LE CANZONI di Massimo Bubola
Cuori ribelli
(testo e musica di M. Bubola)
Prima voce narrante
— La storia inizia quando, tra le rosse montagne dei Comanche
a poche ore di cavallo dal Rio Grande, vicino al El Paso
in una baracca di lamiera, in cima a una collina,
tra armadilli, serpenti a sonagli e coyotes,
Richard McLaren e la moglie Evelyn, Jonathan Sheidt, Archie Lowe,
Robert Kesterson ed altri sei compagni
fondarono la Repubblica del Texas
e i ribelli dichiararono guerra agli Stati Uniti d’America
— Guarda là come brilla nella tempesta
quella grande stella gialla nel cielo blù
del Grande Texas State!
Ihe, ihe, ihei!
combatteremo contro gli Usa!
Ehi, ihe, ihe, ihei!
«Vittoria o morte» per il Texas State! —
Era il 26 di aprile del ‘97.
Subito la zona venne circondata dal «triplo cordone di sicurezza»
Seconda voce narrante
— Si schierarono in più di trecento. C’erano Troopers con i lunghi fucili,
quelli della Guardia Nazionale con i blindati, i Texas Rangers a cavallo,
gli sceriffi delle contee vicine con i cani da «caccia all’uomo»,
i federali con le loro facce da damerini dell’East Coast,
teste di cuoio, elicotteri da combattimento e artificieri.
E il capitano della polizia Mike Cox, gridò al megafono
— Arrendetevi, in nome della legge! —
— Guarda là come brilla nella tempesta
quella grande stella gialla nel cielo blù
del Grande Texas State!
Ihe, ihe, ihei!
combatteremo contro gli USA!
Ehi, ihe, ihe, ihei!
«Vittoria o morte» per il Texas State! —
(solo)
Seconda voce narrante
— Dopo una settimana di assedio, dopo aver minacciato via Internet
di «immolarsi per la patria texana», alla mattina si arrese Evelyn McLaren,
poi alla sera tutti i ribelli si consegnarono al capitano Cox —
— Guarda là come brilla nella tempesta
quella grande stella gialla nel cielo blù
del Grande Texas State
Ihe, ihe, ihei!
combatteremo contro gli USA!
Ehi, ihe, ihe, ihei!
«Vittoria o morte» per il Texas State! —
Terza voce narrante
— Chi si ricorda di Alamo?
La notte in cui morirono David Crockett e William Barret Travis,
insieme a 200 volontari texani, dopo due settimane d’assedio,
combattendo contro 2000 soldati messicani
comandati dal generale Antonio Lopez de Santa Ana. Era il 24 febbraio del 1836.
Il 21 aprile successivo, sull’onda di quel sacrificio,
il generale Sam Houston a San Jacinto, sconfisse i messicani
e proclamò l’indipendenza del Texas, che entrerà nell’Unione nel 1845.
Lunga vita a Johnny
(testo e musica di M. Bubola)
Lunga vita a Johnny
lunga vita a te
re del plenilunio
delle notti di lamé
Johnny era distratto
distratto dalle donne
una mina vagante
un cavaliere insonne
Lunga vita a Johnny
e alla sua velocità
costante e luminosa
come una ruota al Luna Park
Johnny era un bugiardo
un dolce truffatore
ma quando sorrideva
ti radiografava il cuore
Lunga vita a Johnny
e alla sua libertà
venduta cento volte
pagata un'infinità
Johnny era un ragazzo
che non aveva età
campava col bigliardo
ma viveva per il jazz
Vorrei avere una moneta
per ogni volta che tu mi hai ucciso
Vorrei avere una moneta
per ogni graffio che hai sul viso
Vorrei avere una moneta
per quando tu ritornerai da me
Lunga vita a Johnny
Lunga vita a Johnny
Lunga vita a Johnny
Lunga vita a te
E quella notte che ti braccheranno
i caramba o la malinconia
e quella notte che ti cercheranno
peggio gli amici che la polizia
allora troverai una via
allora forse tornerai da me
Lunga vita a Johnny
Lunga vita a Johnny
Lunga vita a Johnny
Lunga vita a te
Dino Campana
(testo e musica di M. Bubola)
Pochi l’hanno capito, molti l’hanno deriso
quel poeta ragazzo, quanti l’hanno ucciso
quanti critici sciocchi, poeti da salotto
quanti illustri colleghi gli cancellarono il volto
Iero ho sognato Dino Campana
col fantasma di Ofelia nella pallida luna
e si scambiavano gli occhi per capire più il mondo
le lenti delle lacrime, le lenti dell’incendio
lui non voleva la pace e non voleva la guerra
solo gettare quel ponte tra l’infinito e la terra
lui non voleva un amore per ripararsi dal cielo
così discese all’inferno per salvarsi dal gelo
Ieri ho sognato Dino Campana
scendere giù dal Falterona
e cadergli vicino una stella lontana
e coprire di sangue quella nera montagna
E di Dino Campana leggevamo la sorte
nelle luci più scure, nelle più chiare ombre
dal dolore bambino di una madre distante
alla sua breve vita, alla sua lunga morte
lui non voleva la pace e non voleva la guerra
solo gettare quel ponte tra l’infinito e la terra
lui non voleva un amore per ripararsi dal cielo
così discese all’inferno per salvarsi dal gelo
Lui non vinse mai il Nobel
e neanche un premio qualunque
ma fu un puro poeta dalle segrete,
immense onde
e morì in manicomio, dimenticato dai giorni
che troppi elettroshock gli bruciarono i sogni
Addio & Goodbye
(testo e musica di M. Bubola)
Le alte onde grigie dell’Atlantico
s’infrangono sul molo sul mio vecchio paltò
la mia abitudine di uscire quando piove
la solitudine uccide la ragione
Addio e goodbye
Addio e goodbye
Addio e goodbye goodbye... goodbye...
la fronte sopra il vetro gelato del Motel
il letto sfatto e inquieto sull’alba di Calais
tu stringimi più forte non dire mai il tuo nome
filo spinato e vetri circondano il mio cuore
Addio e goodbye
Addio e goodbye
Addio e goodbye goodbye... goodbye...
. . . . . . . . .
. . . . . . . . .
se mai puoi perdonare, perdona prima te
è tempo di tornare ancora a credere
Addio e goodbye
Addio e goodbye
Addio e goodbye goodbye... goodbye...