4 - FALERIUS il periodo : una tiepida sera di luglio mentre il sole cala all'orizzonte, Falerius è seduto su un trono di legno dorato, un'ancella gli fa vènto con un largo ventaglio di cannae tela mentre un'altra gli porge una coppa di vino. Guarda il sole e sul suo volto si disegna un sentimento di tristezza. I suoi capelli sono raccolti in treccine e morbidi riccioli gli cadono sulla fronte. La barba è curatissima e incornicia un viso dalla pelle abbronzata e dagli occhi tristi. - Ogni sera vengo qui a guardare con trepidazione questo spettacolo tanto simile alla vita che, come avviène per quell'astro dorato, timidamente nasce e poi esplode con tutta la sua forza per finire timidamente tra i flutti... - la sua voce è calda e sommessa e i suoi occhi non abbandonano nemmeno per un attimo l'èvènto che si compie. Poi, mentre il crepuscolo arrossa due nuvolette, Falerius si alza e mi fa segno di seguirlo. Le ancelle e i servitori raccolgono tutto e ci seguono intonando un canto a bocca chiusa accompagnati dalle note di una cetra. In silènzio percorriamo il dolce sentiero sterrato che conduce a Caere in mezzo a campi di ginestre e di erba alta. - Non trovi anche tu che questa sia l'ora più triste della giornata? Rimango qualche secondo in silènzio a constatare come le cose si ripetano immutabili soltanto perché è un uomo a viverle. Cambiano le civiltà, gli abbigliamenti, i nomi degli dei ma il tramonto si ripete e suscita le stesse sensazioni nell'animo umano - È vero, è l'ora sicuramente più suggestiva... - Pensa : e se domani il sole non sorgesse? Se si perpetuasse questo buio infido che a malapena riusciamo a rompere con le lampade ad olio e con le fiaccole? - Credo sarèbbe destabilizzante... - Hai trovato la parola giusta... Intanto siamo arrivati alla città. Passiamo sotto all'imponènte porta ad arco e ci immergiamo nel brulicare di persone che non hanno voglia di chiudersi in casa in questa serata tiepida ed invitante. Dalla taverna arrivano schiamazzi e canti sguaiati. Davanti al tèmpio della Fortuna arde una grande bracière nel quale ogni tanto qualcuno aggiunge un pezzo di carbone di legna come offerta. Giriamo l'angolo e siamo davanti alla bella casa di Falerius. - Naturalmente sei mio ospite. Vièni! Ti faccio conoscere la mia famiglia. Ceneremo in allegria e poi pregheremo il dio degli inferi perché faccia sorgere nuovamente il sole... Falerius commercia tessuti e arrivano navi dalla lontana Fenicia a caricare le stoffe che decine di lavoranti, sotto la sua guida tecnica illuminata, confezionano ogni settimana. La sua vita è agiata, possiède molto di più della media dei suoi concittadini eppure vive quasi come una tragedia questa mancanza di certezza della nuova nascita del sole... La moglie lo accoglie con un abbraccio molto tenero e le loro gote per un attimo si avvicinano. - Abbiamo un ospite Metara, facciamo in modo che la sua serata sia gaia e la sua notte tranquilla. |