
|
IL PEP Riuscii a trovare Pep nello stanzino posteriore del glorioso Bar Sport di Tombetta. Uno stanzino ripieno di flippers e videogiochi vari nel quale luomo trascorreva una parte del suo tempo libero - quando aveva bisogno di rilassarsi - in quel pomeriggio era coinvolto in una ac-canita battaglia spaziale. Pep era uno scricciolino, poco più alto di un metro e sessanta, di origini avellinesi. Nero di capelli e di pelle proprio come si immagina debba essere un meridionale, con gli occhi di brace e la bocca carnosa da latin-lover. Vestiva una camiciola floreale con le maniche corte aperta quasi fino in vita e un paio di jeans neri stretti, un abbigliamento che permetteva di apprezzare a colpo docchio quanto fosse in forma fisicamente. Io, come voi del resto, non ho particolare predilezione per i meridionali in genere ma Pep era diverso. Intanto credo che avesse frequentato uno o più corsi di dizione (credo sia questo il nome corretto ma se non lo fosse perdonate-mi) e aveva perso quasi del tutto la sua inflessione dialettale e laccento meridionale e poi, sotto certi aspetti, aveva la mentalità di un bolzanino, ve lo garantisco. Forse è utile chiarire che, almeno credo, da parte mia, e lo dico nella massima buona fede, non si tratta di razzismo o di intolle-ranza ma, molto più probabilmente, di una sorta di sana paura del diverso, di una specie di affettuosa contrapposizione di due realtà culturali ed etniche abbastanza differenti e diversificate... Se volete credermi sulla parola tanto meglio altrimenti non so cosa farci, già ho affermato che il confronto dialettico sugli argomenti teorici non è precisamente la mia passione ed è probabilmente per questo che, in tutta la mia vita, non ho mai sottoscritto la tessera e partecipato ad un cineforum... e intendo i cineforum di quando prima si proiettava il film e poi si faceva il forum, se ne parlava... Aveva ventinove anni il Pep e da circa quattro aveva lasciato gloriosamente il servizio attivo nel corpo dei carabinieri per fare unesperienza di un anno nella Legione Straniera e rientrare nel paese natio (intendo lItalia) dove campava prestando la sua collaborazione a chiunque per saltuari servizi di sorveglianza. Non desiderava una occupazione fissa e stabile. Rimediava una pensioncina di circa un milioncino abbondante al mese e questo gli consentiva di avere un sacco di tempo a disposizione per vivere la sua vita come gli andava e cioè nel modo più libero possibile. Aveva almeno una dozzina di cosiddetti hobbies tra cui erano fondamentali la pesca con la mosca, gli scacchi (era associato al locale circolo cittadino e partecipava ai tornei anche a livello regionale), il teatro (il suo forte era la capacità di trasformazione che gli permetteva di proporsi in personaggi diversissimi) e, naturalmente, quelle che lui chiamava delizie dellaltro sesso le cui rappresentanti sembrava saltellassero intorno a lui nella stessa quantità e con la stessa foga delle farfalline notturne attorno ad una lampadina accesa. Ho tenuta per ultima, intenzionalmente, la sua vera grande passione : la batteria. Forse avrete limpressione che dica una grossa bestialità ma, vedendolo trafficare con i suoi tamburi e piatti, ho avuto più di una volta limpressione che riuscisse ad avere un vero orgasmo e che il suo rapporto con lo strumento fosse sicuramente molto simile a quella gratificante sintonia che si può incontrare con la donna giusta! Queste erano le sue passioni e voleva essere assolutamente libero di dedicarcisi ogni qualvolta ne avesse voglia o se ne presentasse loccasione. A parte le rappresentanti dellaltro sesso, le donne, con le quali, per amor di triste verità, dovevo ammettere di essere molto meno fortunato, non mi trovavo per niente daccordo con le altre attività che per me erano letteralmente tempo sprecato, e glielo avevo detto più di una volta. Almeno per il come le praticava lui! Ci si buttava anima e corpo ma passava rapidamente dalluna allaltra... avrebbe potuto veramente sfondare e diventare un vero batterista in un qualche complesso di grido, un campione di scacchi o un campione di pesca sportiva e anche un vero attore, un divo, se ci si fosse dedicato seriamente e metodicamente. Non accenno alle donne perché, oltre al magnaccia, non vedo altra attività da praticare professionalmente... a parte il marito o il viveur mantenuto da qualche stuolo di ricche carampane, ma il Pep non pensava minimamente la matrimonio. Lui ribatteva, tranquillamente "Guagliò, tu forse con il cervello microscopico che ti ritrovi non lo puoi capire ma quando una passione diventa lavoro perde il novanta per cento dellinteresse! Io queste cose le amo, lo sai bene, ma non voglio diventarne schiavo! Mi va di farle qundo ne ho voglia, magari per un giorno intero o due ma poi devo assolutamente cambiare per ricaricarmi!". Più volte avevo invidiato la sua ecletticità e credo di non essere stato il solo. Unultima caratteristica del Pep lo rendeva, se possibile, ancora più apprezzabile. Era lunica caratteristica positiva, quando è positiva, che rico-nosco al meridionale medio. Sto parlando del senso dellamicizia. Ma quellamicizia profonda che noi freddi nordici mai abbiamo conosciuto e provato. Quella sorta di patto di fratellanza, suggellato col sangue, che unisce per una vita e dona stima, fiducia e affetto senza parsimonia. Questo era ciò che il Pep, a volte, mi aveva fatto provare, con una stretta di mano, con un sorriso disponibile, con un franco dialogo. Poi, come era naturale e giusto, ognuno viveva la sua vita. Soprattutto io, orso comero, se non avevo accettato di dividerla con una donna non la volevo sicuramente condizionata da un legame, per quanto fosse positivo come lamicizia. In quel momento le sue mani si muovevano con rapidità controllando i pulsanti e il joy-stick mentre il punteggio cresceva rapidamente e vertiginosamente e dopo qualche secondo si mise a lampeggiare la scritta NEW RECORD. Pep sollevò le mani e diede un calcetto alla base del mobile. - Ma non è possibile! È troppo facile, minchia! È la terza volta che lo batto nel giro di unora! Mi vide e mi sorrise. - Ciao Pep. - Ciao vecchio lungo strafottuto Fassino! Sei venuto a raccontarmi dellaria che tira alle tue altezze?... Come va? Era un mattino bigio e antipatico di quasi tre anni prima quando avevo ricevuto la telefonata che ci aveva permesso di entrare in contatto. - Buon giorno. Parlo con il signor Fassino? - Precisamente. - Sono Giuseppe di Liberto. Tu non mi conosci ma il maresciallo Caterino mi ha consigliato di mettermi in contatto con te, nel caso ti servisse un collaboratore saltuario... Non avevo un buon ricordo del maresciallo Caterino, tuttaltro. Era riuscito a rendere penosa lultima parte del mio servizio nel corpo dei carabinieri e, forse, proprio lui aveva provocato la decisione di lasciarlo. Inoltre, di solito, per quanto possibile, preferivo evitare la presenza di collaboratori. - Il maresciallo Caterino? È ancora vivo? - replicai piuttosto acido. - Vivo e sicuramente intento a toccarsi le palle, se ha sentito quello che hai detto... Chissà perché mi venne da ridere anche se giudicavo la battuta abbastanza idiota. - Ci vediamo? - Si può fare... Però attualmente non ho bisogno di collaboratori... Di Liberto sembrava in grado di leggermi nel pensiero anche attraverso il filo telefonico - Senti Fassino. Chiariamo subito che io mica vengo a chiederti lelemosina. Ho mille interessi, e sono economicamente autosufficiente ma, anche perché credo di possedere caratteristiche di diligenza e affidabilità, ogni tanto, qualche lavoretto di responsabilità sono disponibile ad accettarlo. Può darsi che adesso tu non ne abbia la necessità ma, se non mi conosci, come farai a chiamarmi quando ti servirò? Chiaro e semplice, quasi lapidario. Lo giudicai anche un po presuntuoso. Mezzora dopo verificai che mi sbagliavo perché il Pep era di fronte a me e la prima sensazione era stata di spontanea simpatia. Ciò non era dovuto soltanto al suo sorriso o al suo atteggia-mento di disponibilità verso la vita, credo che sia impossibile spiegare dove come e perché nascano le sintonie dacchito e io, comunque non mi perdo certo a giustificare una reazione positiva, cerco soltanto di viverla... Anche e soprattutto perché, nella mia lunga e tormentata vita, ho preso tante e tali fregature da necessitare sempre di qualche approfondita verifica, possibile soltanto con un incontro successivo. - Sono Giuseppe di Liberto ma gli amici mi chiamano Pep. Anche se la sua mano quasi si perdeva nella mia la sua stretta era vigorosa e anche questo mi piaceva. Parlammo del più e del meno per una mezzora, mi fece uno stringato riassunto delle sue esperienze nel corpo dei carabinieri e nellAfrica del nord e decisi che alla prima occasione lo avrei messo alla prova. Lopportunità si era presentata circa due mesi dopo. Aveva fatto, per mio conto, e per conto della mia cliente, un viaggetto a Napoli e a Bari e ne era tornato proprio con le informazioni che ci necessitavano. Da quel momento era nata una amicizia che ogni tanto si concretizzava anche in collaborazione nel lavoro. Più volte mi aveva invitato a pesca, più volte avevo assistito alle sue performances alla batteria, più volte aveva tentato di presentarmi qualche amica dallaspetto assolutamente degno di nota e contemplazione... |
