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    porting HTML : Tozzoni Ernesto
    testi : Anna-Maria Schibuola
    foto : Studio Tiziano Fasoli

    Castello


    Secondo la tradizione popolare il paese di Soave deve il suo nome all'amenità del luogo, circondato da dolci colline rallegrate dal verde dei vigneti. Storicamente, però, gli studiosi fanno derivare il nome dal popolo degli Svevi, calato in Italia al seguito dei Longobardi nell'alto medioevo. Nei testi antichi questo popolo germanico era denominato popolo dei Soavi e la loro terra, la Svevia, Soavia e Suavia. Possiamo dire con assoluta certezza che il sito di Soave era già abitato in epoca romana, come testimoniano i reperti funerari rinvenuti nella necropoli presso borgo Bassano. Monete romane emersero nel recinto del castello scaligero e alcune iscrizioni a carattere funebre e religioso furono ritrovate nella scomparsa chiesa di San Martino e nell'area dove sorgeva la vecchia pieve, in località San Lorenzo. E' soprattutto a partire dall'epoca medievale che Soave vede il sorgere di interessanti chiese ed abitazioni, tuttora visibili in buono stato di conservazione. La costruzione più importante è senza dubbio il Castello Scaligero, così denominato perché, per un certo periodo, fu proprietà dei Signori di Verona. Esso si erge maestoso alla sommità di un promontorio che domina il paese. Oggi si può raggiungere sia con una breve e ripida stradina pedonale, che parte dal centro del paese, sia con una strada carrozzabile che sale da nord, costeggiando il monte Rocca. Si pensa che il castello sia sorto nell'alto medioevo, forse sui ruderi di una fortificazione romana. Per la sua posizione strategica all'imbocco della valle e in prossimità di un'importante via di comunicazione, l'antica via Postumia, il castello di Soave fu conteso, nel corso delle varie epoche, da numerose famiglie signorili e potenze cittadine, fino ad essere, nel nostro secolo, proprietà della famiglia Camuzzoni di Verona. Oltrepassato il ponte levatoio, situato a nord della costruzione, si accede al primo cortile, frutto di un ingrandimento risalente al XV secolo. Si passa, poi, al secondo cortile e da questo al terzo, il più antico e posto, per ovvi motivi di sicurezza, ad un livello più alto, tanto da rendere necessario l'uso di una scala d'accesso. Questo è il cuore della fortificazione. Qui si trova il mastio, la sala delle armi e l'abitazione dei castellani, nella quale, grazie allo scrupoloso restauro eseguito alla fine del secolo scorso da Giulio Camuzzoni, possiamo ammirare la camera da letto, la sala da pranzo e la sala del focolare. Dal muro di cinta del castello partono le mura merlate, che recingono tutto il paese sui quattro lati conferendo ad esso un aspetto assai suggestivo e facendo di Soave uno dei pochi paesi interamente murati in Italia. Le mura vennero costruite durante la signoria degli Scaligeri, nel XIV secolo. Presentano merli a coda di rondine e sono ripartite in 24 torri. Le porte d'accesso in origine erano tre: Porta Verona (a sud), Porta vicentina (a est) e Porta Aquila (a nord).
    Palazzo Cavalli Un edificio di particolare rilievo storico posto all'interno della cinta muraria è il Palazzo di Giustizia (o della Pretura). Al pianterreno, al quale si accede mediante una scalinata, si apre la loggia che presenta quattro arcate, due in facciata e due sul lato sinistro. Nel mezzo della facciata c'è un poggiolo e sopra ad esso un altorilievo rappresentante la Vergine con il Bambino sulle ginocchia, ai lati della quale stanno i due santi patroni del paese: S.Lorenzo e S. Giovanni Battista. Due iscrizioni ci dicono che il palazzo venne eretto nel 1375 e che alla sua costruzione concorsero i ventidue paesi soggetti alla giurisdizione di Soave. Vicino al Palazzo di giustizia possiamo ammirare Palazzo Cavalli (ora Pomini), fatto erigere nel 1411 da Niccolò Cavalli nominato dalla Serenissima Capitano perpetuo di Soave, con mansioni civili e giudiziarie. E' di stile gotico-veneziano e presenta una loggia ad archi a tutto sesto, sopra la quale si aprono due ordini di finestre trilobate ad arco acuto. Sulla facciata, anche se molto deteriorati, si possono intravedere degli affreschi a carattere mitologico, attribuiti al Falconetto ed eseguiti dopo la metà del XV secolo. Quasi di fronte al Palazzo Cavalli si trova Palazzo Pullici (ora Pieropan), fatto costruire nel XV secolo dall'omonima famiglia. Nella parte superiore sono ancora visibili le finestre originali ad arco a tutto sesto e i davanzali in pietra. Alla parte superiore ancora ben conservata nel suo assetto originario si contrappone la parte inferiore del tutto rimaneggiata. Sempre all'interno delle mura si trova il Palazzo dei Conti San Bonifacio, feudatari veronesi che furono in possesso per un certo periodo dello stesso castello. Il palazzo, di chiara impronta medioevale, conserva ancora intatti le antiche finestre, gli archivolti in cotto e i cantinoni sotterranei. Lungo la via che conduce alla Porta Aquila, Palazzo Comunale troviamo Palazzo Moscardo, risalente al XVII secolo ma costruito con elementi rinascimentali e gotici. Più avanti si trova il Palazzo Scaligero o del Capitano, ora sede del Municipio. Il palazzo fu fatto erigere dagli Scaligeri nel 1279, come sede del governatore del luogo e per tale scopo se ne servì pure la Repubblica di Venezia quando, nel 1405, venne in possesso del territorio soavese. Le costruzioni a carattere religioso all'interno delle mura sono due: la Chiesa parrocchiale e la chiesa di S. Maria dei Domenicani. Prima del XIV secolo la chiesa pievana si trovava in località S. Lorenzo ma nel 1303 era già in funzione la nuova pieve al centro del paese, come si può vedere dall'iscrizione leggibile sulla cornice di pietra della antica porta d'ingresso, che fu poi inglobata nel muro sud della chiesa attuale, rifatta nel XVIII secolo e ingrandita in quello successivo. E' da segnalare, per il valore storico-artistico, la presenza all'interno della chiesa di formelle in pietra appartenenti all'antica pieve, il fonte battesimale recante la data 1430 e, tra le tele, una pala del Morone datala al 1529. Lungo l'erta che porta al castello troviamo la chiesa di S. Maria dei Domenicani. S. Maria dei Domenicani Papa Eugenio IV concesse il permesso di fabbricazione di questa chiesa e dell'attiguo convento nell'anno 1443. Essa venne poi rimaneggiata, sempre in questo secolo, da Fra Giocondo, nativo appunto di Soave. La facciata presenta un piccolo protiro con affresco del XVI secolo.. All'interno si possono ammirare bassorilievi ed affreschi, alcuni dei quali, datati 1474, riaffiorati durante il recente restauro del 1992.. Fuori dalle mura scaligere, le costruzioni di interesse storico-artistico, sono tutte a carattere religioso. La più cara al cuore dei soavesi, tanto da essere considerata un santuario, è la chiesa di S. Maria della Bassanella, così denominata perché sorge nella parte più elevata di Borgo Bassano, uno dei più antichi del paese. La prima cappella di forma ovale risale al XI secolo, come testimonia un'iscrizione murata nella sagrestia, e fu costruita per conservare la statua della Vergine col Bambino, trovata, secondo la tradizione, sul luogo di una miracolosa apparizione nella valle Ponsara, sulle collina antistanti la chiesa. La prima cappella fu sostituita da una chiesetta con la facciata rivolta a ponente, soggetta per tutto il medioevo ai Benedettini. Nell'anno 1836, durante un'epidemia di colera, il paese di Soave volle, come voto, innalzare una nuova chiesa, così come ci appare oggi, che venne inaugurata nel 1838. All'interno, posta sull'altare maggiore, c'è l'antica statua della Vergine, in tufo, che ricorda altre sculture campestri tipiche della Lessinia. Si possono poi ammirare dei bassorilievi giudicati del 1300 ed un affresco raffigurante i Santi Benedetto e Scolastica. Lungo le pareti, in alto, dei quadri eseguiti nel 1912 dal pittore soavese Adolfo Mattielli, illustrano la storia del santuario; lo stesso autore eseguì nel 1936 l'affresco sul soffitto raffigurante l'Assunzione di Maria. Poco lontano dalla chiesa della Bassanella, troviamo la chiesa di S.Rocco, eretta verso la fine del XV secolo. La prima chiesa, di cui rimane solamente l'affresco con l'immagine del santo, fu ingrandita nell'anno 1521, come si può leggere sotto la gronda della parete esterna della chiesa. Grossi rimaneggiamenti subì nel 1890 quando, su progetto dell'arch. Gottardi, si voltò la facciata da ovest ad est e si abbassò il pavimento a livello della strada. A sud-est del paese, in borgo Covergnino, troviamo l'antica chiesetta di S. Giorgio. Essa venne edificata verso la metà del XIII secolo dai Padri Francescani. Sulla facciata c'è un bassorilievo raffigurante S.Giorgio che uccide il drago. Gli affreschi che anticamente ornavano l'interno della chiesa sono andati quasi tutti perduti. Ora non esistono che poche figure di apostoli e i Santi Lorenzo e Giovanni Battista, attribuite, secondo la tradizione a Giolfino da Verona. Incorporato alla chiesa è il piccolo campanile, con rozza bifora e copertura in cotto. Annesso alla chiesa vi era un piccolo convento, in origine usato dai Padri Francescani, poi dai Serviti e oggi adibito ad abitazione privata. Nell'attuale via S. Matteo fu eretto nel 1677 da Maffeo Cusani l'oratori pubblico dedicato a S. Antonio. Esso contiene un piccolo altare di stile barocco, sopra il quale si trova una pala di autore ignoto rappresentante la Vergine col Bambino e S. Antonio.