Ponte di Veja

Ponte di Veja
Immenso arco naturale, meraviglia della natura, altezze massime 24 e 29 metri, spessore dai 9 agli 11 metri, lunghezza della carreggiata dai 16 ai 23 metri. Anticamente il ponte altro non era che l'ingresso di un'amplissima caverna la cui volta, per fenomini carsici di erosione cedette, salvando solo l'attuale arcata costituita dai tenaci calcari lastriformi del Rosso ammonitico.

La caverna

Più di 100.000 anni fa, intorno alla grande caverna non ancora crollata, bisonti, daini, caprioli elefanti, rinoceronti, megaceri, macchie di querce, salici, carpini, lecci e prateria; poi, chissà quando, il crollo. Sotto grandi massi, i pollini e le selci lavorate vengono sigillati.

Ponte di Veja

La glaciazione wurmiana

Da 90.000 a 10.000 anni fa un clima arido freddo determina l'estensione della prateria, le macchie di pino e nelle fasi più umide, di nocciolo. Nella grotta i sedimenti conservano pollini di betulla, salice, resti di marmotta, bue primigenio, stambecco e cinghiale, alce e cervo nobile. Punte e zagaglie in osso lavorato ed altri strumenti databili 14.000 - 10.000 anni da oggi, testimoniano la frequenza umana. Nella cavità prossima alla cascata sottostante il ponte è segnalata una incisione parietale paleolitica.

La miniera di selce

La diffusione dell'agricoltura, sin dall'inizio del Neolitico a spese della foresta, richiede strumenti atti ad abbattere alberi in tutta Europa. Nei luoghi dove la selce si trova in affioramento (Ponte di Veja) o in miniera, si concentrano spaccapietre di professione che, forse, organizzano un esteso scambio di prodotti finiti. Le miniere di selce e l'attività mineraria, nonchè le tecniche di estrazione, sono ampiamente documentate.

Quando il metallo risulta disponibile in notevole quantità, verso la fine dell'età del Bronzo si assiste al declino dell'uso della selce, l'attività più a lungo espressa nella storia umana.


Insediamento umano nella caverna

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