MARTA

Marta Piantavigna fece la sua apparizione qualche secondo dopo e mi fece avvertire la mancanza di un sottofondo di accompagnamento molto languido e ritmato.
Si era appoggiata allo stipite della porta offrendosi docilmente alla contemplazione.
Era quello che si suol dire un inno trionfale alla giovinezza sana e ben formata.
Sicuramente oltre il metro e settanta, possedeva quel corpo di forma sinuosa che l’italiano medio (ma probabilmente anche lo spagnolo medio, il francese medio, lo svizzero medio e il greco medio) definirebbe mozzafiato.
Caviglie strette, polpacci generosi, ginocchia perfette e cosce piene senza essere eccessive, fianchi rotondi, vita sottile e seno superbo.
Visto che la ragazza si offriva alla contemplazione mi pareva giusto approfittare.
Indossava una maglietta senza maniche probabilmete di una misura più piccola e una microgonna di tessuto lucido che più che nascondere cercavano di sottolineare la splendore di quel corpo.
Anche il viso era carino, da bambolina, ovale con il naso sottile, gli occhi grandi e le labbra molto carnose.
Per i miei gusti la ragazzina aveva esagerati un po’ con il trucco, ma non è detto che o miei gusti facciano testo, magari a voi un tipo del genere potrebbe piacere eccome e potrebbe arrivare tutte le reazioni fisiologiche che, si dice, debbano avvenire in un maschietto sano e un po’ porcellone.
Tre erano le sensazioni che avvertivo chiaramente.
La prima : una ragazza del genere difficilmente poteva essere vittima di qualche corruttore, aveva l’aria di saperla lunga e di conoscere perfettamente le potenzialità che le offriva il ben di dio di cui la natura l’aveva dotata.
Seconda : la ragazza non era sicuramente in gramaglie e non mostrava alcun segno evidente di afflizione come sarebbe stato giusto attendersi in occasione della triste dipartita del vero o presunto partner...
Terza : i miei tabù erano forti e vigili, non sarei riuscito ad andare oltre la contemplazione senza vivere la sensazione di essere un pedofilo.
Ciò non significa che tutti i quarantenni siano imbranati come me, ritengo che ce ne siano parecchi meno dotati di scrupoli del sottoscritto.
La bocca sensuale si aprì in un largo sorriso luminoso - Desiderava parlare con me?
Dite pure che sono malato, che sono condizionato da tare mentali, ma ho modo di constatare abbastanza spesso che uno degli elementi di fascino in una donna sia costituito dalla voce.
Potrei essere irretito da una megera con la voce sensuale e ciò non significa che ci andrei a letto, mentre è improbabile che possa essere interessato da una vamp con la voce sgradevole.
Era appunto il caso di Marta.
La sua voce era piuttosto stridula, non sicuramente curata e appetitosa come la carrozzeria.
- Qualcuno ha sussurrato che ci fosse una relazione tra lei e l’onorevole Rimonta... Vogliamo parlarne?
Il suo sorriso non si spense, si sedette di fronte a me - meglio dire che si lasciò elasticamente cadere sulla poltrona - senza curarsi di nascondere le candide mutandine.
Probabilmente non c’era nulla di provocatorio nel suo atteggiamento - quante volte vi è capitato di vedere le mutandine di una bimbetta sgambettante ai giardini? - eppure devo ammettere che provai una strana sensazione di rimescolamento.
La guardai negli occhi.
- Perché non ci diamo del tu? Immagino che il nostro colloquio sarà tutt’altro che formale se realmente vuoi sapere della mia relazione... signor?
- Sam Fassino dell’agenzia investigativa Zac.
- Bene Sam, perché ti interessa questa storia? Non hai l’aspetto di un pettegolone...
La sua voce continuava ad essere stridula e poco piacevole ma la sapeva condire con i gesti giusti, con veri o apparenti ammiccamenti, con tensioni e rilasciamenti delle belle labbra per cui sarebbe riuscita a stuzzicarvi anche chiedendovi informazioni circa la collocazione di un loculo al cimitero.
- Infatti, non ho alcuna intenzione di ficcare il naso nei fatti tuoi. Avrai letto i giornali immagino...
- A parte qualche riga su particolari della vita di Attilio non ho letto altro, non mi interessa la cronaca.
- In breve ti dirò allora che nella storia ero coinvolto anch’io e un mio collaboratore ci ha lasciato le penne. Mi piacerebbe scoprire chi lo ha ammazzato...
- Che schifo di mondo! - allungò il braccio dietro di sé e afferrò un pacchetto di Marlboro rosse, ne prese una e mi offrì il pacchetto - Fumi?
- Preferirei una delle mie, se posso.
- Sicuramente!
Accesi la sua sigaretta e la mia Gitane e rimanemmo qualche secondo a bearci avvolti nella nuvola di fumo.
La vecchietta si affacciò - Me parea de sentir spussa de fumo! Te lo sé Marta che to mare no la vol che te fumi in casa! (Mi pareva di sentire puzza di fumo, lo sai Marta che tua madre non vuole che fumi in casa!) - la ragazza fece spallucce - Ghe ofrito gnente da bear al sior? (Non offri qualche cosa al signore?)
- Giusto! Ti va di bere qualcosa?
- Se non è troppo disturbo un bicchiere di latte freddo...
- E ti Marta? (E tu Marta?)
- Un gossin de whisky... (un goccio di whisky)
- No te par massa presto par bear quel robassa lì? (Non ti pare troppo presto per bere quella robaccia?)
Ancora una volta l’osservazione non ebbe replica.
La vecchietta si allontanò.
- Vuoi che ti racconti la mia storia?
- Perché no?
- Ma ti interessa o lo fai soltanto per cortesia?
- Se posso essere chiaro, Marta, ti dirò che non mi sembri per nulla scossa da questa faccenda. Se avevi una relazione con una persona e questa persona improvvisamente si suicida dovresti manifestare che so dolore o almeno un po’ di tristezza...
La bella bocca prese una piega amara - Ma tu cosa intendi per relazione? Che fossimo innamorati? Guarda, sei assolutamente fuori strada! Forse potrei innamorarmi di qualche figo della mia età ma non sicuramente di un mollaccione dell’età di Rimonta... per quanto tu...
Lasciai cadere la provocazione - Precisamente quale era la qualità del vostro rapporto?
- E quale vuoi che fosse? Gli piacevo. Gli piacevano le mie tette, il mio culo e tutto resto!
- E la cosa era reciproca?
- Vuoi scherzare? Guarda, l’unica qualità che possedeva l’uomo era la generosità e se non ci fosse stata quella...
- Devo dedurre che si trattava di un rapporto interessato...
- L’unico tipo di rapporto possibile! E non venire a farmi il moralista soltanto perché sarai nato col culo nel burro!
- Calma Marta, non voglio fare il moralista, la tua vita è tua e puoi farne quello che vuoi. Cerco soltanto di capire...
- Capire!... - si interruppe perché era rientrata la nonna reggendo a fatica un vassoio con due bicchieri.
Mi affrettai a prenderlo perché avevo la sensazione che potesse lasciarlo cadere da un momento all’altro.
- Adesso ne asso parlar in pace! (Adesso vi lascio parlare in pace) - e si dileguò.
Marta bevve avidamente un sorso del suo liquore, torse la bocca e riprese fiato - Capire, dici! Per capire bisogna provare! E per capire me bisogna vivere una vita come la mia!... Non voglio farti piangere ma se esiste una famiglia nella quale non si è insegnato l’amore è proprio la mia! Mio padre aveva una ventina d’anni più di mia madre e non so se tu sappia cosa significa avere un padre vecchio...
La lasciavo parlare cercando di filtrare quello che diceva, cercando di cogliere ogni espressione del suo viso.
Lo so che non rappresento proprio il prototipo dello scienziato in grado di percepire le comunicazioni occulte comunque cercavo di fare del mio meglio.
- ... E che fosse vecchio poteva passare! Due anni dopo la mia nascita è andato in pensione e viveva più all’osteria che a casa. A casa ci tornava sì, giusto per il pranzo e la cena, giusto per darmi qualche scapellotto che evidentemente dovevo meritare e giusto per fare una litigata con mia madre... Lo sai? Quelle belle litigate a tutto volume che fanno la gioia dei vicini e di tutto il circondario! Sì, eravamo conosciuti in tutta la zona, a quei tempi abitavamo in borgo Venezia, e potevo vedere i sorrisini di presa in giro che mi accompagnavano ogni qual volta uscivo....
Ancora non feci commenti.
- La cosa non durò molto, mio pare morì a poco più di un anno dalla pensione. Aveva il fegato a pezzi... magari si può pensare che morto il mostro le cose possano andare meglio e invece ci furono difficoltà con la pensione di reversibilità e mia madre dovette cercarsi un lavoro che non fu sicuramente facile trovare... Nel frattempo aveva conosciuto un uomo che si rivelò anche peggio di mio padre: Andammo a vivere a casa della nonna, in via Scuderlando, e fu un periodo di vera miseria. Mia nonna cercava, per la prima volta nella mia vita, di darmi quell’affetto che non avevo avuto prima ma non mi importava molto... Era più importante constatare che dovevo mettere abiti rattoppati, scarpe vecchie, che avevo sempre meno dei miei compagni di scuola... Se volevo un minimo di pulizia dovevo lavarmi con l’acqua fredda tutto il tempo dell’anno e d’inverno ci scaldavamo con l’unica stufa che c’era in cucina...
Tragiche storie di vita che tutti conosciamo in linea teorica, che commiseriamo, che ci fanno sentire teneri ma assolutamente indisponibili a condividere.
- Ricordo il giorno che compii dieci anni. Un giorno come tutti gli altri, intendiamoci, a parte la torta di mele che aveva fatto la nonna... A scuola una volta di più un compagno aveva rifiutato di dividere il banco con me perché diceva che puzzavo... Lo sapevo che non era vero, ci tenevo alla mia pulizia ma sapevo anche che i miei vestiti, le mie scarpe avevano un aspetto tutt’altro che pulito soltanto perché erano vecchi e rattoppati... Ricordo che, tornando a casa, mi ero fermata all’angolo davanti alla vetrina del pasticcere. Guardavo la vetrina piena di ogni ben di dio e mi promisi che, una volta cresciuta avrei fatto di tutto per non essere più povera! Per avere tutto ciò che di meglio la vita poteva offrirmi, una casa calda, bei vestiti, soldi...
Trangugiò un altro sorso di whisky e si accese un’altra sigaretta.
- Poco tempo dopo mia madre riuscì a trovare un lavoro e le cose cambiarono abbastanza. Intanto crescevo e il mio corpo cambiava forma e mi accorgevo che i ragazzi cominciavano a guardarmi con interesse... A tredici anni ero più o meno come sono oggi... Finite le medie cominciai a frequentare il l’istituto magistrale, mia madre voleva che studiassi perché non facessi la fine che aveva fatto lei... Ho preso le mie cotte, come tutte le mie coetanee, ma non me ne importava molto. Ho sbaciucchiato molti ragazzi ma niente di più. Cominciavo a capire che la mia bellezza, il mio corpo, poteva essere il mezzo che mi avrebbe permesso di fare il salto di qualità... Ne ebbi la conferma a quindici anni. Avevamo cambiato ancora casa, questa volta nel quartiere navigatori. Una bella casa finalmente, col riscaldamento, avevo una cameretta tutta per me... Mia madre aveva una nuova relazione con una persona che sembrava finalmente a posto. Un operaio, vedovo pure lui e senza figli. Ci portava fuori la festa, al lago, a Boscochiesanuova, si mangiava fuori... Sembrava una famiglia normale, avevo finalmente la sensazione di avere un padre... Un giorno che mia madre era al lavoro stavo facendo i compiti in casa quando arrivò improvvisamente Marcello, l’uomo di mia madre... Si inventò che voleva parlare con mia madre e che non ricordava che fosse al lavoro... Io capivo che la situazione non era normale, vedevo che lui mi guardava in modo strano, strano per la situazione non perché fosse uomo. Gli uomini mi guardavano eccome da un bel pezzo! I più sinceri facevano anche apprezzamenti a voce alta che mi facevano capire perfettamente cosa gli interessava, e non si trattava della mia intelligenza!... Marcello cominciò ad accarezzarmi, a dirmi che mi voleva bene e che desiderava che se anch’io gliene volevo glielo dimostrassi... Lo lasciavo fare perché non volevo essere la causa di rottura tra lui e mia madre... Va tanto di moda adesso ma a quel tempo io non conoscevo il termine ‘rapporto orale’... Fu proprio quello che mi spinse a fare e lo trovai una cosa schifosa però capii quanto possiate essere deboli voi ometti in certe situazioni... La cosa non si ripeté, minacciai Marcello di denunciarlo se soltanto ci avesse riprovato e il menage famigliare proseguì apparentemente tranquillo... Avevo scoperto la mia strada, capisci? Se soltanto sapevo muovermi nel modo giusto potevo ottenere dagli uomini tutto quello che volevo! Come credi sia arrivata questa casa? Dall’eredità dello zio di America?... Mia madre fa finta di non sapere, mia nonna mi guarda con dolcezza e comprensione ma entrambe sanno che solo sbattendo gli occhi alla persona giusta riesco a intascare in un giorno quello che mia madre si suda in un mese!
- Ci credo Marta. Parliamo di Rimonta?
- Rimonta... Questa è una storia recente... Più o meno è cominciata cinque mesi fa... Gli sono stata presentata a una festa in casa di una persona della quale preferisco non fare il nome, visto che si tratta di un uomo sposatissimo e abbastanza in vista.
- Continua...
- Qualcuno doveva avergli detto che stavo cercando un impiego e lui mi propose di fargli da segretaria particolare e pareva sincero nel farmi la proposta... Gli dissi che ci avrei pensato e lui prese nota del mio numero telefonico... Mi chiamò qualche giorno dopo chiedendo se potevamo vederci. Naturalmente acconsentii. Si presentò vestito come una spia, con gli occhiali scuri e il bavero del soprabito sollevato, per non essere riconosciuto. Come accade spesso, mia nonna va a fare un giretto in chiesa e io posso trascorrere una mezzoretta con il mio ospite che, alla fine, si mostra sempre generoso...
- E poi?
- Tutto qui. Ci siamo visti un paio di dozzine di volte e nessuno dei due ha mai avuto da lamentarsi. Sono una donna ricca, Sam, e vuoi che ti dica di più? Malgrado la mia vita intensa sono ancora vergine!
Non capii se si trattasse di una dichiarazione di intenti ma io non potevo rappresentare un obiettivo appetibile, non navigavo nell’oro.
- Non so, - dissi - potresti essere una grande attrice...
- Perché? Mi hai visto?
- Visto? Quando?
- Faccio parte del gruppo teatrale La Formica...



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