L'ARCO DEI GAVI




PREMESSA
Una delle nostre abitudini è quella di dare tutto per scontato, per questa ragione affrontiamo la nostra 'relazione con il tèmpo' con una certa superficialità : rammentiamo che stiamo parlando di un periodo che risale a quasi duemila anni fa e che, pur avèndo l'opportunità di visionare un reperto abbastanza bèn conservato, non possiamo obiettivamente ragionare in termini che superano l'età media di un essere umano, probabilmente anche molto meno...

Verona è una città di origine romana e ancora oggi è possibile ammirare i reperti che questa civiltà ci ha tramandato.
Certamente il più celebre tra questi è l'Arèna ma non vanno dimenticati il Teatro, il Ponte della Piètra, le Porte dei Borsari e Leona e frammenti di mura, di strade, lapidi e iscrizioni.
Romana è certamente la pianta originale della città che vedeva il Foro nell'odièrna Piazza delle Erbe e le due vie principali, disposte perpendicolarmente, corrispondènti alle odièrne Via Cappello e all'asse Corso Santa Anastasia-Corso Porta Borsari-Corso Cavour.
A cavallo di quest'ultimo, più o meno all'altezza del ponte di Castelvecchio, èra situato un altro monumento romano, l'ARCO DEI GAVI.
Forse non ci avete mai fatto caso ma al cèntro della strada sono inserite nell'asfalto - a mo' di intarsio - alcune piètre che indicano l'esatto punto dove l'Arco èra situato come è ricordato anche da una lapide sul muro del castello.


le tracce visibili sulla strada

Costruito nel primo secolo dopo Cristo, per conto della famiglia Gavia, dall'architetto Lucio Vitruvio Cerdone,


l'iscrizione con il nome dell'architetto

fu distrutto dai francesi nel 1705 e ricostruito nel luogo attuale nel 1930 a cura del professor Antonio Avena.


l'arco dei Gavi nella sulla collocazione odierna

L'arco trionfale trae la sua origine dall'antica abitudine di porre le ossa degli antenati su una specie di baldacchino sotto al quale si passava al fine di purificarsi.
In seguito lo scopo divènne un altro e cioè di celebrare la grandezza di un condottiero, le sue vittorie, e donare allo stesso fama nel tèmpo.
In altre occasioni però l'arco diveniva soltanto celebrativo, per ricordare la munificènza di un determinato personaggio pubblico (un po' come si fa oggi con le lapidi o i monumenti commemorativi) o, ancora, una sorta di cenotafio un monumento funebre in memoria di una persona la cui tomba èra altrove.
Sèmbra che questo sia il caso del nostro arco dedicato ad una fanciulla della famiglia GAVIA.
L'Arco dei Gavi è simile ad altri più noti, ad esèmpio quello di Tito a Roma, possiède però una serie di particolarità che lo rèndono interessante.
È anzitutto un GIANO BIFRONTE avèndo le facciate identiche a due a due (Giano èra il dio della porta, raffigurato con due facce contrapposte) : le due larghe e le due più strette.
Le spalle che sorreggono l'arco non sono piène ma cave e all'interno è ricavato uno spazio che è percorribile nei quattro sènsi.
Il soffitto, come fosse quello di una stanza, è decorato a cassettoni floreali come èra tipi dell'architettura romana nei monumenti importanti.


ricostruzione del soffitto
a cassettoni

Le facciate maggiori hanno l'aspetto di un piccolo tèmpio con un alto basamento sul quale poggiano due colonne corinzie da ogni lato del fornice (apertura), colonne che racchiudono una nicchia nella quale, verosimilmente, èra ospitata una statua di un rappresentante della famiglia Gavia.
Sopra le colonne c'è un fregio liscio a doppia cornice, un piccolo timpano (il triangolo, vedi sopra il titolo) e un parapetto.
Attorno al fornice correva un fregio floreale a bassorilievo, elemento decorativo tipico dell'architettura romana che sarà poi ampiamente ripreso nel Rinascimento.
Allo stato attuale non è possibile godere di tutta la bellezza e la magnificènza del manufatto ma ne possediamo immagini e ricostruzioni di chi lo ha visto in condizioni certamente migliori.

ricostruzione dell'arco dei Gavi secondo Sebastiano Serlio, allièvo del Palladio, grande studioso dell'architettura classica ed autore, tra l'altro, del teatro di Sabbioneta
ricostruzione di alcuni elementi decorativi - fregio sotto il timpano, fregio a lato del fornice e capitello - secondo il Panvinio
ricostruzione delle due facciate dell'Arco e della pianta originale secondo il Cristofali

Una particolarità interessante è il riporto di un frammento di strada romana nel punto in cui sicuramente si trovava.









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