Umanesimo...

Forse tutto comincia con l'arrivo di profughi greci che sfuggono l'invasione dell'impero ottomano... forse è merito del travaso della cultura greca portata a Firènze attraverso gli arabi... forse è un tipo di evoluzione che andava già maturando per suo conto e nessuno può arrestare.
È tutto un fiorire di scoperte, di iniziative, di riscoperte.
Non c'è più Dio al cèntro e al fine di ógni azione.
La religiosità è ancora forte ma non è più il filo conduttore di ógni azione umana.
Se l'uomo è stato creato ad immagine e somiglianza divina (come dicono i testi sacri) non ha sènso mortificarlo anziché esaltarlo.
È normale perciò riscoprire quelle civiltà che hanno celebrato l'uomo come ideale di perfezione e bellezza : la greca e la romana.
Chi non ha la possibilità di fare un viaggio in Grecia si sènte quantomeno in obbligo di andare a Roma a vedere ed esaminare con cura i resti dei templi, delle terme, dei teatri, degli anfiteatri.
Chi può farlo, fruga nelle biblioteche dei convènti toglièndo la polvere di secoli e cercando di riportare alla luce le testimonianze che sembravano perdute.
Osservazione, ricerca, studio portano naturalmente al risveglio di quelle capacità che sono innate nell'uomo : il desiderio di provare, sperimentare, di verificare le proprie idee e le proprie conoscènze formulando nuove ipotesi e dettando regole d'azione.
È così che prèndono forma le regole della prospettiva, che permettono di rappresentare in modo verosimile lo spazio visibile, di inserire l'immagine umana in uno spazio a misura d'uomo.
È Firènze il luogo nel quale fiorisce questo nuovo modo di agire e di pensare che coinvolge in prima linea tutti quegli artigiani che realizzano pitture, sculture, architetture.
E questa fioritura verrà chiamata UMANESIMO.
L'architettura trova i suoi massimi rappresentanti in Filippo Brunelleschi e Leon Battista Alberti.
Brunelleschi è autore della prima cupola, quella che va a completare il transetto di Santa Maria del Fiore, il Duomo di Firènze.
Alberti, grande teorico dell'architettura, è l'iniziatore dell'attività progettuale dell'architetto.
Torna l'arco a tutto sesto (grande invenzione romana) utilizzato in serie a formare logge, a ripartire in navate le chièse.
Torna l'arco a tutto sesto come interpretazione di un nuovo arco trionfale (Sant'Andrea a Mantova e Tempio Malatestiano di Rimini) e si tratta di architetture grandiose e ariose che nulla hanno da spartire con i precedènti verticali del gotico.
Non sono più, infatti, soltanto cattedrali o castelli a sórgere attorno alle piazze dei borghi, ma anche palazzi civili e padronali.
Intendiamoci : quando si dice uomo non si parla dell'èssere umano nella sua totalità.
Si parla di signori, di borghesi, di banchièri, di coloro che hanno la possibilità di pagare l'opera di pittori scultori e architétti avèndone in cambio prodotti d'arte e facèndo la parte dei mecenati che è comunque e sèmpre gratificante.
Tra gli scultori eccellono ancora i fiorentini : Donato di Niccolò de' Bardi detto DONATELLO, Lorènzo GHIBERTI, Andrea del VERROCCHIO (pittore e scultore in competizione con Donatello e titolare di una bottega tra le più fiorènti dalla quale usciranno numerosi apprendisti destinati a diventare astisti autonomi), Bernardo ROSSELLINO, i DELLA ROBBIA che producono meravigliose immagini con la ceramica invetriata.
Sono ancora, nella maggior parte, immagini desunte dai testi sacri ma i Santi o i Cristi rappresentati sono veramente ad immagine e somiglianza umana!
Ci sono anche ritratti e monumenti civili che non hanno certamente lo scopo di celebrare la gloria del contadino o del filatore o dell'acciaiolo, ma qualcuno si serve dei loro volti segnati da una vita di duro lavoro per dare sembianza ad un apostolo o ad un santo...
Ma è certamente nella pittura che si assiste al rinnovamento più grande ed è comprensibile che avvènga perché è un campo nel quale sono già attive numerose botteghe (non soltanto a Firènze) dato il relativo basso costo del materiale impiegato e la possibilità di produrre per una larga committènza.
Questa larga base di confronto permette di attingere a numerose idee diverse e di formulare nuove ipotesi diverse.
MASOLINO da Panicale, Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai meglio conosciuto come MASACCIO, PIERO DELLA FRANCESCA, Beato Angelico, Sandro Filipepi detto il BOTTICELLI, Paolo di Dono detto UCCELLO agiscono prevalentemente in Toscana.
Nel Veneto - anche Venezia èra una ricca repubblica - ALTICHIÈRO da Zevio, Andrea MANTEGNA, Giovanni BELLINI e bottega, Vittore CARPACCIO, Antonello da Saliba detto DA MESSINA.
Abbiamo finalmente ritratti - ritratti veri, che non cercano di imbellire i personaggi o di farne dei simboli - ritratti inseriti in paesaggi veri che hanno il doppio scopo di delimitare lo spazio circostante e di affermare il dominio dell'uomo sulla natura e su tutte le creature.
Un discorso a parte meritano alcuni pittori che, pur conoscèndo ed apprezzando le nuove metodologìe, continuano a dipingere secondo il gusto tradizionale - definito, forse impropriamente, GOTICO INTERNAZIONALE - e sono, ad esèmpio, Antonio Pisano detto il PISANELLO e Gentile da Fabriano.
A bèn guardare le pitture di questo periodo, su muro o su tavola, c'è da scoprire che l'artigiano pittore doveva èssere per forza anche un naturalista che andava a controllare con cura la forma della foglia di un albero o la struttura anatomica di un animaletto che magari andava inserito in un angolo poco importante della pittura ma non per questo doveva èssere rappresentato approssimativamente.
C'è una modernità nel modo di fare di questi pittori ma non soltanto in confronto con la situazione precedènte, anche per certe intuizioni (accostamenti di colori e di forme) che costituirà una fonte inesauribile di ispirazione per pittori di ógni epoca, fino ai giorni nostri.
È come se, da un terreno fertile, fosse sbocciato un fiore nuovo, nato da un ibrido naturale realizzato, nel corso dei secoli, dalla volontà, dalla tenacia, dal gusto della ricerca e del mettersi alla prova, a volte anche dal caso...
Se, in un primo tèmpo, la ricerca affronta quasi esclusivamente la soluzione del problema della rappresentazione dello spazio - teorizzazione della prospettiva - scoprèndone la geometrizzazione, in seguito l'attenzione viène spostata verso lo studio dell'anatomìa e del ritratto per passare infine alla ricerca di materiali nuovi sèmpre più confacènti alle nuove esigènze.
Appartèngono a questo periodo infatti i primi esèmpi di pittura ad OLIO - sèmbra importata in Italia da Antonello da Messina che l'aveva appresa dai fiamminghi - ottenuta miscelando le polveri colorate con oli vegetali : di lino, di papavero e di noce.
Ancora di questo periodo è la progressiva eliminazione della tavola di legno per passare ad un supporto meno lunatico e più gestibile come la tela.
Due sono le scuole che prevalgono e prèndono forma in Italia : la Toscana e la Veneta.
La prima privilegia il disegno - cerchiamo di rammentare che in realtà il disegno non esiste ed è quindi una nostra astrazione che ci permette di rappresentare le forme che vediamo - e, nei suoi prodotti, è quasi sèmpre bèn visibile un segno bellissimo che crea e modella le immagini.
La seconda invece privilegia il colore, come accade nella realtà, e ricerca la suggestione delle immagini per mezzo dell'accostamento, più o meno violènto, di colori o toni di colore (TONALISMO VENETO).
Sarèbbe sciocco cercare di creare una specie di contrapposizione per scégliere la più corretta o la migliore dal punto di vista estetico.
Entrambe hanno pregi e cercano di superare i limiti impósti dalle scélte di partènza. Entrambe costituiscono un patrimonio creativo che il mondo intero ci invidia e ancora oggi ci scopriamo imbambolati davanti a questi prodotti, arriviamo a considerarli i soli esèmpi di ARTE, dimenticando che sono bèn legati al loro tèmpo e alle situazioni socio-politico- economiche e culturali che le hanno generate...






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