Nella valle del Nilo...

(NB - La civiltà egizia si dipana per un periodo di quasi tremila anni e non è, ovviamente, omogenea nelle sue manifestazioni artistiche. Non abbiamo qui lo spazio per esaminarla in modo approfondito e perciò ci limiteremo all'osservazione di quelle che sono le caretteristiche peculiari ed abbastanza omogenee sènza avere la presunzione di trattare 'tutto'...)

Nel nord dell'Africa, nel bacino di un grande fiume, nasce e si sviluppa la prima grande civiltà dell'antichità.
Nasce e si svolge nell'arco di circa tremila anni ( e ci ritroviamo a ragionare di tèmpo nell'ordine di migliaia di anni...).
Il fiume è il Nilo e il popolo è quello Egizio.
Non soffermiamoci a ragionare sul 'come' dalla famiglia si arrivi alla tribù, al clan e quindi al 'popolo' (insième di persone che parlano la stessa lingua ed hanno le stesse usanze, credènze e convenzioni) sarèbbe troppo lungo farlo e, forse, non ci aiuterèbbe più di tanto nella nostra analisi.
Vediamo quale èra la struttura sociale di questo popolo.
Èra una struttura PIRAMIDALE, e mai aggettivo èbbe collocazione più giusta!
In alto, sopra a tutti, c'èra il capo supremo, il FARAONE.
Incarnazione del dio egli sovrintendeva a tutto.
È
ra infatti il CAPO RELIGIOSO, il CAPO POLITICO e MILITARE; tutto, le leggi le norme, faceva capo a lui, possiamo considerarlo una specie di dittatore.
Più sotto c'èra la casta dei sacerdoti i quali, detenèndo l'esclusiva del contatto con gli dèi, avevano, in pratica, un potere di poco inferiore a quello del faraone.
Poi venivano i guerrièri addetti tanto alla difesa del territorio quanto all'offesa, sia per la conquista di nuovi territori che per il mantenimento dell'prdine pubblico.
Di seguito c'èra la casta dei funzionari statali che avevano lo specifico compito di governare, in n
ò
me del faraone, le varie porzioni del territorio.
Infine veniva tutta la massa del popolo addetto alle attività che noi, oggi, definiremmo primarie (agricoltura), secondarie (artigianato) e terziarie (commercio).
C'èra poi un'ultima casta, quella della mano d'opera gratuita, che però èra essenzialmente costituita di schiavi - prigionièri di guerra - o di autori di crimini di ogni genere che in tal modo scontavano la loro pena.
Abbiamo già 'constatato' l'evoluzione tecnologica e possiamo verificarla in moltissimi campi : dalla medicina, alla matematica, all'astronomìa, alla tecnologìa spicciola della vita di ogni giorno fatta di attrezzi metallici, fatta di carri per il trasporto delle merci e dall'uso di animali come 'forza motrice'.
Il Nilo, con i suoi periodici straripamenti, garantisce terreno fertile e almeno due raccolti all'anno, garantisce cibo per tutti.
Potremmo definirla una civiltà felice ed illuminata se, come abbiamo già visto, il popolo non fosse diviso in caste e dominato, oltre che dalle autorità visibili e concrete, anche da tutta una serie di autorità invisibili e di superstizioni.
L'evoluzione scientifica, per quanto avanzata, non è riuscita ancora a spiegare certi avvenimenti e perciò ha cercato una interpretazione di comodo, tranquillizzante.
L'universo ideale Egizio è popolato da 'strani' esseri soprannaturali - alcuni dei quali con sembianze umane altri invece strani incroci umano-animali - che dovrèbbero essere gli autori e i controllori di quegli strani avvenimenti inspiegabili logicamente.
RA il dioe del sole, ANUBI, con la testa di sciacallo, il dio delle tenebre e della morte; ISIS l'origine eccetera, condizionano la vita degli umani e la loro volontà viène trasmessa per bocca dei sacerdoti.

Buona parte dei reperti archeologici giounti fino a noi sono monumenti funerari, oltre a qualche frammento di tèmpio (evidentemente le case e i palazzi non hanno resistito alle calamità naturali o agli interventi dei posteri) perciò la maggior parte delle conoscènze che abbiamo è relativa ai riti e alle procedure che accompagnavano la sepoltura e soltanto di riflesso (pitture tombali) conosciamo usi ed abitudini del popolo.
Naturalmente stiamo parlando di sepolture di faraoni o di personaggi importanti che possedevano i mezzi per farsi 'confezionare' tombe a prova di tèmpo.
Nelle tombe e tra i corredi funerari sono stati rinvenuti esèmpi di pittura e scultura mentre per l'architettura dobbiamo rifarci ai resti di qualche palazzo oltre che a quelle 'faraoniche' costruzioni che sono le piramidi.
Partiamo da queste ultime per rilevare come la forma prescélta sia certo la più 'perfetta' e, allo stesso tèmpo, la più semplice tra le figure solide. La piramide equilatera ha tutti gli spigoli della medesima lunghezza ed è già questo un dato di armonìa e proporzione. La forma semplice e compatta garantisce la massima resistènza agli agènti atmosferici (e, nel deserto, non è poco).
Molti studiosi hanno poi rilevato come la collocazione delle piramidi possa corrispondere a tutta una serie di dati astronomici il che ci fa supporre non soltanto una profonda conoscènza in questo campo ma anche una certa 'dipendènza' dal moto degli astri e dalla loro collocazione nell'universo.
La prima notazione strutturale sarà in merito alla presènza dell'architrave che già conosciamo, sorretto da enormi ed imponènti colonne.
Le abitazioni precedènti èrano su palafitte e il tetto èra probabilmente sorretto da tronchi verticali... le colonne possono essere la trasposizione 'arricchita' di questa struttura. Esse possono èssere poi impreziosite da una parte terminale superiore (il capitello) che dovrèbbe, nella forma, sintetizzare il bocciolo di un giglio (stilizzazione).
IN definitiva possiamo affermare che l'architettura egizia è solida ed essenziale ed ha lo scopo di 'stupire' l'osservatore e di esaltare la mente edificatrice (il faraone) nonché di celebrare il dio al quale il tèmpio è dedicato o l'altro dio (sèmpre il faraone) che si è fatto costruire la tomba.
Una curiosità. La tranquillità del passaggio e della permanènza nell'aldilà èra garantita da una perfetta conservazione delle spoglie mortali - di qui il rito della mummificazione - e la quasi maniacale cura nel nascondere le tombe, o anche soltanto l'accesso alla camera mortuaria, per evitare la profanazione.
Si dice addirittura che più di un architetto e i suoi lavoranti siano stati uccisi, una volta realizzata la tomba, perché l'ubicazione fosse ignota a tutti.

Questa credènza (l'esigènza della tranquillità del trapasso), oltre ad una serie di intènti didattici e divulgativi, sono ancora più evidènti nella pittura e nella scultura.

La riproduzione scultorea, la statua, veniva identificata con il personaggio che rappresentava per cui, se la scultura avesse subito un danno, lo stesso guasto si sarèbbe ripercosso sull'effigiato.
Per prevenire questo rischio veniva adottata una serie di artifici :
- le braccia èrano bèn attaccate al busto perché fossero meno fragili; lo stesso dicasi delle dita della mano spesso chiuse a pugno;
- per ulteriore tranquillità la stessa scultura veniva iterata (ripetuta più volte) in modo da poter conservare intatti il maggior numero di esemplari e ridurre così i rischi di trasposizione del danno.
Non va ignorato che la ripetizione di un'immagine, a volte quasi all'infinito, ha anche un effetto 'affermativo' (come certi spots pubblicitari che ci martellano il cervello).

Alcuni ritèngono che gli Egizi avessero scarse conoscènze della rappresentazione dello spazio perché nella loro pittura si riscontrano 'errori'... Se osserviamo la qualità, la plasticità, la perfetta resa volumetrica delle sculture questa affermazione non può che farci sorridere.
È più corretto affermare, invece, che la comunicazione si svolgesse per codici semplificati e comprensibili a tutti.
Perciò la figura veniva rappresentata con il viso di profilo perché èra più facile sottolinearne i lineamenti caratteristici; però l'occhio veniva disegnato di fronte perché è così che siamo abituati a vederlo.
Il busto veniva posto di fronte per permettere la visione dell' attaccatura delle braccia; le mani e le gambe presentate di profilo per rènderne più leggibile la forma, pièdi compresi.
Non scarsa conoscènza dell'anatomìa, dunque, bensì una scélta ragionata per fornire una comunicazione chiara e semplificata nello stesso tèmpo.
Ancora, i personaggi più importanti venivano rappresentati di dimensioni più grandi; dimensioni che diminuivano col diminuire dell'importanza degli effigiati.
Per suggerire la profondità spaziale si usava il più semplice degli artifici : le figure e gli elementi naturali èrano disposti su piani sèmpre più alti a mano a mano che si allontanavano.
A totale merito degli 'artisti' di buona parte di questa civiltà va riconosciuta una capacità di sintesi formale veramente eccezionale (Statue-cubo) e un gusto e una finezza di lavorazione veramente eccezionali.

esèmpi e immagini
documento

suggerimenti e osservazioni





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