COMUNE DI VERONA

CONSULTA COMUNALE DELLA FAMIGLIA

DOCUMENTI


 

Proposte prioritarie per la famiglia

 

Verona, Gennaio 1999

 


1. Introduzione

Dopo la stesura e la presentazione del documento dal titolo: "Verona, una città per la famiglia", nell'aprile 1998, contenente le indicazioni generali delle politiche per la famiglia e una serie di possibili direzioni di intervento, la Consulta della Famiglia del Comune di Verona ha individuato alcune problematiche sulle quali elaborare alcune proposte concrete e prioritarie.

Sulle tematiche individuate si sono costituiti alcuni gruppi di lavoro, che hanno elaborato un'analisi della situazione nella nostra città e alcune indicazioni concrete di intervento.

La Consulta presenta pertanto queste proposte all’Amministrazione e alla Città, sottolineando, sempre nei termini propositivi che la caratterizzano, la necessità e l'urgenza di intervenire nei settori indicati.

1.1 I dati

Le proposte elaborate partono dalla constatazione di una situazione locale della famiglia che desta preoccupazione, in particolare per le tendenze in atto riguardanti la natalità, la conflittualità familiare con i minori coinvolti e le patologie dei minori.

 

Aspetti demografici

La transizione demografica attuale nella nostra città presenta dei segnali molto preoccupanti, che in breve si riassumono (dati elaborati dall’Istituto di Statistica dell’Università di Verona presentati dal Prof. Olivieri al convegno indetto dalla Consulta della Famiglia il 9/5/1998).

Si assiste a un continuo calo della natalità, con un saldo naturale negativo ormai da molti anni (tab. 1).

 

Questo preoccupante profilo della transizione demografica appare in tutta la sua drammatica attualità dagli indicatori riportati nella tabella 2, dalla quale si osserva il dimezzamento della classe giovanile (passata dal 22,9% all’11,9%) e l’allargamento dal 16,1% al 26,1% nella quota degli ultrasessantenni. Se commutiamo queste constatazioni in un efficace indicatore demografico, noto come indice di invecchiamento, siamo costretti a prendere atto che nel volgere di una sola generazione il carico di anziani ogni 100 giovani è più che triplicato, passando da 70,6 a 219,4.

L’attuale distribuzione per fasce di età della popolazione fa sì che oggi non si possa più parlare di piramide della popolazione, visto che la base appare drasticamente ridimensionata dal crollo della natalità ed il vertice risulta particolarmente ingrossato per l’aumento nella vita media che ha sensibilmente invecchiato la popolazione.

 

 

 

E’ indubbio che questa tendenza comporta e comporterà notevoli ripercussioni sul tessuto socio-economico della città, venendo meno le nuove risorse e indebolendosi i legami parentali e familiari.

Interruzioni volontarie di gravidanza

Nel 1997 gli aborti praticati nelle strutture ospedaliere pubbliche in Comune di Verona sono stati 347, e 707 in Provincia di Verona.

 

Conflittualità familiare

Si riportano di seguito i dati storici dal 1970 relativi alle sentenze di separazione e divorzio nel territorio di competenza del tribunale di Verona, pressoché coincidente con la provincia.

 

Si può notare l'andamento in costante crescita. Anche negli ultimi anni, nonostante i valori elevati, si assiste ad un aumento costante. Nel 1997 i divorzi sono stati 795 e le separazioni 1.396, per un totale di 2.191, i matrimoni 3.997.

Si riporta in forma grafica il totale di separazioni e divorzi con i matrimoni celebrati lo stesso anno.

 

Anche qui, da notare, oltre all’altissimo rapporto tra il numero di famiglie che si dividono rispetto alle nuove famiglie, anche il costante aumento della tendenza del rapporto (nel 1997 supera il 50%).

L’analisi dei dati presentati non può che individuare un quadro preoccupante della situazione familiare a Verona. I dati non permettono di interpretare il fenomeno nel dettaglio, ma non si può non considerare la gravità degli indicatori a disposizione, che rivelano una situazione di grave patologia della famiglia, in costante crescita di anno in anno.

Le famiglie che si dividono ogni anno sono più della metà delle nuove famiglie.

Preoccupanti anche la percentuale e il numero assoluto delle famiglie con figli che giungono alla divisione (dati non riportati): mediante estrapolazione dai dati a disposizione, si può presumere che, nel solo 1997, circa un migliaio di bambini e ragazzi nella nostra provincia hanno dovuto vivere questo dramma.

D'altra parte è lecito pensare che il fenomeno sia ancora più ampio, perché vissuto in famiglie che non sono ancora arrivate a questo passo, o che non vi arriveranno.

I dati pertanto evidenziano una situazione notevolmente grave e diffusa, sulla quale l’intera comunità non può non interrogarsi, sia per il numero di famiglie che vivono queste difficoltà, che ne minano la stabilità, le funzioni e l’armonia individuale dei diversi componenti, sia per le pesanti ripercussioni sul tessuto sociale locale.

La famiglia è la risorsa primaria della nostra società, quindi deve essere in grado di svolgere le sue funzioni fondamentali. Il quadro che ci viene presentato è invece indicativo non solo di una sofferenza della famiglia nello svolgimento di queste funzioni, come si può evincere da altri indicatori, ma addirittura di una mancanza di svolgimento di queste funzioni, fino a divenire luogo generatore di situazioni negative vissute dai suoi componenti.

La società deve essere ben consapevole che queste situazioni, oltre a rivelare drammi vissuti da tanti nostri concittadini, a livello sociale portano con sé anche costi elevati in termini di risorse da investire per sopperire alle funzioni familiari non svolte o per ricostruire l’armonia della famiglia e dei suoi componenti.

Pensiamo ad esempio ai problemi psicologici e alle difficoltà vissute dai figli nelle famiglie separate. Quei figli potrebbero divenire per la società un peso piuttosto che una risorsa, come ci si dovrebbe invece augurare in un futuro, sempre più popolato da anziani, in cui la risorsa umana sarà sempre più importante e la relazione familiare e sociale sempre più preziosa.

Ma anche per i coniugi il fatto di non vivere l’armonia all’interno della famiglia difficilmente non si ripercuote anche all’esterno, nella vita sociale.

Anche lo sviluppo economico stesso di un territorio non può prescindere dal fatto che la bontà e la capacità produttiva complessiva della forza lavoro sono legate all’equilibrio e al benessere degli individui, e che una famiglia che svolge correttamente le sue funzioni è il primo luogo di sviluppo armonico della personalità e delle doti umane che la persona potrà condividere all’esterno, anche nel mondo del lavoro.

Appare d'obbligo pertanto sollecitare la riflessione di tutta la comunità locale, con lo scopo e l'intendimento di individuare efficaci linee di intervento, sia correttivo delle patologie che preventivo di promozione, che permettano di modificare questa tendenza e salvaguardare così, con la famiglia, il futuro della nostra società e del nostro territorio.

 

1.2 Gli interventi prioritari

Si ritiene pertanto doveroso sollevare l'attenzione sui seguenti settori di intervento prioritario, sottolineando che comunque questi non esauriscono gli interventi possibili e necessari:

Accanto a tali settori prioritari si indicano anche alcune possibili azioni per:

La lettura complessiva di questi interventi è sempre data dalla famiglia.

A tale proposito si sottolinea come, oltre alla famiglia nella sofferenza e nella patologia, anche la famiglia nella sua normalità, essendo la risorsa fondamentale della nostra società, debba essere oggetto di interventi di riconoscimento e facilitazione delle funzioni svolte oltre che di prevenzione del disagio.

Per le famiglie veronesi e per attuare in maniera più incisiva, efficace ed estensiva gli interventi di politica familiare si propone l'istituzione, mutuandone anche l'esperienza delle città capoluogo dell'Emilia Romagna, di un Centro per le famiglie, come luogo anche fisico di incontro tra le famiglie, l’Amministrazione e la società civile.

Al fine di inquadrare le proposte che seguono, si riporta lo Statuto del Comune di Verona, art.7:

  • Il Comune è al servizio della persona e della famiglia, a partire da coloro che si trovano in difficoltà.

    Il Comune "riconosce la famiglia come soggetto sociale, quale luogo originario di trasmissione di valori culturali, sociali, etici, spirituali, essenziali per la crescita, lo sviluppo ed il benessere di ogni persona. Pertanto indirizza la propria politica sociale, economica, di lavoro e di organizzazione dei servizi al fine di sostenere il nucleo familiare nel libero svolgimento delle sue funzioni; tutela l'infanzia ed i minori e, riconoscendo al nucleo familiare un ruolo fondamentale nell'educazione morale e civica dei figli, assicura l'erogazione di servizi che consentano lo svolgimento adeguato di tale compito; riconosce nelle nuove generazioni la forza viva della sua comunità, ne promuove una politica di sostegno per una crescita globale ed attua progetti specifici volti a prevenire il disagio e le devianze giovanili."

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    2. Progetto Di Centro Per Le Famiglie Di Verona

     

    2.1 - Cos’è e di cosa si occupa il Centro per le Famiglie

    Il Centro per le Famiglie è un servizio che si basa su un ambiente fisico organizzato e arredato secondo la logica di un ambiente familiare, in cui le famiglie singole od organizzate si incontrano tra di loro e con specialisti del Comune e propongono, realizzano e coordinano interventi finalizzati a fornire:

    Il Centro è quindi un punto di riferimento per le famiglie del territorio e, assimilato in qualche modo, ad una specie di rete allargata di vicinato, diventa così luogo d’incontro e di confluenza di bisogni che vengono il più possibile affrontati su un piano di parità reciproca e comunque fuori da contesti clinico-assistenziali.

    2.2 - Attività ed interventi del Centro per le Famiglie

    I Problemi dei "tempi di cura"

    L’attività del Centro dovrà prevedere:

    I problemi educativi e relazionali

    L’attività del Centro dovrà prevedere:

    I problemi dell’integrazione sociale delle famiglie

    L’attività del Centro dovrà prevedere:

     

    Gli impegni di promozione sociale

    L’attività del Centro dovrà prevedere:

     

    2.3 - Aspetti organizzativi del Centro per le Famiglie

    Il Centro dovrebbe avere dimensione cittadina per la organizzazione, gestione e coordinamento delle attività che hanno come riferimento il tessuto cittadino nel suo insieme e può avere sedi operative decentrate aventi funzione di produzione di attività microzonali.

    La localizzazione del sito e della struttura in cui collocare il Centro non deve essere periferica rispetto al tessuto cittadino; la struttura deve essere abbastanza ampia di ambienti per le attività di gruppo (non è pensabile la strutturazione di attività secondo il criterio dello sportello).

    Una possibile collocazione, purché questo non pregiudichi i tempi di realizzazione, è nelle strutture dell'Arsenale.

    La struttura e le attrezzature

    Come dotazione minimale, eventualmente per una prima fase di sperimentazione, il Centro dovrebbe mettere a disposizione una struttura con un salone polifunzionale per incontri, riunioni e feste, una cucina, dei servizi igienici con facilitazioni per bambini e disabili, due stanze da adibire al gioco di bambini e ragazzi quando ci sono gli incontri con famiglie con figli, una stanza per segreteria, una per colloqui o terapia, una di attesa e ricevimento con libreria (libri e riviste).

    Le spese iniziali sono relative alle attrezzature (mobilio e giochi); quelle correnti sono costituite dal personale, dalle utenze e dalla segreteria, oltre alle iniziative che si svilupperanno.

    Tutti questi spazi con le relative attrezzature sono ovviamente potenziabili e ampliabili. In allegato si riporta documentazione relativa alle esperienze di analoghi centri nella Regione Emilia Romagna.

    Il personale del Centro

    Il Centro, la cui costituzione dovrà essere l’esito di una progettualità di cui il Comune deve assumere la responsabilità politica, richiede sul piano tecnico/operativo la figura di un responsabile, dipendente del Comune, di una segreteria e di alcuni referenti (dipendenti o collaboratori) delle singole aree d’intervento e soprattutto il coinvolgimento delle famiglie singole o associate che presentano particolari competenze di tipo pragmatico-esperienziale.

    Il Centro può avvalersi di figure professionali messe a disposizione dai servizi, o assunte attraverso contratti professionali o che intendono impegnarsi come volontari, da impegnare soprattutto nelle attività che richiedono formazione e competenze anche sul piano tecnico.

    Orario di funzionamento del Centro

    Il Centro dovrà prevedere orari di attività che possano incontrarsi con i tempi delle diverse famiglie e che ne favoriscano l’accesso e la fruizione.

    Ciò significa fasce orarie di apertura sufficientemente ampie, che prevedano un funzionamento anche serale e festivo e comunque calendari di attività che tengano conto delle opzioni e delle effettive possibilità di avvalersene da parte dei singoli, delle famiglie e delle associazioni.

     

    2.4 - Il Centro e la rete istituzionale dei servizi

    Il Centro deve prevedere un particolare collegamento con i servizi educativi rivolti ai minori ed in particolare una stretta collaborazione con i Servizi sociali del Comune ed i Servizi sociali della USL 20 preposti per legge alla tutela dell’infanzia.

    Si ritiene che la collaborazione possa seguire le seguenti linee:

    2.5 - Titolarità istituzionale del Centro e partecipazione sociale

    La titolarità istituzionale del Centro non può che essere dell’ente locale. Sul versante gestionale le competenze operative devono far carico all’assessorato alla Famiglia e ai Servizi Sociali in raccordo con l’assessorato alla Pubblica Istruzione, che gestendo le politiche socio-educative per l’infanzia e l’età evolutiva appare quello più direttamente interessato e coinvolto.

    Gestione del Centro attraverso convenzioni

    Il Comune di Verona, ai fini della realizzazione delle attività del Centro, può stipulare convenzioni con soggetti non istituzionali in possesso dei requisiti.

    Restando la progettualità complessiva all’ente locale, sarà opportuno che il responsabile svolga precise funzioni di verifica sull’andamento del Centro stesso.

    Partecipazione

    Il Centro deve mettere in rapporto e a confronto quanti, a vario titolo, sono impegnati nelle problematiche familiari. E’ allora indispensabile favorire il coinvolgimento e la partecipazione di tutti gli attori, tra i quali anche la Consulta della Famiglia, senza irrigidirsi su formule schematiche.

    Il Centro diventa il luogo concreto dove la città di Verona, attraverso l’amministrazione, permette ai singoli, alle famiglie e alle associazioni impegnate nelle tematiche familiari di essere i veri attori di tutto ciò che interessa la famiglia.

    2.6 - Conclusione

    Il Centro per le Famiglie del Comune di Verona dovrà mettere in moto processi di riconoscimento della famiglia e delle sue funzioni, stimolare e favorire la solidarietà tra famiglie, creare una rete di mutuo aiuto in modo che la famiglia non sia solo luogo privato di relazioni affettive, ma anche "soggetto sociale" indispensabile al bene della persona e della società, secondo quanto riconosciuto anche dallo statuto comunale.

     

    3. Tutela dei minori

    Il problema Sono sempre più numerosi i minori, per varie cause, esposti al rischio di devianza. La famiglia va in parte perdendo funzioni educative con possibili conseguenze sulla maturazione e sullo sviluppo armonico dei minori.
    Gli interventi Per prevenire tale fenomeno si ritiene opportuno operare con i seguenti interventi.

     

    3.1 - Sensibilizzazione dei ginecologi, pediatri e medici di famiglia e degli altri operatori sanitari.

    Spesso l'aiuto al minore e alla famiglia in difficoltà sono tardivi, con conseguenze importanti sull'equilibrio psicologico del bambino.

    Questo talvolta accade per mancanza di coordinamento tra i diversi settori che si occupano dei bambini e per la loro attenzione primaria ai problemi sanitari, come ad esempio le vaccinazioni, passando in secondo piano l'attenzione all'ambiente familiare e alla sua idoneità come luogo di crescita ed educazione.

    Si propone pertanto di intervenire con percorsi di formazione al personale sanitario interessato, e di favorire un rapporto più stretto tra gli specialisti del settore, promuovendo un maggior coordinamento tra coloro che a diverso titolo hanno in carico il minore e la sua famiglia.

    In tal modo si potrebbero conoscere precocemente i disagi familiari creando subito una rete di aiuto e solidarietà che possa permettere alla famiglia in difficoltà di restare il riferimento educativo primario per i figli.

    3.2 – Ampliamento del periodo di apertura della scuola

    Nella maggior parte delle famiglie sono occupati dal lavoro extradomestico sia il padre che la madre. Molti minori rimangono per molte ore della giornata in balia di se stessi.

    Si propone che un protocollo d’intesa tra Comune e i plessi scolastici permetta a molti minori di trascorrere parte del pomeriggio in un luogo sicuro e protetto, dove oltre al lavoro puramente scolastico possano fare altre esperienze di tipo ludico, sportivo, culturale ecc. in collaborazione con le diverse realtà già operanti, e con opportune procedure che, pur favorendo la disponibilità di questo servizio, operino nell’ottica di non favorire la delega delle famiglie, ma di coinvolgere la famiglia sia per rafforzare il compito educativo dei genitori che per creare una rete di solidarietà tra famiglie.

    È importante che questo servizio non sia di solo accesso alle strutture, ma che sia gestito con l’ausilio di personale qualificato per la realizzazione di un progetto educativo.

    3.3 - Potenziamento dei centri di aggregazione nei quartieri

    Molti minori vivono in famiglie con particolari problemi che rendono indispensabile un supporto di tipo educativo. In questi anni, sia per iniziativa del Comune di Verona che delle singole associazioni, sono sorti nei quartieri alcuni centri "diurni" e " aperti".

    Riteniamo che tale scelta sia stata molto importante e positiva per molti ragazzi la cui famiglia presentava notevoli carenze educative.

    Chiediamo che questi centri, rivolti anche ai ragazzi con situazioni non patologiche ma che necessitano di luoghi di socializzazione costruttiva siano estesi a tutti i quartieri, che le loro attività siano potenziate in raccordo con gli operatori informali, e che possano occuparsi di tutte le fasce di età dei minori, in modo che i ragazzi del nostro Comune che si trovano in situazioni di difficoltà familiare, possano essere supportati con questi mezzi educativi esterni rimanendo nel proprio nucleo naturale.

     

    3.4 - Istituzione del servizio affidi

    L’amministrazione comunale, dopo aver esperito tutte le iniziative necessarie al sostegno della famiglia in difficoltà, atte a garantire la permanenza del minore nell’ambito della stessa, mette in atto l’affido familiare allo scopo di garantire ai minori del comune di Verona le condizioni migliori al loro sviluppo integrale.

    Per realizzare tale progetto si propone che il Comune istituisca il servizio affidi con lo scopo di:

    3.5 – Pronto intervento familiare

    Purtroppo, nonostante un lavoro capillare, a volte i minori vivono esperienze di abuso talmente gravi, che l’autorità giudiziaria è costretta ad effettuare l’allontanamento coatto dal nucleo familiare

    Tale esperienza è ancora più dolorosa se alla sofferenza dell’allontanamento si aggiunge la collocazione in un ambiente istituzionale, che per quanto accogliente e professionalmente qualificato non può garantire quella continuità affettiva ed educativa indispensabile al minore.

    Per questi motivi chiediamo che l’amministrazione dia vita, anche in collaborazione con le associazioni familiari, ad un pronto intervento di tipo familiare, con carattere e dimensioni di tipo familiare, con la presenza stabile di una famiglia o persona singola che si rendono disponibili ad accogliere temporaneamente minori privi di un ambiente familiare idoneo.

     

    4 – Misure a sostegno della vita nascente

     

    Il problema L’Italia detiene il primato mondiale della denatalità, e Verona segue un’analoga tendenza.

    La nostra città è destinata ad un invecchiamento preoccupante che darà vita a una serie di problemi sociali ed economici di difficile soluzione, mancando le nuove risorse umane per affrontarli.

    Si ritiene che questa rappresenti un’emergenza che deve preoccupare seriamente chi amministra la cosa pubblica. I risultati di questa tendenza demografica saranno visibili socialmente solo tra alcuni anni, quando ormai sarà molto più difficile prendere dei provvedimenti.

    Si segnala come non si possa addurre la semplicistica osservazione che comunque l'immigrazione permetterà il rimpiazzo delle nuove generazioni. Questo fenomeno infatti in realtà implica comunque tutta una serie di conseguenze sul piano sociale che comportano sostanziali differenze rispetto al rinnovo della popolazione all'interno delle stesse famiglie residenti (si pensi ad esempio al solo rapporto parentale della famiglia allargata e alle sue funzioni sociali).

    Viene inoltre considerato il problema dell’aborto.

    Gli interventi Per prevenire i fenomeni di cui sopra si ritiene opportuno operare con i seguenti interventi.

     

     

    4.1 - Promuovere una cultura che valorizzi la maternità e la paternità.

    In generale sembra che la cultura odierna veda nel nascituro un intruso da cui difendersi più che un valore e una risorsa. Si tende a considerare la fecondità come un peso, quasi una malattia da accettare o da cui liberarsi. La fecondità e la gravidanza sono invece dono prezioso e meraviglioso da conoscere, accogliere, valorizzare, salvaguardare e vivere responsabilmente.

    È necessario promuovere una cultura di valorizzazione della maternità e della paternità, che ne espliciti anche con interventi concreti l’alto valore personale e sociale, con azioni che sollevino in parte gli oneri e le preoccupazioni dei genitori in modo che le famiglie non si sentano lasciate sole in questo compito così importante anche per la società.

    4.2 - Avviare una politica di promozione attiva della natalità e tutela della vita

    In conformità con lo Statuto del Comune di Verona, che proclama (art.2):

  • "il Comune di Verona, proclamando la dignità di ogni persona come fine primario della propria attività, concorre a garantire, nell’ambito delle proprie competenze, il diritto alla vita e alla salute, adottando quegli accorgimenti e strumenti necessari affinché la vita di ogni persona, dal concepimento alla morte naturale, venga accolta e protetta in tutti i suoi aspetti"
  • e con le risoluzioni approvate dal Parlamento Europeo bisogna affermare e promuovere con interventi concreti il diritto di ogni essere umano, fin dal concepimento, alla vita, alla famiglia, alla identità psicologica e genetica. Tra gli interessi degli adulti e quelli dei bambini bisogna scegliere l’angolo di visuale dei secondi. In materia di aborto, pur dovendosi tenere conto delle grandi difficoltà politico-culturali attuali, occorre reintrodurre il principio orientatore del diritto alla vita.

    Il Comune pertanto dovrebbe fare il possibile, operando con tutti gli strumenti a disposizione, per garantire il diritto alla vita, tenendo conto che l’aborto è comunque un dramma e una sconfitta anche per la madre, oltre che per la società.

    Sarebbe opportuno rendere esecutive le disposizioni della legge 194/78 che sono a favore del nascituro, come la previa valutazione medica circa la gravità ed inevitabilità del danno per la salute della madre, la valutazione delle problematiche che spingono a questa scelta e l'offerta di una soluzione alternativa che salvaguardi il diritto alla vita.

    Il Comune dovrebbe porsi esplicitamente dalla parte della vita nascente con strutture di consiglio e solidarietà che, per selezione del personale, procedure e controlli svolga davvero un’efficace azione di prevenzione anche in presenza di gravidanze difficili o indesiderate.

    A Verona sono molti gli enti, pubblici e del privato sociale, che operano in ottica di prevenzione dell'aborto e per il consiglio e l'aiuto alle mamme in difficoltà.

    Si propone pertanto di operare nelle seguenti direzioni:

    Per facilitare il percorso verso l’autonomia sono indispensabili il lavoro e la casa. Sarebbe opportuno uno sforzo maggiore per sostenere le iniziative delle cooperative o aziende artigianali che intendono avviare al lavoro queste donne, come sarebbe opportuno che l’Agec o l’Ater prevedessero alcuni appartamenti per le donne che si trovano in questa difficile situazione ed hanno bisogno di sostegno.

    Si evidenzia come l'aiuto fornito non deve essere un intervento episodico, ma un progetto globale che preveda un lungo percorso che conduca la donna all'autonomia, seguendola da quando è in attesa del figlio fino a dopo il parto.

     

    4.3 - Sostegno economico alle famiglie con figli

    Mettere al mondo un figlio comporta notevoli conseguenze anche sotto il profilo economico.

    Per attuare una promozione attiva della maternità, si ritiene opportuno istituire un fondo comunale per l’erogazione di un sussidio per le nuove nascite, come avviene in altri comuni, che valga come segnale di riconoscimento, da parte del Comune, verso i cittadini che si prendono questo impegno anche nei confronti della società.

    Un fondo opportuno dovrà essere previsto per un contributo economico per interventi di sostegno alle mamme in difficoltà in ottica di prevenzione dell’aborto.

     

    5 - Intervento per la Formazione alla Vita di Coppia e per la Prevenzione e Cura della Crisi Coniugale e Familiare

     

       
    Il problema

    Gli interventi

    Pur esistendo nel territorio del Comune di Verona servizi di aiuto alla coppia (Consultori Familiari), è vero tuttavia che questi devono occuparsi di una molteplicità di problematiche.

    Pertanto è necessario integrare tali servizi offrendo una risposta specifica ai problemi delle coppie, a partire da un percorso di formazione alla vita di coppia che si configuri come intervento di tipo preventivo.

    È inoltre indispensabile offrire una risposta concreta alle richieste di aiuto alla coppia in difficoltà o in crisi, attraverso forme di sostegno e di terapia che siano facilmente accessibili in termini sia di tempo che economici.

    Ancora, è necessario garantire un servizio di Mediazione Familiare come intervento indispensabile per ridurre gli effetti drammatici che la separazione coniugale produce su ciascun individuo e sul nucleo familiare, in particolare sui figli minori.

    Gli interventi di questo settore possono in gran parte fare riferimento al Centro per le Famiglie (v. sopra)

     

    5.1 - Cultura della Famiglia

    Spesso nei giovani c'è sfiducia verso l'istituzione matrimoniale, sia per una mentalità individualistica che privatizza sempre più la famiglia, sia per la paura di prendere decisioni "per sempre".

    La facilità di instaurare nuovi rapporti, la paura di impegnarsi, il timore di un futuro incerto e pieno di incognite, l'insicurezza del lavoro e la precarietà economica, la consapevolezza che la vita di coppia richiede pazienza, coraggio e impegno spingono i giovani a soluzioni di opportunità che ritardano o non considerano la scelta familiare.

    Si ritiene pertanto opportuno realizzare un progetto educativo in collaborazione con la scuola e le altre agenzie educative (Chiesa, associazioni, tempo libero, ecc.) che maturi i giovani alla vera affettività e alla responsabilità, presentando la scelta del matrimonio, della famiglia, della fedeltà, dell'impegno duraturo, della procreazione come valori che danno pienezza di vita e realizzazione personale e che permettono di maturare e completare il rapporto verso la persona amata.

    5.2 - Formazione alla vita di coppia: corsi nelle circoscrizioni

    La costruzione del rapporto affettivo e di coppia, la formazione di una famiglia che comporta un impegno anche verso la società sono scelte importanti che non possono essere lasciate solo alla buona volontà dei singoli.

    L'alta conflittualità coniugale ed il costante aumento dei fallimenti matrimoniali ci invitano a riflettere sulla formazione alla vita di coppia.

    Diventa pertanto importante prepararsi adeguatamente alla vita a due. Meglio quindi prevenire che curare i mali creati da una scelta fatta talvolta in modo superficiale.

    Si propone l'intervento sul territorio comunale, in tutte Circoscrizioni, estendendo l'esperienza già in corso nella 1a e nella 7a Circoscrizione, con un corso di preparazione alla vita di coppia, diretto anche a quelle coppie che non scelgono il matrimonio religioso, ma non per questo sono meno interessate a formarsi su aspetti fondamentali della relazione.

    Tale corso potrebbe strutturarsi in un certo numero di incontri a carattere antropologico, che dovrebbero prevedere l’analisi e la discussione di alcune tematiche fondamentali, quali: i bisogni e i valori della coppia oggi; la convivenza e la quotidianità; aspetti sociali, medici e giuridici della famiglia.

    5.3 - Incontri di mutuo aiuto e formazione alla genitorialità

    La crisi coniugale che investe tante coppie nasce spesso dalla solitudine, dalla difficoltà di comunicazione tra coniugi e dai cambiamenti o "passaggi" tipici della vita coniugale: da single a coppia e da coppia a famiglia con figli.

    Si ritiene opportuno favorire, in collaborazione con la società civile, l'incontro tra famiglie in un clima di serenità e fiducia, creando reti di solidarietà e di mutuo aiuto, sviluppando anche le capacità educative con l'istituzione di scuole per genitori.

    5.4 - Sostegno terapeutico della famiglia in crisi

    Per prevenire lo sfociare della conflittualità nella separazione o nel divorzio, a causa anche del fatto che i coniugi affrontano in solitudine i loro problemi e la prima persona che incontrano ufficialmente è quasi sempre l'avvocato, si propone di operare per una sensibilizzazione al ricorso a centri che operano per tentare di ricomporre la crisi con l'aiuto di persone professionalmente preparate e motivate al tentativo di ricomposizione familiare.

     

    5.5 - Mediazione Familiare

    Quando tutto è stato tentato e non è più possibile fare nulla per ricomporre la famiglia, si ritiene importante operare per ridurre le problematiche che nascono dalla separazione, in particolare in caso di presenza di figli.

    Con la Mediazione Familiare si può offrire alla coppia in crisi un percorso per la riorganizzazione delle relazioni familiari, per rinnovarle, migliorarle e contenerne gli effetti negativi, aiutando la coppia ad affrontare i problemi che derivano dal fallimento del matrimonio, rendendola capace di vedere il modo in cui anche l'altro comprende e vive la situazione, e definendo assieme un accordo soddisfacente raggiunto con fiducia e rispetto reciproco.

    Il mediatore è un operatore che si pone come terzo neutrale tra i due coniugi; possiede una preparazione specifica per cui egli opera professionalmente affinché i coniugi possano ricercare personalmente una soluzione soddisfacente per sé e per i propri figli.

    Lo scopo viene raggiunto quando, nell'arco di un numero definito di incontri, i due coniugi giungono ad accordi concreti sulle principali decisioni che riguardano genitori e figli: affidamento, tempo libero, educazione, ritmi e scansioni della vita quotidiana, frequentazione di altre persone significative, ecc.

    La Mediazione Familiare è una tecnica ben specifica e soprattutto differente da altri interventi con la coppia (per es. la psicoterapia). Richiede pertanto operatori formati tramite corsi riconosciuti, generalmente di durata biennale, che garantiscano effettiva professionalità degli operatori stessi.

    Intervento di sensibilizzazione per operatori sociali

    La Mediazione Familiare costituisce una modalità di intervento peculiare, diversa tanto dal contenzioso legale, quanto dall'intervento terapeutico. Pertanto si rende opportuna la necessità di sensibilizzare ad essa le diverse figure che operano nel sociale, o che comunque possono venire a contatto con situazioni di disagio familiare, non solo quindi assistenti sociali e avvocati, ma anche insegnanti, medici, parroci, operatori di centri sociali e di volontariato, allo scopo di porli in grado di riconoscere i casi in cui la Mediazione diventi intervento preferenziale rispetto a quelli in cui essa invece non possa essere utilizzata o possa risultare inefficace.

     

     

    6. Riesame delle Tariffe e dell’ICI

    Si chiede di predisporre le basi amministrative per un riesame delle tariffe, dei tributi e delle rette comunali, tra cui in particolare l’ICI, che prenda in considerazione il carico familiare e la presenza di soggetti deboli in famiglia, in modo tale da eliminare o ridurre lo svantaggio in cui si trovano le famiglie, in particolare quelle numerose e monoreddito, nei riguardi delle tariffe.

     

    7. Arredo Urbano – Piano Regolatore

    Sulla base delle diverse e diffuse esperienze italiane e straniere, si propone una riprogettazione dell’arredo urbano in funzione delle esigenze delle famiglie, tenendo ben presenti le necessità dei bambini, dei loro genitori, degli anziani e dei disabili, favorendo l’eliminazione delle barriere architettoniche, elaborando interventi per una città a misura di bambino (seggiolini negli autobus, spazi attrezzati nei luoghi frequentati, percorsi sicuri, utilizzo di impianti e strutture pubbliche, ecc.), ampliando gli spazi di gioco, favorendo l’inserimento di panchine, fontanelle, segnaletica e altro arredo nelle piazze perché diventino luogo di socializzazione e di incontro tra le famiglie e le generazioni.

    Si chiede inoltre di valutare attentamente nel nuovo piano regolatore la disponibilità di spazi verdi, piste ciclabili, vie e percorsi di circolazione sicuri per gli abitanti, oltre che di nuove abitazioni di proprietà pubblica che tengano conto, nella dimensione e nelle funzioni, della presenza di famiglie con figli.