta inconfondibile originalità. Qual è dunque l’essenza teatrale e letteraria delle Baruffe?

Per servirci di una definizione molto generica, diremo che le Baruffe è prima di tutto una commedia “d’ambiente”, e più precisamente “d’ambiente popolare” insieme ai Pettegolezzi delle donne, alle Massere, al Campiello. Con questa sostanziale differenza: che in essa il paesaggio fisico ha molto minore importanza del paesaggio umano, e direi sociale. Certo quella “Chiozza” più suggerita che descritta, con le sue strade fitte di casupole, a sfondo l’intrico dei canali, le donne sedute sull’uscio a lavorare, o protese su ringhiere e balconi in un ennesimo battibecco, mentre gli uomini legano agli ormeggi le tartane, e scaricano sul pontile le reti colme di sogliole, cefali, rombi, acquista subito una sua colorita evidenza e avvince con la stessa fragranza di certe tele del tempo. Ma il gusto di Goldoni nel ricreare un’atmosfera non si arresta alla realtà esterna, naturale: anche un moto dell’animo, un gesto, una frase diventano linea e colore, entrano a far parte del quadro. Il paterno rabbuffo di Paron Vincenzo (Donna Polonia nella versione Tabula Rasa NdD) a Toffolo, che vorrebbe mettersi nei guai (“Va a tirar l’alzana”), quelle domande premurose tra familiari, appena messo piede a terra (“Stastu ben, sorella?” “Mi Orsetta no la voggio altro;…avè dito tanto che se fusse qua Orsetta, ghe daria un shiaffazzo in tel muso. Da culìa no voi altro”; “No, no la xe più la mia novizia. La voggio lassare, la voggio impiantare;…” Ma se tra il primo e Orsetta la pace è presto fatta, almeno nelle intenzioni (“No sala che la collera orba che no se sa delle volte quel che se diga?”; “Anca mi son uno che presto me la lasso passare”), tra Titta Nane e Lucietta la riconciliazione sarà lenta e penosa. Goldoni ne approfitterà per scrivere una delle sue storie d’amore più mosse e articolate. Vi trovano posto l’orgoglio offeso(“Mi, co fazzo l’amore, no voggio che nessun possa dire…mi so omo, saveu? So omo. E no son un tutelo, saveu”), il puntiglio e la cocciutaggine (“Figureve se voggio esser la prima mi”), la rabbia (“Mo no xele cose da pestarlo co fa el baccalà!”) e il dispetto (“Mi, lustrissimo? No la sposo ne’anca se i me piche”). Tra l’irrompere dell’uno o dell’altro sentimento si aprono zone di più intenso chiaroscuro: il brivido lieve del rimorso (“Maledìo! Se no me vergognasse…”), certi esitanti approccio pieni di tremore(“Gnanca, patron? Gnanca un strasso de saludo?”; “e perché mo no dirme gnanca una bona parola?”), certe confessioni a mezza voce (“Gh’ho volesto ben, gh’ho volesto”), che confermano in Goldoni una sensibilità attenta ai trasalimenti dell’animo, incerto tra pianto e sorriso. Naturalmente l’amore tra i due giovani la spunterà su ogni ostacolo: anche Titta e Lucietta, nella grande scena finale si daranno la mano, e lo faranno e lo faranno in una loro maniera schiva, scontrosa, ma piena di tenerezza: “Cossa gh’astu?” “Gnente” “Via, animo” “Cossa vustu?” “me farastu più disperare?” “No” “Me vorastu ben?” “Sì” “…dame la man” “tiò” “ti xe mia muggiere”.  Infine, nel suo grado più alto, le Baruffe è un esemplare “commedia di conversazione”. La definizione non sembri gratuita. Una delle linee più valide della ricerca goldoniana è quella che tende a ridurre il peso dell’azione sino a rifonderla tutta nella parola, e a far diventare questo il solo e più puro strumento dell’espressività teatrale. Questo tentativo di concepire il teatro come parola caratterizza anche La bottega del caffè e Il Campiello, Le avventure della villeggiatura e Le massere. Ma in queste commedie il rifiuto della vicenda non riesce mai a essere totale: qualche aneddoto o pretesto narrativo sempre resiste e si insinua, anche non richiesto, nel gioco di pure cadenze verbali. Nelle Baruffe, invece l’azione è veramente ridotta al minimo, tutta condensata nell’antefatto, in quelle tre scene iniziali, concitate e scattanti, in cui un banale dispetto d’amore scatena improvviso il “temporale”, la baruffa. Tutto il resto non è che una serie di espedienti per sanare un contrasto che ha tutta l’aria di essere facilmente sanabile: e che verrà composto dopo i tre atti consueti soltanto per permettere all’autore di dipanare, in uno stupendo esercizio virtuosistico, l’altro aspetto della commedia, quello appunto “conversativo”, che ha nella parola il mezzo e il fine ultimo.

Il primo incontro di Goldoni con Chioggia data degli anni della fanciullezza, e precisamente dei primi di giugno del 1721, quando lo scrittore, poco più che quattordicenne, sbarcò all’improvviso nella cittadina lagunare, al termine della celebre fuga da Rimini con la compagnia di commedianti girovaghi, e si precipitò a cercar perdono nelle braccia della “Madre tenera e amorosa”. Nell’estate di quell’anno, il padre medico, per distrarlo dal teatro e in attesa di poterlo iscrivere al Collegio Ghislieri di Pavia, obbligò il figlio a seguirlo nel giro quotidiano delle visite: senonché il ragazzo, invece di impratichirsi nella medicina, per poco non s’innamorò di una giovane ammalata, “assai più bella che onesta”. Ammesso finalmente, nel gennaio del 1723 al Ghislieri, il giovane Goldoni ritornò a Chioggia per le vacanze nel giugno di quello stesso anno e di quello successivo: lesse molti autori teatrali, scoprì con un entusiasmo sin’allora non provato “quella commedia meravigliosa” ch’è la Mandragola, scrisse alcuni Dialoghi comici, insieme a “una quantità di sonetti che non valevano niente”. Rientrato nell’autunno del ’24 in collegio, non vi fu tollerato oltre il maggio successivo: una satira contro le giovani della buona borghesia pavese, Il colosso, gli valse l’espulsione dalla scuola. Ancora una volta Chioggia lo accoglieva, ancora una volta interveniva la madre a smorzare le ire paterne.
Da allora dovevano trascorrere due anni prima che Goldoni avesse occasione di ritornarvi: col padre a Udine, poi a Gorizia, quindi a Modena a studiar legge. In questa città, nel 1727, fu colto dalla “malattia de’vapori” (qualcosa di simile la nostro esaurimento nervoso) la quale, oltre a procurargli “effetti ipocondriaci crudeli”, gli mise in petto un’insospettata spinta alla vocazione religiosa. Richiamato subito a Chioggia dal padre, che lo voleva “cristiano, ma non santocchio”, vi sbollì rapidamente i fervori mistici, tanto che già un mese dopo in casa Goldoni non si parlava più “né di chiostro né di cappuccio”. Nel gennaio 1728 il ventunenne Goldoni venne nominato, “senza saper un principio di tal mestiere”, “aggiunto al Coadiutore del Cancelliere criminale”. Dover presenziare a supplizi e torture, soprattutto nei primi tempi, lo turbava profondamente: assistere allo svolgimento di un intero processo non era uno dei suoi doveri preferiti; lo entusiasmava invece “l’esame de’ testimoni, per lo più maliziosi o interessati, e ancor più l’esame de’ rei”: “un esercizio che insegna più di ogni altro a conoscere il cuore umano, e a scoprire la malizia e l’accortezza degli uomini”.

Nell’intestazione della commedia si legge che le Baruffe furono messe in scena per la prima volta a Venezia nel carnevale del 1760. Se si prestasse fede all’autore, si dovrebbe credere che le Baruffe ebbe esito brillantissimo: sta di fatto che furono replicate soltanto sette sere di seguito, e due altre volte in pieno carnevale: il che testimonia che il successo fu soltanto di stima. La commedia probabilmente garbò poco ai nobili e ai borghesi di rango, urtati dalla scoperta simpatia di Goldoni per le classi meno abbienti. Del fastidio di questa parte degli spettatori si fece interprete qualche  anno più tardi il conte Carlo Gozzi che definì le Baruffe, insieme al Campiello e alle Massere, “plebee e trivialissime opere”. A Gozzi, che ritornò più volte su questo giudizio, con sempre rinnovata asprezza, rispose idealmente il primo famoso ammiratore delle Baruffe: Goethe in persona, il quale, rincasando la sera del 10 ottobre 1786 dal teatro di San Luca, si affrettava a scrivere nel suo giornale di viaggio: “Ora finalmente posso anche dire d’aver veduto una commedia!... Non ho mai veduto una gioia eguale a quella che mostrò di provare il popolo, vedendosi dipinto al naturale. Risa e grida d’allegrezza dal principio alla fine. Grandi elogi merita l’autore che ha fatto dal niente il più gradito passatempo del mondo”.

All’entusiasmo di Goethe fece eco diversi decenni dopo Richard Wagner, che, terminando nell’inverno 1858 a Palazzo Giustinian il suo Tristano, ebbe occasione di assistere, con “gran meraviglia e vera delizia”, a una rappresentazione”popolare diurna” al teatro Malibran della “commedia grottesca” Le Baruffe chiozzotte: “e fu data con tale naturalezza, commenta, che io, per quanto sappia, non so trovar nulla di simile per poterne fare il confronto”. Gli anni intorno al 1850 segnano appunto una generale ripresa d’interesse per il teatro goldoniano, di cui naturalmente anche le Baruffe beneficiarono. Ad ostacolarne comunque una diffusione veramente larga, e una popolarità pari a quella goduta da altre commedie in lingua, intervenne spesso nell’Ottocento la difficoltà del dialetto, tanto che la commedia fu voltata in altri dialetti, ad uso del pubblico di questa o di quella città. Nel 1808 a Firenze si pubblicano le Baruffe pignonesi, in cui la scena è collocata nei dintorni di Firenze, Lucietta si chiama “Gigia” e Titta Nane “Pierino Navicellaio”. Sul finire del secolo Filippo Cammarano curò una riduzione, piuttosto fortunata delle Baruffe nel dialetto della sua Napoli, intitolandola Li Funnacchere de lu Muolo Piccolo. Dai primi di novecento in poi Le Baruffe ritornò con frequenza e con pieno successo sui maggiori palcoscenici italiani e stranieri.

 

SOMMARIO


ma anche di...La colonna infame

Con questo titolo Manzoni pubblicò in appendice all’edizione Quarantana dei Promessi sposi una lunga ricostruzione del famoso processo agli untori, deprecabile conseguenza dello sgomento generale dilagato a Milano durante la furiosa pestilenza raccontata nel romanzo. Originariamente l’argomento doveva costituire una delle numerose digressioni nell’impianto narrativo del Fermo e Lucia, alla cui elaborazione negli anni 1821-23 risalirebbe dunque il primo progetto di questo testo.

Ecco i fatti storici analizzati da Manzoni. Poiché la medicina seicentesca ignorava l’origine autentica del contagio pestilenziale, accadeva frequentemente che le popolazioni provate da tale flagello facessero ricorso del tutto irrazionalmente a un’interpretazione “dolosa” dell’epidemia, attribuendone la responsabilità a presunti “untori”, cioè a sciagurati che avrebbero propagato la peste contaminando luoghi e persone con un non meglio definito unguento. Si trattava naturalmente dell’istintiva volontà popolare di reperire un capro espiatorio punibile e concreto di fronte a una tragedia di proporzioni straordinarie. Sospetti e condanne a presunti untori si ebbero durante tutte le pestilenze note, in modo maggiore però nell’età moderna. La peste del 1630 a Milano fu tra le più crudeli che la città conobbe, dato che ne morì un terzo degli abitanti; non sorprende quindi che anche in quell’occasione si scatenasse la furia di trovare un colpevole, un responsabile. La voce popolare che individuava una responsabilità umana precisa era vergognosamente alimentata dai governanti di allora, incapaci e tutti presi dalle loro continue liti, nel nostro caso segnatamente tra la Spagna e la Francia. Manzoni non manca di sottolineare le colpe dei governanti, anch’essi disorientati dalla catastrofe e troppo arrendevoli nel contrastare il pregiudizio popolare.
Lo scrittore attraverso gli atti processuali, ricostruisce la vicenda giudiziaria che individuò come responsabili di unzione pestifera cinque innocenti cittadini milanesi, tutti condannati a morte, assolvendone altri cinque perché garantiti da una migliore condizione sociale e quindi impunibili per la parziale giustizia dell’epoca. L’attenzione di Manzoni e quindi per la ricostruzione di un episodio di storia del diritto penale. Infatti quello che più lo interessa è mostrare come i magistrati che condussero le indagini, svolte tutte sulla base di sospetti o di accuse non fondate, approfondite soltanto mediante il metodo abominevole della tortura, fossero in evidente malafede perché influenzati nel loro operare della irrazionale volontà del popolo.
Tale processo, che fu ai tempi memorabile e si concluse con la distruzione totale della famiglia di uno degli imputati e della sua casa, al cui posto fu eretta una colonna commemorativa (infame perché esecrava pubblicamente degli innocenti), ebbe ampia risonanza e già nel Settecento aveva attirato l’attenzione di Pietro Verri nella sua opera Osservazioni sulla tortura: egli fu il primo a riconoscere la completa innocenza dei condannati, senza però dare un giudizio sull’operato dei giudici e quindi in un certo senso giustificandolo con lo stato di necessità. Manzoni approfondisce la questione e vuole rendersi conto se la giustizia possa essere fino a questo punto figlia dell’aberrazione dei suoi tempi. L’approccio morale manzoniano alla storia non poteva offrire nessuna assoluzione a quei giudici crudeli, che scientemente non vollero ricercare la verità per non scontentare la moltitudine con un’assoluzione, segno di impotenza dello stato di fronte a un evento così luttuoso.

La Storia della colonna infame fu lasciata nel cassetto per circa un ventennio prima di essere pubblicata (1842), ma presso il pubblico fedele al romanziere c’era grande attesa per quel testo; un’attesa equivoca, perché si credeva che esso consistesse in una continuazione dei Promessi Sposi o almeno in un nuovo romanzo. Come I promessi sposi volevano essere il romanzo nazionale, così in questa appendice, che solo nella nostra epoca recente (grazie a intellettuali come Sciascia e Dionisotti) ha trovato piena comprensione, si offriva all’attenzione del pubblico più vasto il problema (fondamentale per uno stato civile moderno) dell’amministrazione della giustizia, della sua equità e superiorità alle parti. Tutta la cultura dello scrittore, tutta la sua formazione (illuministica e cristiana), tutte le sue esperienze storiche (Dionisotti ha rilevato come la Storia nasca sulla scia dell’impressione per i crudeli processi austriaci ai patrioti arrestati dopo i moti del 1821) portavano a credere che a questa riflessione non possano sottrarsi l’intellettuale e la società civile ma anche l’uomo più semplice: per questo l’operetta non ci appare un erudito complemento storico, ma la coerente conclusione di un più completo discorso sulle responsabilità dell’uomo nel costruire la sua storia terrena.

 

SOMMARIO


E adesso qualcosa di completamente diverso!

Bullfrog: flower on the moon

La recensione del Direttore, noto esperto di musica

 

Come ormai tutti sanno è uscito nei negozi di dischi l’ultimo (e, a dirla tutta, anche il primo) CD dei Bullfrog, band veronese che calca le scene di questa ridente cittadina da ormai una decina d’anni (credo). I più importanti rotocalchi ne hanno abbondantemente discusso; è giunto il momento che persone più “coinvolte” e, come si usa dire, “a conoscenza dei fatti”, ne parlino.
Il CD è bellissimo, dal punto di vista musicale più che estetico... le foto degli artisti Francesco Dalla Riva (bass & vocals), Silvano Zago (guitars) e Michele Dalla Riva (drums & harmonica), non rendono loro onore, anche se non si può negare che strappino un sorriso anche ai più seriosi. Quello che non a tutti fa ridere è la lapide usata da cornice per i titoli sul retro del CD: ricorda molto una pietra sepolcrale, ma gli esperti giurano che non lo è, quindi possiamo stare tranquilli!
Provate invece a leggere le introduzioni ai pezzi, scritte, rigorosamente in inglese, dal cantante (che per inciso -e per chi non lo sapesse- è anche il caporedattore di questo giornale) e capirete molto di lui... ma non so se quello che scoprirete vi piacerà!
Ma passiamo alla musica, dato che in fondo, è triste ammetterlo, è questo il fulcro del CD.
La mia canzone preferita è sicuramente Hallelujah per quel ritornello malandrino che la dice lunga sui nostri simpatici musicisti, ma anche Trouble in Paradise ha un ritmo trascinante che ricorda molto i film d’azione dell’inizio degli anni ’80 (insomma, a me li ricorda!). Sono tutte canzoni molto belle e coinvolgenti (anche Sail on, sail away, che è una cover di un gruppo di cui non ricordo il nome!), ma ci tengo a ricordare Mystic Mistake, di cui ho usato il riff per la suoneria del mio cellulare e non mi sono nemmeno stati chiesti i diritti d’autore!
Devo ammettere che non me ne intendo molto di musica, ma penso che la vera rivelazione di questo CD sia il cantante, non certo per le sue doti di batterista (senza voler nulla togliere), ma per la sua voce che nessuno si aspetterebbe da lui attraverso una semplice conversazione, né sentendolo recitare in teatro.
Se passate da queste parti (quali?NdF), non perdetevi un loro concerto, anche perché il gruppo non lesina scenette da cabaret molto sfiziose! Trovate le date sul sito www.bullfrogband.f2s.net. Comprate il CD e ricordate che ai soci TR, ma anche ai lettori appassionati del Beccafico, abbiamo riservato il prezzo speciale di 10€! Non vi resta che scrivere a dalla_riva@libero.it!

 

Alessandra Adami

SOMMARIO


 

Ricette Immorali

RISOTTO AI PEPERONI

Apriamo questa rubrica con uno dei più famosi piatti della Marinella: pare che abbia effetti afrodisiaci (per Tiziano anche una sottiletta li ha... NdF) ed è per questo che l’abbiamo presa per iniziare il ciclo di “Ricette Immorali” (forse anche per l’alito e la pesantezza di stomaco che provoca!). Buon appetito!

Ingredienti per 4 persone

-         4 bicchieri pieni di riso

-         1 noce di burro

-         Una cipolla piccola

-         Brodo (meglio se di carne, ma va benissimo anche quello fatto con il dado)

-         1 peperone giallo e uno rosso

-         1-2 cucchiaini di panna da cucina (se non ne avete in casa, usate del latte)

Preparazione

Tagliate i peperoni a dadini (meglio se piccoli in modo che cuocciano bene insieme al riso).

Portate a bollore il brodo.

Mettete in una pentola il burro e la cipolla finemente tritata. Quando il soffritto si sarà indorato, aggiungete un mestolo di brodo e, poco dopo i peperoni. Dopo circa 5 minuti buttate il riso e aggiungete un po’ alla volta il brodo. 3-4 minti prima della cottura aggiungete la panna che manterrà il risotto morbido.

 

 

SOMMARIO


 

 

Teatro nei cortili

PROGRAMMA ESTATE 2002

 

CORTILE STIMMATE

via Gaspare Bertoni

CHIOSTRO DI S. MARIA IN ORGANO

Piazzetta S. Maria in Organo

CORTILE MONTANARI

vicolo Stimmate

 

GIUGNO

 

15-19 giugno ore 21:30

Compagnia dello Spettacolo

GIOVE IN DOPPIOPETTO

di Garinei e Giovannini

Regia di Claudio Calderato

 

 

22-30 giugno ore 21:30

Nuova Compagnia Teatrale

NIENTE DA DICHIARARE

di C. M. Hennequin e P. Weber

Regia di Tiziano Gelmetti

20-23 giugno ore 21:30

Compagnia Armathan

CON ASSOLUTA INGRATITUDINE

di Maurizio Costanzo

Regia di Marco Cantieri

 

 

 

25 giugno - 1 luglio ore 21:30

Filodrammatica Partenopea

FILUMENA MARTURANO

di Eduardo De Filippo

Regia di Franco Modaudo

 

 

 

 

 

LUGLIO

 

3-11 luglio ore 21:30

La Maschera

PIGMALION

di Geroge Bernard Shaw

Regia di William Jean Bertozzo

6-7 luglio ore 21:30

Associazione Teatrale Ottantasei

IN UNA SOLA NOTTE

di Gianni Petterlini

Regia di Gianni Petterlini

 

3-14 luglio ore 21:30

Compagnia Giorgio Totola

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

di William Shakespeare

Regia di Carlo Totola

12-15 luglio ore 21:30

GTV Niù

INCASTRI D’AMORE

di Georges Courteline

Regia di Andrea De Manincor

9-15 luglio ore 21:30

Renato Simoni

IL PIANTO CROCIATO OVVERO FANTASMI IN CANTINA

di Massimo Dursi

Regia di Luciana Ravazzin

 

17 luglio – 4 agosto ore 21:15

La Barcaccia

NON È BROADWAY!

di Ken Ludwig

Regia di Roberto Puliero

16-19 luglio ore 21:30

GTV Niù

GIOCHI DI SOCIETÀ

di Georges Courteline

Regia di Andrea De Manincor

17-24 luglio ore 21:15

Il Teatrino

EL BOTEGHIN DEI SOGNI

di Oscar Wulten

Regia di Angelo De Carli

 

 

20-29 luglio ore 21:15

La Poco Stabile

PENE D’AMOR PERDUTE

di William Shakespeare

Regia di Lucia Ruina Peretti

25 luglio – 1 agosto ore 21:15

Il Teatrino

QUATTRO DONE IN UNA CASA

di Paolo Giacometti

Regia di Angelo De Carli

 

 

 

SOMMARIO

  

AGOSTO

30 luglio – 8 agosto ore 21:15

Compagnia Veronese Operette

SCUGNIZZA

di Carlo Lombardo e Mario Costa

Regia di Ulrika Calvori Moro

 

2-14 agosto ore 21:15

Compagnia Teatrale La Formica

I GIGANTI DELLA MONTAGNA

di Luigi Pirandello

Regia di Gherardo Coltri

7-18 agosto ore 21:15

Estravagario

LE COGNATE

di Michel Tremblay

Regia di Alberto Bronzato

9-10 agosto ore 21:15

Mama

EMIGRANTI

di Slawomir Mrozek

Regia di Massimo Totola

1-18 agosto ore 21:15

Associazione Teatrale Ottantasei

IN UNA SOLA NOTTE

di Gianni Petterlini

Regia di Gianni Petterlini

20-24 agosto ore 21:15

Estravagario

LEGGERO, LEGGERO E PATAPIM E PATAPUM

di Alberto Bronzato

Regia di Alberto Bronzato

 

11-12 agosto ore 21:15

Mama

NEL NOME DEL PADRE

di Luigi Lunari

Regia di Massimo Totola

20-21 agosto ore 21

Tabula Rasa

PESTE! (processo agli untori)

di Renzo Gasparella

Regia di R. Gasparella e S. Pontarollo

26 agosto – 2 settembre ore 21

Trixtragos

GOLDONI COMICO PER FORZA

di Gaetano Miglioranzi

Regia di Gaetano Miglioranzi

 

14-21 agosto ore 21

The Variety

ANCHE I BANCARI HANNO UN CUORE

di Franco Amadei

Regia di Franco Amadei

 

23 agosto – 1 settembre ore 21

Tabula Rasa

LE BARUFFE CHIOZZOTTE

di Carlo Goldoni

Regia di Giancarlo Dalla Mura

 

24 agosto – 1 settembre ore 21

Einaudi Galilei

LA VISITA DELLA VECCHIA SIGNORA

di Friedrich Durrenmatt

Regia di Renato Baldi

 

 

 

 

 

 

SOMMARIO


teatro ROMANO

PROGRAMMA ESTATE 2002

 

 

GIUGNO

 

24 giugno

platea numerata € 45,00

gradinata € 27,00

gradinata ridotta € 25,00

Paolo Conte

25-27 giugno

platea numerata € 18,00

gradinata € 10,00

gradinata ridotta € 8,00

Verona Jazz

 

LUGLIO

 

2-7 luglio ore 21:30

platea numerata € 25,00

gradinata € 15,00

gradinata ridotta € 12,00

Giulio Cesare

di Willam Shakespeare

Regia di Antonio Calenda

con Giorgio Albertazzi

10-13 luglio

platea numerata € 25,00

gradinata € 15,00

gradinata ridotta € 12,00

Nederlands

17-20 luglio

platea numerata € 25,00

gradinata € 15,00

gradinata ridotta € 12,00

Béjart Ballet

24-30 ore 21:15

platea numerata € 25,00

gradinata € 15,00

gradinata ridotta € 12,00

La bisbetica domata

di Willam Shakespeare

Regia di Marco Carniti

con Anna Galiena

 

AGOSTO

 

3-10 agosto ore 21:15

platea numerata € 25,00

gradinata € 15,00

gradinata ridotta € 12,00

La cameriera brillante

di Carlo Goldoni

Regia di Lorenzo Salveti

con Paola Quattrini

13-17 agosto

platea numerata € 25,00

gradinata € 15,00

gradinata ridotta € 12,00

Maria Pagés

 Per informazioni: tel 045 8077500 – 045 8077201; e-mail: spettacolo@comune.verona.it

          Servizio biglietteria (dal 3/6/02): Palazzo Barbieri, via degli Alpini, 2; tel 045 8066488

          Prevendita anche presso gli sportelli di CARIVERONA e Circuito Box Office Italia

 

SOMMARIO


 

Con questo numero esordiamo anche con un gioco a premi, messo apposta per darvi l’occasione di dimostrare a voi stessi che, nonostante l’età, riuscite ancora a collegare in maniera proficua i pochi neuroni rimastivi; ecco quindi a voi...

 

La Laringe della Sfinge

 

(inviate le vostre risposte a: ale_adami@libero.it, il primo vince un prestigioso premio!!)

 

Una sera a prove...

Una sera a prove Giancarlo si accorge che qualcuno ha rotto una finestra: i sospettati sono Laura Nik, Roberto Mak e Marco Pik (quindi il colpevole è per forza la Laura, perché Robertino era in ritardo e Marco non c’era! NdF). Giancarlo sta cercando il colpevole:

Laura: “Non sono stata io. E neanche Marco”.

Marco: “Non è stata Laura. Il colpevole è Roberto”.

Roberto: “Non è vero, non ho rotto io la finestra. L’ha rotta Laura”.

 

Ciascun di loro ha pronunciato due frasi: uno ha detto soltanto la verità, un altro tutte bugie ed il terzo una cosa vera e una falsa.

Chi ha rotto la finestra?

 

 

SOMMARIO


 

 

NOTIZIE DI ASSOCIAZIONE

TESSERAMENTO 2002

Carissimi, quasi tutti siete a conoscenza del fatto che è partito il tesseramento alla Tabula Rasa per l'anno 2002. L'invito ad iscriversi è rivolto a tutti, sia a coloro che si stanno impegnando per la realizzazione degli spettacoli estivi, sia a coloro che parteciperanno, ad esempio, alle repliche di spettacoli già in essere e a chiunque lo desideri.

Il termine ultimo per il tesseramento è stato prorogato al 15 giugno.

Di seguito vi riporto, per chi non le avesse lette, le "condizioni".

Un saluto a tutti

Anna Migliano

 

1993 – 2002: dieci anni di FARE TEATRO

 

ATTORI, TECNICI, SOSTENITORI, PRESIDENTI, REGISTI, SCRITTORI, PENSATORI, CRITICI, E' UFFICIALMENTE APERTO IL TESSERAMENTO ALLA TABULA RASA PER L’ANNO IN CORSO.

 

La Tabula Rasa, Associazione di Cultura Teatrale senza scopo di lucro, è fondata su basi democratiche che prevedono l’iscrizione annuale in qualità di soci a tutti coloro che intendano collaborare o intervenire nella vita dell'associazione. La compagnia teatrale, che opera all'interno dell'associazione e che si riconosce in essa, opera grazie alle garanzie economiche ed assicurative prestate dall'Associazione stessa.

 

A seguito dell’Assemblea Generale dei soci del 2002, l’iscrizione alla TABULA RASA è diventata obbligatoria per tutte le persone che operano al suo interno, questo per condividerne attivamente le scelte artistiche e organizzative.

 

Sicuri che il vostro entusiasmo vi porterà con mano leggera a consegnare i 15,00 € della quota annuale 2002, Vi ricordiamo che il termine per il tesseramento scade il 31 Maggio.

 

Riassumendo iscriversi all'associazione significa:

 

1.    Riconoscersi nella TABULA RASA e nel suo Manifesto;

2.    Ricevere il mitico BECCAFICO, che da quest’anno avrà nuova vita;

3.    Per il 2002 avere la maglietta del decennale unica e numerata;

4.    Partecipare alle assemblee dei soci con diritto di voto;

5.    Poter proporre attività ed iniziative;

6.    Ingresso gratuito e presenza “obbligatoria” a tutti i debutti della Tabula Rasa.

 

L’incaricata per la riscossione della quota è Anna che sarà presente in sala prove ogni lunedì.

 

All’atto dell’iscrizione sarà possibile dare la preferenza per la taglia della maglietta e per l’eventuale acquisto di un secondo capo.

 

  SOMMARIO


HOME PAGE

: Tabula Rasa

CHI SIAMO

Beccafico home page