Il 16 maggio 1797 una commissione composta dal generale Bertholet e dal celebre pittore Andrea Appiani, integrata dal segretario Lombardo e dal signor Gaetano Cerù della municipalità di Verona, si presentò al bibliotecario della Capitolare Don Antonio Masotti al fine di individuare i codici e gli incunaboli più preziosi da trasportare a Parigi.
La scelta cadde su una trentina di manoscritti e su una quindicina di volumi che, come recita il verbale di prelievo, furono considerati "degni d'essere portati al Museo di Parigi": tutti particolarmente preziosi per la rarità, l'antichità o per la decorazione miniata. Com'è noto, questo pregiato materiale bibliografico venne restituito al legittimo proprietario, cioè al Capitolo della Cattedrale, dopo la sconfitta di Napoleone, nel 1816. La restituzione fu propiziata dall'intervento dell'imperatore d'Austria Francesco I e vigorosamente sostenuta anche da Antonio Canova.

In occasione del bicentenario della requisizione dei codici e degli incunabili capitolari, è parsa opportuna l'organizzazione di una mostra per la presentazione del materiale restituito. L'indagine ha messo in luce come anche nella Biblioteca Capitolare il prelievo abbia seguito criteri discelta basati su direttive emanate dai funzionari parigini. Dalla restituzione rimasero per altro esclusi cinque preziosissimi incunaboli, quattro manoscritti e un papiro del IX secolo. Mentre nel caso dei manoscritti si può pensare a disguidi o errori (come per il codice restituito per sbaglio alla Capitolare di Monza), per gli incunaboli si può supporre un'operazione intenzionale, tanto più che alcuni volumi di grande pregio furono sostituiti con esemplari analoghi ma di qualità inferiore.

L'episodio della requisizione, inserito nel quadro della situazione storica, viene illustrato mediante alcuni saggi sulla storia della Biblioteca capitolare nel Settecento, sulla situazione del Capitolo dei Canonici e sulle vicende della Chiesa veronese nello scorcio del secolo.

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