Dopo la guerra vittoriosa combattuta contro i Galli Boi (191 a.C.) i Romani intrapresero un'intensa opera di romanizzazione della pianura padana centro-orientale. Nel 148 a.C. costruirono la via Postumia su un itinerario che congiungeva Genova a Cremona, Verona, Vicenza ed Aquileia.
Nel 102 a.C. il territorio veronese fu invaso dai Cimbri, un popolo di probabile origine germanica, scesi dal Brennero e dilagati nella pianura a nord del Po, dopo avere spezzato la resistenza dell'esercito romano organizzata sull'Adige nei pressi delle Chiuse Veronesi. Una volta penetrati nella pianura padana i Cimbri si lasciarono sedurre, come racconta lo storico Floro, dal buon sapore del pane, dalla carne cotta e dalla dolcezza del vino. Su di loro piombò il ricostruito esercito romano e li annientò.
Nell¹ 89 a.C., sulla base della legge Pompeia proposta dal console Cneo Pompeo Strabone, padre del triumviro Pompeo Magno, Verona divenne colonia latina e fu inserita nella provincia della Gallia Cisalpina. Quaranta anni più tardi la città divenne municipio romano e i suoi abitanti acquistarono il diritto elettorale attivo e passivo nei comizi romani. A partire da questa data tutto il territorio veronese circostante la città fu sottoposto a un intenso processo di romanizzazione.
Reperti archeologici e dati linguistici confermano la penetrazione dei Romani all'interno della Valpantena. Nella valle che, secondo il linguista D. Olivieri, trarrebbe il suo nome da una base etrusca Pantena o Pantenna, sono state rinvenute lapidi, statue, urne funerarie. A Grezzana, a fianco della chiesa, quando nel 1860 si distrusse il cimitero per ottenere l'attuale piazzale, si trovarono alcuni blocchi curvilinei, che appartenevano ad una costruzione romana di pianta circolare. Nella zona adiacente alla piazza, mentre si eseguivano lavori di scavo per la costruzione delle scuole comunali, vennero alla luce tegole, anse e fondi di anfore e resti di un pavimento. Nel cortile della casa comunale si rinvennero nel 1886 due tombe romane e tre ustrini (locali adibiti alla cremazione dei cadaveri), nei quali c'erano ceneri, ossa, una patera, alcune lucerne, fra le quali una aveva la marca a rilievo "Sexti".
Nell'attuale chiesa parrocchiale viene oggi usata come fonte battesimale la grande area cilindrica, con decorazioni a foglie d'acanto e festoni di fiori, su cui si trova l'iscrizione "L. ANNIVS ANTHVS TESTAMENTO FIERI IVSSIT". Sul fianco della chiesa che guarda la piazza è murata un'epigrafe frammentaria. Una terza epigrafe funebre, proveniente da Grezzana e oggi conservata al Giardino Giusti, porta l'iscrizione "D.M. TROPHIMES L. LVCRETIVS EPICTETVS BENE MERENTI".
La base del campanile sembra essere stata in origine una torre romana. Non sembra del tutto improbabile l'origine romana dello stesso nome "Grezzana" derivante o da un ipotetico tempio dedicato alle Grazie o dal nome Graecius.
A Romagnano, derivato dal nome latino Romanius, furono rinvenute lucerne e due iscrizioni romane, raccolte nel Corpus Inscriptionum Latinarum, volume quinto, ai numeri 3.509 e 8.114. Il nome di luogo Lumiago deriverebbe forse da Aemilius più il suffisso -ACU e Lotrago da Lotterius più -ACU; Azzago dal nome patrizio Attius.
Se, come tutto lascia presagire, a fianco del progno della Valpantena correva una strada romana, un cippo della quale è stato rinvenuto a Quinto (quinto lapide a Verona), molto probabilmente nella parte bassa della Valpantena i Romani avevano compiuto lavori di centuriazione, dividendo cioè il terreno in un regolare e preciso reticolato, formato da linee parallele e perpendicolari incrociantisi ad angolo retto a distanze uguali (decumani e cardines), sì da ottenere una serie di lotti di uguale superficie (centuriae) da assegnare ai coloni. Questi ultimi, oltre a coltivare i terreni erano chiamati anche a garantire la percorribilità della strada soprattutto in caso di aggressione.
Tenendo per buona l'ipotesi che nel periodo romano il 50% della popolazione fosse urbana e il 50% vivesse nelle campagne e che a Verona città vivessero nel primo secolo a.C. circa 25.000 persone e altrettante risiedessero nel contado, a Grezzana si può supporre che vivessero poche centinaia di persone.
Costoro praticavano l'agricoltura, coltivando nella parte bassa del nostro territorio il frumento, la vite e l'olivo. La produttività dei cereali, secondo lo scrittore latino Columella, doveva essere di 1:5; in altre parole da una unità in peso di seme se ne ottenevano 5 unità. Molto spazio era lasciato all'incolto, occupato dal bosco o dal pascolo, utilizzato in comune dagli abitanti. Gli animali allevati erano soprattutto ovini, in scarsissimo numero erano presenti i bovini.