ORTOEPÌA 2
Siamo adesso alla é chiusa e cominciamo con lo scovarla tra le parole che utilizziamo più spesso.


a - PAROLE DI USO CORRENTE
Alméno, Artéfice, Ateniése, Béstia, Crédere, Créscere, Débito, Élmo, Érta, Frésco, Frétta, Invéce, Légge (norma), Marémma, Mé, Méno, Méntre, Perché, Scéndere, Scégliere, Sélva, Séme, Sé, Té (pronóme), Tré, Trénta, Véro

b - LA É CHIUSA , NORME GENERALI
Si ha sèmpre la é chiusa :
1) Nei polisillabi in é accentata, es. finché, giacché, perché, trentatré...
2) Nei nómi ed aggettivi terminanti in éccio, es. casaréccio, libéccio, mangeréccio, villeréccio...
3) Nei nómi in éfice, es. artéfice, carnéfice, oréfice, pontéfice...
4) Nei nómi o voci verbali in éggio, éggia, es. anchéggia, dardéggia, passéggio, postéggio, sortéggio...
5) Nell'infinito dei verbi in ére, es. avére, bére, cadére, potére, sapére, sedére, temére, tenére, volére...
6) Nei nómi in ésa, es. attésa, difésa, distésa, contésa, intésa, imprésa, offésa, pésa...
7) Negli aggettivi in ésco, es. ciarlatanésco, marinarésco, studentésco, donchisciottésco...
8) Nei nómi in ése, es. cortése, francése, garrése, maionése, marchése, paése...
9) Nei nómi in éssa, es. avvocatéssa, dottoréssa, duchéssa, contéssa, poetéssa...
10) Nelle forme verbali in éssi, ésse, éssero, es. mettéssi, voléssi, credésse, leggésse, vivésse, facéssero, potéssero...
11) Nelle forme verbali in éte, es. andréte, cadréte, godéte, piangéte, potréte...
12) Nei nómi e nei vezzeggiativi in étto étta, es. architétto, bigliétto, bozzétto, fogliétto, poverétto, strétto, casétta, burlétta, civétta, fossétta, vecchiétta...
13) Nelle forme verbali in éva, es. credéva, mordéva, sapéva, scrivéva, voléva...
14) Negli aggettivi in évole, es. arrendévole, disdicévole, onorévole, piacévole, scambiévole, strabocchévole...
15) Nei nómi in ézza, es. agiatézza, amarézza, bassézza, durézza, giovinézza, finézza, fermézza, tristézza...
16) Negli avverbi in ménte, es. agilménte, balordaménte, civilménte, docilménte, eleganteménte, fuggevolménte, gioiosaménte, immediataménte, liberaménte, loquaceménte, paurosaménte, seriaménte... ce ne sono altri duemila circa...
17) Nei nómi in ménto, es. abbigliaménto, collegaménto, esauriménto, fidanzaménto,
parlaménto, sfollaménto... 18) Nelle forme verbali in rémo réte, es. dirémo, saprémo, faréte, verréte...
19) Nelle terminazioni in ésimo dei nómi astratti, es. cristianésimo, feudalésimo, incantésimo, protestantésimo...

Per fare un produttivo confronto con le regolette relative alla è aperta notiamo ad esèmpio :
i numerali e i nómi astratti in èsimo ed ésimo
i nómi e gli aggettivi in ènte ènto che si chiudono se preceduti da emme
le eccezioni relative al dittongo iè nei vezzeggiativi e nell'aggettivo ateniése


A SECONDA DELL'ACCENTO...
Vediamo adesso come cambia il significato di alcune parole a seconda della qualità dell'accènto :

Accètta (accettare)
Affètti (legami)
Annètto (annèttere)
Collèga (di lavoro)
Corrèsse (correggere)
Crèdo (preghièra)
Dètti (dare)
Èsca (uscire, imperativo)
Èsse (consonante)
Lègge (lèggere)
Lèssi (lèggere)
Mèsse (frumento)
Mèsto (triste)
Pèsca (frutto)
Pène (organo sessuale)
Pèste (malattìa)
Premètti (premere)
Rè (nota)
Ridètte (ridare)
Tè (bevanda)
Vendètte (vendere)
Vènti (atmosferico)
Accétta (ascia, scure)
Affétti (affettare)
Annétto (anno solare)
Colléga (collegare)
Corrésse (correre)
Crédo (crédere)
Détti (dire)
Ésca (per pescare)
Ésse (pronóme)
Légge ( norma)
Léssi (lessati)
Mésse (mettere)
Mésto (mestare)
Pésca (il pescare)
Péne (patimenti)
Péste (orme)
Premétti (premettere)
Ré (monarca)
Ridétte (ridire)
Té (pronóme)
Vendétte (rivalse)
Vénti (numero)

Ed ora, come già sai, ci sarà una brève lettura - doppia, la prima accentata la seconda no - per cercare di mettere a fuoco quanto hai fin qui appreso sulla è aperta e sulla é chiusa.

Ebbène, ora conosciamo in parte regole e norme ché dovrèbbero permétterci di lèggere e parlare abbastanza correttaménte, almeno per quanto riguarda la E.
Fino ad ièri parlavamo spontaneaménte, come abbiamo imparato a farlo, induttivaménte e deduttivaménte, dai nostri genitori e dai pochi e rari insegnaménti della scuola.
In fóndo èra una situazione che ci stava bène, riuscivamo a comunicare sènza problèmi per tutto il tèmpo della conversazione...
Forse, adesso, nasceranno invéce nuovi problèmi...
Probabilménte, nei primi tèmpi, avrémo l'impres-sione di parlare come dei deficènti...
Gli occhi ci si incroceranno per cercare di identificare gli accènti...
Il dover dire parole come diètro, chièsa, cièlo, tré, mé, té, magari aprèndo o serrando troppo le labbra, ci farà sentire ridicoli e provocherà in noi un cèrto imbarazzo...
Niènte paura, lo supererémo in brève tèmpo!

Ebbene, ora conosciamo in parte regole e norme che dovrebbero permetterci di leggere e parlare abbastanza correttamente, almeno per quanto riguarda la E.
Fino ad ieri parlavamo spontaneamente, come abbiamo imparato a farlo, induttivamente e deduttivamente, dai nostri genitori e dai pochi e rari insegnamenti della scuola.
In fondo era una situazione che ci stava bene, riuscivamo a comunicare senza problemi per tutto il tempo della conversazione...
Forse, adesso, nasceranno invéce nuovi problemi...
Probabilmente, nei primi tempi, avremo l'impres-sione di parlare come dei deficenti...
Gli occhi ci si incroceranno per cercare di identificare gli accenti...
Il dover dire parole come dietro, chiesa, cielo, tre, me, te, magari aprendo o serrando troppo le labbra, ci farà sentire ridicoli e provocherà in noi un certo imbarazzo...
Niente paura, lo supereremo in breve tempo!


LA LETTURA A SENSO 2
E rieccoci nuovamente a contatto del testo per affrontare, oggi, finalmente, un brève brano di sènso compiuto.
Se hai avuto tèmpo e voglia di fare un po' di allenamento, con i numeri, con gli elènchi e con lo strano brano che abbiamo visto in precedènza, avrai certaménte la disposizione più corretta per affrontare con successo questo nuovo impegno.
Se, invéce, questa opportunità non c'è stata (non andiamo ad indagare i motivi...) dovrai impegnarti al massimo e stare pronto a ripetere se sarà necessario.
Dópo un'occhiata velóce al testo - per cercare di capirne il sènso e trovare una chiave di lettura - potrai procedere alla marcatura, ad inserire, cioè, una serie di segni, che puoi liberamente inventare e che dovranno permetterti di identificare a colpo d'occhio :
le pause
le sottolineature vocali (parole da pronunciare con più o meno ènfasi, rallentate, accelerate)
le parole importanti
le incollature, e qui è utile una precisazione.
Per incollatura intèndo la possibilità di unire una parola alla seguènte.
Nel brano che segue, ad esèmpio, trovi non avere e non aveva ché, per comodità di lettura, possono diventare una sola parola : nonavere e nonaveva.
In linea indicativa puoi incollare una parola terminante con consonante con una che inizia per vocale : in uno = inuno; per esèmpio= peresèmpio..
Esistono anche incollature con raddoppiamento della consonante ma sono finezze che lasciamo ai tecnici.
Rammenta sèmpre di registrare, riascoltare e confrontare con la cassetta campione.



È possibile non avére un nóme?
Quell'insième di lèttere ché ti identifica, ché permette di èssere chiamato o di instaurare un dialogo diretto con qualcuno, ché permette di èssere presentato agli astanti o di èssere ricordato su una lapide o su un monuménto...
Quell'insième di lèttere ché spésso ha un legame con la storia della famiglia o con il calendario o con i gusti contingènti dei genitori...
Lui non ricordava di avére mai avuto una famiglia...
Lui non ricordava di avére mai avuto un nóme, non ce l'aveva un nóme.
E non l'avéva mai avuto, ne èra sicuro.
Èra convinto di chiamarsi GliAltri...
E, a pòco a pòco, aveva capito che non potéva èssere un nóme soprattutto perché non aveva mai incontrato nessuno che si chiamasse così.
Poteva anche cercare di convincersi che Gli èra il nóme e Altri il cognóme... ma questo non cambiava la realtà, nessuno lo chiamava mai!

Forse stai cominciando a capire cosa intendevo dire in precedènza - quando abbiamo letto i numeri - e cioè che mentre i numeri ti lasciavano la più ampia libertà di interpretazione, un brano a sènso compiuto ti pone tutta una serie di condizionamenti.
È evidènte, per esèmpio, che non potrai affrontare il brano come se fosse una storia divertènte o, al contrario, tragica perché infatti ne altereresti il sènso che (lascialo dire a mé che, molto modestamente, sono l'autore) dovrèbbe essere invece quello di una storia misteriosa (ma non troppo) con una specie di sorpresa finale.
Allora dovrai chièderti : come si comunica il mistero? magari attendèndoti di trovare la rispósta nelle prossime righe...
Devo deluderti perché non è facile risponderti, anzi è impossibile dalle righe di questa pagina.
Purtroppo non dispongo di una formuletta pronta - e magari magica - che ti permetta di risolvere il problema in modo soddisfacènte.
Potrei dirti che una lettura rallentata, bèn scandita, con rafforzature su certe parole - ad esèmpio mai - potrèbbe sicuramente portarti sulla strada buona ma avrei fatto bèn poco.
Esiste una sorta di barriera invalicabile nella comunicazione scritta - barriera che può essere vista come un limite o come uno stimolo alla creatività, beninteso - e cioè che la stessa parola e la stessa frase possono essere lette in centinaia di manière diverse molte delle quali ugualmente interessanti o accettabili.
Soltanto la comunicazione verbale potrèbbe suggerire più verosimilmente l'intenzione dell'autore.
Credo tuttavia che il testo, nel momento in cui viène offerto alla lettura, non sia più proprietà esclusiva dell'autore e possa essere liberamente manipolato dall'interprete...
Perciò, lo avrai capito, cerca, se vuoi, di prèndere il suggerimento che ti ho propósto più sopra - mistero - e rielaboralo secondo le tue possibilità e il tuo modo di sentire.
L'ascolto attènto della tua registrazione ti suggerirà le variazioni da apportare.
Per quanto puoi cerca di rispettare la punteggiatura e la qualità degli accènti e, sèmpre più, comincerai ad apprezzare la tua parola che a poco a poco sta realmente diventando musica...