LE CANZONI di Massimo Bubola
Sally
(testo e musica di M. Bubola e F. De Andrè)
Mia madre mi disse non devi giocare
con gli zingari nel bosco
mia madre mi disse non devi giocare
con gli zingari nel bosco
ma il bosco era scuro l'erba già verde
Iì venne Sally con un tamburello
ma il bosco era scuro l'erba già alta
dite a mia madre che non tornerò.
Andai verso il mare senza barche per attraversare
spesi cento lire per un pesciolino d'oro
andai verso il mare senza barche per attraversare
spesi cento lire per un pesciolino cieco.
Gli montai sulla groppa e sparii in un baleno
andate a dire a Sally che non tornerò.
Gli montai sulla groppa e sparii in un momento
dite a mia madre che non tornerò.
Vicino alla città trovai Pilar del mare
con due gocce d'eroina s'addormentava il cuore.
Vicino alle roulottes trovai Pilar dei meli
bocca sporca di mirtilli un coltello in mezzo ai seni.
Mi svegliai sulla quercia l'assassino era fuggito
dite al pesciolino che non tornerò.
Mi guardai nello stagno l'assassino s'era già lavato
dite a mia madre che non tornerò.
Seduto sotto un ponte si annusava il re dei topi sulla strada
le sue bambole bruciavano copertoni
Sdraiato sotto il ponte si adorava il re dei topi
sulla strada le sue bambole adescavano i signori
Mi parlò sulla bocca mi donò un braccialetto
dite alla quercia che non tornerò.
Mi baciò sulla bocca mi propose il suo letto
dite a mia madre che non tornerò.
Mia madre mi disse non devi giocare
con gli zingari nel bosco
ma il bosco era scuro l'erba già verde
Iì venne Sally con un tamburello.
Zirichiltaggia
(testo e musica di M. Bubola e F. De Andrè)
Di chissu che babbu ci ha lacàtu la meddu palti ti sei presa
lu muntiggiu rùiu cu lu sùaru li àcchi lu trau mannu
e m'hai laccatu monti mùccju e zirichèlti.
Ma tu ti sei tentu lu riu e la casa e tuttu chissu che v' era 'ndrentu
li piri butirro e l'oltu cultiato e dapòi di sei mesi che mi
n'era 'ndatu
paria un campusantu bumbaldatu.
Ti ni sei andatu a campà cun li signuri fènditi comandà da muddèri
e li soldi di babbu l'hai spesi tutti in cosi boni, midicini e giornali
che to fiddòlu a cattr'anni aja ja l'ucchjali.
Ma me muddèri campa da si
nora a me fiddòlu cunnosci più di milli paràuli
la tòja è mugnedi di la manzàna a la sera
e li toi fiddòli so brutti di tarra e di lozzu
andràni a cuiuàssi a calche ziràccu.
Candu tu sei paltutu suldatu paignii come unu stèddu
e da li babbi di li toi amanti t'ha salvatu tu fratèddu
si lu curàggiu che t'è filmatu è sempre chiddu
chill'èmu a vidi in piazza ca l'ha più tostu lu murro
e pa lu stantu ponimi la faccia in culo.
Zirichiltaggia (traduzione)
Di quello che papà ci ha lasciato la parte migliore ti sei presa
la collina con il sughero le vacche sorcine e il toro grande
e m'hai lasciato pietre, cisto e lucertole.
Ma tu ti sei tenuto il ruscello e la casa e tutto quello che c'era
dentro e pere butirre e l'orto coltivato e dopo sei mesi che me n'ero andato
sembrava un cimitero bombardato.
Te nei sei andato a vivere coi signori, facendoti comandare da tua moglie
e i soldi di papà li hai spesi tutti in dolciumi, medicine e giornali
che tuo figliolo a quattro anni aveva già gli occhiali.
Ma mia moglie vive da signora e mio figlio conosce più di 1000 parole
la tua munge da mattina a sera e le tue figlie sono sporche di terra
e di letame e andranno a sposarsi a qualche servo pastore.
E tu quando sei partito soldato piangevi come un bambinetto
e dai padri delle tue amanti t'ha salvato tuo fratello
e se il coraggio che ti è rimasto è sempre quello
ce la vedremo in piazza chi ha la testa dura
e nel frattempo mettimi la faccia in culo.
Parlando del naufragio
della London Valour
(testo e musica di M. Bubola e F. De Andrè)
I marinai foglie di coca digeriscono in coperta
il capitano ha un amore al collo venuto apposta dall'Inghilterra
il pasticciere di via Roma sta scendendo le scale
ogni dozzina di gradini trova una mano da pestare
ha una frusta giocattolo sotto l'abito da tè.
E la radio di bordo è una sfera di cristallo
dice che il vento si farà lupo il mare si farà sciacallo
il paralitico tiene in tasca un uccellino blu cobalto
ride con gli occhi al circo Togni quando l'acrobata sbaglia il salto.
E le ancore hanno perduto la scommessa e gli artigli
i marinai uova di gabbiano piovono sugli scogli
il poeta metodista ha spine di rosa nelle zampe
per fare pace con gli applausi per sentirsi più distante
la sua stella si è oscurata da quando ha vinto la gara di sollevamento pesi.
E come uno schiocco di lingua parte il cavo dalla riva
ruba l'amore del capitano attorcigliandole la vita
il macellaio mani di seta si è dato un nome da battaglia
tiene fasciate dentro il frigo nove mascelle antiguerriglia
ha un grembiule antiproiettile tra il Giornale e il gilè.
E il pasticcere e il poeta e il paralitico e la sua coperta
si ritrovarono sul molo con sorrisi da cruciverba
a sorseggiarsi il capitano che si sparava negli occhi
e il pomeriggio a dimenticarlo con le sue pipe e i suoi scacchi
si fiutarono compatti nei sottintesi e nelle azioni
contro ogni sorta di naufragi e di altre rivoluzioni
e il macellaio mani di seta distribuì le munizioni.
Marabel
(testo e musica di M. Bubola)
Cade il sole a piedi nudi sulla strada del coraggio
dietro il mare ha gli occhi d'oro e di corallo
e Rachele ha il ventre scuro al mistero dilatato
nasce un figlio con il naso insanguinato
e io ho visto quasi tutto anche quello che non c'è
ma ogni lacrima è una storia
ogni lacrima è una storia
Marabel
Il sudore e la paura fanno scure le monete
che Isacco sta stringendo tra le dita
spezza rami nella notte e la luna è sull'altare
ha la gola sotto l'ascia di suo padre
quasi tutto ha una ragione e la ragione è quel che à
ma ogni lacrima ha una storia
ogni lacrima è una storia
Marabel.
Dio ha una crepa in mezzo agli occhi e l'orgoglio
sulle stelle manda un angelo da teppista
e il profilo della notte vede un santo e un bambino
che discendono dal monte derubati
nella notte il pianto e il vino hanno un gusto che non c'è
mentrè scende lungo il fiume
mentre cade lungo il fiume
Marabel.
Gabriele è un cigno nero oppio e muco sull'asfalto
e violenta una bambina al primo bacio
sale al cielo senza occhi come il fiume scende al mare
e ora dorme nudo accanto al suo Signore
e verrai da queste parti porta gli occhi insieme
a te puoi vedere nel tramonto
puoi toccare nel tramonto
Marabel
La strada (tre carte)
(testo e musica di M. Bubola)
I giocatori di tre carte tengono il cielo fra le dita collane
e fuochi ad ogni insegna della strada
con le scarpe che minacciano pioggia...
e ho più domande delle tue risposte
forse più risposte delle tue domande
le tasche vuote che fischiano a ogni bar che passo
e filo via sereno e per la prima volta credo a quel che vedo.
La strada è tranquilla
olo un bambino che grida
si sveglia e piange si addormenta e piange ancora
la strada è tranquilla
per i ragazzi che vanno
latte e biscotti nella giacca e dentro il cuore.
... e ti perdono per ogni cane bastonato
e ti perdono per ogni figlio derubato
per chi s'è perso e puoi trovarlo dove vuoi come la vita
che t'ha insegnato a rubare
che t'ha insegnato a crescere e a scappare.
La sera è tranquilla
solo una donna che canta
non c'è castigo per chi si perde nella strada
la strada è per noi
che non abbiamo mai
negato gli occhi alle lacrime e al perdono.