La fauna cavernicola del Veronese


            Le montagne veronesi sono conosciute dai naturalisti di mezzo mondo per la suggestività dei loro ambienti e per alcuni aspetti particolari. Il Monte Baldo, grandiosa dorsale che sovrasta il Lago di Garda, deve la sua fama essenzialmente alla specificità della sua flora per la quale venne definito “Hortus Europae”. I Monti Lessini sono noti invece per gli eccezionali ritrovamenti paleontologici e per gli interessanti fenomeni carsici di superficie.

            Dal punto di vista faunistico, comunque, le emergenze più interessanti della regione veronese riguardano gli animali cavernicoli. Gli endemismi, specie che un tempo occupavano areali estesi e che oggi si ritrovano confinate in territori molto limitati, sono numerosi; alcuni di essi sono talmente localizzati che sono segnalati, a tutt’oggi, di un’unica cavità!

            Il primo reperto faunistico proveniente da grotte del Veronese venne raccolto nel dicembre del 1851 dal naturalista veronese E........... De Betta. Si trattava di un pipistrello (Plecotus auritus) rinvenuto nella Grotta A del Ponte di Veja. Altri chirotteri vennero successivamente raccolti dallo stesso De Betta che comunicò i risultati delle sue ricerche in un lavoro del 1863.

            Il primo vero “cavernicolo” delle grotte veronesi, tuttavia, venne raccolto alla fine del secolo. Il 26 novembre 1894 Ciro Ferrari ed Ernesto Pieropan, di Badia Calavena, avventuratisi in una esplorazione alla Grotta Damati, raccolsero uno strano insetto con antenne e zampe lunghissime. L'anno successivo il naturalista veronese Orseolo Massalongo diede comunicazione del rinvenimento attraverso una nota presentata all'Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona. Si trattava di un ortottero del genere Troglophilus, erroneamente determinato dal Massalongo come Dolichopoda palpata.

            A questo rinvenimento non seguirono altre segnalazioni fino agli anni ’20, quando venne descritto da Jeannel Neobathyscia mancinii, nuovo coleottero cavernicolo rinvenuto nell’ottobre del 1918, ancora nella Grotta Damati, dal capitano dell’esercito C.......... Mancini, esperto entomologo. In quegli anni iniziano le prime prospezioni nelle cavità baldensi ad opera di alcuni naturalisti roveretani. Le ricerche portano alla scoperta del primo troglobio del Monte Baldo, il coleottero catopide Boldoria baldensis raccolto da Hartig nella Grotta dei Cervi nel maggio del 1928 e descritto da Müller nello stesso anno. Le grotte del Baldo trentino saranno oggetto negli anni successivi di ulteriori indagini soprattutto ad opera di Cesare Conci, Antonio Galvagni e Livio Tamanini, illustri naturalisti trentini.

            Ma è solo negli anni ’30 che viene avviata una indagine sistematica sulla fauna delle grotte veronesi. Sandro Ruffo, giovane studente universitario, intraprende una serie di ricerche biospeleologiche tra il 1933 e il 1938 in 21 grotte della Lessinia e 3 grotte del Monte Baldo. Nelle esplorazioni è accompagnato da altri valenti naturalisti: Angelo Pasa, Francesco Zorzi e Carlo Recchia. Nel corso di queste indagini vengono rinvenute nelle grotte veronesi circa 80 specie, alcune delle quali nuove per la Scienza. I risultati di questo importante lavoro vennero pubblicati nel 1938 dallo stesso Ruffo “Studio sulla fauna cavernicola della regione veronese” nel Bollettino dell’Istituto di Entomologia dell’Università di Bologna.

            Il conflitto mondiale determina una brusca interruzione delle indagini naturalistiche nelle grotte veronesi. Lo stesso Ruffo, reduce dai campi nazisti, riprende nell’immediato dopoguerra le ricerche biospeleologiche, ma il nuovo incarico di Conservatore del Museo di Storia Naturale di Verona e nuovi settori di ricerca fanno diradare notevolmente le sue escursioni nelle cavità lessinee e baldensi.

            A risvegliare l’interesse per gli animali delle nostre grotte sarà uno speleologo torinese: Marziano di Maio. Il 9 luglio 1963, mentre risale dal fondo della Spluga della Preta, a 510 metri di profondità, nota sulla parete un grosso e curioso insetto. Riesce in qualche modo a raccoglierlo e a portarlo in superficie. E’ una scoperta eccezionale: si tratta di un nuovo genere di coleottero trechino, ultraspecializzato alla vita ipogea. Verrà descritto l’anno successivo dal prof. G.M. Ghidini col nome di Italaphaenops dimaioi, a tutt’oggi il più grande trechino conosciuto al mondo. Sulla spinta di questa sensazionale scoperta le ricerche nelle grotte veronesi riprendono, soprattutto ad opera di alcuni speleologi appassionati, incuriositi dalle forme di vita sotterranee. Ad incoraggiare e sostenere questo crescente interesse contribuì in modo determinante un altro torinese, Giuseppe Osella che nel 1966 divenne Conservatore di Zoologia del Museo, sotto la guida del nuovo direttore: Sandro Ruffo.

            Oltre ad Osella, anch'egli impegnato in occasionali raccolte in grotta, numerosi furono tra il ’65 e il ‘75 gli speleologi veronesi che si cimentarono nelle raccolte faunistiche. Tra essi si distinsero maggiormente in questa attività: Attilio Benetti, F. Corradi, Livio Guerra, Diego Minetto, Bruno Pellegrini e Guido Rossi. I loro contributi risultano tuttavia limitati.

            La fine degli anni '70 vede finalmente la ripresa di una ricerca faunistica organica. Dall’incontro tra Sandro Ruffo, Giuseppe Osella e Gianfranco Caoduro, giovane biospeleologo veronese, viene elaborato un progetto di studio che prevede una sistematica indagine sulla fauna dell'area baldense e lessinea, nella prospettiva di un aggiornamento, su basi le più vaste possibili, del lavoro di Ruffo del 1938. Le numerosissime prospezioni biospeleologiche effettuate in quegli anni fecero aumentare in modo considerevole le conoscenze sulla nostra fauna cavernicola. All’ampliamento degli areali di numerose specie troglobie, ritenute sino ad allora rare o rarissime (è il caso, ad esempio, di Orotrechus juccii), si aggiunsero, inaspettate, alcune nuove sensazionali scoperte. Basti citare a riguardo i rinvenimenti di due specie e generi nuovi per la Scienza: Lessinodytes caoduroi, coleottero trechino ultraspecializzato dei Lessini occidentali e Osellasoma caoduroi, millepiedi cavernicolo delle grotte d’alta quota del Monte Baldo. I risultati di questo lavoro e di tutte le indagini precedenti sono stati raccolti, a più di cinquant’anni dal primo studio di Ruffo, in un lavoro di sintesi sulla fauna cavernicola veronese ad opera, degli stessi Caoduro, Osella e Ruffo, pubblicato dal Museo Civico di Storia Naturale di Verona nel 1994. Da esso risulta che il numero delle specie animali segnalate nelle grotte lessinne e baldensi è quasi quadruplicato, arrivando al considerevole numero di circa 330. Ma la storia non è finita. Subito dopo l’uscita del nuovo catalogo faunistico, nuovi progetti di ricerca hanno permesso di incrementare notevolmente le conoscenze e di arrivare alla scoperta di altre specie e generi nuovi per la Scienza.

            L’endemicità e l’eccezionale rarità di alcuni coleotteri cavernicoli delle grotte lessinee ha comunque un risvolto negativo; fin dagli anni sessanta, in seguito alla scoperta di Italaphaenops dimaioi, si sono succeduti nelle grotte veronesi numerosi collezionisti di insetti i quali, utilizzando tecniche di raccolta distruttive e non selettive, hanno causato un notevole impoverimento delle comunità biologiche sotterranee.

            La minaccia più grave alla stabilità degli ecosistemi sotterranei, in particolare della Lessinia, viene da irrazionali interventi sugli ecosistemi di superficie. Per le loro caratteristiche geo-morfologiche e idrologiche le aree carsiche rappresentano dei sistemi particolarmente vulnerabili agli inquinamenti causati da insediamenti civili, agro-industriali e da pratiche agronomiche, come la fertirrigazione, poco attente agli equilibri ecologici e alla conservazione dei cicli bio-geochimici.

            Al fine di tutelare la biodiversità e la specificità delle biocenosi di questi ambienti è necessario pertanto predisporre adeguati interventi di tutela. In particolare le norme di salvaguardia dovrebbero considerare la continuità e complementarità esistente tra ambienti di superficie e ambienti sotterranei, non solo a tutela degli animali cavernicoli ma soprattutto per preservare le limitate risorse idriche da fenomeni di inquinamento purtroppo sempre più diffusi.

Esiste, inoltre, un valore “etico” della biodiversità che non può essere più disatteso. Una specie vivente ha diritto di esistere in quanto tale e questo diritto si “amplifica” per così dire quando tale specie è relegata in un areale assai ristretto ed è, per così dire, già minacciata nella sua esistenza da fattori naturali.

L’uomo, con le sue attività distruttive sull’ambiente, sta determinando la sesta estinzione di massa sul nostro pianeta. In conseguenza di queste attività scompaiono ogni anno dalla faccia della terra migliaia di specie animali e vegetali, ancor prima che i naturalisti abbiano avuto il tempo di studiarle e classificarle. Da ciò possiamo comprendere quanto sia importante attuare politiche territoriali attente agli equilibri naturali, oltre che alle esigenze economiche e sociali, con lo scopo precipuo di armonizzare sviluppo e ambiente.

ELENCO DELLE SPECIE CAVERNICOLE DEI LESSINI E DEL MONTE BALDO

SPECIE Monti Lessini Monte Baldo
Bythinella schmidti x  
Oxychilus draparnaudi x  
Aegopis gemonensis x  
Belgrandiella saxatilis x  
Bythiospeum cornucopia x  
Bythiospeum forumjulianum x  
Zospeum gr. globosum x  
Eukoenenia austriaca x  
Meta menardi x x
Porrhomma convexum x  
Troglohyphantes lessinensis x  
Troglohyphantes ruffoi x  
Troglohyphantes zorzii x x
Nesticus eremita x x
Troglohyphantes exul x  
Roncus assimilis   x
Chthonius lessiniensis x  
Chthonius pieltaini x  
Neobisium torrei x  
Roncus leonidae leonidae x  
Roncus leonidae ruffoi x  
Balkanoroncus boldorii x x
Ischyropsalis strandi x x
Speocyclops cfr. infernus x  
Lessinocamptus caoduroi x  
Niphargus aquilex x  
Niphargus canui x  
Niphargus lessiniensis x  
Niphargus galvagnii x  
Niphargus foreli   x
Monolistra berica x  
Androniscus dentiger x x
Androniscus brentanus x  
Spelaeonethes nodulosus x  
Spelaeonethes brixiensis x  
Androniscus degener x  
Troglocyphoniscus osellai x  
Atractosoma ruffoi x x
Lessinosoma ghidinii   x
Trogloiulus boldorii x x
Typhloiulus tobias x  
Osellasoma caoduroi   x
Lessinosoma paolettii x  
Serradium hirsutipes x  
Serradium semiaquaticum x  
Onychiurus hauseri x  
Pseudosinella concii x x
Campodea suensoni x  
Troglophilus cavicola x x
Troglophilus neglectus x x
Trechus fairmairei x x
Duvalius baldensis cartolarii x  
Laemostenus schreibersi x x
Boldoria baldensis   x
Orotrechus juccii x  
Orotrechus martinellii   x
Orotrechus vicentinus x  
Orotrechus pominii x  
Italaphaenops dimaioi x  
Lessinodytes caoduroi x  
Lessinodytes pivai x  
Neobathyscia mancinii x  
Neobathyscia cfr. mancinii x  
Neobathyscia pasai x  
Neobathyscia affinis x  
Halbherria zorzii x