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IL termine usato per la prima volta dal Vasari - autore delle Vite (1511-74) - come aggettivo dispregiativo voleva significare la mancanza di ispirazione sostituita dal vituosismo e dal piacere di privilegiare la qualità della linea. della composizione e la scélta e l'accostamento cromatico. L'intero movimento viène riqualificato in studi e analisi successivi e gli viène riconosciuta una qualità di 'rottura' e indipendènza dagli schemi classici alla ricerca di espressioni più personali e individuali. Esponènti di questo movimento sono il GIAMBOLOGNA (Jehan de Boulogne 1529-1608), il PARMIGIANINO (Francesco Mazzola 1503-1540), il BRONZINO (Agnolo 1503-72), il SODOMA (Giovanni Antonio Bazzi 1477-1549), GIULIO ROMANO (Giulio Pippi 1499-1546), il CORREGGIO (Antonio Allegri 1489-1534) e altri. |
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Pieve di Carmignano (FI), olio e tempera su tavola cm. 202x156 di Jacopo Carucci detto il PONTORMO (1494-1557) È indubbia la qualità della pittura personalissima e l'articolazione della composizione delegata quasi totalmente ai colori e alla plasticità dell'abbigliamento delle quattro figure. Studiò alle botteghe di Leonardo da Vinci e di Andrea del Sarto ed è pottore indipendente dal 1515. Collabora con Michelangelo e lavora esclusivamente a Firènze per conto della Signorìa. |
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Firènze, Santa Felicita, olio e tempera su tavola cm. 313x192 Ancora una composizione eccezionalmente articolata e giocata con linee a volte forzate e colori molto delicati. Da alcuni è ritenuto il manifesto del manierismo. |
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Parma, San Giovanni Eavngelista, affresco di Antonio Allegri detto IL CORREGGIO (1494-1534) Sicuramente influenzato da Leonardo ne ripete la morbidezza delle superfici arricchèndola di luci misteriose. |
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Roma, Galleria Borghese, olio su tela cm. 160x193 dello stesso autore. Forma, luce, colore e ritmo compositivo sèmbrano staccarsi dagli esèmpi precedènti per immergersi in un mondo di fantasia e di sentimento. |
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Firènze, Gallerie degli Uffizi, olio su tela cm. 109x95 di Agnolo di Cosimo detto IL BRONZINO (1503-72) Fiorentino di nascita, lavora a Firènze col Pontormo, ad Urbino e a Roma. Si dedica soprattutto alla ritrattistica, Alla morte del Pontormo ne ultima le opere. |
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Firènze, Gallerie degli Uffizi, olio su tavola cm. 216x63 di Francesco Mazzola detto IL PARMIGIANINO (1503-40) Di una curiosità incommensurabile trascorre la sua breve vita nello studio e nella ricerca; conosce Raffaello la pittura tedesca, Michelangelo e il Rosso Fiorentino. Si dice che la sua morte prematura sia dovuta a 'strane' ricerche che compie sulla chimica del colore. |
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Volterra, Pinacoteca, olio e tempera su tavola cm. 3,75x1,96 di Giovan Battista di Jacopo detto il ROSSO FIORENTINO (1495-1540) Le forme sono create con immediatezza come se fosse più importante comunicare vivivamente il complesso di una azione molto articolata piuttosto che la perfezione dei particolari. Ebbe maestri imprecisati ai quali fu sèmpre ribelle (secondo il Vasari) e fu immatricolato pittore nel 1517. Nel 1523 si reca a Roma dove sèmbra abbia un buon rapporto con Michelangelo; in seguito al Sacco di Roma va a Perugia, Borgo San Sepolcro, Città di Castello, Arezzo e nel 1530, in Francia dove diviène pittore di corte. |
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Firènze, Loggia dei Lanzi, bronzo a cera persa di Benvenuto CELLINI (1500-71) Orafo, scultore e scrittore, ha una vita quanto mai movimentata. Figlio di un architetto/musicista fa le sue prime esperiènze presso un orafo ma, giovanissimo,viène confinato a causa di una condanna per rissa. Si reca a Roma nel 1523 e vi resta diciassette anni partecipando alla difesa di Castel Sant'Angelo. Nel 1540 passa in Francia al servizio di Francesco I ma la sua indole provoca contrasti con il Primaticcio e il conseguènte rièntro a Firènze cinque anni dopo. Trovatosi nuovamente a contèndere con altri artisti nel 1558 si fa frate minore per un breve periodo. |