Avrai già avuto modo di notare, nei testi fin qui lètti, la presènza di strani accènti, sopra le parole, accènti che (purtroppo!) normalmente non vèngono usati nella stampa corrènte...
Questo ci porta automaticamente a trattare quella parte della DIZIONE ché spesso, a torto, ne è ritenuta l'essènza stessa : l'ORTOEPÌA, la corretta pronuncia.


ORTOEPÌA 1
Nella lingua italiana le vocali sono sètte...
No, non c'è un errore, vediamo perché.
A, I ed U hanno una pronuncia immutabile, le altre due, invéce, possono èssere pronunciate in due modi diversi.
La E può èssere apèrta - accentata così è - come in rètto, oppure chiusa - accentata così é - come in véna.
Per verificare la tua capacità di articolare entrambi i suoni, pronuncia le due parole correttamente e scorretamente :
rètto, rétto... véna, vèna...
Se l'accènto non cade sopra, la E va sèmpre pronunciata chiusa.
Ti risparmio la notazione tecnica limitandola al minimo ed evitando assolutamente di parlare di parole tronche, sdrucciole, bisdrucciole eccetera. Per pronunciare una parola (correttamente o méno) abbiamo la necessità di un accènto che verrà pósto su una vocale facèndo diventare tonica la sillaba cui quella vocale appartiène, una sillaba che verrà cioè pronunciata con più forza.Alcuni esempi : cadére, bicchière, paròla, sèdia, birìllo, manùbrio, amóre, cantilèna, marmàglia...
Per dosare il nostro pasto di apprendimento, cominciamo con la è aperta prendèndo in esame alcune parole che normalménte pronunciamo in modo érrato e una serie di norme (le più importanti) per imparare a districarci nella giungla della pronuncia.



a - PAROLE DI USO CORRENTE
Accèndere, Accènto, Bène, Brève, Cènto, Cèrto, Chièdere, Chièsa, Cièlo, Danièle, Dièci, Ebbène, Ècco, Èssere, Gènte, Lèttera, Niènte, Piètro, Prèndere, Prèsto, Rèndere, Ripètere, Riprèndere, Scèna, Sèmpre, Sènso, Sènza, Silènzio, Stèndere, Tèmpio, Tèmpo, Vècchio, Vènto



b - LA È APERTA, NORME GENERALI
Avremo sèmpre la è aperta :
1) Nelle desinènze verbali dei condizionali in
èi, èbbe, èbbero, es. farèi, ballerèi, cadrèi, darèbbe, farèbbe, aprirèbbero, mangerèbbero, dovrèbbero...
2) Nei nómi che terminano in èma, es. apotèma, diadèma, patèma, poèma, schèma...
3) Nei nómi ed aggetivi che terminano in ènda, es. agènda, bènda, faccènda, leggènda, merènda, orrènda,...
4) Negli infiniti in èndere, es. comprèndere, difèndere, estèndere, fraintèndere, propèndere...
5) Negli aggettivi e nel gerundio in èndo es. stupèndo, tremèndo, agèndo, piangèndo, finèndo, partèndo, vincèndo,...
6) Negli aggettivi in ènse, ènso, ènte, ènto, es. amanuènse, circènse, forènse, dènso, intènso, melènso, coerènte, incosciènte, appariscènte, attènto, scontènto, turbolènto...
7) Nel participio presènte in ènte, es. diffidènte, impellènte, piangènte, rovènte...
8) Nei nómi che terminano in ènza, es. assistènza, concorrènza, diffidènza, influènza, scadènza...
9) Nei numerali in èsimo, es. dodicèsimo, sedicèsimo, ventèsimo, centèsimo...
10) Nelle desinènze verbali in ètti, ètte, èttero, es. io dètti (dare), egli dovètte (dovere), essi stèttero (stare)...
11 ) Nei nómi in èzio, èzia, es. lèzio, scrèzio, facèzia, inèzia, spèzia...
12) In presènza del dittongo iè, es. aziènda, balbuziènte, cosciènte, diètro, ièri, mièle, cavalière, piède,...
13) Nei nómi tronchi di origine stranièra, es. bignè, caffè, canapè, tè, tsè-tsè...

Purtroppo è giusto che tu sappia che ci sono delle eccezioni alle regole che ti ho appena espósto ma le affronteremo più avanti, magari soltanto per soddisfare necessità o curiosità contingènti, sarèbbe sciocco sovraccaricarci adèsso, no?
In ógni caso rammenta che un buon vocabolario potrà risolvere al meglio ógni nostro dubbio circa la corretta pronuncia di una determinata parola.

AVVERTENZA : oggi molti vocabolari tendono ad accettare il modo di parlare corrènte è perciò facile che, in qualche caso, invece che chiarire provvedano a complicare un eventuale dubbio circa la corretta accentazione... Rammenta che l'ORTOEPIA è soltanto una piccola parte del COMUNICARE PARLANDO e cerca di valutare le tue scelte con un po' di buon sènso...

PROVA DI LETTURA
Il cui scopo è di permetterti di affrontare immediatamente e praticamente quanto abbiamo appena osservato.
Naturalmente ho provveduto a collocare gli accènti dove sono necessari, rammenta però che, a poco a poco, dovrai provvedere a memorizzare parole e regolette perché nella stampa corrènte gli accènti vengono posti soltanto sulle parole tronche...
A questo scopo, ti propongo lo stesso testo per due volte, la seconda privo di accènti... il che dovrèbbe aiutarti in questo lavoro di memorizzazione.
Ricorda anche di registrarti e di riascoltarti criticamente...


È giusto dire che noi siamo ciò che comunichiamo parlando?
Sarèbbe come affermare che l'abito fa il monaco...
Per quanto possa essere depriménte o deprecabile, bisógna ammettere che l'apparènza ha il suo peso ed è un peso determinante.
Siamo istintivaménte portati a giudicare a prima vista, per una questione di tranquillizzazione, per potér in qualche modo incasellare la persona, l'oggetto o la situazione che stiamo vivèndo.
Perciò anche il modo di parlare ha la sua importanza in questo processo di etichettatura preventiva e ne è prova il fatto ché una persona che parla bène - non soltanto correttaménte - risulterà sicuramente più affascinante ed interessante di chi si esprima piuttosto selvaticaménte...
Anche se, poi, alla verifica dei fatti, i contenuti possono essere superficiali o addirittura inesistènti...


È giusto dire che noi siamo ciò che comunichiamo parlando?
Sarebbe come affermare che l'abito fa il monaco...
Per quanto possa essere deprimente o deprecabile, bisogna ammettere che l'apparenza ha il suo peso ed è un peso determinante.
Siamo istintivamente portati a giudicare a prima vista, per una questione di tranquillizzazione, per poter in qualche modo incasellare la persona, l'oggetto o la situazione che stiamo vivendo.
Perciò anche il modo di parlare ha la sua importanza in questo processo di etichettatura preventiva e ne è prova il fatto che una persona che parla bene - non soltanto correttamente - risulterà sicuramente più affascinante ed interessante di chi si esprima piuttosto selvaticamente...
Anche se, poi, alla verifica dei fatti, i contenuti possono essere superficiali o addirittura inesistenti...


CONSIGLI PATERNI PER IL LAVORO DI RIPETIZIONE

Sarèbbe assurdo pretèndere di imparare tutto e subito poiché disponiamo di una certa capacità di assimilazione oltre la quale è impossibile andare sènza correre il rischio di saturarci e, conseguentemente, sarèbbe soltanto spreco di tèmpo e di energìe..
A questo va aggiunto che, molto spésso, lo studio della DIZIONE non è una libera scélta ma soltanto una tra le tante esigènze pratiche che forse poco hanno a che fare con le nostre effettive preferènze...
Allora una-parola-al-giorno...
Cominciamo, realisticamente, ad impegnarci su obiettivi minimi facilmente conseguibili.
Per esèmpio, impegnamoci a pronunciare correttamente la parola bène (con la è aperta sì ma non forzata esagerataménte come fanno in cèrte regioni centrali : bbbane!).
Va ricordato anche che, in un primo momento, avrémo l'impressione di parlare in un modo a dir poco strano - come dei deficènti... - e soltanto l'abitudine ci permetterà di sentirci a nostro agio con queste nuove sonorità.
Memorizzando una parola o una regoletta al giorno potremo pianificare un lavoro utile e proficuo perché, in fondo, non sono poi molte le parole che sbagliamo!