Il grande drammaturgo e narratore italiano nacque ad Agrigento nel
1867.
Si laureò a Bonn nel 1891 con una tesi di fonetica e morfologia, relativa al dialetto
agrigentino.
Dal 1897 al 1922 si dedicò all'insegnamento, occupando prima la cattedra di
stilistica e poi quella di letteratura italiana, presso l'Istituto Superiore di Magistero
di Roma.
I suoi primi interessi furono di natura critica e lirica, passando poi alla narrativa
(forse su suggerimento di L.Capuana). La sua misura narrativa congeniale fu comunque
quella della novella, spesso breve, talvolta ampia.
Al di là del giudizio di chi lo vede come novelliere o come drammaturgo, è straordinaria la ricchezza e la varietà della sua galleria di tipi e di casi umani, in massima parte ambientati o in Sicilia o a Roma, con aperture sul mondo popolare, ma con una prevalenza di quadri del mondo borghese, da cui proveniva e in mezzo al quale viveva dopo il trasferimento nella capitale.
Ormai cinquantenne, si dedicò al teatro, trovandolo congeniale alla sua inesauribile vena dialettica.
Il premio Nobel consacrò nel 1934 una fama ormai diffusa in ogni parte del mondo.
L'influenza esercitata dal teatro pirandelliano è stata grande e durevole, in Europa come
oltre oceano.
Accanto all'opera di drammaturgo va ricordata quella da lui svolta come direttore di
compagnie e inscenatore di spettacoli: le compagnie dirette da Pirandello accolsero con
larghezza e coraggio, anche opere di altri giovani autori italiani degni di essere
valorizzati.
La sua vita si chiuse a Roma nel 1936.
Gino
Braida, Alberto Costalunga, Marco Faettini, Lorenzo Sinisi, Thomas Zantedeschi
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