UN UOMO NON PIANGE MAI...

C ’è stata una generazione... no, no, meglio correggere.
Fino all’ultima generazione, quella che ha preceduto il mitico sessantotto, era radicata e più o meno accettata la cosiddetta società dei ruoli e, tra questi, quello maschile e quello femminile, pur senza essere regolati da leggi scritte, erano chiari e riconoscibili.
L’uomo, il maschio, rappresentava inequivocabilmente il sesso forte, il capofamiglia, colui che trasmetteva il cognome e che era a tutti gli effetti il rappresentante designato della cosiddetta patria potestà.
L’uomo studiava (se aveva i mezzi e il cervello per farlo), lavorava (nel senso che spettava a lui portare a casa lo stipendio, il gruzzoletto che serviva per le spese), doveva conquistarsi una posizione nella società, tramandava il nome della famiglia e ne ereditava i beni.
La donna, dall’altra parte, era la rappresentante del sesso debole, un personaggio che poteva essere più o meno forte ma che limitava il suo raggio d’azione all’ambito famigliare, accudiva la casa, i figli, il marito, lavava, stirava e cuciva, risparmiava (malgrado questo si affermava che la donna non lavorava e lei stessa, se le chiedevano quale fosse la sua occupazione, cosa facesse, rispondeva candidamente "Niente, faccio la casalinga...") e faceva i salti di gioia quando si presentava l’occasione di partecipare ad una serata mondana nella quale potesse sfoggiare tutta la sua femminilità per essere ammirata e guardata (ma non toccata) anche da altri rappresentanti del sesso forte oltre al marito.
La donna veniva fatta studiare il meno possibile - probabilmente per apparire sempre un po’ ignorante al confronto dell’uomo, del maschio, del coniuge - aveva diritto ad una dote più o meno modesta (che probabilmente era in proporzione inversa alla sua avvenenza) e sognava di sposarsi, di confezionare una nidiata di frugoletti e di godere della considerazione della società per mezzo del coniuge che sicuramente avrebbe imparato ad amare nel corso della vita.
All’uomo, pur con tutti i condizionamenti instillati pazientemente da una cultura cattolica, erano concesso tutti i diritti di godere dei piaceri della carne, mentre la donna lo viveva come un dovere coniugale e, molto spesso, come un qualche cosa di sporco e spiacevole...
E, credetemi, potete essere le persone più logiche e razionali del mondo ma queste conoscenze, o deformazioni, le portate in voi fin dalla nascita, fanno parte dei cromosomi di ogni vostra cellula!
Bieco retaggio medioevale, dirà qualcuno, favolette tratte, pari pari, dai racconti dei trobadores che cantavano, con voce argentina sulle dolci note del liuto, le avventure di cavalieri impavidi e di damigelle leggiadre in dolce attesa... vi ricordate di Ginevra, re Artù e Lancillotto?
Magari poi, se si andava a grattare la vernice, si scopriva che le leggiadre fanciulle, che andavano spose non appena finiva la pubertà, non erano poi tanto virginali e che il cavaliere impavido, previdente o malfidente, prima di partire faceva loro dono non proprio di un gioiello bensì di uno scomodo marchingegno chiamato cintura di castità...
Nella mia abissale ignoranza (e, credetemi sulla parola, non è un modo di dire, potrei positivamente partecipare al concorso per il più ignorante...) credo che la storia dei ruoli sia molto più vecchia e risalga più o meno al momento nel quale la scimmia ha smesso di camminare a quattro zampe ed è divenuta essere umano portando intatto in sé il ruolo maschile e femminile, che esiste in quasi tutte le specie animali...
In conseguenza a questo fatto, alla presenza dei ruoli definiti voglio dire, c’erano tutta una serie di azioni e di comportamenti che erano specificamente maschili o femminili.
L’uomo doveva essere forte, deciso, intraprendente.
La donna doveva essere debole, delicata, femminile.
Non che fossero poi leggi di natura, intendiamoci, c’erano donne più forti e intraprendenti degli uomini, ma i ruoli rimane-vano ben specificati ed accettati.
In particolare voglio parlare del rapporto con il dolore, con la sofferenza.
Fin da piccolo, il maschietto veniva abituato a non mostrare la parte più fragile di sé perché era appunto un rappresentante del sesso forte...
Doveva essere uomo, resistente alla sofferenza e al dolore e mai doveva comportarsi come una femminuccia...
Perciò frasi come un uomo non piange mai in pubblico, erano all’ordine del giorno e venivano assimilate perfettamente... lascio agli stimatissimi psicologi, e ai perditempo cultori delle scienze legate alla psicologia, il compito di indicare le conseguenze legate ad un simile comportamento.
Pur ammettendo che ci sia una enorme differenza tra la situazione di una ricca gentildonna, magari rampolla di buona famiglia, che gioca a fare la debole anche se in realtà gestisce a suo piacere la sua vita e i suoi rapporti famigliari e, all’opposto, una povera donna usata e utilizzata come oggetto di piacere, come fattrice, donna di casa, madre, cuoca, agricoltrice addetta all’orto, lavatrice e stiratrice, come tappeto da sbattere per scaricare un attacco d’ira ingiustificato...
Pur ammettendo questa differenza e anche l’esistenza di una infinita serie di situazioni intermedie - dalla regina alla serva-amante - mi chiedo perché la donna sia stata tanto sciocca da lottare per la propria emancipazione...
Intendiamoci, tutti hanno il diritto di cercare il miglioramento della propria situazione ma è giusto anche sapere che, quasi sempre, i miglioramenti saranno goduti dai nostri eredi (significa che per noi non cambierà assolutamente nulla, anzi servirà soltanto a complicarci la vita!), è giusto sapere anche che gli sconvolgimenti nelle reazioni ai cambiamenti saranno incontrollati ed incontrollabili...
La mia scarsa e ristretta formazione e costituzione psicologica mi porta a credere che sarebbe sempre meglio lasciare le cose come stanno : i ruoli definiti significano ordine, stabilità, tranquillità.
Sempre gli animali ci insegnano quanto sia meglio accettare un ruolo subalterno riconosciuto (che gode di una serie di privilegi) anziché battersi per cambiare rischiando prima di tutto la propria pelle e, conseguentemente, il ribaltamento degli equilibri stabilizzati.
Ma, può ribattere qualcuno, gli animali sono animali, mentre noi abbiamo la capacità di pensare e ragionare...
Concordo in pieno, purtroppo noi abbiamo la capacità di pensare e ragionare...
Era questo che volevano le suffragette?
Arrivare a mettere in crisi il ruolo del maschio?
Arrivare alla cosiddetta parità dei sessi?
Arrivare a rendersi conto che non è poi tanto piacevole avere come compagno un maschietto deboluccio che si commuove come una bimba e piange come una fontanella ad ogni manifestazione di tenerezza?
Arrivare a rendersi conto che non è poi tanto piacevole e gratificante dimostrare di avere le palle?
Forse nemmeno loro avevano chiaro nella mente il punto di arrivo però è sicuro che, per colpa o per merito loro, la società stia attraversando un momento di sbandamento.
Il maschio è in crisi perchè, perso il vecchio, non possiede un ruolo alternativo da interpretare.
La femmina è in crisi perché constata che il ruolo della debole apparente non aveva poi soltanto lati negativi...
Forse è proprio per questo che gli omosessuali trovano sempre più spazio per manifestarsi e per imporsi...
Non sono un antropologo né un futurologo però ho la chiara sensazione che stiamo avviandoci verso un domani nel quale il ruolo maschile sarà assolutamente insignificante e addirittura superfluo.
Già, il futuro è donna!
Già oggi, volendolo, può fare a meno del maschio.
Sicuramente in futuro, arrivata a gestire tutte le leve del potere, farà in modo che siano partorite soltanto femmine e cancellerà per sempre dalla faccia della terra la memoria del maschio prevaricatore e sciovinista...

Perciò, al giorno d’oggi, può essere abbastanza normale vedere un uomo piangere pubblicamente, magari ancora cercando di mascherare questa sua manifestazione, magari dicendo che gli è andato un bruscolo nell’occhio o che ha gli occhi irritati dal freddo o che si tratta di un’infezione...
Qualsiasi giustificazione fosse addotta, bisogna ammettere che la cosa apparirebbe comunque strana e sorprendente se, a piangere come una tenera fanciulla, fosse un pezzo uomo di quarantanni compiuti e inserito in un corpaccione di taglia extra large, un metro e novanta di altezza per cento chiletti di peso, per intenderci!
Lo capivo da me, lo capivo perfettamente eppure non riuscivo a trattenere le lacrime e, soprattutto, non avevo alcuna voglia di giustificarmi o di spiegare.
Mi sentivo perfettamente stronzo ma avvertivo una rabbia incontenibile, probabilmente dovuta all’impotenza, al senso di colpa, alla convinzione di non essere riuscito a prevedere e prevenire gli avvenimenti.
Purtroppo mi scocciava farmi vedere in quelle condizioni (chi si sarebbe sognato di assumere un investigatore privato celebre soprattutto per sciogliersi in un fiume di lacrime davanti a Biancaneve e al Principe Azzurro che si baciano?) e avevo ritenuto conveniente appartarmi in una stanza che in quel momento sembrava non interessare nessuno.
Cercavo di tamponare le mie perdite lacrimali con un fazzolettino di carta dopo l’altro, pur capendo che si trattava di una battaglia persa in partenza : dovevo soltanto lasciare che la manifestazione liquida si esaurisse spontaneamente come era cominciata.
Il commissario era capitato nella stanza, per caso, credo, mi si era avvicinato con quel suo sorrisino insulso e quell’aria strafottente da piglia per il culo che sempre manifestava nei miei confronti.
- Ma eccolo qui il nostro Fassino! Qualcuno diceva che te n’eri andato, e mi pareva strano che non avessi salutato... Povero bambino, ti sei commosso? Vuoi che ti presti un fazzolettino con il bordo di pizzo?
Lui stava soltanto interpretando alla perfezione l’antico ruolo assegnato al maschio, quello di apparente indifferenza davanti alla tragedia, e non ce l’aveva sicuramente con me.
- Adesso lasciami in pace Perfetti! Adesso non rompermi i coglioni, per cortesia! - era stata la mia franca e spontanea reazione.
Non mi piacciono i cadaveri, non mi sono mai piaciuti.
Non mi piacciono i cadaveri giovani.
Non mi piacciono i cadaveri che sostituiscono improvvisamente una immagine di vitalità e non hanno alcuna spiegazione fisiosomatica.
Non mi piacciono i cadaveri quando, a torto o a ragione, ho la sensazione di aver contribuito a rendere tali...




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