IL DOLCE FLUIRE DEL TEMPO...

C’è un bar Sport in ogni rione della città, presso quello vicino a piazza delle Poste acquistai una brioche alla marmellata e un caffè senza zucchero che mi feci mettere in un bicchierino di plastica per portarli al Pep.
Nello stesso luogo mi feci confezionare quattro tramezzini con tonno e schifezze varie che a vrebbero costituito il mio pranzo.
All’edicola acquistai un quotidiano sportivo che, forse, mi sarebbe servito ad ingannare un po’ il tempo.
Trovai il Pep ancora nell’androne, stava terminando di scrivere i suoi appunti su un quadernetto.
Aveva un aspetto sveglio e pimpante malgrado la notte passata in osservazione ma il Pep aveva sempre un’aria sveglia e pimpante.
Strappò il foglio con molta cura e me lo porse in cambio del caffè e della brioche.
- Novità?
- Ho visto spuntare il sole più di due ore fa ed è così terminata questa mia prima dolcissima notte di lavoro... Nessuno dei sospetti si è presentato all’appuntamento. Ieri sera, dopo che mi hai lasciato, ho visto entrare soltanto una donna che assomigliava alla tua cliente. Sembrerebbe proprio un incarico di tutta tranquillità, se magari tu riuscissi a trovarmene uno alla settimana sarei sistemato!
- Ma sentilo il signorino, comincia ad amare la vita comoda e ad avere le pretese! Lo so, magari tutti gli incarichi fossero di questo tipo!
- Già, almeno non debbo consumare le suole... Bè Fassino, ti saluto, io ho finito, adesso è il tuo turno di romperti i coglioni! Ti cedo il posto! - e si allontanò con una corsetta che aveva probabilmente lo scopo di sciogliere i muscoli.
Se lo conoscevo bene, se ne sarebbe andato sicuramente a pesca sull’Adige, probabilmente dalle parti di Peri o poco più a nord, per almeno un paio di orette e poi a nanna fino alle diciassette.
Lo avrei rivisto, per darmi il cambio, verso le dieci e mezza undici di quella sera.

Ho una mia particolare teoria circa la qualità delle persone e, in particolare, circa la qualità delle appartenenti al genere femminile che noi chiamiamo donne.
Credo che ci siano tutta una serie di categorie che potrebbero agevolmente essere classificate.
Anzitutto le persone che vivono la loro vita.
Non sono molte ma sono quelle che io stimo di più, quelle che tirano il carretto ogni santo giorno dell’anno.
Magari si tratta di una vita abbastanza grama, senza episodi particolarmente significativi, ma pur sempre un esistere onesto e produttivo che si svolge dalla nascita alla morte.
Queste persone sono quelle che in genere parlano poco, si accontentano di soddisfare le poche pretese che hanno e non si perdono in cosiddetti voli di fantasia.
Qualcuno li chiama massa silenziossa e i libri di storia non parleranno mai di loro.
Poi ci sono i pettegoli di professione.
Quelli che una vita personale proprio non ce l’hanno e riescono a dare un apparente motivo alla propria esistenza soltanto parlando e sparlando degli altri.
Sono quelli che sanno ( o affermano di sapere) tutto di tutti fin nei particolari più intimi e arrivano a perfino a convincersi della verità di questa affermazione al punto di negare anche l’evidenza dei fatti.
Sono esseri dai quali è bene guardarsi con la massima attenzione ma anche così non avremo nessuna garanzia di non divenire oggetto della loro molesta osservazione e dei loro sproloqui...
In un certo senso potrei definirli colleghi per quel loro vizio di indagare soltanto per il gusto di farlo...
Poi ci sono i chiacchieratori per hobby, quelli che amano parlare soprattutto delle proprie rogne o, in alternativa, delle rogne pubbliche.
Quelli che avrebbero sempre la soluzione pronta per ogni tipo di male o di problema, i re del sentito dire, quelli che leggono sempre le notiziole riportate in piccolo sui giornali e vanno in un brodo di giuggiole davanti allo schermo del televisore quando ci sono personaggi come Marta Flavi, Rita Dalla Chiesa, Alberto Castagna e simili.
Quelli che sarebbero ottimi presidenti del Consiglio, della Confindustria, dei Sindacati, Allenatori della nazionale di calcio e di pallacanestro, Ministri della sanità eccetera!
Probabilmente nemmeno sanno quello che dicono loro stessi (di quello che dicono gli altri proprio non gliene importa nulla) e gli basta essenzialmente tenere in movimento le labbra e la lingua cercando di produrre più suoni articolati o disarticolati che possono.
Mi fanno un po’ pena ma non credo gliene importi molto...
Proprio a queso pensavo mentre osservavo le coppiette che si formavano e si scioglievano in piazzetta Pescheria.
Le donnette con la borsa della spesa che uscivano dal supermercato, i professionisti con giacca e cravatta e l’immancabile borsa, le vecchiette che trascinavano le loro stanche gambe...
Potevo constatatare che era un piccolo angolo di mondo vivo e non lo avrei mai pensato : presuntuoso o ignorante?

La giornata passò abbastanza rapidamente anche se ci fu qualche momento di stanca nel quale avrei tanto desiderato poter fare qualche cosa di interessante.
E invece dovevo stare lì, rintanato nell’androne tentando di confondermi nella densa penombra, in attenta osservazione di quello che accadeva di fronte a me.
Vidi entrare ed uscire un paio di volte Franca Brendolan.
Altre persone entrarono dal portone ma nessuna corrispondeva alle fotografie che la donna mi aveva dato e che avevo memorizzato.
Quando l’orologio della Torre dei Lamberti batté le due divorai i tramezzini, fumai almeno una decina di Gitanes e trovai anche il tempo e il modo di osservare le evoluzioni di un passerotto che sembrava di casa in piazzetta Pescheria.
Piano piano cominciò ad imbrunire, l’illuminazione pubblica tornò a rischiarare gli spazi destinati agli uomini attivi e aumentò la penombra dell’androne che mi custodiva.
L’orologio (e in parte lo stomaco) mi avvertì che il mio turno si avviava alla fine e, infatti, fui raggiunto dal Pep.
- Rotti i coglioni? - fu il suo saluto.
- Direi di no ma se domani è come oggi dovrò portarmi un thermos di caffé per essere sicuro di non addormentarmi!
- Così è la vita Fassino!... Bè, mi lasci il posto o hai deciso di fare anche il mio turno?
Non me lo feci ripetere, gli diedi una amichevole pacca sulla schiena e mi allontanai.



page made by Godfinger © 1999