FRANCA BRENDOLAN

La voce che sentivo al telefono non sembrava proprio intenzionata a farmi ridere e nemmeno sorridere, ero pronto a scommetterci una stecca di Gitanes!
Per quel poco che può servire fare delle ipotesi intorno ad una voce telefonica, potevo constatare prima di tutto che era una voce femminile e su questo non c’erano dubbi, credo...
Una voce abbastanza giovanile, complessivamente corposa con certi acuti striduli, con un ritmo incostante e una intonazione piuttosto allarmata e, dovete ammetterlo, per essere una analisi improvvisata è veramente di degna di nota (se per caso vi servisse un investigatore...).
- Parlo con l’agenzia Zac?
- Ai suoi ordini signora, qui è per l’appunto l’agenzia investigazioni Zac.
- Molto bene... Mi ascolti con attenzione signor Zac... Ecco, io avrei un grosso problema da risolvere...
In genere lascio passare il malinteso, voglio dire che , ad un primo contatto, lascio credere che il mio nome sia Zac, se poi il rapporto ha uno sviluppo faccio sempre in tempo a chiarire il malinteso altrimenti non è una cosa che abbia una grande importanza.
In quanto alla dimensione dei problemi, so che spesso il probabile futuro cliente tende ad esagerare perché vive la cosa direttamente sulla sua pelle e quindi perde l’obbiettività ma era comunque meglio mettere le mani avanti - Capisco. Le dirò signora, che, di solito, io mi occupo di faccende e problemi abbastanza normali, perciò non so se sarei in grado di affrontare e risolvere situazioni di una certa portata...
- Ho assolutamente bisogno del suo aiuto signor Zac! Lei deve aiutarmi!
Quanto mi piacciono le persone che ti concedono la chance di una scelta!
Quelle che ti considerano una specie di mago con la bacchetta magica o di angelo custode con tanto di ali...
Mi schiarii la voce e cercai di usare un tono autorevole - Posso cercare di capire la sua urgenza signora. Vede, io sono il titolare di un’agenzia di servizi con la porta sempre aperta al pubblico e in genere mi piace il mio lavoro, glielo garantisco, sempre però che si tratti di compiti all’altezza delle mie possibilità, adatti alla dimensione della mia organizzazione...
- Capisco ma lei deve assolutamente aiutarmi signor Zac! - dovete ammettere che la mia interlocutrice non dimostrava una grande fantasia.
- E va bene, diciamo che avrei le migliori intenzioni di farlo. Perchè, tanto per cominciare, non mi accenna di cosa si tratta? Sarebbe più facile per me decidere...
- No! Sta celiando, immagino e non mi pare il caso... Non mi sembra ragionevole parlare per telefono di certi argomenti, non crede signor Zac? - se possibile il suo allarme era aumentato.
Non stavo celiando (anche se mi piaceva il termine desueto) ed ero certo della mia ragionevolezza - Probabilmente ha ragione, ma soltanto lei possiede gli elementi per fare una simile affermazione. - dissi anche se non riuscivo a capire il perché di tutto quel riserbo - Perché allora non risolviamo la faccenda con una visitina nel mio ufficio?
- Come ha detto? Io dovrei venire nel suo ufficio?... Ma vuole scherzare? - con il tono risentito della verginella alla quale sia stato chiesto di andare a fare una passeggiata nel bosco con intenti libidinosi e soprattutto non capivo perché avrei dovuto scherzare...
Sapevo perfettamente che il mio ufficio non era il luogo più elegante ed ospitale di Verona, tutt’altro, ma non avevo sicuramente intenzione di violentarla non appena fosse entrata e non mi pareva il caso di rifiutare l’invito in quel modo...
- Allora cara signora mi spiace ma non so proprio cosa risponderle. Al telefono dice che non può parlare e si rifiuta di venire nella sede dell’agenzia...
Ci fu un buon minuto di silenzio durante il quale la mia interlocutrice stava certamente facendo lavorare il cervello e tormentava sonoramente il filo telefonico.
Finalmente la sua voce ritornò - Senta signor Zac... Mi ascolti. Vede, non è che mi rifiuti pregiudizialmente... Ho dei motivi reali per farlo, mi creda... È più saggio che loro non mi vedano entrare nel suo ufficio... Ecco... Lei, per caso, potrebbe essere disponibile anche ad un incontro al di fuori dell’ufficio?... Pagando il disturbo, naturalmente.
Provavo un insieme di sensazioni molto contraddittorie.
Da una parte mi sentivo sopravvalutato perché la mia interlocutrice quasi mi considerava indisponibile ad un appuntamento fuori stanza, come se avesse potuto temere che l’inquinamento esterno guastasse la mia purezza...
Dall’altro mi sentivo sminuito perché, al contrario, mi considerava invece disposto e disponibile a tutto in cambio di un compenso da fissare...
Se non la vedevo non riuscivo a farla parlare e a capire il senso della faccenda - Certo che possiamo incontrarci, signora, non c’è problema, ma ci tengo a chiarire che non ho certo l’abitudine di chiedere alcun compenso fino a che non decido di accettare l’incarico.
Sospirò di sollievo - Davvero?... Questo va a vantaggio della sua correttezza signor Zac. La ringrazio sentitamente per la sua disponibilità... Per favore, potrebbe suggerirmi lei un posto adatto, un posto abbastanza riservato?
- Vediamo... In genere ritengo un posto affollato possa essere alla fine il più riservato perché ci si può agevolmente confondere tra la gente... - lasciai qualche secondo di sospensione per una osservazione che non arrivò - Ma è anche vero che tra la gente è più facile incontrare casualmente qualcuno che si conosce... Se proprio non vuole dare nell’occhio potremmo incontrarci in una delle salette posteriori del Caffè Dante, lei potrebbe sempre girare la schiena alla porta e...
- Caffè Dante?... Ecco, signor Zac... Non mi pare proprio una buona idea... Se io le proponessi di incontrarci in chiesa, le spiacerebbe?
In chiesa?
Colto di sorpresa non sapevo cosa rispondere.
Quanto era che non mettevo piede in una chiesa?
Sia ben chiaro che non ho nulla contro chi le frequenta abitualmente così come non ho nulla contro la religione in generale soltanto che mi sentivo spiazzato, mi sembrava abbastanza strano scegliere una chiesa magari per parlare di corna o argomenti connessi.
A meno che non intendesse prima farmi entrare in un confessionale e poi raccontarmi la sua storia...
Magari avrebbe preteso che mi vestissi da prete...
- È sempre lì signor Zac?
- Sì, sono ancora qui signora. magari un po’ sorpreso... Diceva una chiesa... ha già un’idea?
- Pensavo a San Nicolò...
- Lo ritiene un luogo abbastanza tranquillo?
- Nel pomeriggio di solito è poco frequentata ma soprattutto io ci vado abbastanza spesso e se qualcuno mi vedesse entrare non susciterei sospetti, capisce?... Mentre al Caffè... Non ci ho mai messo piede...
Chiariamo, a scanso di equivoci, che si tratta di uno dei caffè più seri e ben frequentati di Verona ma la cliente èra lei e, come dice il detto... - D’accordo allora.
- Potremmo vederci là verso le quattro, va bene?
- Mi conceda soltanto un momento per consultare la mia agen-da... - sia ben chiaro, io lo sapevo perfettamente che la mia agenda, dono munifico della Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona, era candida e vergine come una ragazzina di sette anni ma non era importante che lo sapesse anche la mia probabile cliente e perciò scartabellai sonoramente con alcuni fogli che avevo sulla scrivania - Direi che va bene signora. Soltanto che io non la conosco e lei non conosce me... Come possiamo fare per identificarci senza timore di importunare la persona sbagliata?
- Per riconoscerci?... È vero... Ecco... Io indosserò un vestito rosso...
E, dovete convenirne, cari amici futuri probabili investigatori privati, per una persona che non voglia farsi notare indossare un bel vestito rosso è proprio il massimo!

Era una donna di buona taglia, alta poco meno di un metro e settanta e ben piantata in proprzione, col suo vestito di un bel rosso acceso si stagliava perfettamente nella densa, fresca penombra della chiesa di San Nicolò.
Se ne stava in piedi, più o meno al centro della chiesa.
La donna aveva i capelli marroni con qualche filo bianco, lisci tagliati corti (quei tagli pratici che si sistemano con due colpi di spazzola) a contornare un viso rotondo ben conservato.
Un viso che tradiva l’età soltanto nelle evidenti borse sotto agli occhi e le altrettanto evidenti zampe di gallina che tentava di ma-scherare con civettuoli occhiali dalle lenti fumé.
Il taglio della bocca era piccolo ed inespressivo.
Il seno era acerbo e quasi assente ma, al contrario, i fianchi erano decisamente da madre italica, generosi, ben torniti e ap-poggiati su gambe degne di attenzione (più per le proporzioni che per la forma) che sporgevano da un vestito a sacco rosso che la fasciava senza essere troppo sfacciato.
Chiarisco ancora una volta, e lo faccio per chi non mi conosce ed ha l’abitudine di pensare male, (e spero proprio che sia l’ultima) che io non sono né un mandrillo né, tantomeno, un affamato cronico.
Queste osservazioni sui particolari estetici di una persona, incidentalmente donna, le faccio nell’arco di pochissimi secondi, senza darlo assolutamente a vedere e fanno parte del mio normale modo di guardare professionale, del mio spontaneo acume osservativo.
Lo so che voi lo chiamereste in un altro modo...
Non appena mi scorse mi lanciò un’occhiata interrogativa che io ricambiai con un disponibile sorriso.
Mi si avvicinò - Buongiorno sono Franca Brendolan. - disse sottovoce porgendomi la mano guantata naturalmente di rosso.
- Piacere signora, sono Sam Fassino.
Sembrò non notare la differenza nel mio nome, si sedette e mi fece segno di imitarla, depose la borsetta al suo fianco e si lisciò con cura il vestito sulle ginocchia con un gesto molto pudico.
Lanciai un’occhiata in giro, eravamo assolutamente soli.
- La ascolto signora Brendolan.
Si tolse i guanti con gesto molto naturale, si tolse anche gli occhiali e sospirò - La prego, mi chiami Franca.
Non riuscivo a capire quel desiderio di confidenza ma ero disponibile ad assecondarla.
- Ecco signor Zac, come le ho appena accennato stamattina al telefono, si tratta di... di una questione estremamente delicata, riservatissima... - mi limitai a fare un cenno col mento mentre la fissavo con attenzione - Non saprei proprio da che parte cominciare...
Cercai di aiutarla - Senta Franca, senza entrare nel merito, senza fare alcun nome, potrebbe dirmi cosa si aspetta da me, precisamente.
- Oh sì, già... Ecco... Vede... Lei, signor Zac, dovrebbe sorvegliare una persona o, meglio, non la persona direttamente, intendo dire, ma il portone della sua casa... Ad esempio prendere nota delle persone che entrano ed escono dall’edificio... Potrebbe verificare, almeno un paio di volte al giorno, che la signora... che la persona risponda al telefono... Più o meno direi che si tratta soltanto di questo.
- Ho capito, mi pare una cosa abbastanza semplice e assolutamente fattibile.
- Già... Dovrebbe svolgere questo compito per... diciamo tre o quattro giorni, credo che potrebbero bastare... Sì, dovrebbero bastare... Dopo di che dovrèbbe rimettersi in contatto con me e magari potremmo riincontrarci così potrà riferirmi i risultati complessivi dell’operazione.
Provai a riflettere qualche secondo e decisi di assecondare la decisione del mio intelletto - Ripeto Franca, è una cosa che si può fare. Si tratta di un normalissimo lavoro di sorveglianza che ho effettuato parecchie volte con successo. Però dovrei avere naturalmente tutta una serie di altre informazioni...
- E cioè?
- Per esempio, per cominciare, dovrebbe dirmi chi è la persona il cui portone dovrei sorvegliare, che rapporto esiste tra voi due, per quale specifica ragione dovrei effettuare questa sorveglianza, che cosa teme precisamente la persona in questione...
Franca Brendolan mi fissò allarmata - Chi è la persona e che rapporto esiste... Ma è proprio necessario?... Non sarebbe sufficiente che lei mi dicesse quanto mi verrebbe a costare?
- Certo Franca, è necessario, non ci piove. La mia è una attività particolare, deve ammetterlo, particolare e molto riservata. Io devo avere tutta la fiducia dei miei clienti ed è una fiducia che cerco di non tradire per nessuna ragione. Però, mi capirà, non sono una macchina, ho bisogno di conoscere le ragioni delle mie azioni, dovrei inoltre essere in grado di giustificarle prima di tutto a me stesso e poi, se è il caso, alle cosiddette autorità...
- Autorità?... Perché dovrebbe giustificarsi? Cosa c’entrano le autorità?
- C’entrano cara signora, eccome se c’entrano. Ammettiamo che ad un poliziotto, un carabiniere o anche un vigile urbano venga la voglia di chiedermi perché mai posteggio la mia mole in un determinato posto della città per tempi così lunghi... Dovrei essere in grado di dargli la risposta giusta. La risposta che potremmo anche concordare insieme ma comunque una risposta devo averla...
- Non so... Forse lei ha ragione... Ma io non credevo che fosse così complicato...
- Così complicato?
- Bè, mi scusi la franchezza ma io pensavo che fosse... sì, un rapporto del tutto diverso... Ecco... Io le avrei detto quali erano le mie necessità e lei mi avrebbe quantificato il costo della sua prestazione... Non credevo che fosse interessato ai miei problemi personali...
La guardai per qualche secondo poi le donai un largo sorriso per farle capire che non ce l’avevo assolutamente con lei - Bè, io non ho alcun diritto di ficcare il naso in faccende che lei considera, probabilmente a ragione, private e personali. Non fa nulla signora Brendolan, lasciamo perdere. Anzi, fingiamo di non esserci mai incontrati e di avere fatto una salutare passeggiata per il puro piacere di farla. Ho comunque avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con lei. Adesso la lascio perché avrei altro da fare... - non avevo assolutamente nulla di urgente da fare ma comunque mi alzai.
Franca Brendolan mi posò una mano sul braccio - Aspetti signor Zac, per favore mi permetta di riflettere per qualche minuto... Probabilmente ha ragione lei ma, come le ho detto, non pensavo che fosse così...
Accennai un sorriso e ripresi il mio posto - Bene Franca, rifletta pure con calma.


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