Ricerche e Programmi d'Arte a EuroArt '97



Luciana Pasquin,
nasce a Bolzano nel 1955,
ma vive ad Egna e dipinge
nel suo studio di Lavis.
Dinamica e vivace,
alterna lo sport all’arte.
Anche a quella della parola,
è, infatti, docente
di italiano in una
scuola elementare e poetessa.
Recentemente si è classificata
al secondo posto nel Premio
Nazionale
Opera Prima di Firenze
ed ha avuto una
menzione speciale
al Premio Letterario Nazionale
della Regione Lazio.
Il suo nome sarà inserito
nell’Agenda dei Poeti.
Sintetiche, malinconiche,
quasi scabre e
fulminanti le immagini che
Pasquin mette sulla carta:
contrastano con la narrazione
dispiegata e vivace
della sua pittura.
I colori che scaturiscono
dalle mie poesie
non hanno le tonalità
vivaci di
quelli che metto
sulle tele...
ammette

Luciana Pasquin ...

Forte, armonicamente ritmata, enigmatica ed esplosiva, assolutamente “felice”.
La pittura dell’artista bolzanina Luciana Pasquin colpisce per quella sua implacabile
esaltazione di forze vitali, veicolate da un cromatismo attento e prepotente, capace di dare forma e sostanza ad arabeschi protesi verso rigenerazioni inaspettate e coinvolgenti. Una tensione continua verso i geroglifici immaginifici d’un inconscio
finalmente riappacificato.
Un sollievo per la mente e per lo sguardo dell’uomo moderno, fin troppo avvezzo alle crudezze teatrali dell’avanguardia, che tale non è più.
Nelle tele, negli otri coloratissimi di Pasquin si rintracciano suggestioni africane, egiziane, animiste, il rimpianto d’un mondo forse perduto; è proprio l’arabesco; l’esplosione di una natura rigogliosa ed amica (ma anche segreta), l’humus di queste opere.
Pittura piacevole ed arcana, sicuramente “decorativa” - nel senso più nobile ed antico del termine - restituisce dignità all’universo fluido, eppure complesso ed intricato, delle rappresentazioni umane: olio ed acrilici, per dare forma ad un mondo
delle idee di platoniana memoria,
dove l’archetipo è invocato.
Le tele e i vasi di Pasquin mutuano dall’arte concettuale il gesto, le geometrie in movimento, l’ordine logico, ma le loro figure, adagiate in sequenze ritmiche piacevoli da rincorrere - rotte qua e là da soprassalti figurativi - ci risparmiano del tutto le algide ombre dell’arte informale. Semmai ne posseggono la tensione centrifuga, energica, che l’artista piega al decoro (con la serenità di chi conduce avanti una propria, personalissima ricerca, consapevole che si può essere intelligenti senza essere distruttivi) con la pazienza dell’artigiano capace di perdersi - godere - nel mentre vive l’esperienza creativa.
Un piacere che l’artista sa offrire al suo osservatore... la sua pittura non vuole assumere su di sè alcun messaggio particolare e forse proprio
per questo è prorompente...
L’azzardo di Pasquin... stemperare l’allegria gratuita del gioco geometrico con la forza suggestiva dei rimandi e delle sequenze calibrate di forme e colori ... .

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