PENSIERI...

Mosse, con un gesto distratto, una delle carte dalle pile che si erano accumulate sulla scrivania e ne coprivano quasi interamente il piano suggerendo un’immagine di attività quantomeno frenetica ed intensa.
La guardò distrattamente e poi la ripose sulla pila.
Si fermò per qualche secondo, cercò di controllare la tensione passandosi la mano tra i capelli e fece un lungo sospiro.
"E questa sarebbe l’immagine di Franca ‘ordine’! Guarda che schifo di confusione!" pensò "Se dovessi recuperare qualche documento particolare ci sarebbe da perdere la testa!"
Eppure lei si considerava una impiegata efficiente e, soprattutto, molto ordinata...
Probabilmente, anzi, certamente era soltanto colpa di quella situazione anomala, quella incresciosa situazione che era improvvisamente piovuta tra capo e collo...
Per colpa di chi o di cosa?
Lei ne era sicura, la maggior parte della colpa andava attribuita a quelle iene di giornalisti!
Quegli esseri schifosi e bugiardi che campavano a spese delle disgrazie altrui!
A loro bastava soltanto percepire vagamente il puzzo del lercio per incominciare a descrivere un letamaio e immergerci qualsiasi persona gli facesse comodo, si divertivano a spargere il lerciume che avevano inventato!
E la gente comune, quei poveri sciocchi sprovveduti, ai quali pesava troppo il culo per scomodarsi a controllare di persona, gli credeva total-mente, senza essere nemmeno sfiorata dal dubbio...
Ecco, la confusione sulla scrivania rappresentava precisamente lo specchio di quella che si era creata intorno all’onorevole e, conseguentemente, anche nella sua testa di povera donna morigerata, metodica, pre-cisa, ben ancorata al terreno e alla realtà dei fatti.
Dio santo, la stava perdendo la testa!
Lei che era sempre stata una persona affidabile, lei che aveva sempre avuto una memoria invidiabile, lei che aveva sempre pensato che il prossimo andasse rispettato...
Cosa le aveva detto l’onorevole?
Cosa le aveva detto?
Migliaia di cose, accavallate... ordini e contrordini nella più assoluta confusione!
Ah sì, telefonare all’associazione culturale Exodus per annullare l’incontro di giovedì...
Conseguenza logica : non era il momento di esibirsi in pubblico, non era il momento di correre il rischio di finire in pasto a qualche avvoltoio agitatore concorrente che non vedeva l’ora di prendere il posto dell’onorevole!
Spostò una pila di carte, trovò l’apparecchio telefonico e alzò la cornetta meccanicamente senza accorgersi che la spia rossa segnalava la linea occupata.
- ... purtroppo il nostro guaio è che lei sarà sicuramente al corrente di tutto!... Di tutto! Non fare finta di non saperlo! - diceva una voce concitata.
- Ti ripeto di stare tranquillo, ti dico che non sa nulla di importante! E anche se, per assurda ipotesi, sapesse qualchecosa le mancano le prove! Sarebbero soltanto chiacchiere senza alcuna conferma tangibile. Vedi, sono sempre stato molto attento a comunicarle ogni cosa soltanto parzialmente... - replicava prontamente l’onorevole con voce molto controllata.
- Attilio svegliati! Avrai capito che non è più il momento di giocare! C’è qualcun altro che sta giocando con noi adesso e ci sta spostando come pedine a suo piacimento! Svegliati! Quella è soltanto un’altra impicciona, come tutte le donne, lo sai bene! Il tipo che ficca il naso dove non dovrebbe e...
- No, qui ti sbagli. Non è per niente impicciona, tutt’altro! E poi, fra noi, c’è sempre stato un rapporto corretto per cui posso contare sulla sua assoluta discrezione.
- Come fai a dirlo?
- Ma perché è così, perché lei crede ancora nella correttezza dei rap-porti e nella lealtà!
- Non dire puttanate Attilio! Qui siamo nella merda fino al collo e stiamo rischiando la galera e tu vieni candidamente a parlarmio di correttezza e di lealtà! Cos’è? Una nuova merendina?Lealtà... Sei fuori del tempo e della realtà se credi ancora a queste affermazioni di intenti buone per gli imbecilli! Qui è un gioco al massacro e vince chi morde per primo! Stiamo rischiando il culo, Attilio, e io, te lo giuro, non ho nessuna intenzione di pagare questo prezzo! Io, da questo momento, non guarderò in faccia nessuno! Puoi contarci!
- Sta tranquillo, ti ripeto, la situazione non è poi così tragica come sembra, mi pare che tu stia drammatizzando troppo, lasciamo passare qualche giorno...
- Ma mi stai prendendo per il culo? Li leggi i giornali? Sembra quasi che lo sport nazionale sia diventato la caccia al politico e che ogni stronzo di magistratucolo che fino ad ieri veniva a leccarti i piedi adesso si senta in obbligo di emulare Antonio Di Pietro! Bè, mio caro, io non ho alcuna intenzione di diventare il bersaglio di questo tiro a segno! Ti garantisco...
Depose la cornetta lentamente cercando di non provocare alcun rumore.
Era profondamente scossa sia per l’intonazione violenta di quella voce sia per quel parlare sboccato che non era mai riuscita ad accettare e ogni volta la indisponeva.
Anche se non era mai stato fatto il nome, aveva riconosciuto quella voce...
In precedenza l’aveva udita centinaia di volte in altre conversazioni telefoniche e anche dal vivo, sicuramente meno concitata, più tranquilla ed educata...
Aveva anche cominciato ad avere il dubbio che stessero parlando proprio di lei...
Poteva fare qualchecosa?
Doveva!


Ripensavo alla sera precedente, una calda sera di settembre, che avevo trascorsa seduto ad un tavolino all’esterno del bar dall’insegna blu, CASABLANCA, in compagnia del mio vecchio amico marpione che risponde al nome di Pino Mistrorigo.
Preciso che il Casablanca sarebbe un posticino veramente molto accogliente e confortevole.
Il gestore è gentile, le poltroncine di plastica sono avvolgenti e comode e le bibite sempre deliziosamente ghiacciate al punto giusto...
Sarebbe accogliente e confortevole se non fosse situato in una delle peggiori piazze di Verona, piazza Isolo.
Questa piazza ha infatti il guaio di non disporre, nella sua parte centrale, di un filo di verde (praticello, aiola, siepe, albero...) nemmeno a pagarlo oro!
Ha un pavimento di asfalto e pietra che, nei giorni caldi, assorbe il calore come una spugna e diventa letteralmente un inferno e la sera ancora si continua a sentirsi circondati da questa densa cappa di piombo.
Maggiore è allora il merito di chi gestisce il locale se, malgrado questa situazione, è sempre difficile trovare un posto sotto al tendone che si protende verso la piazza.
Pino Mistrorigo, per chi non lo conoscesse, è un corpulento essere umano appartenente alla specie dei giornalisti, dipendente del nostro glorioso quotidiano L’Arena, e si occupa in prevalenza di cronaca locale con preferenza quasi morbosa per i fatti di sangue...
Un personaggio sanguigno che ama allo stesso modo la buona cucina e la notizia truculenta.
Avevamo cominciato col rinvangare i ricordi a partire dai bei tempi, quando mi ero illuso, per quasi un anno, di avere un avvenire da giornalista ed ero stato suo collega.
Ma, purtroppo, come accade qusi sempre a chi dialoga con me (forse inconsciamente manifesto un’apparenza da intellettuale che assolutamente non mi riconosco...), eravamo finiti a fare discorsi pesanti.
O, meglio, era stato Pino ad affrontarli perché io, dovreste saperlo ormai, ho una mia particolare filosofia di vita che è molto ancorata al concreto e non oserei mai fare escursioni pericolose come dare gratuitamente spazio alla mia fantasia per prendere il volo.
Bè, per non tirarla in lunga, Pino, in un momento di evidente debolezza, sosteneva, con un certo calore ( e non è un modo di dire perché sudava come se il sangue letteralmente gli bollisse nelle vene), che le reali fondamenta della vita umana siano le attese del futuro prossimo...
Quel desiderio quasi morboso di un evento che deve verificarsi a breve o medio termine...
Quelle fantasticherie che si possono concepire intorno a queste attese e a questi desideri...
Lui affermava che una persona si può considerare viva fino a che conserva intatta la voglia di fare piani e programmi per il futuro, prossimo o remoto che sia.
Affermava ancora che l’essenza della vita stava proprio in quel programmare e in quel lasciare il più ampio spazio alla fantasia che poteva, a suo piacere, cercare di prevedere anche gli sviluppi più impossibili...
Quando poi l’evento si verificava - sempre affermazioni di Pino - quasi sempre si dimostrava di qualità inferiore alle attese, durava troppo poco e per lo più lasciava soltanto un lungo seguito di rimpianti.
Il mio dotto amico aveva concluso dicendo, lapidariamente, che una persona che non abbia più voglia di desiderare e di attendere l’evento è una persona morta.
Potete immaginare che, per lui, noi, entrambi, rappresentavamo inequivocabilmente due persone morte, defunte, stantie e in decomposizione!
- Caro Fassino, questa è la triste inequivocabile realtà : se ci guardiamo allo specchio rischiamo di non riuscire a vedere la nostra schifosa immagine! Puzziamo già di cadavere, non c’è alcun dubbio!
Tralascio, per decenza, la descrizione del gesto che feci meccanicamente.
- Parla per té pallone di lardo! Io la mia immagine la vedo ec-come! E ti dirò che, abbastanza spesso, non la trovo per niente malvagia! - replicai scacciando il più lontano possibile la macabra immagine evocata.
- Ma il mio era soltanto una paragone teorico! Stai a soppesare la virgola e non vuoi afferrare il senso profondo di quello che affermo!
- Mi iscriverò ad un corso di speleologia...
Riuscivo sempre a buttare in vacca qualunque discorso serio, specie se lo giudicavo troppo serio.
Pino mi conosceva da troppo tempo per spazientirsi anzi, a volte, avevo la sensazione che si divertisse a provocarmi soltanto per osservare le mie reazioni.
Non so come la pensiate voi e vi dirò che non ho alcun desiderio di saperlo.
Anche se mi consideravo nella trincea opposta Pino riusciva comunque sempre a farmi pensare.
Un po’ come il signor Franklin Hernandez Castro (non lo conoscete? Bè se un viaggio in Costarica è nei vostri piani vi prometto di farvelo conoscere) che afferma che la libertà umana è garantita dall’anonimato...
Fortunatamente, però, i miei pensieri si formano e si dissolvono in un tenpo relativamente breve perché le mie scarpe numero quarantotto riescono rapidissimamente a cercare a a trovare il tranquillizzante contatto con il terreno.
Vi farei ridere se vi dicessi che, per me, per la mia mente semplice ed ingenua, l’esenza della vita è rappresentata da elementi ben più concreti e volgari?
Mi giudichereste piccolo se affermassi che per me il massimo è costituito da una buona birra gelata (in alternativa un buon bicchierozzo di latte, parzialmente scremato, ben freddo), un fresco divano comodo e un buon vecchio film in bianco-nero, datato, e interpretato magistralmente dal rassicurante collega spilungone Gary Cooper?
Bè, almeno potreste ringraziarmi perché vi avrei fornito un buon motivo per sorridere...
Per amor di verità - specialmente dopo la tirata iniziale dedicata ai ruoli dei due sessi e la triste descrizione delle mie lacrime -devo aggiungere che sarei anche disponibile a scambiare immediatamente il Gary Cooper con una sana biondona di un metro e settanta abbondanti dotata almeno di una taglia quarantotto provvista di tutti gli accessori al posto giusto, ma queste sono questioni abbastanza personali, troppo intime per trattarle pubblicamente!


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