MASSIMO BUBOLA: L’ARTISTA
Massimo Bubola si può definire la sintesi tra la canzone d’autore italiana
e il rock: atipico in questo panorama, fuori dai carrozzoni roboanti dello show business,
un artigiano di liriche e melodie di primordine.
Finita la stagione del beat dei Sessanta e quella progressive dei primi anni Settanta,
incomincia a farsi sentire la voce dei cantautori,
personalità di primissimo piano che incominciano
a gestire con la voce e una chitarra acustica la scena musicale italiana di quei
tempi.
De André, Guccini sono i primi padri spirituali di questo nuova scena. I loro
riferimenti sono inizialmente alla canzone francese, George Brassens, Jacques Brel
e poi al folk americano, Bob Dylan in modo particolare. Ma siamo ancora lontani dal
fermento rock e alle sue molteplici sonorità.
Qualche anno d’attesa e arrivano Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Edoardo
Bennato, ognuno con una propria idea sulla musica d’autore. Il termine «cantautore»
diventa troppo limitativo.
Appena Massimo Bubola entra sulla scena si capisce che il suo modo di far musica
è in rottura con gli schemi tradizionali di un certo cantautorato. Il suo linguaggio
visionario impregnato di sonorità rock che provengono d’oltremanica ridanno
una ventata di novità. Un anello di raccordo tra il rock e la canzone d’autore.
Infatti lui stesso ama definirsi «singer with a band».
Tutto questo lo percepisce Fabrizio De André, che ha voglia di rinnovare il
suo linguaggio musicale.
La ricerca di Massimo di questa sua connotazione musicale lo porta a scontrarsi con
le differenti visioni delle case discografiche, dei media, dove domina spesso il
modo di apparire più che essere.
La sua costanza nonostante contrarietà e incomprensioni incomincia a trovare
gratificazione oggi fra i nuovi fermenti dei musicisti italiani: non a caso Bubola
ne diventa un punto di riferimento e ispirazione. Soprattutto perché il rock
possiede fraseggi spesso refrattari alla nostra lingua, cosa che Massimo è riuscito
a colmare grazie alla passione per i suoi studi classici, l’approfondimento che hanno
giovato le varie scuole poetiche cui ha partecipato e l’amore mai pago per la lettura.
Rimane fortemente influenzato dalla poetica musicale di Bob Dylan e dal suo stile
«abrasivo» e visionario. Bubola con Francesco De Gregori sono gli unici
due a impossessarsi della poetica di Dylan e della Beat Generation e ritrasmettercela
arricchita dagli insegnamenti di altri maestri di poesia come Boudelaire, Mallarmè,
Verlaine, Rimbaud, Garcia Lorca, T.S. Eliot, Breton, Dostoevskij, William Blake,
da cui lo stesso Dylan aveva attinto.
Disco d’esordio di Massimo Bubola è NASTRO
GIALLO, del 1976, impregnato di atmosfere rock. E' il disco che ascolta
Fabrizio De André, rimanendone fortemente impressionato. Arriva alle tre di
un pomeriggio del 1977 la telefonata di De Andrè che vuole Massimo con lui per
collaborare al suo album Rimini. Tra sorpresa e incredulità Massimo si trasferisce
in Sardegna, nella casa in campagna di Fabrizio. Incomincia una collaborazione musicale
che andrà avanti col tempo. Al tempo Massimo ha poco più di vent’anni.
Per De Andrè incomincia un nuovo capitolo musicale e Massimo sarà il filtro
conciliatore tra la formula classica di stampo francese e la nuova avventura verso
il rock. Il disco Rimini volerà verso le alte classifiche. Bubola ne è
il coautore di testi e musiche. Brani come Rimini, Andrea,
Sally, Avventura a Durango,
rimarranno nel tempo. Massimo diventa il ragazzo prodigio per la critica musicale
d’autore.
Due anni dopo esce MARABEL, quello che potrebbe
essere definito il vero esordio di Bubola, avvalendosi di accompagnamento musicale
di Roberto Puleo e Robert Smith alle chitarre, di Roger Sims al basso e di Alberto
Visentin alle tastiere e pianoforte. Determinante e incisiva la rockeggiante Marabel
come pure forti e elettriche Cocis e Billi,
Iris & Re Michele. La voce ha un’impostazione di gusto dylaniano. Ferida
è di sapore messicano, mentre Lorelai è uno dei primi brani di sapore folk-irlandese.
Nel 1980 esce un 45 giri con Chi ruberà - Bar dei Cuori infranti. Chi ruberà
è una cadenzata ballata semiacustica, con mandolino in evidenza, strumento cui
Massimo ricorrerà spesso fino ai suoi più recenti «viaggi poetico-sonori».
Bar dei cuori infranti è invece una country-ballad accentuata dalla presenza
del pianoforte il cui stile ci riporta a Nicky Hopkins, figura indimenticabile di
session man e collaboratore dei Rolling Stones.
Nel 1981 ritorna in sala d’incisione con De André per incidere il 45 giri Una storia sbagliata, un’amara composizione che
si ispira alla tragica morte dello scrittore poeta regista Pier Paolo Pasolini, che
servirà da sigla alla trasmissione televisiva della Rai «Dietro il Processo».
Eccellente brano che ripropone l’accoppiata De André-Bubola come coppia di autori
e coproduttori a cavallo fra due generazioni. Accompagna i due artisti il gruppo
dei New Trolls (notissimo gruppo genovese dei Sessanta, che accompagnò De André
nella
sua prima tournée del 1974).
Nel 1982 Massimo Bubola ritorna con un nuovo Lp, TRE ROSE, prodotto da Fabrizio De André con supervisore
degli arrangiamenti musicali Oscar Prudente. Collaborano all’incisione di questo
album Claudio Bazzarri, Tony Soranno e Chico Santulli alle chitarre; Mark Harris
alle tastiere e pianoforte; Pierre Michelatti al basso; Lele Melotti al basso; Mauro
Pagani (Premiata Forneria Marconi) al violino; Claudio Pascoli al sax; Fabrizio De
André, Cristiano De André, Dori Ghezzi e Oscar Prudente ai cori.
I tempi stanno cambiando: il punk e la pop dance hanno condizionato e rivoluzionato
il panorama musicale internazionale. Anche gli altri autori italiani si trovano a
disagio in questi mutamenti. Ne risente delle trasformazioni anche questo lavoro
di Massimo, nonostante che il disco riesca a piazzarsi in classifica discografica
nelle prime dieci posizioni.
Decisamente ritmica è Hoa Iò Iò.
Un po’ scontata risulta Calypso, mentre di spiccati
sapori tex-mex è Carmelina. Senza
famiglia si muove su ritmi bluesistici.
Esce nello stesso periodo De André, l’ultimo album di Fabrizio, in cui Massimo
scrive con De André tutti i testi e le musiche dell’album (conosciuto con il
nome de «L’indiano» per la pittura del pellerossa in copertina).
Indimenticabile disco dai sapori rock come pochi sapevano produrre in Italia allora.
Da non dimenticare brani come Fiume Sand Creek, Quello che non ho e Hotel
Supramonte.
Su questi temi si materializza anche il terzo album di Bubola, MASSIMO BUBOLA, di cui è anche produttore assieme
a Willy David. Collaborano all’incisione: Claudio Cattafesta alle chitarre, Francesco
Casale alla batteria, Claudio Golinelli (futuro bassista di Vasco Rossi) al basso,
Fio Zanotti all’hammond e al pianoforte e Alan king al sax. Deciso ritorno al suono
elettrico con Viale del Tramonto. Treno
di Mezzanotte parte con secchi tocchi di batteria avvolti poi nel più corposo
dei rock blues.
Chiari i riferimenti al nuovo suono americano che Massimo ha assimilato da Willie
De Ville, Jim Carroll, Willie Nile, e a un ripescaggio di pure sonorità beat
e rock’n’roll della prima metà degli anni Sessanta. Abbandonato un po’ Dylan
e preso il suo discepolo Bruce Springsteeen come riferimento. Billi,
Billi, pezzo tipicamente rollingstoniano è la versione italiana di Baby
Love Me Like You Did Before di Mink De Ville. Spezzacuori,
brano teso con una chitarra dal suono decisamente distorto ci addentra nel triste
mondo della droga e della sua dipendenza.Vieni alla
finestra è un intenso riadattamento di Vagabond Moon di Willie Nile, autore
stimatissimo da Bruce Springsteen. Tutti i brani sono intrisi di romanticismo e di
storie di solitari e di perdenti.
Esce pure in questo periodo un 45 giri con due brani mai pubblicati, Il cielo non
cadrà e Canzone dolcissima. La prima una lenta ballata in cui la malinconia
è accentuata dalla presenza continua del piano. Sempre pianistica, ma più
veloce e rockeggiante il secondo pezzo.
Bubola dopo la chiusura dell’etichetta di Fabrizio De Andrè, scompare stranamente
dall’ambiente musicale per un po’ di tempo.
Riappare più tardi come autore del brano Rapsodie gitane in un album di Milva
nel 1986, in cui produce quattro brani dell’album.
Collabora pure all’album Cristiano De André di Cristiano De André, scrivendo
due brani: Il cielo non cadrà e Se all’improvviso.