la società del tempo

la corte

Nella seconda metà del '400, nel periodo delle Signorie, si verificò una larga disponibilità di denaro e il piacere di spenderlo in opere d'arte, finanziamento di studiosi e artisti, in feste e banchetti sontuosi generosamente offerti dal Signore.
La corte di un Signore del tardo '400 era una specie di bottega delle meraviglie.
Insieme ai soldati, ai servitori, ai cuochi, agli artigiani e ai funzionari di ogni genere s'incontravano banchieri e ambasciatori forestieri, capi d'esercito e rappresentanti delle corporazioni d'Arti e Mestieri, artisti del calibro di Michelangelo o di Leonardo.
Tutti questi personaggi che indossavano abiti preziosamente ricamati, si riunivano nei saloni del Signore dove venivano imbandite sontuose tavolate.
A questi banchetti intervenivano col compito di divertire i convitati con le loro battute e i loro scherzi, dei nani-buffoni, personaggi molto diffusi nelle corti dei Signori dell'epoca.

le abitudini

Nel periodo rinascimentale tutte le cose della vita erano di una pubblicità sfarzosa e crudele.
Ogni classe sociale, ogni professione, ogni ceto si riconosceva dall'abito. I grandi signori non si muovevano mai senza sfoggiare armi e livree, che incutevano rispetto e suscitavano invidia. L'amministrazione della giustizia, la vendita delle mercanzie, le nozze e i funerali, tutto si annunciava con grida, cortei, lamenti, musica......
La moda diveniva sempre più sfarzosa.

la campagna

Il villaggio di campagna, raccolto intorno alla chiesa col piccolo cimitero e sormontato dai resti dell'antico maniero feudale, era l'ambiente che più frequentemente si incontrava viaggiando per l'Europa.
A dispetto delle grandi trasformazioni introdotte dai mercanti e dalle attività artigiano-industriale, il continente continuava ad essere sostanzialmente agricolo e povero.
La case dei coltivatori e degli allevatori erano poco più di capanne di legno, o di argilla mescolata a paglie, o di rozzi mattoni impilati con una tecnica ancora meno raffinata di quella dei romani. I tetti erano coperti di tegole di terra cotta al Sud, di lastre d'ardesia o addirittura di zolle erbose, man mano che ci si spingeva sempre più verso Settentrione.
I locali interni, raccolti intorno a un cortile dove spesso si trovavano anche un pozzo e un forno usati da più famiglie, erano generalmente piccoli, scuri, umidi. Faceva eccezione l'ampia cucina, dove c'era il camino e dove la famiglia trascorreva la maggior parte delle sere di maltempo.

la vita

La vita degli uomini, delle donne, dei bambini si svolgeva infatti soprattutto all'aperto.
Gli artigiani portavano in strada il loro banchetto e gli strumenti di lavoro e lì lavoravano, in mezzo al chiasso dei bambini e alle chiacchiere della gente.
Tutti si conoscevano per nome; talora si odiavano per motivi di interesse o si tiravano burle clamorose, ma generalmente esisteva tra compaesani una solidarietà sconosciuta ai nostri tempi.
Un matrimonio era una festa collettiva; un funerale era un lutto per tutto il paese. Le feste religiose o quelle come il Carnevale, quelle per la fine della mietitura o per la vendemmia coinvolgevano tutti in canti, balli, scherzi.... La gente si ritrovava fianco a fianco anche a tavola, in occasione di feste, ma soprattutto in Chiesa: era abitudine frequentare la Messa e il Vespro alla sera. Di regola il sagrato della chiesa, o il magazzino del mulino ad acqua, o l'unica taverna rappresentavano il luogo di ritrovo comunitario.

il lavoro quotidiano

La giornata lavorativa era fissata dal sorgere al calare del sole; oppure per i contadini, dalla quantità di terra che si poteva arare in una giornata.
In città il ritmo della vita era regolato dal campanile. Si cominciava con i rintocchi che chiamavano alla prima Messa, s'interrompeva per la pausa della colazione a mezzogiorno e si "staccava" quando le campane chiamavano al Vespro, verso le 4-5 del pomeriggio. I rintocchi dell'Angelus o dell'Ave Maria, all'imbrunire, segnalavano alla gente che era l'ora di coricarsi.
A Firenze dapprima, poi anche in altre città, i sabato pomeriggio non si lavorava: ma il salario giornaliero veniva ridotto di un terzo.
Le leggi canoniche imponevano il riposo domenicale: era proibito qualsiasi lavoro che non fosse studio, arte, impegno intellettuale. Le leggi avevano trasformato l'obbligo religioso di santificare le feste in dovere civile: pene in denaro e pene corporali erano stabilite per chi disobbediva. Bisogna dire che questa norma, nata per favorire i lavori, dai lavoratori fu sovente biasimata. Essi erano generalmente pagati a cottimo e con le paghe miserabili che i padroni passavano, una giornata di vacanza poteva voler dire un'estrema povertà.

l'alimentazione

Ogni mattina i contadini partivano dalla campagna verso la città portando latte fresco, formaggio, verdure e carni salate di maiale. La carne suina era la preferita nella cucina medievale, mentre la carne di vitello e di manzo era considerata insipida.
La gente povera consumava solo poca carne di montone, mentre i ricchi mangiavano agnelli e capretti arrosto. La carne ovina era la più economica.
Il pesce era la pietanza favorita nelle località marittime.

le bevande

Il tè, il caffè, la cioccolata e i liquori non esistevano, però conoscevano l'acquavite che veniva chiamata: acqua che brucia, acqua ardente, elisir di lunga vita.
Nell'Europa settentrionale la bevanda più diffusa era la birra, mentre nel bacino mediterraneo si consumava prevalentemente vino insieme al sidro
(derivato dalla fermentazione delle mele) e all'idromele (composto dal miele).
Il vino era considerato indispensabile per una corretta alimentazione e per conservare una buona salute ed era consumato da tutta la popolazione, compatibilmente con le risorse finanziarie. A Firenze in un solo quartiere c'erano 62 taverne e 55 spacci di vino. Le autorità fiorentine stabilirono la somma annua per famiglia di un cogno
(circa 400 litri di vino).

l'abitazione di un maestro falegname

Al piano terreno vi era la bottega-laboratorio che dà sulla via (normalmente in terra battuta).
Le finestre della bottega erano munite di antoni di legno
(aprendosi a "libro" servivano da banco di esposizione),
mentre quelle dei piani superiori avevano i vetri e quelle del laboratorio tela cerata. Annessa al laboratorio vi era anche una piccola fucina (sorta di focolare) per forgiare la parti metalliche dei mobili.
L'abitazione era arredata in maniera semplice con un tavolo, alcune panche, dei letti, cassepanche per la biancheria.
Sul retro vi era un piccolo orto, in cui si trovava la latrina, coltivato per il fabbisogno famigliare.
L'attività dell'artigiano era indicata dall'insegna affissa al muro.

(Anna Laiti, Elisa Pasetto, Andrea Quintarelli, Claudia Tommasi - 3A.98/99)
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