il CENACOLO, l'opera più discussa
il "CENACOLO" è stato dipinto da Leonardo nel refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano, nel 1495, per commissione di Ludovico il Moro.
L'opera ha sempre suscitato ammirazione e desiderio di re ed imperatori (da Luigi XII e Francesco I, fino a Napoleone) oltre che di artisti che ne hanno compreso il significato rivoluzionario (da Rubens a Rembrant).
le caratteristiche:
L'affresco originale occupava tutta la parete di fondo del refettorio, oggi rimane solamente il rettangolo centrale che raffigura l'ultima cena; la scena continuava in alto tra gli archi e nella parete inferiore dov'era simulato il pavimento.
Chi entrava nel refettorio si trovava in uno spazio che proseguiva nell'ambiente artificiale creato da Leonardo attraverso una soluzione prospettica geniale; due le fonti di luce: una naturale dalla finestra di sinistra del refettorio, l'altra artificiale, proveniente dalle finestre dipinte dietro ai personaggi.
In tal modo l'osservatore veniva coinvolto nell'evento.
La costruzione geometrica consente a Leonardo di suddividere la scena in quattro quarti e di inserire all'interno di ciascuno di essi gli apostoli in gruppetti di tre; al centro, all'interno di uno spazio triangolare, la figura di Cristo, espressione della Trinità divina, che annuncia il
tradimento.
La scena si presenta drammatica per il diverso atteggiarsi degli apostoli intorno alla tavola, per i loro gesti, per le espressioni e per il dialogo che anima i personaggi (numerosi i disegni di Leonardo che testimoniano il suo attento indagare sull'animo umano).
Leonardo volle sperimentare una nuova tecnica lavorando su di un muro come se questo fosse una grande tavola, usando un miscuglio di colori a tempera e ad olio che gli permettessero continui ritocchi per realizzare sfumature e chiaroscuro; tale scelta si rivelò ben presto vulnerabile all'umidità e alle ingiurie del tempo.
la storia:
Già nel 1498 l'opera cominciò ad avere i primi problemi per la scarsa tenuta del colore.
Nel periodo dell'occupazione francese, il refettorio venne utilizzato come stalla e poi gli stessi frati pensarono bene di aprire una porta nel muro, sfondando anche i pidi del Cristo.
Secolo dopo secolo, gli interventi per salvare l'opera sono stati numerosi; sono stati eseguiti ritocchi, ripuliture e stesure di olii per rendere i colori più brillanti, col risultato di ottenere invece un impiastro di grasso e polvere, alterando la qualità pittorica.
Nel 1943, si salvò da un bombardamento americano che distrusse tutto il refettorio ad esclusione della parete affrescata.
Dal 1978 il restauro definitivo viene affidato ad un'equipe di scienziati, chimici, storici dell'arte e tecnici, supportati da attrezzature finissime, guidati da Pinin Brambilla. I finanziamenti furono garantiti dalla Società, che investì circa 7 miliardi per recuperare l'opera del "maestro".
il restauro:
Il restauro di Pinin Brambilla è stato particolarmente complesso ed ha messo in luce dettagli e colori rimasti nascosti per secoli sotto la sporcizia e gli interventi dei secoli scorsi; per esempio, è ora visibile l'azzurro della manica destra di Filippo, uguale a quello che si tesseva all'epoca in Toscana e a Perugia.
I restauri sonoterminati nel maggio 1998, dopo lavori durati quasi 20 anni.
le critiche:
- Per il consulente del Louvre Jacques
Franck, grande esperto dei lavori dell'artista, "il 90% è scomparso"
e il risultato del restauro può considerarsi solamente un'opera del XX secolo.
- Secondo il noto critico d'arte Waldemar Januszczak, solo il 20% di
quanto rimane è opera di Leonardo.
- Michael Daley, direttore della rivista Art Watch UK, il
restauro ha distrutto il filo storico del dipinto e le conseguenze sono definite
catastrofiche.
Molte attenuanti sono comunque riconosciute a Pinin Brambilla che ha dovuto lavorare su una realtà ormai compromessa per le incurie subite in tanti secoli e dalla fragilità dello strato di gesso scelto da Leonardo come fondo, difficilmente avrebbe potuto resistere nel tempo.