In Francia e in Spagna lautorità del re si rafforzò
fino a diventare, nel corso del seicento, assoluta.
Luigi XI (1461-83)
riuscì a consolidare l'unità territoriale della Francia, continuata da Luigi XII
con la conquista del Ducato di Milano (1499) e il lungo conflitto tra CarloV e Francesco I per i possessi
italiani e delle Fiandre (1520 59).
Il dominio spagnolo invece si raffozava con la conquista del Regno di Napoli (1504), l'offensiva contro i
mussulmani nell'Africa settentrionale (1509 1511) e lannessione della Navarra spagnola (1512).
lItalia sotto il dominio spagnolo
loffensiva della FranciaCarlo V (1516-1556), erede della corona di Spagna e degli Asburgo, riuscì a riunire i regni di Castiglia e di Aragona (quindi la Spagna, con i suoi domini in America), con i ducati dAustria e di Borgogna.
Con Carlo imperatore di Germania (1519) e il fratello Ferdinando re di Boemia e di Ungheria, gli Asburgo sembrarono riunire lintera Europa sotto il potere imperiale, per questo i principi e i sovrani dEuropa temevano di perdere la propria autonomia.
CarloV affrontò così numerose guerre contro il re di Francia Francesco I e le vinse, sottraendogli i domini in Italia dove s'innestò il predominio spagnolo.
La Spagna era diventata padrona di circa metà della penisola italiana.
Riproponendo anche in Italia un sistema di potere che garantiva i privilegi della nobiltà e del clero, gli spagnoli si appoggiarono all'aristocrazia del denaro e sulla chiesa, attuando un rapace sfruttamento economico, per finanziare le innumerevoli guerre in cui erano coinvolti.
Conseguenza inevitabile di quello che gli storici hanno definito il "malgoverno spagnolo" fu quindi lo sviluppo del latifondo, l'ampliamento dei beni ecclesiastici, una pessima amministrazione oltre ad un fiscalismo esoso che pesava sui ceti popolari e sui settori industriosi della società, aggravandone la crisi.
Ancor più strettamente dipendenti dalla Spagna erano Napoli, la Sicilia e la Sardegna.
Alla Spagna facevano infine riferimento numerosi staterelli minori, tra di essi: quello dei Farnese (duchi di Parma, Castro e Roncilione), quello dei Gonzaga (elevati a duchi di Mantova e marchesi del Monferrato), la repubblica oligarchica di Lucca e l'antica repubblica di Genova.
L'operazione militare iniziò nel settembre del 1494 con un esercito di 30.000 uomini.
Il passaggio per la Savoia, il ducato di Milano, Firenze e lo Stato Pontificio non comportò per l'esercito francese alcuna difficoltà, rendendo evidente l'estrema fragilità del sistema difensivo italiano.
Per reazione, Milano, Venezia e lo Stato Pontificio, formarono una coalizione anti-francese sostenuta dagli Asburgo e dalla Spagna.
Luigi XII prese Napoli ed il ducato di Milano.
La conquista del territorio Milanese fu compiuta tra il 1499 e il 1500, poi, al fine di evitare che la diffidenza Spagnola si sommasse con la avversione degli Asburgo, Luigi XII associò all'operazione la corona Spagnola, concordando la spartizione del regno di Napoli con un trattato segreto (1500).
Secondo quest'intesa Campania e Abruzzo sarebbero andati alla Francia, Puglia, Calabria e Sicilia alla Spagna, e su queste basi, l'occupazione da parte dei due eserciti divenuti alleati, non poté che essere agevole e rapidissima.
Francia contro Spagna
Tra lotte e battaglie, lo scontro tra Francesi e Spagnoli si protrasse fino al 1504 con la definitiva cacciata dei primi dall'Italia meridionale, mentre la Spagna s'insediava stabilmente in questo territorio su cui manterrà la sovranità per alcuni secoli.
Dopo il 1504, con la Francia attestata nel ducato di Milano e la Spagna nel regno di Napoli e in Sicilia, non è più possibile parlare d'autonomia politica italiana.
Inizialmente limitato tra questi due contendenti, lo scontro finì per coinvolgere nel giro di pochi anni tutti quegli stati che avevano dovuto subire l'espansionismo di Venezia. Si costituì così una lega anti-veneta (lega di Cambrai, 1508) a cui aderirono, oltre alla maggior parte degli staterelli italiani (ducato di Ferrara, stato pontificio, marchesato di Mantova), tutte e tre le grandi potenze.
Attaccata da più parti, la Repubblica subì nel 1509 una sconfitta gravissima ad Agnadello, salvandosi dalla completa disfatta per la spontanea resistenza popolare contro gli eserciti invasori e per la sua espertissima diplomazia che riuscì a dividere il fronte avversario e a stipulare la pace.
Il trattato di Cateau-Cambrésis (1559) chiude le lotte tra francesi e spagnoli, consacrando definitivamente il predominio spagnolo in Italia, con indipendenti: lo stato Pontificio, il Ducato di Savoia, Venezia e il Gran Ducato di Toscana.
La dominazione spagnola (1559 1713) coincise con un periodo di profonda decadenza delle arti, con una grave depressione economica, con un rigido conformismo morale e religioso.
(Lara Adometti, Andrea Quintarelli, Elisabeth Zantedeschi - 3A.97/98)