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 Edoardo Salvatore Luria
premio Nobel per "La Medicina" nel 1969


(Torino 1912 - Lexington (Massachussetts) 1991.
Luria dedicò la vita professionale allo studio dei Batteriofagi, piccoli corpi molecolari.
Passò la giovinezza in compagnia dei più grandi nomi della scienza italiana: Fermi, Levi, Chiarugi, Fano, Rasetti, Rossi, Segré.

Nacque accademicamente come biologo molecolare, laureandosi in medicina presso l'Università di Torino stringendo amicizia con altri scienziati appassionandosi anche alla matematica e alla fisica superiore. L'accostamento a queste discipline deviarono l'iniziale entusiasmo di Luria per la medicina, aprendogli la strada della radiologia, un vero e proprio ponte tra le due sponde scientifiche.
Terminato il servizio di leva nel 1937, all'alba degli anni più cupi dell'Italia, completò la specializzazione radiologica presso il leggendario istituto di fisica di Roma, diretto da Enrico Fermi e iniziò subito a coniugare la sua materia alla medicina, occupandosi di radiobiologia.
Conobbe in questi anni Max Delbrück e le sue idee sulla natura molecolare del gene, iniziando nel 1938 un programma di esperimenti (insieme alla microbiologa Rita Geo) sui batteriofagi.

Le leggi razziali lo costrinsero a concorrere per una borsa di studio presso l'Università di California a Berkeley. Non vinse l'ambito posto, ma non restò comunque in Italia, scegliendo l'università di Parigi per una breve permanenza nell'istituto radiologico.
Nel 1940 anche la capitale francese divenne terreno pericoloso per l'ebreo italiano, cos' fuggì precipitosamente negli Stati Uniti.

Grazie all'amicizia con Fermi, Luria ottenne un incarico presso la Columbia University di New York e la possibilità di continuare i suoi studi parallelamente al collega Delbrück.
Dal 1914 Luria e Delbrück lavorarono indipendentemente e parallelamente al progetto sperimentale presso il laboratorio di Cold Spring Harbor e poi presso la Vanderbilt University tra il 1942 e il 1943, diventando professore di batteriologia e virologia presso l'Università di Bloomington, nell'Indiana.

Utilizzando sempre i suoi amatissimi batteriofagi, applicò al suo campo le enunciazioni di Darwin e scoprì il meccanismo delle mutazioni genetiche rapide. Approntò una brillante serie di esperimenti sulla teoria della mutazione spontanea regolata dal caso che confermò in pieno le sue teorie. Annunciate le sue scoperte all'amico Delbrück lo convinse a elaborare l'analisi matematica adatta a spiegare i rusultati dei suoi esperimenti.
I due elaborarono in pratica non solo una nuova teoria, ma anche una semplice tecnica per la misura quantitativa delle mutazioni e poco dopo Luria fu in grado di dimostrare l'esistenza di mutazioni anche tra i suoi batteriofagi.
In quegli stessi anni si aggiunse ai due amici A.D. Hershey, anche lui impegnato nella ricerca sui batteriofagi e i tre formarono il "Phage Group", un trio destinato ad approdare a numerosi e brillanti risultati scientifici. Le loro ricerche stabilirono una vera e propria rivoluzione negli studi quantitativi della biologia molecolare, e l'impegno di Luria fu premiato con la nomina, nel 1950 a professore di batteriologia presso l'Università dell'Illinois a Champaign-Urbana.

I successi di Luria divennero costanti.
Nel 1951 egli dimostrò la nascita di cloni mutanti nei fagi e nel 1952 si addentrò nel DNA, percorrendo la strada che portava al nucleo vivente di ogni cellula. Nonostante i trionfi e l'adozione della cittadinanza statunitense (nel 1947), Luria entrò per la seconda volta nella sua vita nell'orbita dei sospetti. Erano quelli gli anni del maccartismo e la simpatia di Luria verso le idee socialiste gli procurarono più di un problema.
Per sua fortuna, i risultati conseguiti nel campo scientifico lo preservarono da attacchi più pesanti.
Immune alle tante polemiche, il torinese concentrò in quegli anni la propria vita sull'insegnamento e sull'amministrazione, diventando nel 1956 direttore del dipartimento di microbiologia del Massachussetts Institute of Technology (MIT).
Parallelamente egli proseguì le sue ricerche focalizzadole sulle solicins, proteine estremamente virulente , in grado uccidere i batteri interferendo sulle normali funzioni cellulari.
Nei dieci anni dedicati a questo studio, Luria portò a livelli eccezionali la conoscenza sulle membrane batteriche, ottenendo nel 1964 la nomina a professore di biologia presso il MIT e nel 1969 la massima onoreficenza mondiale: il premio Nobel per la medicina.
Premiato con Delbrück ed Harshey per il lavoro sui batteriofagi, Luria devolse la gran parte della considerevole cifra ai gruppi pacifisti, ricordando al mondo il dramma degli ebrei e delle innumerevoli vittime del genocidio.
Tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Settanta, insieme ai suoi collaboratori concentrò i suoi studi sui meccanismi cancerogeni.
Nominato direttore del centro ricerche sul cancro del MIT, divenne un grande pigmalione di futuri geni della scienza e si dedicò con successo anche alla divulgazione.


Sara Duchi, Anna Godi, Debora Podda
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