2 - IPSITEP il periodo : una fresca mattina del primo mese dell'anno, tra operai affacendati a svolgere compiti diversissimi dallo scavo all'impasto dell'argilla, dalla stesura dello stucco alla pittura, dall'incisione su blocchi di arenaria alla scultura di piccole immagini di porfido. È un giovane di circa trentanni con la pelle bruna, gli occhi nerissimi e i capelli neri raccolti in una treccia che gli cade sulla spalla. Indossa una specie di gonnellino di lino bianco e ha un bracciale d'oro cesellato al polso destro, come mi ha spiegato si tratta di un dono personale del faraone. - Come ti dicevo, posso considerarmi fortunato. Appartengo alla casta degli artigiani più apprezzati dal faraone... Sai? a volte mi chièdo come si sia generata questa situazione... - Cosa vuoi dire? - Prima dell'intervènto del dio, prima della sua decisione di incarnarsi nel faraone, gli uomini saranno stati tutti uguali, no? - Bè credo di sì, più o meno. Ci sarà sèmpre stato il più forte, il più intelligènte, il più furbo, il più opportunista... - Già... e proprio questo avrà generato le differènze sociali... Ma torniamo a noi. Dicevo che sono fortunato perché posso occuparmi della sepoltura del faraone... Scuoto il capo perplesso - Ma ho l'impressione che sia un po' presto, il faraone ha poco più di quarantanni... Ipsitep sorride - È vero ma nessuno, nemmeno i sacerdoti del tèmpio di Amon, nemmeno lui conosce la durata del tèmpo terreno. La cosa certa è che il luogo del trapasso deve essere predisposto e assolutamente pronto per tale momento. Perciò meglio cominciare per tèmpo. Scuoto la testa e forse sorrido sènza volerlo - Scusami, Ipsitep, scusa la mia ignoranza ma non capisco... Cosa significa esattamente il luogo del trapasso deve essere predisposto ed assolutamente pronto? Mi guarda con stupore - Ma che domanda mi fai? Sèmbra quasi che tu finga di non sapere che la vita eterna di ogni essere umano dipende dalla vita eterna del faraone e quindi tutto deve essere predisposto in questo sènso... - Infatti non lo so. - dico candidamente. - Che Amon vegli su di té! Già mi appare strana assurda questa situazione! Tu con quegli abiti buffi che affermi di venire da un altro mondo. Il gran sacerdote che ti affida una scorta e il messaggio di rispondere alle tue domande... E affermi di non sapere? - Infatti. Per questo ti faccio domande. Da dove vèngo si sa poco o nulla del tuo popolo e della vostra civiltà e vorrei essere in grado di portar loro notizie chiare ed esaurienti. Ipsitep alza le spalle e poi, con molta paziènza e precisione mi parla del rituale che deve accompagnare la sepoltura del faraone (promanazione del dio in terra) a cominciare dalla pittura del LIBRO DEI MORTI sulle pareti della stanza funebre, continuando con l'operazione di imbalsamatura e concludèndo con la costruzione di tutti quegli accorgimenti ed ostacoli che possano impedire la profanazione della sepoltura. Tra questi, in mancanza d'altro, può esserci anche l'accecamento degli operai che hanno lavorato alla tomba e addirittura la soppressione. Il fatto non è poi così grave perché la vita eterna del faraone garantirà anche quella di tutti i suoi sudditi. - Tu saresti felice di dare la vita per il tuo faraone? - gli chièdo a bruciapelo. Ipsitep scuote il capo - Che domanda! Sono stato io ad offrirgliela prima che me la chièda! Nessuno saprà mai dalle mie labbra dove è stato sepolto! - Ma in questo modo tutte le tue conoscènze, la tua abilità, il tuo genio andranno perduti! - insisto Ipsitep sorride tranquillamente - Le mie conoscènze sono le stesse di tanti altri artigiani come mé. Il rituale della costruzione delle tombe si ripete da secoli immutato e sarà sèmpre così. Niènte andrà perduto, al contrario si perpetuerà all'infinito... |