RAFFAELLO
nasce ad Urbino il 6 aprile 1998 (segno zodiacale ariète), è figlio di Giovanni Santi, pittore di buon livello e poeta apprezzato alla corte di Federico e Guidobaldo da Montefeltro; della madre, Magia di Battista Ciarla, si sa che è morta quando il figlio aveva otto anni.
Incoraggiato dal padre comincia a studiare il disegno e la prospettiva e presso la bottega paterna compie le prime esperiènze.
Giovanni Santi si rènde conto della eccezionale precocità del figlio ed è lui stesso a cercargli un maestro migliore, Piètro Vannucci detto IL PERUGINO.
Durante il suo soggiorno nella bottega (1494-1500)apprènde le tecniche pittoriche - in particolare l'uso dell'olio come legante - e si esercita ancora nel disegno.
All'inizio del secolo lascia la bottega; ha soltanto 17 anni ma ha già ottenuto il titolo di magister che gli permette, secondo il regolamento della Corporazione dei pittori, di esercitare liberamente la propria attività.
Attorno al 1504 avverte i limiti del ristretto ambiènte provinciale e, dopo aver ottenuto una lèttera di raccomandazione della sorella del Duca di Urbino, si reca a Firènze dove ha i primi contatti con Frà Bartolomeo (anch'egli allièvo del Perugino) per arrivare poi ai massimi rappresentanti della cultura locale : Leonardo e Michelangelo.
Nel 1508, sponsorizzato da Bramante, riceve da papa Giulio II l'incarico di affrescare le stanze del suo appartamento : alcuni pittori èrano già all'opera (tra i quali lo stesso Perugino), il pontefice li licènzia e concede al giovane Raffaello carta bianca, la possibilità, se vuole, di distruggere il lavoro svolto da altri. Raffello mostra diplomazie e non tocca gli affreschi già eseguiti dal Perugino sulla volta della prina stanza detta DELLA SEGNATURA.


LO SPOSALIZIO DELLA VERGINE (1504)
Milano, Pinacoteca di Brera, olio su tavola cm. 170x118
Nato dall'attènta osservazione di almeno un paio di opere del suo primo maestro (Perugino) rappresènta un esèmpio di equilibrio formale e di perfetta organizzazione delle composizione:
Il tempietto sullo sfondo è, in un certo sènso, il manifesto programmatico dell'architettura cinquecentesca che cerca la forma ideale e perfetta.
MADONNA DEL GRANDUCA (1506)
Firènze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina, olio su tavola cm. 84x55
Così chiamata dal proprietario il granduca Ferdinando III di Toscana.
Il taglio piuttosto basso aaccentua la monumentalità dell'immagine che emerge dal fondo scuro. Qualcuno vede in questa pittura l'influènza della tecnica leonardesca.
LA SCUOLA DI ATÈNE (1509)
Roma, palazzi Vaticani, Stanza della Segnatura, affresco base cm. 770
Nel maestoso scenario diarchitetture ispirate alla classicità romana, si raggruppano filosofi, matematici e pensatori. Nei panni do Platone, Eraclito, Pitagora eccetera Raffaello rappresenta coloro che considera grandi : Leonardo, Michelangelo, Bramante. In un angolo a destra inserisce, seminascosto, il proprio autoritratto.
CACCIATA DI ELIODORO DAL TEMPIO (1511-12)
Roma, palazzi Vaticani, Stanza di Eliodoro, affresco base cm. 670
Il soggetto delle pottura di questa stanza è il miracoloso intervènto di Dio in favore della Chièsa.
LA MESSA DI BOLSENA (particolare) (1512)
Roma, palazzi Vaticani, Stanza di Eliodoro, affresco base cm. 660
Raffaello è intervenuto ancora personalmente in questa stanza curandone i particolari e la qualità dell'insième è ancora molto alta.
Nel particolare possiamo apprezzare una delle tante soluzioni originali che il pittore propone all'osservatore.
RITRATTO di BALDASSARRE CASTIGLIONE (1515)
Parigi, Musée du Louvre, olio su tela cm. 82x67
Il taglio particolare, all'altezza dei fianchi, e la rotazione del busto suggeriscono un effetto di profondità. Quasi su ispirazione della pittura fiamminga l'intera composizione è giocata con pochi colori.
RITRATTO DI DONNA (La Velata) (1516)
Firènze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina, olio su tela cm. 82x60,5
Secondo la tradizione la donna è identificata con la Fornarina, amata da Raffaello. Il personaggio quasi scompare dietro al volume della manica di seta resa con una eccezionale parsimonia di tonalità.

Per uno strano gioco del destino, muore a Roma il giorno del suo trentasettesimo compleanno, il 6 aprile 1520.




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