CIAO PEP!

Dopo una notte trascorsa nel migliore dei modi, dormendo più o meno come si dice dormano gli angioletti, mi sentivo rigenerato e gonfio di disponibilità verso i rappresentanti dell’intera umanità.
Mi sentivo magnanimo e disponibile a perdonare gli errori di chiunque e comunque fossero, in uno di quegli accessi di benevolenza che mi assalgono abbastanza spesso e mi permettono di predispormi ad ogni genere di fregatura, dalla più banale alla più seria e traumatizzante.
Mi ero alzato per tempo, le sei e trenta all’incirca, e avevo intenzione di andare a far visita al mio collaboratore per scambiare quattro chiacchiere in attesa del cambio, sempre che il Pep non fosse in vena di farmi una delle sue solite tirate paternalistiche criticando il mio modo di vivere la vita.
Avevo caricato e avviato la lavatrice (lo so purtroppo che non si tratta di azioni ammantate dal fascino del mistero), avevo lanciato una occhiata perplessa alla pila di indumenti che attendevano la stiratura - anche questa è una attività che mi compete ogni tanto, ma non raccontatelo in giro... - ed ero uscito incontro al sole e a una nuova giornata lavorativa.
Mi ero provvisto, come la mattina precedente, della colazione per due e camminavo speditamente incrociando qualche raro passante insonnolito.
Piazzetta Pescheria era per metà illuminata dal sole, assolutamente deserta e silenziosa.
Il supermercato avrebbe aperto alle otto e mezza e quindi la tranquillità poteva regnare ancora per quasi un’ora.
Un cane randagio mi si avvicinò, mi annusò, mi guardò speranzoso e poi, visto che non avevo alcuna intenzione di manifestargli la mia bontà, si allontanò scodinzolando.
- È arrivata la colazione! - annunciai passando sotto l’alto arco del portone.
Nell’androne il Pep non c’era...
Magari poteva essere andato a prendere un caffè ma non era nel suo stile : mai avrebbe abbandonato il suo posto di osservazione.
Pensai che forse si era portato in qualche altro posto per controllare meglio cambiando il punto di osservazione - e questo era tipico del Pep - e percorsi tutta la piazzetta con in mano i miei bicchieri di plastica e il sacchetto con i croissants.
Sbirciai in ogni possibile anfratto e rientranza ma del Pep non c’era l’ombra, allora cominciai a preoccuparmi.
Nemmeno per un momento pensai che se ne fosse andato lasciandomi nelle peste, doveva essere successo qualche cosa che lo aveva fatto allontanare.
Tornai nell’androne alla ricerca di qualche eventuale segno lasciato dal mio collaboratore e cominciare a guardarmi in giro con la massima attenzione.
Se ci fosse stato qualche imprevisto mi avrebbe sicuramente telefonato...
Ma avrebbe potuto farlo mentre uscivo di casa o subito dopo...
Osservando con più attenzione scoprii qualchecosa di strano.
C’era una larga macchia scura sulla pietra del pavimento, come di caffè versato e ripulito alla meno peggio con la suola della scarpa.
La macchia, dopo una breve interruzione, proseguiva in un filo sottile vicino al muro e andava verso l’angusto e buio cortiletto interno.
Seguii la traccia e lasciai cadere quello che teevo in mano, capii immediatamente perché il motivo per il quale il Pep non era al suo posto.

Era stato sgozzato come un animale da sacrificare e giaceva, con la gola squarciata, in posa scomposta appena dietro l’angolo del muro.
Sul suo viso, con gli occhi chiusi, non c’era alcuna espressione particolare.
Ci stava bene la frase idiota 'pareva che dormisse' se non fosse stato per la camicia intrisa di sangue che in parte era arrivato a formare una larga macchia a lato del corpo.
Mi ero accucciato tremante mentre mi sentivo pervaso da una rabbia incontrollabile.
Era morto, non c’era alcun dubbio, non potevo fare assolutamente nulla per lui.
Non sono come le piagnone campane pagate per guaire alla morte di qualcuno, non sono facile alla commozione ma riuscii a bestemmiare tra i denti per quella situazione inaccettabile!
Cristo!
Non si era trattato di un incidente d’auto o di una disgrazia imprevedibile, qualcuno aveva intenzionalmente posto fine a quella vita ed era una realtà che non potevo accettare!
Un lavoro di tutta tranquillità... Trovamene uno così ogni quindici giorni... Erano state le frasi del Pep.
Non riuscivo a proprio a capire, avrebbe potuto succedere a me, imbranato come sono, ma non il Pep...
La mia deformazione professionale mi portò immediatamente a pensare alla persona che sorvegliavamo...
Se il Pep era stato assassinato doveva esserci un motivo preciso...
Mi alzai, attraversai di corsa l’androne e la piazzetta e piombai sul portone, dell’edifico di fronte, che non fece alcuna resistenza e si aprì lentamente con un cigolio appena percettibile.
Salii le scale a quattro gradini per volta guardando velocemente le targhette sulle porte.
Al secondo piano, davanti alla porta contrassegnata dal nome Brendolan, mi bloccai : l’uscio era socchiuso e mi pareva inconcepibile se doveva essere l’ultima difesa di una persona tanto spaventata...
Spinsi la porta blindata usando le nocche della mano.
Entrai in un breve corridoio lungo il quale si aprivano due porte.
Non dovetti camminare molto.
Dalla porta spalancata alla mia destra poteve vedere chiaramente il corpo di Franca Brendolan stesa in un lago di sangue...



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