COMUNE DI VERONA

CONSULTA COMUNALE DELLA FAMIGLIA

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La Famiglia a Verona - Il fenomeno della conflittualità familiare

Documento pubblicato nel IV Rapporto su Verona - Ufficio Documentazione e Studi della Curia Diocesana di Verona

Verona, dicembre 1998

Ing. Antonio Zerman - Presidente della Consulta della Famiglia del Comune di Verona

 

1. - Introduzione - La famiglia costruisce la città

La famiglia non è solo un fatto privato: è una risorsa vitale per la società.

Infatti svolge funzioni sociali fondamentali: è l’ambiente privilegiato per la nascita e la formazione della persona, per la sua crescita ed educazione continua ai valori umani e civili, per l'incontro e il confronto tra le generazioni, ed è produttrice di beni economici, psicologici, sociali e culturali per la collettività.

La famiglia è il primo luogo della solidarietà e della gratuità nelle relazioni di cura delle persone, il che consente anche di sgravare gran parte dei costi sociali ed economici di interventi specifici sui soggetti deboli.

Le innumerevoli funzioni che la famiglia svolge nei confronti dei suoi membri e verso l'esterno ne fanno pertanto a pieno titolo un attore delle politiche sociali, un soggetto che genera benessere nella società, in integrazione con lo Stato e il Mercato.

È necessario pertanto che le istituzioni, le realtà sociali, i gruppi di famiglie e le famiglie stesse prendano consapevolezza innanzitutto di questa funzione sociale della famiglia.

 

2. - La situazione generale veronese

Il panorama locale veronese, come d’altra parte quello nazionale, non è certamente incoraggiante, e mostra segnali che impongono una riflessione.

La famiglia tende a privatizzare i propri ruoli, fatica a trovare spazi e tempo per stare assieme ed educare i figli, i giovani trovano difficoltà ad esprimere una loro progettualità.

I dati demografici sono molto preoccupanti. Il saldo naturale continua la sua tendenza negativa, mentre il numero degli anziani soli è notevole e in crescita, con possibili conseguenze future di mutamento profondo del tessuto sociale e costante aumento dei costi sociali.

Oltre a questo, si rileva un altro dato estremamente preoccupante: è quello dei casi di patologie della famiglia dovute alla conflittualità dei coniugi.

 

3. - La conflittualità nelle famiglie a Verona

In questo documento si prenderanno in considerazione in particolare le situazioni di conflittualità nella famiglia, riportando i dati relativi alle separazioni e ai divorzi nel territorio veronese, forniti dal Tribunale di Verona.

 

3.1 - I dati

Si riportano di seguito i dati storici dal 1970 relativi alle sentenze di separazione e divorzio nel territorio di competenza del tribunale di Verona, pressoché coincidente con la provincia, unitamente ai matrimoni nella provincia.

 

anno divorzi separazioni totale matrimoni

1970

50

248

298

5.768

1971

395

240

635

5.770

1972

164

285

449

5.788

1973

132

350

482

5.984

1974

123

356

479

5.613

1975

97

363

460

5.338

1976

109

397

506

5.040

1977

135

472

607

5.080

1978

133

479

612

4.867

1979

147

491

638

4.352

1980

163

567

730

4.594

1981

171

636

807

4.332

1982

188

610

798

4.302

1983

198

627

825

4.138

1984

192

634

826

4.053

1985

253

661

914

4.026

1986

261

712

973

3.994

1987

516

788

1.304

4.111

1988

466

779

1.245

4.261

1989

462

797

1.259

4.370

1990

480

862

1.342

4.333

1991

446

916

1.362

4.262

1992

454

960

1.414

4.194

1993

575

1.189

1.764

4.142

1994

559

1.242

1.801

4.054

1995

632

1.181

1.813

4.162

1996

703

1.272

1.975

4.004

1997

795

1.396

2.191

3.997

1998

al 13 ott

581

1.035

1.616

 

 

Si può notare l'andamento in costante crescita. Anche negli ultimi anni, nonostante i valori elevati, si assiste ad un aumento costante.

Interessante è rapportare il totale di separazioni e divorzi con i matrimoni celebrati lo stesso anno.

Anche qui, da notare, oltre all’altissimo rapporto tra il numero di famiglie che si dividono rispetto alle nuove famiglie, anche il costante aumento della tendenza, dato anche il progressivo calo dei matrimoni che si aggiunge all’aumento delle conflittualità.

I dati disponibili permettono anche un’ulteriore analisi, sia pure limitata al 1997 e al 1998 fino al 13 ottobre, cioè le caratteristiche delle famiglie che chiedono separazioni o divorzi, limitatamente purtroppo solo a quelli consensuali, cioè richiesti da ambedue i coniugi, mentre a questo scopo più significativi sarebbero le separazioni e i divorzi giudiziali.

Come si può vedere dalla tabella e dai grafici, una buona parte di queste famiglie ha figli.

  Separazioni consensuali Divorzi consensuali
  senza figli con figli senza figli con figli

1997

555

442

388

168

1998

al 13 ottobre

401

359

275

137

 

Altro dato che si pone all’attenzione è il seguente, estratto dagli annuari di statistica del Comune: il numero di matrimoni che coinvolgono almeno un coniuge divorziato da un precedente rapporto:

  Matrimoni Comune di Verona    
  tra nubile e celibe con coniuge divorziato totale

1996

1.116

89%

140

11%

1.256

1997

1.153

87%

165

13%

1.318

 

3.2 - L’analisi

L’analisi dei dati presentati non può che individuare un quadro preoccupante della situazione familiare a Verona. I dati non permettono di interpretare il fenomeno nel dettaglio, ma non si può non considerare la gravità degli indicatori a disposizione, che rivelano una situazione di grave patologia della famiglia, in costante crescita di anno in anno.

Le famiglie che si dividono ogni anno sono più della metà delle nuove famiglie.

Preoccupanti anche la percentuale e il numero assoluto delle famiglie con figli che giungono alla divisione: mediante estrapolazione dai dati a disposizione, si può presumere che, nel solo 1997, circa un migliaio di bambini e ragazzi nella nostra provincia hanno dovuto vivere questo dramma.

D'altra parte è lecito pensare che il fenomeno sia ancora più ampio, perché vissuto in famiglie che non sono ancora arrivate a questo passo, o che non vi arriveranno.

I dati pertanto evidenziano una situazione notevolmente grave e diffusa, sulla quale l’intera comunità non può non interrogarsi, sia per il numero di famiglie che vivono queste difficoltà, che ne minano la stabilità, le funzioni e l’armonia individuale dei diversi componenti, sia per le pesanti ripercussioni sul tessuto sociale locale.

La famiglia è la risorsa primaria della nostra società, quindi deve essere in grado di svolgere le sue funzioni fondamentali. Il quadro che ci viene presentato è invece indicativo non solo di una sofferenza della famiglia nello svolgimento di queste funzioni, come si può evincere da altri indicatori qui non presentati, ma addirittura di una mancanza di svolgimento di queste funzioni, fino a divenire luogo generatore di situazioni negative vissute dai suoi componenti.

La società deve essere ben consapevole che queste situazioni, oltre a rivelare drammi vissuti da tanti nostri concittadini, a livello sociale portano con sé anche costi elevatissimi in termini di risorse da investire per sopperire alle funzioni familiari non svolte o per ricostruire l’armonia della famiglia e dei suoi componenti.

Pensiamo ad esempio ai problemi psicologici e alle difficoltà vissute dai figli nelle famiglie separate. Quei figli con buona probabilità saranno per la società più un peso piuttosto che una risorsa, come ci si dovrebbe invece augurare in un futuro, sempre più popolato da anziani, in cui la risorsa umana sarà sempre più importante e la relazione familiare e sociale sempre più preziosa.

Ma anche per i coniugi il fatto di non vivere l’armonia all’interno della famiglia difficilmente non si ripercuote anche all’esterno, nella vita sociale.

Anche lo sviluppo economico stesso di un territorio, argomento che parrebbe non avere inerenza con quanto trattato in questa sede, non può prescindere dal fatto che la bontà e la capacità produttiva complessiva della forza lavoro sono legate all’equilibrio e al benessere degli individui, e che una famiglia che svolge correttamente le sue funzioni è il primo luogo di sviluppo armonico della personalità e delle doti umane che la persona potrà condividere all’esterno, anche nel mondo del lavoro.

Appare d'obbligo pertanto sollecitare la riflessione di tutta la comunità locale, con lo scopo e l'intendimento di individuare efficaci linee di intervento, sia correttivo delle patologie che preventivo di promozione, che permettano di modificare questa tendenza e salvaguardare così, con la famiglia, il futuro della nostra società e del nostro territorio.

4. - Quali interventi possibili

4.1 - Interventi generali

Il quadro appena delineato, la gravità della situazione riportata dagli indicatori, non ci possono che spingere ad intervenire a tutto campo per promuovere in tutte le sue dimensioni il benessere della famiglia, perché è da lì che discende il benessere della società.

A livello generale più che interventi settoriali e diretti agli stati patologici occorrono azioni complessive, promosse da tutti gli attori sociali, che riportino la famiglia al centro della vita quotidiana, assumendola quale interlocutrice e destinataria diretta dell’azione amministrativa, culturale, sociale.

Si tratta di operare scelte anche coraggiose, perché in controtendenza o dai risultati non immediatamente registrabili, ma che possono diventare fondamentali per la sopravvivenza e la crescita armonica della comunità.

Queste scelte, per portare risultati tangibili, devono essere prese per tempo, prima che i fenomeni di degrado divengano irreversibili, e comunque coinvolgere tutte le realtà che operano nel territorio, dal pubblico al privato al privato sociale.

È necessario in definitiva ricreare una cultura della famiglia nelle nostre città, anche riscoprendo e valorizzando il ruolo che tante famiglie, nella fatica e nella difficoltà del quotidiano, stanno svolgendo silenziosamente per la comunità.

Per quanto riguarda gli aspetti più generali, si riportano le indicazioni metodologiche che la Consulta ha prodotto all’amministrazione del Comune di Verona, insieme con altre proposte specifiche, nella primavera del 1998, ritenendo che possano avere una valenza generale.

 

  1. considerare innanzitutto la famiglia come risorsa e bene comune per la società locale, ribadendo la centralità e la insostituibilità del suo ruolo di soggetto sociale attivo;
  2. considerare la famiglia come nucleo complessivo e unitario, sia pure complesso e in continua trasformazione nelle sue fasi del ciclo di vita, progettando gli interventi per i singoli componenti come membri di una famiglia e non come entità a sé stanti;
  3. operare nei confronti della famiglia con politiche dirette ed esplicite, accanto ai tradizionali interventi indiretti o impliciti;
  4. aver sempre presente che la vita della famiglia è influenzata da innumerevoli fattori, e pertanto gli interventi impliciti o espliciti ad essa rivolti devono essere ben considerati in tutti i settori di attività (quindi non solo nei "servizi sociali", ma negli interventi per la casa, la scuola, l'educazione e la formazione, l'arredo urbano, le tariffe, le tasse, i trasporti, la qualità della vita, la sicurezza, la salute, ecc.;)
  5. riconoscere la necessità di coordinare gli interventi che localmente si compiono da parte dei diversi enti locali oltre che dal privato e dal privato sociale;
  6. passare da un'impostazione di tipo assistenziale e di intervento sulle patologie a una politica di prevenzione e promozione orientata alla famiglia normale, sia pure indirizzando maggiore attenzione alle famiglie deboli e in difficoltà;
  7. tenere presente che l'ente pubblico si debba prendere in carico anche il compito propositivo di stimolo e di promozione culturale nei confronti della famiglia per farle riscoprire il proprio fondamentale ruolo educativo e di soggetto sociale, e per trasformarla da semplice fruitrice passiva a protagonista attiva nella vita della città;
  8. prendere atto che gli interventi nei confronti della famiglia devono essere caratterizzati da un principio di sussidiarietà correttamente applicato, nel senso che non solo l'ente superiore non deve svolgere le funzioni che possono essere correttamente svolte dalla società inferiore, in questo caso dalla famiglia o dalle reti informali, ma che nel momento in cui questo soggetto si trovi in difficoltà nel compiere tali proprie funzioni, l'ente superiore deve stimolarlo ed aiutarlo a riprendere la capacità di svolgerle, piuttosto che tentare di sostituirsi ad esso;
  9. coinvolgere e favorire la creazione delle reti informali di solidarietà e di servizi delle famiglie all’interno dei quartieri e delle circoscrizioni, l'attività delle associazioni e del volontariato, lo sviluppo dei meccanismi di raccordo tra operatori formali e informali;
  10. monitorare costantemente l'evoluzione della società e delle famiglie e l'efficacia degli interventi a livello territoriale per riorganizzare tempestivamente le politiche familiari.

4.2 - Interventi per la conflittualità della famiglia

Accanto a questi interventi di impostazione generale, per gli aspetti più specifici relativi alla conflittualità di coppia si propongono le seguenti considerazioni, senza voler certamente pensare di risolvere questa problematica, ma bensì desiderando porre il tema per favorire la riflessione, il dibattito e l’intervento al riguardo.

Promuovere una cultura della famiglia, che anche nei giovani proponga la scelta familiare come impegno positivo verso la realizzazione della persona nella società.

Oggi i giovani vivono in una realtà altamente condizionata dalle mode e dai mezzi di comunicazione. Le stesse famiglie di origine faticano a trasmettere loro i valori umani e civili, tra cui la proposta di un rapporto di amore che diventi scelta di stabilità e fedeltà per tutta la vita. Creare una famiglia, avere dei figli, viene vista come una delle possibili scelte, spesso l’ultima in ordine di tempo, dopo una lunga serie di attività che appaiono irrinunciabili per la realizzazione di sé. Ma la famiglia è un ostacolo alla realizzazione dell’individuo?

Operare un’adeguata preparazione e formazione alle coppie che si apprestano al matrimonio. Questo aspetto è fondamentale, perché la coppia possa giungere a un passo così importante dopo aver seguito un percorso che ne maturi la conoscenza reciproca e la consapevolezza dell'importanza di questo impegno.

Creare occasioni di incontro e di condivisione per le nuove famiglie, proseguendo la formazione svolta prima del matrimonio - favorire l’associazionismo familiare.

È estremamente importante che le nuove famiglie imparino a intessere reti di relazioni che permettano di esprimere la loro identità, di non sentirsi sole, di scambiare esperienze e condividere attività mettendo in comune le problematiche della vita quotidiana.

Questo fatto in generale porta anche il beneficio di favorire la comunicazione tra i coniugi all’interno della famiglia.

La formazione della coppia e della famiglia deve comunque proseguire, sia come momento formativo sulla scelta compiuta e su come viverla nel modo migliore, sia per gli aspetti più organizzativi della vita familiare, ad esempio dopo la nascita di un figlio.

Operare per la prevenzione delle crisi familiari, mediante interventi che anche con l’ausilio di esperti permettano di agire nelle famiglie prima che la crisi diventi così evidente e conclamata da dare poche possibilità per la ricomposizione.

Intervenire sulle coppie in crisi o già separate con metodi e modalità opportune, facendo sentire la vicinanza della comunità a chi vive o ha vissuto questo problema, con particolare attenzione ai figli minori di famiglie separate o divorziate.