LE CANZONI di Massimo Bubola
Sesto San Giovanni
(testo di M. Bubola e M. Severini,
musica di M. Bubola e S. Severini)
Primo turno lunedì sei di mattina
Sesto San Giovanni
Billy Bragg che canta nella nebbia
consola i tuoi trent'anni
lontani son le torri di Milano
le sue luci cieche
in fila in tangenziale le promesse
si sentono tradite.
La sirena che chiama otto ore
così è da una vita
timbri un altro giomo tiri avanti
senza via d'uscita
i dialetti soffocati
nel regno del rumore
al reparto vemiciatura
non passano le ore.
E la nebbia che ci assale
ci confonde giorno e sera
sembra tutta una stagione
invemo e primavera
e la nebbia quando cade
tra le braccia della sera
ci fa sentire come dei fantasmi
sopra una corriera.
È la fabbrica che ruba e ci divora
i nostri anni migliori
lavorare meno almeno
se non puoi starne fuori
i sogni di mio padre contadino
ora alzano le mani
mio fratello in galera da dieci anni
ma tornerà domani.
E la nebbia che ci assale
ci confonde giorno e sera
sembra tutta una stagione
inverno e primavera
e la nebbia quando cade
tra le braccia della sera
ci fa sentire come dei fantasmi
sopra una corriera.
Un sogno di più
(parole e musica di M.Bubola e P.Fabrizi)
In un altro tempo e un'altra vita, ero fuggiasco e disertore
e la mia anima era in piena, ma vuoto era il mio cuore
c'era una jena e c'era un falco ai bordi della strada
e c'era un uomo senza ombra in fondo che aspettava.
È solo un sogno di più
una commedia senza senso
è un libro oscuro, un flusso di volti e luoghi scekerati dal vento
È un sogno in più
un salto, un lungo smarrimento
è una paralisi del cuore
un caleidoscopico spavento
Li avevo visti bene in faccia, questo mi condannava
avevo visto il tuono e il lampo e l'auto che saltava
Cambiai il mio nome, cambiai il mio segno, braccato e senza gloria
avevo un giudice o un sicario sulla mia traiettoria
È solo un sogno di più
o un tipo di presentimento
è un incidente della memoria o un labirintico tormento.
E un sogno in più
che non va a ritmo e non va a tempo
è una caduta in volo, una serie di immagini senza collegamento.
E benvenuta, tu l'Aurora, che accendi tutte le candele
e questa stanza nuvolosa, trasformi in cattedrale
È solo un sogno, è solo un sogno di più
una commedia senza senso
è un libro oscuro, un flusso di volti e luoghi scekerati dal vento.
È un sogno in più
un salto, un lungo smarrimento
è una paralisi del cuore
un caleidoscopico spavento.
È un sogno in più, è solo un sogno, è solo un sogno di più
è solo un sogno, solo un sogno di più.
Doppio lungo addio
(parole di M. Bubola, musica di M.Bubola e P. Fabrizi)
Io disegnavo ali, tu volavi
io costruivo chitarre, tu le suonavi
io mischiavo le carte, tu le giocavi
io annegavo nell'acqua, tu ci camminavi.
Io ero il braccio, tu la mente
io ero lo stagno, tu la corrente
tu andavi verso l'Ovest, io rimanevo all'Est
io ero tu, tu eri me.
Io e te, tu ed io
nella stessa lacrima di Dio
io e te, tu ed io
un doppio sguardo, un doppio lungo addio
un doppio salto, un doppio lungo addio.
Io ero dalla parte di chi ha sempre saputo
tu eri dalla parte di chi non ha mai taciuto
io tentato dal Demonio e tu da Cristo Re
io ero tu, tu eri me.
Tu eri il santo, io l'assassino
io ero il mercante, tu l'indovino
io avevo novant'anni, tu sempre ventitrè
io ero tu, tu eri me.
Io e te, tu ed io
nella stessa pagina di Dio
io e te, tu ed io
un doppio abbraccio, un doppio lungo addio
un doppio salto, un doppio lungo addio.
Ho sognato che stavi sognando di me
Hai sognato che stavo sognando di te
e lo specchio infinito continuava perché
io ero tu, tu eri me
io ero tu, tu eri me.
Io e te, tu ed io
nello stesso specchio in mano di Dio
Io e te, tu ed io
un doppio bacio, un doppio lungo addio
un doppio salto, un doppio lungo addio.
Io e te, tu ed io
nella stessa lacrima di Dio
io e te, tu ed io
un doppio sguardo, un doppio lungo addio
un doppio salto, un doppio lungo addio
un doppio sparo, un doppio lungo addio.
Un uomo ridicolo
(testo di M. Bubola, musica di M. Bubola e P. Fabrizi)
Sei solo un uomo ridicolo
un uomo che non sa immaginarsi un miracolo o una perplessità
vivi di piccoli calcoli e grandi vanità
non hai amici, ma complici della tua infedeltà.
Sei solo un uomo ridicolo
un uomo che non va allo sbaraglio di un attimo, un attimo di verità
sai rifugiarti negli angoli, se sei in difficoltà
difenderti attaccando è la tua specialità
Hai mai amato qualcuno?
Hai mai difeso qualcosa?, qualcosa?.
Sei solo un uomo ridicolo
un uomo senza qualità
che parla troppo per credere a quello che dirà
che dirà
che dirà
a quello che dirà
che dirà.
Alì Zazà
(testo di M. Bubola, musica di M. Bubola e P. Fabrizi)
A tredici anni, a tredici anni, lasciò il lavoro dal barbiere
a tredici anni, a tredici anni, un baby killer di mestiere
portava ordini e sentenze, portava pacchi ed altre essenze
col motorino e il suo “cannone», girava come un ape col suo pungiglione.
A quindici anni, quindici anni, era già il boss del suo quartiere
a quindici anni, a quindici anni, nessuno gliela dava a bere
dai negozianti ai trafficanti, dai travestiti agli ambulanti
prendeva un reddito puntuale, chi non pagava allora si voleva male.
Aveva un nome ed un cognome, ma lo chiamavano Alì Zazà
quaranta erano i suoi compagni, tutta la banda, tutta la banda «Carità».
A diciott'anni, a diciott'anni fece uno sgarro a un pezzo grosso
a diciott'anni, a diciott'anni, fu battezzato con il fuoco
venne attirato in un tranello, un chiarimento al vecchio macello
c'era un garante, ed un ostaggio, non gli bastò solo il suo coraggio
Aveva un nome ed un cognome, ma lo chiamavano Alì Zazà
quaranta erano i suoi compagni, tutta la banda, tutta la banda «Carità».
Dopo tre anni, dopo tre anni, chi scommetteva d'averlo visto
al Casinò di Montecarlo o in un bordello a San Domingo
non c'era il corpo non fu mai trovato, nell'imboscata in quel massacro
ma anche questo, io ve lo giuro, non lo darei mai per sicuro.
Aveva un nome ed un cognome, ma lo chiamavano Alì Zazà
quaranta erano i suoi compagni, tutta la banda, tutta la banda «Carità».