UN COLLOQUIO...

Aveva scelto un bar nella zona di Ponte della Pietra, vicino al liceo Maffei, uno di quei localini alla moda che rigurgitano di clienti dalle venti in poi ma che al mattino rappresentano i luoghi più tranquilli e quindi adatti ad un colloquio riservato.
C’ero arrivato per tempo e avevo occupato un divanetto d’angolo che guardava l’entrata.
Avevo comunicato che attendevo una persona al solerte cameriere che mi aveva raggiunto immediatamente.
Avrei potuto bere qualsiasi schifezza, anche il veleno del cobra più velenoso, senza correre alcun rischio : schiumavo letteralmente di rabbia.
Non potevo tollerare che qualcuno avesse eliminato il Pep!
Noi esseri umani normali molto spesso tendiamo ad esagerare in un senso o nell’altro.
Ci spaventiamo a morte e ci barrichiamo in casa soltanto perché nella nostra strada è venuto ad abitare un innocuo extracomunitario che in realtà può essere la persona più tranquilla e socievole del mondo.
Oppure crediamo di essere invulnerabili ed immortali e affrontiamo con incoscienza ogni tipo di rischio...
Non era sicuramente il caso mio e del Pep.
So perfettamente che c’è una enorme differenza tra me e Superman.
So perfettamente quali siano i miei limiti e non alludo soltanto a quelli fisici.
Non ho alcuna intenzione di giocare con la mia pelle, spero di arrivare a vivere buona parte del primo secolo del terzo millennio e non perché abbia da fare o conquistare qualche cosa di specifico o di importante, soltanto per il piacere di vivere la mia vitaccia più o meno insulsa.
Perciò non riuscivo a capire come fosse potuto accadere.
Il Pep, normalmente, era in grado di stendere tranquillamente anche un marcantonio più grosso di me, lo conoscevo, era sempre all’erta, molto coscienzioso, non aveva l’abitudine di prendere nulla sottogamba.
Qualcuno o qualchecosa doveva averlo distratto... una donna?
Era quello il suo punto debole?
Però ciò che mi bruciava di più era il fatto di non essere riuscito a proteggere Franca Brendolan...
Lei sì era alla mercé di chiunque voleva farle del male, non conosceva le arti marziali lei o le tecniche di difesa personale, soprattutto aveva l’imperdonabile debolezza di credere ancora nella lealtà e nella correttezza... In fondo il guaio non era accaduto durante il mio turno di sorveglianza...
Però il Pep dipendeva da me e rappresentava una garanzia...
Dove avevamo sbagliato?
Entrò un tipo abbastanza alto che indossava una specie di trench con il bavero alzato, cappello floscio e occhiali scuri.
Si avvicinò a me e stavo già per dirgli di scegliersi un altro posto quando si tolse gli occhiali e riconobbi inequivocabilmente il viso dell’onorevole Attilio Rimonta.
Abbassò il bavero del soprabito e lanciò un’occhiata in giro.
- Devo travestirmi come un attore per non essere riconosciuto! Il signor Fassino, immagino.
Feci un cenno con il capo e squadrai l’uomo mentre si sedeva di fronte a me.
Forse i manifesti non gli rendevano ragione, fose non era molto fotogenico.
Assomigliava vagamente all’attore Massimo Ghini, con qualche annetto in più.
Perfettamente abbronzato e pieno di fascino, forse con i lineamenti un po’ tirati e aveva la barba stranamente lunga ma forse gli avvenimenti non gli avevano lasciato il tempo di curare l’aspetto come soleva fare in occasioni importanti o sedute fotografiche per la realizzazione di posters elettorali.
Ci si avvicinò il cameriere.
- Ha già ordinato?
- No, l’aspettavo.
- Io prendo un caffè ristretto.
- Per me un bicchiere di latte freddo.
Non appena il cameriere si fu allontanato Rimonta mi guardò dritto negli occhi - Allora, vuole riferirmi cosa le ha raccontato la povera Franca?
Aveva detto quel ‘povera’ con l’amabilità di un buon padre di famiglia, abbozzai un sorriso - Perché? Crede che sarò tanto ingenuo da vuotare il sacco prima che lei vuoti il suo?
Rimonta sospirò - No, stiamo cominciando male. Voglio che lei sappia, signor Fassino, che siamo nella stessa barca. Non ho niente a che fare con l’assassinio della signorina Brendolan né con quello del suo amico ed ho tutto l’interesse a veder chiarita la faccenda nel minor tempo possibile.
Scossi la testa - Non lo so... Lei sembra sincero ma, per essere arrivato dove è arrivato, deve aver imparato diciamo a dissinulare abbastanza bene le sue vere intenzioni. A nascondere quello che realmente sa. A mentire con la candida apparenza di chi afferma la verità assoluta... Diciamo che in via di principio non le credo...
Sospirò ancora mentre il cameriere ci serviva le consumazioni e si allontanava.
Abbassò la testa e mi fece cenno di avvicinarmi, lo feci con molta circospezione anche se dubitavo che avesse intenzione di eliminarmi in un luogo pubblico.
- Mi ascolti bene, Fassino. So perfettamente che viviamo in una società priva di valori che è disponibile a barattare qualsiasi cosa in cambio del successo...
Inarcai un sopracciglio - Non vorrà farmi la predica, vero?
- Non le sto facendo la predica, Fassino. Sto cercando di capire perché possono verificarsi certi eventi spiacevoli. La signorina Brendolan oltre che una segretaria era un’amica...
- Che però in qualche modo si sentiva minacciata...
- Non da me!
- Ci credo onorevole, non ho alcun dubbio in questo senso. So per eseprienza che chi si sporca le mani si trova sempre qualche gradino più in basso!... Le dirò di più. Non sono minimamente interessato alla forma e alla qualità delle porcate che potete aver commesso, lei e i suoi accoliti, della politica più o meno sporca me ne faccio un baffo. C’è soltanto una cosa che mi interessa : voglio sapere chi e perché ha ammazzato il mio amico!
Rimonta tacque un attimo guardandosi le mani.
- Capisco la sua diffidenza. Posso capire che la gente stia progressivamente perdendo fiducia nella qualità della politica e nei gestori della politica. I fatti eclatanti che sono sotto gli occhi di tutti hanno gettato discredito su una intera classe ma, mi creda, c’è meno marcio di quanto si possa credere. In ogni caso non c’è nulla che possa giustificare uno o più omicidi...
Sbuffai - Caro onorevole le ho già detto che le prediche non mi interessano! Non siamo qui per patteggiare un voto! Appartengo, e me ne vanto, alla schiera delle persone che non si fanno incantare dai bei discorsi ma guardano i fatti!... I fatti dei quali adesso stiamo trattando sono l’omicidio di una donna e di un uomo. Qual’è il motivo?
- Non crede che, se lo conoscessi, mi sarei premurato di comunicarlo alle forze dell’ordine?
- Significa che non c’è niente di importante che lei voglia comunicarmi?
- Non so niènte che possa esserle utile...
- Significa allora che posso comunicare al mio amico giornalista ciò che mi ha confidato la signorina Brendolan...
- Lei non può tenere questo atteggiamento ricattatorio Fassino! La esorto a comunicarmi immediatamente il contenuto di quel colloquio! Si tratta sicuramente di informazioni riservate che non possono essere in alcun modo rese pubbliche...
Si fermò vedendo la mia espressione di ammirazione.
- Cosa c’è?
- Si proclama candido come il petalo di un giglio però, pur non sapendo assolutamente nulla, ha il timore che la solerte segretaria possa aver sollevato il coperchio del bidone delle immondizie nel quale vive... Non le pare un po’ strano?
- Lei non deve fraintendere...
- Non sto fraintendendo, onorevole. Mi creda, avrò anch’io i miei scheletri nell’armadio ma credo siano meno spaventosi dei suoi. So perfettamente che i vostri ammanigliamenti sono ramificati ed efficienti e co vorrebbe molto poco per schiacciare una pulce come me... Soltanto che adesso sono all’erta, sto con le orecchie diritte, come si suol dire, e non sarà facile chiudermi la bocca...
- Nessuno vuole chiuderle la bocca, mi creda...
- Non è quello che è stato fatto con Giuseppe Di Liberto e la signorina Brendolan? Non sarà facile convincerli che si è trattato di un tragico errore, che si voleva soltanto rendere più liscia la pelle del loro viso e improvvisamente il coltello è sfuggito di mano...
Rimonta scosse il capo - Ognuno resta fermo sulle sue posizioni... In questo modo non ne usciamo... Non crede sia possibile trovare un punto di incontro? È anche nel nostro interesse fare pulizia una volta per tutte...
Mi alzai - Mi spiace onorevole, non ha alcun senso continuare questa conversazione. Credo che andrò a fissare un appuntamento con il dottor... Ma non penso che le interessi il nome del mio amico giornalista, dico bene?
Affondai la mano nella tasca e ne estrassi cinquemila lire che gettai sul tavolo.
Rimonta le prese e me le porse - Lasci, offro io.
- Non se ne parla nemmeno! Non voglio avere alcun debito di riconoscenza verso di lei, nemmeno per un bicchiere di latte! - e me ne andai.
Mi piaccio quando faccio queste tirate.
Mi danno la sensazione di essere grande, pulito, perfetto.
Una specie di paladino della corte di Re Artù... per un bicchiere di latte!
Non ne avevo cavato niente ma forse Rimonta non sapeva niente, anche lui era soltanto una pedina o una vittima... chissà!

Trafficò parecchio con le numerose carte che teneva in tasca e finalmentre trovà la scheda telefonica che infilò nervosamente nella fessura dell’apparecchio.
Formò il numero e ascoltò il segnale ripetersi fissando le immagini che mostravano l’uso della scheda telefonica serigrafate sulla lastrina fissata all’apparecchio.
Una voce dura, grave, inpersonale parlò all’altro capo - Pronto!
- Pronto, sono io.
- Da dove chiami?
- Da un telefono pubblico, sta tranquillo.
- Attento a quello che dici, qualcuno potrebbe ascoltarci...
- Lo so, lo so, è da una vita che dura questa storia!... Ho parlato con il nostro uomo ma non sono riuscito a cavare un ragno dal buco!... Non vuole sbottonarsi e ha nuovamente minacciato di rivolgersi a quel giornalista...
- Ha fatto il nome?
- Stava per farlo poi si è fermato...
- Ma tu sei sicuro che sappia qualche cosa?
- Sappiamo che ha parlato con lei... Lui afferma di avere avuto una serie di informazioni ma è disponibile soltanto a scambiarle...
- Come sarebbe a dire?
- Che parlerebbe se noi facessimo lo stesso!
- Non dire idiozie! Come può pensare che andremmo a raccontargli la storia della nostra vita se già può esserci d’impiccio conoscendone l’ultimo episodio?... Non esiste...
L’uomo respirò profondamente avvertendo un gran vuoto allo stomaco - Forse hai ragione... È che non mi aspettavo una cosa del genere... Non pensavo si potesse arrivare fino a questo punto... Non è una cosa ragionevole...
- Stai calmo per favore. Ci sono motivi validi per ogni situazione. Forse non siamo in grado di comprenderli adesso ma hanno una loro logica inconfutabile. Ogni cosa ha un prezzo e non si può rifiutare di pagare dopo averla avuta...
- Ma non questo prezzo!
- A questo porta il muoversi incautamente come hai fatto troppo spesso, lo capisci?
- No, ho la sensazione che qualcuno stia giocando con la mia testa, che abbia sempre giocato scorrettamente! Ci sono prezzi che non vale mai la pena di pagare!
- Al tempo! Stai calmo. Capisco che la situazione sia particolare ma l’ultima cosa che devi fare è perdere la testa! Pensa alla tua posizione e alla tua famiglia...
- È una minaccia?
- Ma cosa vai a pensare! Se manca la fiducia tra noi allora tutto va a farsi friggere! È soltanto un momento particolare ma tutto si risolverà nel migliore dei modi, sta tranquillo.
- Sta tranquillo... nella tua posizione è facile dare consigli...
- Avrei dovuto cominciare molto tempo fa, quando è cominciata tutta questa storia! Avrei dovuto prendere in mano io le redini e non saremmo certamente arrivati a questo punto! Adesso vedi di calmarti e lasciaci fare... Vuoi che ci incontriamo per parlarne più tranquillamente?
- No, non è il caso.
- Ripeto è importante riuscire a mantenersi calmi, adesso.
- Ho capito, non dubitare.
- Per qualsiasi cosa chiama quando vuoi, ma non da casa tua, d’accordo?
- D’accordo.
Riagganciò la cornetta e si riinfilò gli occhiali scuri allontanandosi in fretta.



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