come e per chi...
Cosa posso farmene? Potrèbbe essere la domanda che ti poni sfogliando distrattamente queste 'pagine'.
"Non ho alcuna intenzione di diventare attore od oratore o un politico o un conferenzière, a scuola avevo sètte in italiano, perché mai dovrei cambiare il mio modo di parlare?"
Forse hai ragione - perché mai? - ma se avessi la curiosità di lèggere con attenzione queste poche 'pagine' capiresti che come e quanto curiamo il nostro abbigliamento, curiamo il nostro aspetto pettinandoci e sbarbandoci con cura o utilizzando un trucco appropriato e praticando un opportuno esercizio fisico, teniamo pulita e lucidata la macchina, dimentichiamo quasi del tutto di curare il nostro modo di parlare... sènza pensare che si tratta di uno dei biglietti da visita più importanti dato che la nostra comunicazione diretta si serve della vóce e delle parole...
Così, ci 'teniamo buone' la pessima gestione del fiato, le intonazioni, le inflessioni dialettali che se, da una parte, costituiscono una delle nostre caratteristiche peculiari, dall'altra ci impediscono. a volte, di comunicare chiaramente, di dare il giusto sènso alla comunicazione e di rèndere interessante quello che diciamo.
Chiariamo però: imparare a parlare correttamente non significa negare le proprie caratteristiche e le proprie origini, al contrario vuol dire utilizzare al meglio le proprie potenzialità in questo campo tenèndo eventualmente il parlare 'spontaneo' per le comunicazioni più intime e personali.
Prova a riflettere...
Quante volte hai provato fastidio per il modo di parlare di un politico o un conferenzière che riuscivano a rèndere soporifero o irritante un discorso interessante?
Quante volte ti sei sentito all'estero soltanto per aver cambiato regione o città?
Quante volte ti sei letteralmente dannati l'anima per cercare di capire un'informazione?
Queste situazioni, a mio parere, andrèbbero eliminate anche perché non ci vuole molto per farlo.
Lasciamo da parte le solite considerazioni, trite e ritrite, circa il pessimo insegnamento che si fa della nostra lingua, circa le infinite opportunità che offrirèbbe un buon approccio a partire dalla prima classe elementare : ma possibile che nessuno abbia mai pensato di realizzare libri di testo dotati dei loro bravi accènti per abituare il bambino a lèggere correttamente fin dai primi passi?
Evidentemente è così se sono qui a scrivere queste cose...
Perché, purtroppo, malgrado quello che si afferma e che quasi tutti credono, la nostra è una lingua complicatissima non soltanto dal punto di vista grammaticale, lo è anche dal punto di vista della pronuncia perché non è detto (come generalmente si crede) che si legga precisamente quanto c'è scritto, anzi!
Ne sanno sicuramente qualcosa i nostri amici stranièri che la studiano e che lèggono i nostri libri.
Spesso, leggèndo un testo qualsiasi, andiamo a sènso, comprendiamo cioè il significato di una parola perché la colléghiamo al contesto nel quale è collocata.
Ma, immagina di èssere un tedesco che non abbia una buona conoscènza della nostra lingua e di imbatterti nella parola 'ancora' nel bèl mezzo di una frase... devi decidere immediatamente se attribuirle il significato di "di nuovo" o se interpretarla invece come "l'arnese di ferro a bracci uncinati che la nave getta nel porto"...
E pensare che sarèbbe sufficiènte collocare due minuscoli accentini per risolvere il problema : ancóra, àncora.
Per non parlare poi delle 'e' aperte e chiuse, dell'uso della 'èsse' e della 'zèta', che molto spesso pronunciamo in modo errato, o ancora delle accoppiate di consonanti come 'sc' o 'gl' e compagnia bella!

la nostra lingua
Il nostro paese, l'Italia, ha una storia molto recènte.
L'unificazione è avvenuta nel secolo scorso e, in parte, nel corrènte, e rappresènta soprattutto un fatto politico partito dall'alto ché, spesso, non ha tenuto conto delle realtà sociali e delle culture locali.
A parte etnìe specifiche - come possono essere quelle LADINE, SUDTIROLESI, SARDE e VALDOSTANE - abbiamo realtà culturali e linguistiche che risèntono direttamente delle dominazioni stranière intervenute in quei luoghi oltreché di un diverso sviluppo linguistico avvenuto nel tèmpo.
Sarèbbe ridicolo affermare ché a Trènto o ad Oristano si parla la stessa lingua... che un udinese o un brindisino si esprimono nello stesso modo...
Le differènze sono evidènti non soltanto in merito alla pronuncia di determinate vocali o consonanti ma anche in merito alla costruzione della frase.
In determinate zone, cioè, si parla un dialetto che va più o meno ad influenzare l'uso della lingua italiana.
La lingua italiana, quella scélta e consacrata ufficialmente, prima di tutti da DANTE, è né più e né meno che il dialetto parlato in una zona abbastanza ristretta intorno a Firènze.
Poiché questo è l'italiano ufficiale è questo che ti propongo di apprendere.
La nostra lingua, che nel medio èvo èra definita 'volgare', deriva dal latino e sarèbbe abbastanza facile scoprirne le regole o dare una spiegazione a certe pronunce apparentemente bizzarre collegandosi alla lingua madre, sarèbbe facile ma (lasciamelo dire) oltremodo barboso.
Questo non vuole èssere un corso per specialisti (anche per loro...) ma, al contrario un trattatello da lèggere facilmente e magari divertèndosi. Perciò mi limiterò a suggerirti regolette, procedimenti e trucchi che dovrèbbero consentirti, se lo vorrai, - se ci metterai del tuo, come per tutte le cose... - di imparare a parlare correttamente magari divertèndoti, di riuscire a modulare la tua vóce in modi nuovi per arrivare a comunicare più compiutamente i tuoi pensièri e le tue sensazioni.
Può darsi che, abbastanza spesso, tu scopra che le indicazioni tecniche che ti fornisco corrispondono già al tuo modo di parlare...
Bène, rammenta però che ógni regione, ógni modo di parlare ha le sue pècche : tu ne sbaglierai altri che magari risulteranno corretti per un laziale o un siciliano o un piemontese...
Se poi, in un futuro, deciderai di calcare il palcoscènico o di metterti a parlare in pubblico, questo manualetto potrèbbe rappresentare un ottimo punto di partènza per riuscire a fare realmente della tua parola una musica!
Il mio sógno - per quanto non abbia la minima avversione per il dialetto che considero lingua a tutti i diritti - sarèbbe di poter un giorno girare l'Italia e contattare persone che parlano la stessa lingua, che usano gli stessi accènti e parole molto simili, comunque comprensibili!
Non si sa mai...


teodorico battaglini maggio 1998