Stemma del ComuneComune di San Martino Buon Albergo

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      Cenni Storici del Paese


      San Martino si ritiene citato come agglomerato urbano già nell’ anno 1146 quando, era ormai conosciuto con l’ appellativo alquanto originale di “Buon Albergo”, sull’ origine del quale sono sorte infinite congetture ed ipotesi leggendarie. Però come centro di una provata importanza senz’ altro era noto in epoca romana, come provano alcune lapidi del I° Secolo dopo Cristo rinvenute in diversi punti del paese; inoltre dove ora è la Parrocchia del capoluogo esisteva un tempio pagano dedicato al dio Bono Evento, il quale dio, secondo quanto ha scritto il conte Lodovico Moscardo :

      " fu adorato anco dai Veronesi, avanti che avessero introdotta nella città la Religione Christiana, il cui tempio è credibile che fosse dove ora è la Chiesa di San Martino Buon Albergo, quattro miglia discosto da Verona, per il testimonio che rende un’ antica pietra ritrovata in quella Chiesa ed hora appresso di me, che ha servito per piedistallo al simulacro di questo Idolo, nel quale si legge BONO EVENTO, che in questo modo al loco ritiene quasi l’ antico nome, havendo mutato di “Bono Evento” in “Buon Albergo”, coè di bon evento di bon ospizio."

      Stando a questa supposizione la località sanmartinese avrebbe potuto essere conosciuta come“Bono Evento”. Infatti se si accetta la tesi del Moscardo che il tempio pagano esisteva in San Martino Buon Albergo, i molti fedeli Veronesi e delle località abitate esistenti allora nel territorio della provincia di Verona non potrebbero avere battezzato con il nome dell’ idolo il paese? Il fatto poi che la vicinissima Verona sia la città più romana d’Italia dopo Roma e che San Martino Buon Albergo fosse in tale epoca il punto d’ incrocio con l’ antica strada che passa per Belfiore, dovrebbe convincere sulla possibilissima ipotesi dell’ esistenza di questo tempio e quindi del primo nome. Prima di inoltrarci nella indagine storica dobbiamo dire che il paese non ha una sua storia indipendente, in quanto la sua nascita e le sue vicissitudini sono strettamente legate alla storia della vicina Verona, situato come è nella grande strada che ancora oggi porta a Venezia, Padova e Vicenza: la romana via Postumia.

      Il fatto accertato che Verona è senza dubbio più antica della stessa Roma, può lasciar credere che la zona del sanmartinese come gran parte dell’ alto Veronese fosse abitata all’ inizio del II° millennio avanti Cristo. Verso la fine dell’ VIII° e all’ inizio del VII° secolo avanti Cristo penetrarono nell’ attuale Venezia Euganea, provenienti da un’ imprecisata regione dell’ Europa orientale, i Veneti, i quali trovarono insediati elementi preindoeuropei che la tradizione chiamò Euganei, ma di stirpe affine a quella dei Liguri. I Veneti in parte spostarono verso Ovest gli Euganei ed in parte li assorbirono fondendosi con loro. Ma Plinio ricorda pure che Verona era dei Reti e degli Euganei, popolo il primo che abitava in età storica le vallate orientali delle Alpi, quali discendenti diretti degli Etruschi o che comunque avevano con questi una reale affinità linguistica, cui corrispondevano intime ed attive relazioni, che furono interrotte dalle invasioni Galliche del IV° secolo avanti Cristo.
      Infatti, verso la metà del primo millennio, genti galliche, importatrici della civiltà di La-tène, penetrarono da Ovest e da Nord nell’ Italia settentrionale e Livio, in un suo passo, ci ricorda che verso il 390 a.C. la popolazione gallica dei Ceno Mani si spinse fino a Brescia e Verona prendendone possesso. Come in tante regioni d’Europa, così nel Veneto e nel Trentino, gli aspetti culturali gallici, sono attestati dalla tipologia di numerosi rinvenimenti risalenti a quell’ epoca. I Veronesi con i Cenomani ed i Veneti furono tra le popolazioni che ostacolarono e bloccarono ad oriente le forze di Annibale allorché questi irruppe in Italia; ed in seguito alla vittoria riportata sui Boi tutta la pianura centro orientale si aprì senza più alcun ostacolo ai Romani i quali iniziarono subito un’ intensa, continua opera di romanizzazione. Il periodo Augusteo e quello Claudio segnarono l’ età d’ oro di Verona: avvenne soltanto dopo secoli, nel 312 d.C., il più grave fatto d’ armi in cui in età romana Verona fu coinvolta cioè durante la mortale lotta che Costantino e Massenzio combatterono per la supremazia del potere. La battaglia di Verona fu decisiva per la vittoria finale di Costantino se la città assediata che figura in un rilievo dell’ arco a lui dedicato in Roma è appunto Verona. Nel 452 Attila, passate le Alpi Giulie scendeva in Italia, radeva al suolo Aquileia, espugnava Concordia, Altino, Padova, Vicenza, Verona e proseguiva per la Lombardia: sarà fermato da Leone I° a Peschiera, l’ antichissima Arilica. Passò quindi anche attraverso il nostro paese.

      Nel 489 Teodorico batterà Odoacre prima sull’ Isonzo e poi alle porte di Verona, nella campagna minore (Madonna della Campagna) tra San Martino Buon Albergo e San Michele. Tale furibonda battaglia che fu fatale per Odoacre si combatté il 30 Settembre. Abbiamo detto che fu dall’ anno 1146 che San Martino Buon Albergo s’ incamminò a diventare “entità territoriale” a se stante, perché fu proprio in quest’ anno che “ i degani” di Lavagno donarono alla Chiesetta del paese, soggetta all’ Abbazia di San Zeno, alcuni terreni e le confermarono il diritto di poter usare dell’ autorità e dell’ amministrazione come molte altre consorterie già esistenti, le quali sono poi diventate vere e proprie comunità. La generosità dei Degani di Lavagno e la felice posizione del territorio, ricco di strade e di acque che gli dona il fiume Fibbio, favorirono il paese che andò ben presto sviluppandosi nell’ agricoltura, soprattutto nel campo dell’ industria e quindi di conseguenza in popolazione. Nei secoli XIII°, XIV° e XV°, oltre a furoreggiare nell’ agricoltura si trova che le acque del fiume Fibbio permettono di dar vita ad audaci molini dalle caratteristiche grandi ruote, ad alcune gualchiere per la lavorazione della lana e ad alcune cartiere, tanto importanti quest’ ultime da far chiamare il paese San Martino delle Cartiere. Oltre a queste attività San Martino Buon Albergo può vantare anche il merito di aver avuto tra il 1250 e il 1350 nel suo territorio una consistente Ferriera, molto rinomata per la merce che produceva e per il numero degli operai che occupava, la quale molto probabilmente ha dato il nome alla frazione di Ferrazze.

      Dopo un periodo florido che per quei tempi rappresentava un primato che senz’ altro andava oltre i confini italiani, San Martino Buon Albergo essendo, come abbiamo visto, geograficamente posto in un punto cruciale del traffico di allora e legato agli interessi politici e storici della città di Verona, negli anni che seguirono subì forti e disastrosi danni da perdere in poco tempo il suo splendore raggiunto in campo industriale.

      Verona, nei suoi lunghissimi anni di vita, come è noto, è stata presa di mira, attaccata e assediata dai più forti principi ed eserciti di tutti i tempi; in varie epoche San Martino Buon Albergo, ma specialmente dal 1300 in poi, è stato di frequente luogo di accampamenti di truppe, rifugio di eserciti che inutilmente attaccavano Verona, punto di scontro tra contendenti e per di più meta preferita dagli uni e dagli altri per i rifornimenti che non avvenivano certo a pagamento o in maniera razionale. Così cominciò la distruzione delle industrie sanmartinesi.

      Il Guicciardini e il Macchiavelli, ricordano ad esempio, alcuni episodi verificatisi nell’ anno 1509 a San Martino Buon Albergo. Sono di scena da una parte l’ Imperatore Massimiliano d’ Austria, il Re di Francia, il Papa ed altri che tengono Verona sotto il loro Domino, dall’ altra l’ esercito Veneziano che accampato a San Martino Buon Albergo ed in altre località e con l’ appoggio di molti Veronesi tiene in stato d’ assedio la città. Lo scontro avvenne ai primi di Ottobre: sono i Veneziani con l’ aiuto dei Veronesi insofferenti ai soprusi ed alle angherie degli alleati padroni di Verona, che attaccano per primi. Il nobile Benedetto Pellegrini, Conte di Campalto, apre loro la porta San Giorgio ed entrano in città. Il tentativo dei Veneziani però viene ben presto stroncato dalla reazione dei soldati tedeschi e i liberatori dopo lunga battaglia vengono costretti a ritirarsi nell’ alloggiamento sanmartinese.

      Un’ altro episodio di quei giorni è il seguente: Carlo Baglione, il Visconte Sagramoso e Federico di Bozzolo escono dalle mura di Verona con molta truppa, come spesso facevano, per rifornirsi di viveri; a San Martino Buon Albergo, sembra in località tra il Drago e la Valloara, vengono fermati dai Veneziani e tra i due avversari avviene una dura battaglia con molte perdite umane da tutte e due le parti. Ma la meglio l’hanno i Veneziani che fanno prigionieri Carlo Baglione e il Visconte Sagramoso e stanno per distruggere completamente la scorta alleata se nel frattempo non fossero accorsi un grande numero di cavalieri francesi a dar loro manforte e a proteggerli nella ritirata. I frequenti accampamenti di truppe, i forzati rifornimenti cui venne sottoposto il paese e le guerriglie che si verificarono di sovente, fecero perdere nel tempo le migliori attività industriali del luogo. La fine totale, però, si registrò molto più tardi e cioè nel 1796 quando il generale Augerau si portò in San Martino Buon Albergo per attaccare l’ avanguardia dell’ Alwinzy comandata dal generale Hohenzollern che vi alloggiava e con il successivo arrivo del generale Bonaparte che concluse la battaglia in maniera favorevole ai Francesi nell’ epica e famosa lotta di Arcole.

      Per cui le già famose cartiere, le gualchiere, la ferriera e le minori attività artigianali sanmartinesi, per le devastazioni subite e le rappresaglie cui furono sottoposte, non poterono più venire ricostruite e per molti anni San Martino Buon Albergo visse una vita modesta senza avere la forza di reagire con nuove iniziative degne del suo passato. Sarà molto più tardi che si sveglierà dal suo letargo e assurgerà ai nuovi e fortunosi successi industriali dei giorni nostri.

      Se fu l’anno 1146 che San Martino Buon Albergo uscì per cosi dire dall’ anonimo ed incamminarsi a diventare un importante comune, il 1927 fu l’ inizio che diede al paese l’ attuale espansione territoriale raggiunta in virtù del decreto del 15 Dicembre 1927 in base al quale tutto il territorio del già Comune di Marcellise e una parte di quello dei disciolti Comuni di Montorio e di San Michele Extra vennero aggregati a San martino Buon Albergo. Da allora San Martino Buon Albergo conta come sue frazioni: Marcellise, Mambrotta e Ferrazze con una estensione di 3486 ettari. Al 1° Gennaio 1927 aveva 4115 abitanti, al 31 Agosto 1961 i suoi abitanti erano 7736 (attualmente all’ ultimo censimento del gli abitanti sono 13500). La popolazione unita sotto il simbolo di San Martino si incamminò subito a migliorare il suo presente ed ad affrontare il futuro con spirito unitario e fruttuoso per il miglior bene dei suoi componenti e a beneficio anche di cittadini dei Comuni limitrofi. Il già noto artigianato e commercio ebbero negli ultimi decenni una spinta vigorosa e alcuni prodotti costruiti in loco varcarono e varcano tutt’ oggi non solo le frontiere della provincia di Verona, ma quella d’Italia. Così dicasi per l’ agricoltura, il cui nucleo maggiore rimane sempre Mambrotta, ma i raccolti di Marcellise, come le ciliegie e il vino, si sono imposti in ogni mercato portando alto il nome di San Martino Buon Albergo.

      In quegli anni l’ importanza del locale artigianato ha assunto proporzioni rilevanti, tanto che molte industrie a carattere nazionale si sono servite delle botteghe sanmartinesi per la costruzione dei loro prodotti che poi hanno fatto il giro del mondo. Tale importanza dell’ artigianato è stata raggiunta soprattutto per una innata inclinazione della gente del luogo per il lavoro indipendente e di precisione. Erano anni in cui l’ attività artigianale subiva una progressiva trasformazione di mezzi e di attrezzature, per cui non vi è stato un periodo di stasi per l’ adeguamento delle nuove esigenze moderne della tecnica e della lavorazione. All’ innovazione delle macchine i nostri artigiani aggiungevano anche il razionale rinnovamento degli ambienti di lavoro, rendendoli moderni e salutari sotto tutti i punti di vista. Alcuni anzi costruendo ex novo i fabbricati ampliandoli in ogni settore di attività e facendoli assomigliare sempre più a piccoli stabilimenti industriali che a botteghe vere e proprie. Per quanto riguarda gli altri settori delle altre attività, una rinnovazione in senso moderno si è verificata un po’ dovunque.
       
       
       




                                                        Lo Stemma del Comune
       

      Il gonfalone del Comune di San Martino B.A. è rappresentato da un guerriero a cavallo, armato di corazza e lancia nell’atto di affrontare una battaglia. Un atteggiamento tipico, ritratto in famose tele, di quel guerriero che poi diventerà Santo e precisamente San Martino Vescovo di Tours. La scelta dello stemma con questa effigie è delle più indovinate perché simboleggia il Comune in forma appropriata. Infatti il cavallo e relativo cavaliere richiamano alla mente le antiche origini del paese, quando era località di passaggio per gli scalpitanti cavalli e sosta ombrosa e ristoratrice. Da qui anche l’aggettivo " Buon Albergo ".
       

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