MOVIMENTO CITTA' DEMOCRATICA
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Privatizzare Verona ?
Alla ricerca delle possibili sinergie tra pubblico e privato per la crescita della nostra città
Relatore Dott. Bellamoli - Direttore del CERRIS - Verona, 10 Novembre 1995
Relatori:
Dott. Giorgio Dal Negro - Assessore Comunale Aziende Municipalizzate e Servizi Sociali
Dott. Carlo Delaini - Vice Presidente CARIVERONA
Avv. Luigi Righetti - Avvocato in Verona - Consulente Legale di Aziende Pubbliche e Private
Dott. Silvano Stellini - Capogruppo PDS Comune di Verona
Verona, 3 Maggio 1996 - ore 20.45
INTRODUZIONE
Un tema di grande attualità è la riflessione sulla presenza dello Stato nella gestione delle attività economiche. Il dibattito è animato da opinioni diverse, fondate su modelli talvolta antitetici che trovano difficoltà a sintetizzare in comuni proposte le posizioni liberiste da un lato e stataliste dall'altro.
Tale questione investe ogni cittadino, anche veronese, in quanto spesso oggetto di disputa sono le proprietà e la gestione degli stessi servizi primari. Quali sono i tempi necessari e opportuni per le privatizzazioni? Quali gli effettivi benefici per i cittadini in relazione alle tariffe e alla qualità del servizio ? Esiste o meno la necessità di creare, anche a livello locale, un "autority" che sovrintenda al processo delle privatizzazioni, stabilendo ad esempio i criteri di controllo del processo stesso? E' sempre necessario privatizzare? In che misura e secondo quali criteri la privatizzazione è opportuna per le aziende municipalizzate (AGEC, AMT, AGSM, AMIA)? Esistono ad oggi imprenditori che già hanno manifestato interesse nelle privatizzazioni? Le banche come si pongono di fronte a queste possibilità? Qual è " l'acquirente ideale" per un ente da privatizzare: meglio la "public company" o il "nocciolo duro"? Quali le modalità per la privatizzazione per esempio della sanità e dei servizi sociali e come individuare i parametri per valutare la reale qualità del servizio? Come può essere risolto il problema dei "contenitori" a Verona? Quali le prospettive per la gestione del patrimonio immobiliare pubblico della nostra città? Quali sono i problemi legati ad una eventuale privatizzazione della gestione economica del patrimonio culturale a Verona (ad esempio dei musei)? La creazione di un "polo tecnologico" può essere uno stimolo per una maggiore collaborazione tra pubblico e privato?
Luigi Righetti
Il problema delle privatizzazioni è più politico che giuridico. Il risultato vorrebbe essere quello di avere servizi sociali efficienti con costi minori.
Nel 1903 viene promulgata la prima legge sulle Aziende Municipalizzate che prevedeva di fornire ai meno abbienti i servizi primari come il gas e la luce a basso costo. In seguito si passa all'istituzione delle aziende di Stato (IRI nel 1939, Eni nel 1953 ed Efim nel 1956) fino al Ministero delle Partecipazioni Statali nel 1956. Nasce così una forma di economia mista in cui trovano presenza l'economia pubblica e quella privata. Col passare del tempo si arriva però alla degenerazione del sistema in quanto si assiste da un lato all'aumento del debito pubblico e dall'altro ad una gestione non oculata del patrimonio pubblico. Per risolvere tale situazione inizialmente lo Stato si è trovato a vendere beni appetibili dal mercato attraverso la pura dismissione di beni di proprietà pubblica. Privatizzazione in realtà significa apertura dello Stato ai privati in vista della promozione del bene comune.
Il fenomeno delle privatizzazioni oggi è in pieno sviluppo. Con la legge 142/90 (legge sulle autonomie locali) viene regolata la privatizzazione che interessa i Comuni e le Provincie. Tale legge indica le regole da rispettare nel processo di privatizzazione. Le società pubbliche per essere privatizzate devono essere efficienti, economiche e trasparenti. Occorre poi, affinchè le aziende pubbliche possano essere privatizzate e trasformate in società per azioni, che venga deliberato uno statuto. La proprietà pubblica dovrà mantenere la capacità di poter indire l'Assemblea dei soci.
Per determinate funzioni sociali di carattere primario (sanità, ecc.) sarebbe un errore la privatizzazione, per cui è opportuno procedere con giudizio, consentendo l'ingresso ai privati dove è possibile, ma salvaguardando l'interesse della collettività in ordine alla proprietà dei beni primari.
Giorgio Dal Negro
Il sistema pubblico deve avere la possibilità di operare scelte e di controllarne gli effetti. Occorre però tenere presente che nelle aziende pubbliche tale sistema ha fallito anche quando dovevano essere gestiti beni primari. E' necessario pertanto un processo di trasformazione della cultura politica per portare una logica privatistica nel pubblico attraverso metodi di gestione più efficienti al fine di produrre reddito e garantire investimenti.
A Verona esistono delle aziende pubbliche che offrono servizi ed aziende partecipate. Il problema della privatizzazione tocca però in particolare le Aziende Municipalizzate (AGEC, AMT, AGSM, AMIA).
L'AGEC per sua natura non può che essere azienda pubblica, potrebbe eventualmente trasformarsi da azienda municipalizzata in azienda speciale.
L'AMT vede condizionata la possibile privatizzazione da una serie di fattori (tra cui le competenze dell'APT e delle Ferrovie dello Stato) attorno ai quali si apre un discorso politico ben più ampio che tocca competenze dell'Amministrazione Provinciale e di quella Regionale.
In realtà la vera privatizzazione a livello locale può riguardare l'AGSM e l'AMIA. E' auspicabile una prima fase che possa vedere il passaggio di tali aziende in aziende speciali e successivamente la loro trasformazione in società per azioni sul modello delle Public Company, con pacchetto azionario detenuto in parte dalle istituzioni pubbliche, in parte dagli stessi dipendenti e dai cittadini. La titolarità di tale pacchetto azionario per quanto riguarda le pubbliche istituzioni potrebbe essere acquisito dall'Amministrazione Provinciale e dalla Camera di Commercio. Anche il sistema finanziario potrebbe assumere partecipazioni dirette in tali società. Nelle Public Company non esiste infatti un azionista unico.
L'amministrazione pubblica dovrà occuparsi in futuro di salvaguardare la questione sociale, gli altri servizi dovranno invece essere gestiti dai privati. L'ente pubblico dovrà in futuro dimostrare maggiori capacità imprenditoriali andando ad offrire ai cittadini buoni servizi a costo contenuto.
Silvano Stellini
Esiste uno scontro in atto fra le politiche di privatizzazione che si affidano al mercato e quelle che si affidano invece ad una gestione con regole determinate. Il modello di privatizzazione che tuttora prevale insiste nell'obiettivo di assoggettare a privatizzazione beni aventi finalità pubblica. In tale contesto è quanto mai fondamentale definire in cosa consista l'interesse pubblico e quale debba essere la "authority" che sia legittimata a determinare le modalità di privatizzazione.
Per capire il modello di privatizzazione è importante partire dalla realtà dei fatti e riflettere sulla storia italiana conoscendone la natura. Non esistendo, in Italia, la concorrenza di mercato, non è infatti pensabile una privatizzazione affidata esclusivamente al mercato medesimo, ma è necessario orientare il mercato ancorandosi ad alcuni principi. Risulta quindi fondamentale la flessibilità delle soluzioni e la creazione di organismi di controllo che orientino il mercato. La flessibilità è necessaria in quanto non esiste un'unica realtà da privatizzare e non è presente un modello valido per ogni situazione. Infatti non ci sono soltanto imprese, ma anche trovano presenza il privato sociale, il settore non-profit e il volontariato. C'è in sostanza tutta una serie di servizi che non sono valutabili esclusivamente in termini di prodotto interno lordo.
Per quanto riguarda la realtà veronese sarebbe poi opportuno evitare la dismissione delle farmacie comunali e creare aziende speciali, una delle quali potrebbe essere l' AGEC.
L'AGSM potrebbe diventare invece una società per azioni e dare origine ad un'azienda in grado di accorpare anche l'AMIA e quindi capace di seguire l'intero processo che va dalla produzione di energia allo smaltimento dei rifiuti.
Carlo Delaini
Esiste a livello di pubblica opinione un certo scetticismo sull'eccesso di privatizzazioni attualmente in corso. Per questo è opportuno valutare caso per caso ed in modo pragmatico cosa sia opportuno privatizzare.
In quest'ottica risulta quanto mai essenziale distinguere due fondamentali concetti, quello di proprietà pubblica e quello di gestione di bene pubblico.
Una cosa è infatti lo status giuridico di un'azienda, un'altra la qualità dei servizi che vengono erogati, che dipende anche dalle competenze specifiche e dalla cultura imprenditoriale di chi vi lavora.
E' la gestione dell'economia che deve essere privatizzata, non necessariamente la proprietà. Bisogna pertanto ragionare con pragmatismo: se un'azienda pubblica è in attivo e offre servizi di qualità, perchè dovrebbe essere privatizzata?
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