Nel nóme di Cristo...

Come abbiamo potuto constatare in precedènza, la religione ha sèmpre avuto un ruolo importante nella promozione dell'attività artistica.
Il tèmpio, edificio dedicato al culto del dio, l'immagine del dio (o della dea) rappresentata da una scultura o da una pittura, i riti connessi alla sepoltura e al supposto viaggio nell'aldilà...
Ed è naturale che sia così perché la religione rappresènta uno dei bisogni fondamentali dell'uomo, una delle possibili rispóste ad interrogativi altrimenti irrisolvibili.
La religione ha sèmpre portato con sé una certa carica sdi integralismo che lasciava poco spazio al dissènso e questo, in fondo, è sintomo di paura perché la verità si afferma da sola e non ha bisógno di essere impósta...
Non è cómpito nostro ricercare quali possano essere le cause delle persecuzioni - probabilmente, come sèmpre accade, si tratta dell'estrema difesa di certi privilegi - ci limitiamo a prènderne atto sènza schierarci con i persecutori o con le vittime.
Una delle religioni più innovative nasce verso l'anno trenta della nostra storia. È il cristianesimo e predica l'uguaglianza degli uomini, l'accettazione di una realtà sofferta in cambio di un aldilà di gloria...
Non sono tesi nuove - il cristianesimo, infatti, attinge a piène mani da religioni e pseudoreligioni preesistènti - nuova è la forza con la quale si propaga e viène professato, anche e soprattutto sulla spinta dell'esèmpio del fondatore che offre la sua vita in cambio della remissione dei peccati : ógni cosa, ógni evènto prènde forma al momento giusto!
È facile comprèndere come queste propóste mal si accordino con una civiltà come quella romana che è il contrario del porgi l'altra guancia, che è rigidamente suddivisa in caste e che ha pósto l'imperatore su un piedistallo come se fosse un dio (o è lui che ci si è messo?).
Sono tèmpi molto duri per chi professa il cristianesimo, può farlo spesso soltanto a rischio della vita ed è tutto un fiorire di màrtiri e di eroi della chièsa... e ci sarèbbe molto da discutere sul ruolo del martire e dell'eroe...
Ma guardiamo la cosa obiettivamente.
Molto spesso, l'unico modo (o forse soltanto il modo scélto) di celebrare i riti richièsti e di organizzare gli incontri fra credènti èra di concretizzarli di nascosto, dapprima nella casa di qualche simpatizzante compiacènte poi creando luoghi adatti allo scopo, luoghi che diventeranno allo stesso tèmpo cimiteri, tèmpli e simboli di fede.
Come formiche, i primi cristiani intagliano il tufo del sottosuolo romano ricavandone una serie di intricate gallerie, nelle quali èra facile smarrirsi, che diventano perciò un luogo di incontro e di rifugio abbastanza sicuro.
Non sono esèmpi eccezionali di architettura, d'altronde sono dettati soltanto dal bisógno contingènte, ma propongono una serie di simboli e modelli interpretativi del tutto nuovi.
Sono, nel complesso, simboli di pace (l'olivo, la colomba) o simboli specificamente religiosi (il pesce, l'agnello, il buon pastore); sono messaggi che soltanto gli iniziati possono comprèndere ma sono simboli che avranno vita lunga nel futuro.
Non doveva esser particolarmente divertènte trascorrere il tèmpo delle cerimonie religiose tra le file dei loculi che accoglievano le spoglie dei defunti; percorrere alla luce di una lampada ad olio quei bui corridói di quegli immènsi cimiteri... Ci voleva fede e fede salda!
Debbono passare parecchia anni perché la situazione cambi e ciò non accade per la tolleranza di una persona illuminata, è soltanto una conveniènza che provoca il miglioramento della vita dei cristiani.
Un imperatore. Costantino, in contrasto con un rivale, capisce che soltanto contando sulla forza numerica dei cristiani potrà prevalere e allora firma un celeberrimo editto che garantisce la libertà di culto e di professione di fede...
Arriva a conquistare il potere e, probabilmente, è la cosa che gli preme di più...
Allora è possibile uscire dalle catacombe (presso la discesa delle grotte, letterale) così si chiamavano i formicai sotterranei.
I cristiani possono edificare pubblicamente le loro chièse (dal greco ekklesia=assemblea) e per farlo, come sèmpre, si servono di esèmpi precedènti.
Lo spunto viène tratto dalla basilica romana - edificio nel quale venivano espletati buona parte degli atti pubblici, dalle aste alle azioni giudiziarie - naturalmente modificato.
La forma è grosso modo la stessa : una grande sala divisa in tré o cinque parti da colonnati (ógni parte prènde il nóme di navata), sul fondo, di fronte a chi èntra, si ricsva lo spazio per ripetere il ricordo di una celebre cena e, diètro a questo, c'è una nicchia rotonda. proprio come nelle basiliche romane.
Generalmente lo spazio per le funzioni religiose (presbiterio) è sollevato rispetto al piano della chièsa . un po' per staccare questo luogo consacrato dalla realtà terrena e un po' perché, sotto ad esso, viène ricavata una seconda chièsa, minuscola, intima, nella quale sono conservate le spoglie di qualche martire (la cripta).
La chièsa, che ancora molto spesso si chiama basilica, è coperta da un tetto a capanna a tré o cinque falde ed è preceduta da un atrio (chiostro) nel quale sostano i catecumeni, coloro che ancora devono essere battezzati, che spesso indossano una tunica candida (candidati).
NOn c'è sicuramente l'imponènza delle terme o delle basiliche romane (arriverà!), non ci sono la dominazione e la conquista dello spazio volute dai romani (arriveranno!), sèmbra piuttosto che ci sia soltanto il desiderio di isolare uno spazio dal mondo esterno per offrire un luogo di incontro e di raccoglimento, per consacrarlo ufficialmente e dedicarlo ad un solo uso.
Se ciò sia giusto o meno può essere materia di discussione, resta il fatto che questa scélta continua ancora ai giorni nostri.




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