LE CANZONI di Massimo Bubola
Johnny lo zingaro
(testo di M. Bubola e M. Severini, musica di S. Severini)
«Johnny lo zingaro» scarpe di serpente
con quel suo sguardo lontano.
«Virna la bruna» cuore di vetro
sette anelli d'oro scuro per mano.
Li hanno visti danzare alla luna
verso l'alba in quel vecchio Luna Park
là dove il vento piega le spade
dove i cani disegnano le strade.
Venderà cara la pelle, Johnny non si arrenderà
senza tetto, né legge, né stelle
né uomo, né donna, né terra lo catturerà.
Strade di fango, gomme di fuoco
urlano le sirene
presero Johnny e Virna la bruna
c'è chi li vide in catene.
Tutta la notte dentro in questura
con la mascella spezzata
e poi il mattino dritto in pretura
vent'anni come una pisciata.
Venderà cara la pelle, Johnny non si arrenderà
senza tetto, né legge, né stelle
né uomo, né donna, né terra lo catturerà.
Io sono un ladro e ho imparato a rubare
come ho imparato a suonare,
io sono un ladro e ho imparato a rubare
come mio nonno e mio padre.
Io sono un ladro e non un assassino
e dell'inferno ho paura
non è la legge dei gaggi e dei «giusti»
che chiuderà l'avventura.
Venderà cara la pelle, Johnny non si arrenderà
senza tetto, né legge, né stelle
né uomo, né donna, né terra lo catturerà.
Kowalsky
(1992, testo di M. Bubola e M. Severini,
musica di M. Bubola e S. Severini)
Kowalsky crocifisso
alla stazione di Bologna
tra Don Chisciotte e un principe
vestito da Pierrot
c'era Cristo la tigre
con Ninetto maglia a righe
lungo un binario morto
aspettavano Totò.
Allo Zen di Palermo
sulla strada per l'inferno
Caronte col suo taxi
un giorno si fermò
Kowalsky sette vite
disse: «Ancora non capite»
lasciò da sola Alice
con Caronte se ne andò.
E solo un sogno
che non riesco a catturare
è solo un sogno da decifrare
è solo un sogno
che non riesco a ricordare
è solo un sogno
o qualcosa di più?
Sul tetto del Leoncavallo
Kowalsky come un gallo
tirando le sue frecce
chiese a Robin Hood
quante sono le stanze
che fanno la tua terra?
La mia si chiama guerra
non ci tornerò più.
Ai cancelli di Mirafiori
Kowalsky re di cuori
prese picche e quadri
da Lenin e Robespierre
quando il tempo era un ostaggio
puntò il suo miraggio
vinse il primo maggio
e il sindacato non firmò.
Il cielo era di Napoli
le matite di Pazienza
Kowalsky con urgenza
una cometa disegnò
Pulcinella a notte fonda
era sulla Domiziana
inseguito da una madama
quando Fatima arrivò.
Kowalsky e Paolo Rossi
al Ferrante Aporti
erano ai ferri corti
quando Elvis si affacciò
eccovi due chitarre
son fatte di cartone
fecero una canzone
inventando il rock'n'roll.
È solo un sogno
che non riesco a catturare
è solo un sogno da decifrare
è solo un sogno
che non riesco a ricordare
è solo un sogno
o qualcosa di più?
Cambia il vento
(testo di M. Bubola, musica di S. Severini)
Come pioggia che laverà queste strade
come lampo che brillerà sopra il mare
Tieni il tuo spirito più in alto
che i nostri occhi vedano bene
questi anni scuri di cobalto
questi anni lunghi come catene.
Non lo senti che cambia il vento
dai deserti sulle città
questo fuoco che abbiamo dentro
fino al cielo si innalzerà.
Come neve che scenderà sulla guerra
come grano che coprirà questa terra.
Tieni il tuo cuore ancora sveglio
che intorno al campo vanno le jene
le vecchie torri di comando
stanno crollando sullo scacchiere.
Non lo senti che cambia il vento
dai deserti sulle città
questo fuoco che abbiamo dentro
fino al cielo si innalzerà.
Dove scendono le strade
(testo di M. Bubola, musica di S. Severini)
Là dove scendono le strade
dove finisce la città
c'è un bosco di lamiere ed assi
dove ogni sogno è realtà.
Siamo cresciuti come l'erba
ai bordi della ferrovia
mi hai detto «Io sarò una stella»
ma il vento ci ha strappato via.
Rossa è la notte
e il cielo è una ferita
che il tempo non richiuderà
là dove scendono le strade
il nostro cuore si perderà
il nostro cuore si troverà.
Ti han visto andare verso alba
per una strada di Amsterdam
ti ho scritto tanto e così a lungo
ma tu non mi hai risposto più
Là dove scendono le strade
dove finisce la città
c'è una trincea di vetri e sassi
dove ogni sogno è realtà.
Eurialo e Niso
(testo di M. Bubola, musica di S. Severini)
La notte era chiara, la luna un grande lume
Eurialo e Niso uscirono dal campo verso il fiume
e scesero dal monte, lo zaino sulle spalle
dovevan far saltare il ponte a Serravalle.
Eurialo era un fornaio e Niso uno studente
scapparono in montagna all'otto di settembre
i boschi già dormivano, ma un gufo li avvisava
c'era un posto di blocco in fondo a quella strada.
Eurialo fece a Niso asciugandosi la fronte
Ci sono due tedeschi di guardia sopra al ponte.
La neve era caduta e il freddo la induriva
ma avevan scarpe di feltro e nessuno li sentiva.
Le sentinelle erano incantate dalla luna
fu facile sorprenderle tagliandogli la fortuna
una di loro aveva una spilla sul mantello
Eurialo la raccolse e se la mise sul cappello.
La spilla era d'argento, un'aquila imperiale
brillava nella notte più di un'aurora boreale
fu così che li videro i cani e gli aguzzini
che volevan vendicare i camerati uccisi.
Eurialo fu sorpreso in mezzo a una radura
Niso stava nascosto spiando di paura
Eurialo circondarono coprendolo di sputo
a lungo ci giocarono come fa il gatto col topo.
Ma quando vide l'amico legato intorno al ramo
trafitto dai coltelli come un San Sebastiano
Niso dovette uscire che troppo era il furore
quattro ne fece fuori prima di cadere.

E cadde sulla neve ai piedi dell'amico
e cadde anche la luna nel bosco insanguinato
due alberi fiorirono vicino a quel cimitero
i fiori erano rossi sbocciavano ogni inverno.