A cavallo del Mille...

Qualcuno, a posteriori, lo definirà periodo dei secoli bui...
Un periodo che vede il crollo degli imperi e delle civiltà ad essi collegate.
Sèmbra quasi un azzeramento, un togliere di mezzo tutto per ripartire da zero.
L'Italia in particolare e tutto il cosiddetto mondo civile sono invasi e percorsi da popoli diversi, nomadi, che si portano appresso tutto il loro mondo, le loro conoscènze, la loro civiltà.
Sono popoli forti e fièri, non contaminati dalle mollezze della cultura civile, abituati ad una vita dura e ad una dura sopravvivènza. Per loro la vita è un momento di una lunga esistènza, un momento da vivere intensamente e coraggiosamente.
È facile per queste armate, disordinate solo all'apparènza, sfondare e distruggere le scarse resistènze incontrate. Ed è altrettanto facile calpestare e distruggere questi esèmpi di antiche civiltà che ancora rimangono e che, per loro non significano nulla.
Si chiamano Ostrogoti, Visigoti, Unni, Alemanni, Vandali, Longobardi e sono guidati da valorosi condottièri i cui nómi, bèn presto, diventeranno mitici : Attila, Totila, Alboino, Teodorico...
Hanno imbastardito una civiltà che sembrava eterna!
Ma che civiltà èra se non è riuscita a sopravvivere?
Civiltà... La civiltà è fatta soprattutto di conoscènze e tradizioni che possono èssere tramandate di padre in figlio... E se il padre muore quando il figlio è nella culla? O se padre e figlio vèngono uccisi assième?
Se c'è un salto di generazione tutto sparisce...
Anche perché i monumenti, le pubbliche biblioteche vengono distrutti con una cura e una metodicità che sèmbrano premeditate. Come se gli invasori avessero paura di quel certo tipo di civiltà...
Ma niènte va perduto, resta soltanto limitato a pochi...
Ci sono le biblioteche dei convènti ripièni di manoscritti, pergamene, papiri a testimonianza delle civiltà passate e delle conoscènze conquistate... Il guaio è che c'è sèmpre meno gènte in grado di leggerli!
È venuto a Milano il ré franco e si è fatto incoronare imperatore d'Italia, imperatore del Sacro Romano Impero... un nóme pomposo che nasconde una realtà tutt'altro che sacra!
L'imperatore ha diviso il suo impero in tanti francobolli di terreno che ha chiamato feudi e ad ógni francobollo ha assegnato un Signore, il feudatario. Questi a sua volta ha fatto la stessa cosa con i vassalli, i valvassori e i valvassini...
Centinaia di microscopici stati nell'impero, con centinaia di castelli a difèndere la supremazìa sul territorio.
Intendiamoci, i feudatari, i vassalli eccetera èrano uomini come tutti gli altri, magari con un po' più di forza, di fortuna o con una maggiore dose di ipocrisìa.
Avevano soltanto il merito di èssersi messi dalla parte dell'imperatore al momento giusto e di averlo aiutato in qualche battaglia campale o politica.
Ai tèmpi dei romani e degli egizi, il faraone e l'imperatore si qualificavano come dèi e pretendevano di èssere trattati come tali... questi signori, feudatari eccetera, non hanno mai fatto una simile affermazione ma si comportano legittimamente come se fosse tacita!
Loro possièdono il loro francobollo in ógni sènso : terreni, castelli, case, oggetti, animali, persone. Tutto è loro e possono farne quello che vogliono!
E chi non è feudatario o leccapièdi del feudatario, nei suoi favori, o soldato del feudatario che gli serve per difèndere le sue proprietà, è niènte : vale anche meno dello sterco del cavallo del feudatario!
Qualcuno, in seguito, scriverà bei racconti e poemi su questi tèmpi, ci costruirà poesie ed episodi fatti di onore, amore, bontà, leggiadrìa e bellezza...
Ma, per chi nasceva contadino, c'èra soltanto un destino : doveva fare il contadino tutta la vita! Doveva morire sulla zappa o sull'aratro... Se soltanto pensava di non gradire quella vita e si permetteva di manifestare questa opinione, finiva in una gabbia appesa alle porte del castello e poteva ritenersi fortunato se lo toglievano di là ancora vivo e lo rimandavano a fare il contadino!
C'èrano anche i fortunati, se così si potevano chiamare, che finivano nelle grazie dell'abate e venivano accolti in convènto ancora fanciulli. E, in questo caso, le alternative èrano due : o si mostravano servili, leccapièdi e profittatori procurandosi la possibilità di fare strada nella gerarchìa del clero o rimanevano integri e puri nello spirito e si contentavano di avere un piatto caldo a pranzo e a cena, un pagliericcio su cui dormire e la possibilità di lèggere...
E gli altri, i contadini, i piccoli artigiani, i piccoli commercianti, questo insième di pulci in balìa delle lune del feudatario, affollavano la chièsa, che èra sorta all'ombra del castello, Assistevano alle funzioni religiose con il rapimento incosciènte tipico dell'ignorante, sènza chièdersi nulla... (fedeli perfetti, dunque)!
Donavano offerte prese da quel pochissimo che avevano e si sentivano (li facevano sentire, ad arte) dei privilegiati, degli eletti, perché vivevano nella condizione di massima povertà e di sottomissione predicata dal Vangelo... Si sentivano privilegiati al punto che non pensavano di reagire, neanche contro chi predicava il Vangelo, viveva delle loro offerte e teneva le parti di quello stesso feudatario che li calpestava...
Non pensavano di reagire contro l'ostentazione dei tesori che, nella chièsa, si accumulavano sui vari altari...
Loro, l'esercito di pulci, studiavano Vangelo e Storia Sacra sui muri delle chièse guardando gli affreschi dipinti, su un muro a gobbe, da un pittore che èra un artigiano come loro...
Studiavano Vangelo e Storia Sacra su pannelli dal fondo d'oro; studiavano Vangelo e Storia Sacra sulle facciate delle chièse dove qualche scalpellino di buona volontà aveva cavato dalla piètra figure semplicissime secondo la commissione che gli èra stata data.
Studiavano Vangelo e Storia Sacra... Ma non tutto! Soltanto quelle parti che servivano a farli rimanere, più o meno convinti, nella condizione di sottomessi!
Leggere, scrivere... giammai! Chi sa leggere e scrivere è in grado di farsi la cultura che più gli pare!
Un uomo come Francesco d'Assisi è quasi una apparizione magica, un nuovo Cristo...
Potrèbbe cambiare molto se non tutto e invece - forse non si è reso pienamente conto della situazione o, più probabilmente, è totalmente puro e la situazione non gli interessa - si ritira in disparte in contemplazione nella massima umiltà e la Chièsa se ne fa un vanto anche se predica azioni che soltanto Francesco mette in pratica...
Ad un certo punto qualcosa sèmbra cambiare...
Tutto comincia con la scoperta di nuove tecniche di coltivazione, con lo sviluppo dell'agricoltura, dell'artigianato e del commercio, con la decadènza del feudatario logorato dalle battaglie, dagli intrighi e dall'inedia...
Sono sorti i Comuni, un raggio di sole in tanto buio...
Finalmente il popolo ha il diritto di parlare, come al tempo dei greci, e lo fa per mezzo dei suoi rappresentanti. È un po' meglio del peggio precedènte ma rimane sèmpre una maggioranza preponderante di emarginati.
Questo è, a grandi linee, il quadro sociale e politico nel quale nasce, nei secoli a cavallo dell'anno 1OOO, quel complesso movimento artistico che, a posteriori, verrà definito ROMANICO.
Le chièse, le basiliche, hanno una struttura dapprima massiccia e pesante, con poche aperture che creano, all'interno, una penombra pesante che dovrèbbe favorire, forse, il raccoglimento. Poi, nell'evoluzione stilistica, (limitatamente all'Italia) si seguono due strade principali.
Il ROMANICO LOMBARDO (che si sviluppa prevalentemente nell'Italia settentrionale) e il ROMANICO TOSCANO (prevalentemente Italia centrale, meridionale e insulare).
Un punto in comune è dato dall'uso alternato di cotto e piètra (bicromìa o dicromìa) che sèmbra quasi voler decorare i muri a strisce orizzontali. In comune è anche la struttura.
Generalmente sono a croce latina con il braccio longitudinale più lungo e terminante in un'abside semicircolare o semipoligonale, e il braccio trasversale (transetto) più corto. Alcune hanno i matronei (spazi destinati alle donne) di derivazione bizantina; molte hanno la cripta e, conseguentemente, il presbiterio sopraelevato. Molto spesso, essèndo collegate ad un monastero, sono precedute o affiancate da un chiostro. Nel romanico toscano c'è una prevalènza del disegno sulla struttura. Le facciate delle chièse possono èssere riquadrate e spartite con l'uso di marmi di colore diverso oppure da un serie di loggette archettate (percorribile o finte) che alleggeriscono l'insième.
Il romanico lombardo è più serio e generalmente presènta facciate coperte di piètra o cotto nella quali sono inserite piccole logge finte.
Gli interni sono sèmpre a tré navate con copertura a capanna a volte impreziosita, all'interno, da curvature della copertura (a carena di nave). Spesso, sul portale, c'è una specie di baldacchino (protiro) che poggia su colonne sostenute da animali come leoni o draghi (stilofori).
Si tratta, molto spesso, di spazi molto grandi nei quali è difficile riuscire a manifestare la propria identità ed è invece più facile sentirsi piccola parte di una massa di fedeli, di un gregge di pecore...
La scultura e la pittura si rifanno all'arte bizantina.
Si tratta, nel complesso, di immagini molto semplici, sintetizzate al massimo, in modo da fornire una comunicazione chiara ed inequivocabile : questo è Dio, questo è Gesù suo figlio; questo è lo Spirito Santo, questo è un uomo (non importa chi), questa è una donna (non importa chi), questo è un albero (non importa quale), questa è una casa di gènte benestante, questa è una capanna di povera gènte...
Nel caso della pittura, si tratta di affreschi, sulle pareti delle chièse, che rappresentano immagini religiose : esèmpi da imitare, da seguire o ai quali rivolgersi per ottenere grazie. Oppure sono tavole riquadrate che riportano, come nei nostri fumetti, storie della Bibbia come pagine di un libro da guardare in un solo modo. Nelle tavole spesso il fondo è coperto da una foglia d'oro quasi per rèndere indefinito lo spazio, o per moltiplicare l'effetto di luminosità, o per impreziosire gli esèmpi di santità...
Le sculture, a bassorilièvo o a tuttotondo, sono generalmente sulle facciate delle chièse, intorno al portale, e ancora raccontano storie di santi o della Bibbia con forme semplici, quasi rozze, che sèmbrano prodotte sènza avere le conoscènze dell'anatomìa umana, dei problemi dello spazio...
Sarèbbe errato pensare questo, significherèbbe affermare che l'uomo non si rendeva conto della realtà nella quale viveva ed operava... Ógni comunicazione si manifesta in base alle esigènze del messaggio da comunicare e di chi lo vuole comunicare...
In questa situazione storica èra più che sufficiènte fornire FORME SIMBOLICHE CHIARE, un po' come veniva fatto al tèmpo degli egizi.






esèmpi e immagini
documento
cimabue e antelami

suggerimenti e osservazioni




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