Gli Stati Regionali

Durante il Medioevo in Italia non si formò una grande monarchia nazionale unitaria, come avvenne invece in Francia, in Spagna, in Inghilterra e in altre regioni d'Europa. I motivi sono molti, ma quello principale è che la nostra penisola era stata per secoli oggetto di contesa tra il papato e l'impero.
In questa situazione comuni e signorie avevano sviluppato un forte senso di indipendenza con rivalità, intrighi, alleanze, guerre e conquiste tra le varie città italiane.

Quando l'Italia del Quattrocento si riprese dalla grande crisi del secolo precedente, anche la sua organizzazione politica era cambiata.
Grazie a una politica che alternava le alleanze alle minacce e alle guerre locali, il potere si era concentrato nelle mani di pochi. Molte città avevano perso la loro indipendenza. Altre avevano allargato i propri domini.

In luogo delle numerose città-stato dell'epoca comunale si erano formati pochi grandi Stati Regionali che avevano tra loro rapporti di diffidenza e di guerra.

All'epoca della "pace di Lodi" conclusa nel 1454 tra Francesco Sforza e la Repubblica di Venezia, il territorio italiano era così suddiviso:

Nonostante le forme politiche diverse, gli Stati regionali italiani del Quattrocento si assomigliano tutti per una caratteristica comune: la tendenza a concentrare nelle mani di una sola famiglia (o di pochissime famiglie) il potere politico.

I PRINCIPATI

Le formazioni politiche più caratteristiche di questa epoca furono i principati.

Nel Trecento molti comuni si erano trasformati in signorie per superare le contese interne alle città.
Alcuni Signori, chiamati a governare una città, ebbero particolare successo; fecero guerre e conquiste, allargarono il loro dominio e il loro potere divenne col tempo ereditario; altri ottennero dal papa o dall'imperatore un titolo nobiliare in cambio di forti somme di denaro, così. la signoria si trasformò in principato.

I Signori divenuti Principi furono i sovrani assoluti dei principati e la loro familia gestì il potere con l'appoggio delle grandi casate borghesi.

All'inizio del XV secolo Venezia cominciò ad espandersi sulla terraferma spinta dal desiderio di assicurarsi il controllo delle vie commerciali verso l'Europa continentale. La Repubblica di Venezia si inserì così nelle lotte tra Signori e Principi, riuscendo in breve tempo, ad estendere il suo dominio dalle Alpi Giulie all'Adda.

Il dominio di Milano si estese non solo sulla Lombardia, ma su parte del Veneto e del Piemonte, giungendo a controllare anche il porto di Genova.
I
Visconti, abili artefici di questa espansione, comprarono dall'imperatore il titolo ducale e accrebbero la potenza del loro ducato; in questo periodo affluirono a Milano numerosi artisti e letterati.
Verso la metà del Quattrocento, dopo un'aspra contesa gli
Sforza divennero i Signori di Milano.

Firenze non divenne inizialmente un principato (lo sarebbe diventata un secolo più avanti come Gran Ducato di Toscana), ma di fatto, a partire dal 1434 con Cosimo il Vecchio, vi si stabilì la signoria dei Medici, una famiglia di banchieri che seppe fare della città il più splendido centro culturale dell'epoca.
Il più famoso esponente della famiglia, Lorenzo, fu signore della città dal 1469 al 1492 e venne soprannominato "il Magnifico".

LO STATO DELLA CHIESA

stemmaPer buona parte del '300 lo Stato Pontificio fu in preda all'anarchia. La lontananza dei papi (Avignone) e l'assenza di un vero governo centrale provocarono il sorgere di numerosi liberi comuni e di piccole signorie. L'opera di riordinamento dello Stato iniziò dopo la metà del secolo.

Accordandosi con le esigenze del tempo, anche i papi divennro dei sovrani assoluti e, a partire da XV secolo, riuscirono a fare di Roma e della propria corte, uno dei più brillanti centri artistici e culturali d'Europa.

GLI ARAGONESI a NAPOLI

Soltanto nell'Italia meridionale il potere politico centrale era ancora minacciato dal prevalere dei baroni feudali.
Nel 1442 Alfonso d'Aragona, detto il "magnanimo", cacciò gli Angioini da Napoli riunendo in un unico regno Napoli, la Sicilia e la Sardegna.
La dinastia aragonese non riuscì però a mettere solide radici in Italia; i nuovi sovrani, costretti a cedere alle pretese dei grandi baroni, perdettero progressivamente la loro autorità.

Nel 1494 il Regno di Napoli fu occupato dal re francese Carlo VIII aprendo così la contesa con gli spagnoli; questi ultimi ebbero la supremazia verso l'inizio del XVI secolo.

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