LE CANZONI di Massimo Bubola


Lorelai
(testo e musica di M. Bubola)

C'è un amore che parte lontano
sulla nave del Pesce Spada
Lorelai è sopra il molo
confonde lacrime e rugiada.

«Ti porterà un anellino nero
dalle isole del corallo
ti manderà una lettera lunga
dentro una scatola di metallo.

E poi due dollari di vento
crespo e dolce come un agnello
quando sarò più stanco del mare
quando sarò più scuro e più bello

Ti spedirò due paroline
per parlare con le stelle
e poi due labbra al gelsomino
una promessa di filo di perle».

«Mandami solo un veleno azzurro
e un coltello da pirati
se non tornerai domani
se domani è troppo tardi».


Cocis
(testo e musica di M. Bubola)

Sui suoi capelli odore di zizzania
carte da gioco sotto la vestaglia
l'altro uomo è di spalle con un panama di paglia
dice: «La roba è pronta, pepe di Tailandia»

Cocis il grasso dentro il suo Mercedes
sta nella strada col suo tirapiedi
mentre al terzo piano l'affare si conclude
lui pensa a se stesso e alle sue bambole slave.

L'uomo col panama scende giù da basso
con trenta testoni fra la donna e l'asso
Cocis fa un cenno all'amico seduto di lato
poi si asciuga il collo mentre mangia gelato.

... E la città è una tazza
veleno di gelsomino
la neve che accoca segue il suo cammino.

Il sicario segue l'uomo indicatogli poco prima
lo ferma chiede del fuoco con l'altra mano nella fondina
poi alza gli occhi e tira una boccata
poi spara sei colpi sulla camicia immacolata.

In una villa a Gardone Riviera
il sostituto procuratore parla nella scollatura della cameriera
Sissi la ballerina suda gocce di Chanel
Cocis segue la scena si pulisce l'unghia d'avorio poi ordina patè.

... E la città è una tazza
veleno di gelsomino
la neve «l'ero» che acceca segue il suo cammino

Al bar Mocambo il giudice istruttore indaga
mentre il suo diretto superiore sta in vacanza sul libro paga
e a Padova e a Trieste qualche ragazzo ha già gli occhi bianchi

... E nella notte umida come una pentecoste
escono dalle tane i piccoli trafficanti.


Billi, Iris & Re Michele
(testo e musica di M. Bubola)

Non lo so dove nasce la nebbia
nè dove parte la pioggia
non so ancora dove muoiono i tram
e questa brutta ferita quanto durerà
So qualche trucco come «le chiavi del regno»
nascoste dentro il tuo camino
e che estrarranno i numeri e io non ci sarò
che devo smettere di sognare, dove non lo so.

Nel retro della sala biliardi
Billi si fa una dose di lillà
copia sul muro un indirizzo sbagliato
nessun telefono nessuna radio che lo salverà
Re Michele scende la sua ultima scala
bagnato nel mattino
e col cane per ciechi cammina giù al metrò
lui ha già smesso di sognare dove non lo so.

Piegato in due da mille giuramenti
piegato i due da un bacio di pietà
Billi è invecchiato di tutte le speranze
nessuna coperta nessuna notizia che lo salverà
Re Michele suona un mandolino rubato
legge la mano in cambio di brioches
Iris pensa ai quartieri alti chiusa nel paltò
e deve smetterla di sognare, dove non lo so.

Billi chiude le ali e attraversa il buio
insonne nel suo sonno di anfetamina
sale alla finestra mentre il sole se ne va
nessun premio di consolazione che lo salverà
Re Michele dorme nella rete sfondata
più volte crocefisso e incoronato
Iris fa promesse d'amore accanto ad un falò
dobbiamo smettere di sognare, dove non lo so.

E cade giù la notte senza colpo ferire
sui misteri e i dolori della città
Iris ritorna solo all'imbrunire
nessun uomo né canzone che la salverà
Re Michele dicono era amico di tutti una specie di dolce indovino
lasciò qualche mezza frase quando si squagliò
smettetela di sognare, dove non lo so.


Maria che ci consola
(testo e musica di M. Bubola)

Parlando e piangendo appese la giacca al muro
poi chiese una birra mettendosi al sicuro
«Questa è una valle di lacrime, acqua che non annega»
poi disse «Ho perso Maria, Maria che mi voleva».

«In piedi alla finestra l'aspettai una estate intera
leggendo la sua foto sotto il soffitto che cadeva
e forse l'ho aspettata troppo e non so più chi sia
ed eravamo chiusi all'Agip motel cercando Maria

E la sua voce era tutto e non mi accorsi che fuori diluviava
e non ricordo cosa stavo guardando mentre lui parlava
poi tirò fuori un anello e disse; «Guarda mi è costato una pazzia!»
Ed eravamo chiusi all'Agip motel cercando Maria.

Cercando Maria guardando Maria
Maria che ci consola Maria che ci perdona
guardando Maria seguendo Maria
Maria che ci consola Maria che ci perdona.

Un giocatore al bar pregava con la testa in giù
mentre il perdente nella toilette ormai non cresce più
e giocò contro un vecchio un «buio», perse soldi
e giovinezza e tuttavia
noi eravamo chiusi all'Agip motel cercando Maria.

Poi il cameriere uscì dal cesso pallido come uno specchio
disse «Hanno fatto fuori quello del tavolo due, quello più piccoletto»
l'ambulanza arrivò di lontano e lontano tornò via
ed eravamo chiusi all'Agip motel cercando Maria

Cercando Maria guardando Maria
Maria che ci consola Maria che ci perdona
cercando Maria seguendo Maria
Maria che ci consola Maria che ci perdona.


Ferida
(testo e musica di M.Bubola)

E allora l'anello brillò
prima che lei mi sorridesse
non una parola ci fu tra noi e il peccato
fra noi e il peccato.

E poi lasciò cadere un geranio
dalle dita di smalto
e il geranio girò per tre volte intorno ai miei piedi
intorno ai miei desideri.

... E l'estate finiva sul suo nome Ferida

e quella fu l'unica volta
che una strizzata di occhi uccise la Luna
e fu anche l'unica volta che capii un segnale
che capii il suo segnale.

E nel suo fagottino d'amore
mi riposai per tre giorni interi
e nel suo letto di piume di sonno e di pianto i miei occhi
divennero più neri
si fecero più neri.

... E l'estate finiva sul suo nome Ferida.

Poi tutto quanto cambiò
nel segno della Vergine in un'alberghetto a Villa Borghese
lei si coprì la testa con un foulard
e disse «Sono infelice, non sono proprio felice».

E io la guardai con meravigliabutton.jpg

chiedendole «Amore, che cosa ho sbagliato?»

Lei rispose «Nessuna morte è uno sbaglio sotto gli occhi del cielo,
per lo sguardo del cielo».

... E l'estate finiva sul suo nome Ferida.