
Gli
umori, i profumi intensi e diradati della campagna; le luci solari e quelle smorzate, più
narrative, del paesaggio della natura morta, si ritrovano
puntualmente
nella pittura di Nilo Bazzani, sorretti da un umile ma già esperto atto di volontà
creativa. Tale atto si identifica nella presenza insistita di certuni telai grafici
che in Bazzani riescono a volte addirittura determinati, fino a coprire la verità
intrinseca del colore. Soprattutto nella pittura di paesaggio, l'artista compone le
proprie immagini intorno a tramature disegnate, rispettando nello stesso tempo gli effetti
canonici della prospettiva; naturalizza, cioè, i soggetti assunti conferendo loro
precipue connotazioni formali sulle quali, successivamente, interviene depositando la vera
partitura cromatica.
Il
rigore necessario per questo tipo di operazione presuppone conoscenze corrette delle
geometrie che in esso si identificano; è quindi sicuro merito dell'artista saper dosare
armonicamente il dotto compositivo, proprio per offrire al
pubblico interessato prodotti non anonimi o banalizzati. Pittura, dunque, realizzata in
chiave linguistica tradizionale; Bazzani non si discosta dall'incentro visivo
naturalistico, ne' cerca sperimentazioni o avventure che lo porterebbero fatalmente a
intellettualizzare tematiche già di per sè autonome e perfettamente intellegibili;
semmai, dove gli pare che occorra, tende a semplificare la grammatica delle strutture; e
anche questa operazione è indice di attenzione ai versanti culturali dell'arte
contemporanea.

A questo punto è doveroso segnalare e
sottolineare come detto genere di pittura si avvalga di tavolozze sobrie, controllate;
ciò consente agilità di lettura dei dipinti, mentre, parallelamente si evidenzia quella
sottile vena lirica degli insiemi che costituisce l'involucro delle memorie raffigurate.
Messaggi di serenità; angolature particolari di ambienti; timidi o espliciti inviti alla
partecipazione fantastica; opportunamente si scoprono via via qualità e pregi di un
artista dal carattere riservato; gradevoli sorprese come, ad esempio, alcune indovinate,
tenere composizioni di figura, singolari o di gruppo, appartenenti alla più recente
produzione.
Verona, 28 Maggio 1996
Umberto G. Tessari
(Critico d'Arte)